Resistere con la forza della fede e della carità

Resistere con la forza della fede e della carità

Pbro. José Juan Pérez Jácome / ACN.- La gioia che provoca l’incontro con il Signore ogni volta che ci avviciniamo alla sua divina presenza, raggiunge in questa occasione momenti di splendore, nel celebrare le mamme che continuano a essere per noi, il riflesso più vicino dell’amore e della tenerezza di Dio.

Esti giorni, nelle nostre comunità cristiane, non mancano le preghiere, le dimostrazioni di affetto e i gesti verso le nostre mamme. Ci nasce dal cuore riconoscerle, ringraziarle e confermare loro il nostro affetto e la nostra ammirazione, per tutte le loro veglie, per l’opera buona che hanno compiuto in noi e per ciò che hanno rappresentato nella nostra vita.

In modo provvidenziale, come sempre accade, la parola di Dio non ha voluto rimanere al margine di ciò che sperimentiamo e indica alcune riflessioni che illuminano, proiettano e sostengono la missione delle nostre mamme.

In effetti, potremmo dire che questo terreno era stato preparato dalla parola di Dio già dalla domenica scorsa, indicando Gesù come il Buon Pastore. Le nostre madri, a imitazione di Gesù, ci conoscono bene, ci hanno guidato, si sono rischiate per noi e sono capaci, come chiede Gesù oggi nel Vangelo, di perseverare nonostante tutto.

Per questo, vorrei evidenziare due cose che la parola di Dio indica questa domenica, per dire specialmente alle mamme e a tutti i fratelli, che ogni volta che si tratta di fare il bene, ogni volta che si tenta di realizzare l’opera di Gesù Cristo, basata sulla pace, sulla giustizia e sull’amore, può presentarsi una serie di fattori che ci scoraggino e cerchino di far diminuire questa missione.

In modo speciale, quando non c’è corrispondenza, quando non si riconosce questo lavoro e quando non si ringrazia per tutto il bene che facciamo agli altri. Molte volte nel contesto familiare non si riconoscono né si ringraziano i sacrifici, le veglie, la dedizione che si realizza. Lo stesso può accadere nel contesto lavorativo o sociale, quando non vediamo il frutto immediato di tante azioni buone.

Facendo bene le cose e stando dalla parte del bene, si può scoraggiare quando le cose rimangono uguali o si complicano, o persino quando il buono, il vero e il bello è sistematicamente attaccato dalle ideologie.

Di fronte a questa complessa realtà che le mamme e molte persone vivono in questa vita, la parola di Dio ci ricorda, in primo luogo, che l’opera che realizziamo non è nostra, ma di Dio e che ciascuno di noi è inviato. Non realizziamo questo lavoro per essere buoni o perché noi abbiamo preso l’iniziativa. Piuttosto siamo inviati da parte del Signore.

Bisognerà lottare contro ogni scoraggiamento e convincerci che non importa se non ci riconoscono, se non ci ringraziano e se non ci corrispondono, perché l’importante è che uno è inviato e lavoriamo nell’opera di Dio.

Dio continua a spingere questa opera di salvezza e la porterà a buon fine. Pertanto, quanto è importante, per non demoralizzarsi, attivare questa coscienza di essere inviati ogni volta che facciamo il bene agli altri, anche se in fondo arrivassimo a pensare che non lo meritano.

Lavoriamo non per generare applausi e riconoscimenti, ma convinti della forza dell’amore e del potere del seme che seminiamo negli altri. Condividiamo vita e benedizione nel Vangelo di Gesù Cristo, non le nostre idee personali, non ciò che uno potrebbe inventare personalmente.

In secondo luogo, la parola evidenzia una lezione che non dobbiamo mai dimenticare per non cedere o perdere entusiasmo nella missione. Il Signore ci invia in avanguardia, ci manda in anticipo: questo ministero che realizziamo in famiglia e in società facendo il bene va realizzato con la coscienza che il Signore passerà.

Lo possiamo riconoscere nel libro degli Atti degli apostoli. Sappiamo del problema storico tra ebrei e samaritani che non potevano riconciliarsi né superare la barriera dell’odio. Gesù in quel momento superò questa distanza avvicinandosi alla donna samaritana al pozzo di Sicar e rendendo possibile che lei cambiasse la sua vita e, con lei, altre persone di quel villaggio.

