Tra Francesco e Leone XIV, il regime monarchico del Vaticano, i vescovi si ‘riposizionano’, incontro di Taizé, Vademécum del Conservatore, seme di cristiani in Africa.

Tra Francesco e Leone XIV, il regime monarchico del Vaticano, i vescovi si ‘riposizionano’, incontro di Taizé, Vademécum del Conservatore, seme di cristiani in Africa.

El 2025 se nos va marchando, il giubileo si conclude, sono giorni di bilanci e di proposte per il futuro. Nella Chiesa abbiamo vissuto questo 2025 la morte di Papa Francesco, non abbiamo molto chiaro se il suo pontificato sia terminato del tutto. Papa Leone XIV non termina di iniziare, la curia non si è rinnovata e non sono stati compiuti atti significativi di governo. Ci sono nomine che hanno una chiara continuità con il pontificato precedente, ma l’ambiente è cambiato e gli armadi pieni di giacche non terminano di avere chiaro quale usare.  Si respira una tranquillità maggiore, ci sono segni che non siamo nello stesso tempo, si va passando pagina e si tenta di ri-orientare alcuni dei temi aperti, ma sempre con un ‘per ora’ che chiude e non chiude. Non abbiamo dubbi che Leone XIV non vuole polarizzare le cose e cerca una chiesa in cui tutti si sentano a proprio agio, questo non lascia di essere una strategia politica, ciò che non vediamo è un desiderio chiaro di ciò che in altri tempi si chiamava la nuova evangelizzazione. Possiamo rimanere nel mantenere un corpo mortifero, salvare i mobili, vivere delle rendite, e dimenticarci di una necessaria proiezione verso il futuro. Non abbiamo dubbio che il 2026 sarà un anno chiave in cui vedremo se cadiamo in un letargo sterile o si passa pagina e riprendiamo nuovi ardori apostolici. Ciò che sì abbiamo chiaro è che Leone non è Francesco, un periodo si sta chiudendo e un altro si va aprendo.

Stiamo già finendo e ieri, presieduto dal cardinale arciprete James Harvey, il rito di chiusura della Porta Santa della Basilica di San Paolo fuori le Mura. Dopo le Porte Sante della prigione di Rebibbia, quella di Santa Maria Maggiore (dove è sepolto papa Francesco) e quella di San Giovanni in Laterano, questa è la penultima delle Porte Sante dell’Anno Giubilare 2025 dedicato alla Speranza che si è già chiusa.  Ora resta solo la Porta Santa della Basilica di San Pietro, il cui rito è affidato direttamente al Pontefice che sarà il 6 gennaio, giorno dell’Epifania.
   

Luis Badilla analizza il discorso di Leone XIV alla curia inquadrato negli auguri di Natale.  «Le riflessioni di Papa Leone XIV, il 22 dicembre, su certi comportamenti e stili tra i membri della Curia Romana, considerate ampiamente come critiche «inattese», «severe» e «forti», hanno anche causato sorpresa per essere poco comuni nel suo linguaggio. Il riferimento ad alcune interventi caratteristici di Papa Francesco, in almeno tre discorsi importanti, è stato immediato, sebbene qualsiasi confronto non sia automatico. Le parole e il tono impiegati da entrambi i Papi in merito sono diversi. Ovviamente, non ha senso creare una competizione tra i due vescovi di Roma, soprattutto perché è evidente che Bergoglio e Prevost hanno una visione generale diversa della Curia Romana».

In Vaticano e nella Santa Sede lavorano poco più di 5000 persone, ma se riduciamo il numero al personale dei dicasteri che influenzano il governo della Chiesa Universale ci restiamo in molti meno. Luis Badilla: «Il corpo curiale, che include chierici e laici, uomini e donne, conta con circa 400 membri. I superiori sono tutti chierici e sacerdoti. Nel reclutare questo personale, una parte significativa, quasi la totalità, si applicano metodi e meccanismi di cooptazione. Questo metodo è stato utilizzato per secoli e non ha ricevuto critiche né proteste, forse perché si associa erroneamente con la natura unica della Chiesa, che, nel linguaggio moderno, è e agisce come una monarchia. Questo carattere monarchico si attribuisce allora allo Stato della Città del Vaticano, qualcosa di molto diverso dalla fede cristiana, in particolare da quella cattolica». 

«Tra il 1588 e il 2024, nessuna delle cinque riforme della Curia ha affrontato la questione della selezione del personale chiamato a collaborare con il Papa e i suoi collaboratori più vicini. Pertanto, si può dire che la Curia si è formata come risultato della sedimentazione e stratificazione di un unico meccanismo: la cooptazione, un concetto e meccanismo preciso che spiega sia i meriti e i talenti di questa burocrazia ecclesiale altamente professionale e specializzata, sia i difetti, le limitazioni e le insufficienze che ancora oggi sembrano quasi impossibili da superare. «Cooptare» significa scegliere o accogliere un nuovo membro in un organo collegiale mediante la selezione dei membri esistenti, senza elezione esterna». «Nella Curia, è perfettamente normale trovare membri, spesso a livelli alti e di autorità, che non hanno superato alcun processo di selezione e, quindi, sono nominati semplicemente per cooptazione». «Purtroppo, fino ad oggi non ci sono state notizie, né il minimo indizio, che suggerisca che questa situazione possa essere riformata prima o poi. È difficile immaginare che le cose cambino. Tutte le diocesi del mondo, persino le più piccole, si comportano allo stesso modo». «Come possiamo selezionare meglio i membri degli organismi chiamati a collaborare con il Pontefice nel governo della Chiesa Universale? Come possiamo evitare l’arrivismo ecclesiale, che si facilita e si protegge in gran misura mediante la cooptazione?». 

Ancora non abbiamo dati, tutti i dati, per poter affermare che cammino seguirà Papa Leone XIV in molti temi scottanti. Qualcosa si va vedendo e ci sono molti a cui non piace