Ora il libro degli Atti degli apostoli narra un secondo avvicinamento, in questo caso dei discepoli che arrivano di nuovo come Gesù Cristo in terra di samaritani e ottengono la conversione di questo popolo. Dove parleremo di Dio, dove semineremo valori, dove faremo il bene, non dimentichiamo che Dio passerà.

Anche se non si ottenessero i risultati attesi e non si presentassero le cose che aspettiamo, la nostra missione non è sprecata, perché anche se al momento non si vedessero i risultati, ricordate che il Signore ci invia nei luoghi dove passerà. Il Signore passerà per completare questa opera di salvezza in cui dobbiamo persistere.

Lo diciamo ora delle mamme, ma possiamo dirlo anche degli insegnanti, dei papà, delle guide spirituali e di tutti coloro che fanno il bene nel nome di Dio. Non dimentichiamo questa illuminazione che ci dà la parola: siamo inviati, non è solo il nostro compito, ma l’opera di Dio, e siamo inviati nei luoghi dove Dio passerà.

Il Signore passerà e porrà la sua dimora in mezzo a noi, come ci ricorda anche la Santissima Maria. La Vergine nelle sue apparizioni ha annunciato l’amore di Dio, ci ha fatto sperimentare la sua vicinanza, ci ha invitato alla riconciliazione e ci ha chiesto un cambiamento sincero, come ha fatto a Tepeyac, a Lourdes e a Fatima.

Ricordiamo in modo speciale le parole della Vergine di Fatima. Ci invita, in un tono materno e di tenerezza che ci commuove: “È necessario che gli uomini si emendino, che chiedano perdono dei loro peccati… Che non offendano più il Nostro Signore, che già è troppo offeso”. Per lo meno noi nelle nostre famiglie e nella Chiesa, non offendiamo più Dio vedendo come è offeso, calpestato e come l’uomo si burla di lui.

Queste parole materne della Santissima Vergine Maria le collego con le parole che in qualche occasione Nostro Signore Gesù Cristo disse a Santa Margherita Maria Alacoque, di fronte alle offese e al disprezzo al Sacro Cuore di Gesù:

“Ecco questo Cuore, che ha amato tanto gli uomini, che non ha risparmiato nulla fino a esaurirsi e consumarsi per dimostrare loro il suo amore, e in risposta non ricevo dalla maggior parte che ingratitudine, sia per le loro irreverenze e i loro sacrilegi, sia per la loro freddezza e il disprezzo con cui mi trattano in questo Sacramento d’Amore”. E alla fine conclude con grande tenerezza dicendo: “Almeno tu amami”.

Di fronte alla stanchezza e agli scoraggiamenti, non bisogna dimenticare la richiesta così sentita da parte del Signore: “Almeno tu amami”. Almeno tu non smettere di fare il bene, non smettere di servire gli altri, non smettere di annunciare Dio, non abbandonare la tua missione, non smettere di amare gli altri, anche se non ti riconoscono né c’è corrispondenza.

Non bisogna perdere la fede e la speranza. Così lo mostrava la Vergine di Fatima ai pastorelli. Che di fronte alle offensive del male che ci attacca in molti modi, non smettiamo di ricorrere a Maria. Il trionfo di Dio si è già dato e per questo Maria esprime nel messaggio di Fatima che: “Alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà”.

Si tratta delle parole di una madre rivolte ai suoi figli, che passano per questa valle di lacrime, che non possiamo dimenticare affinché generino valore e carattere in questa lotta contro il male e nella fedeltà alla nostra missione. Diceva il Cardinale Piacenza: “Adempiere la volontà di Dio, discernere i segni dei tempi, significa per noi oggi, qui a Fatima, resistere! Resistere con la forza della fede e della carità”.

La Santissima Maria, che è fervorosamente celebrata questo mese di maggio dal popolo cristiano, ci aiuti ad accogliere il suo messaggio e che arrivi specialmente al cuore delle mamme e di tutti coloro che fanno il bene. Non vacillino: sono inviate nei luoghi dove il Signore passerà. Que questo messaggio ci dia speranza e che, come annunciarono i bambini di Fatima, tutti nella Chiesa aspettiamo il trionfo del Cuore Immacolato della Santissima Vergine Maria.

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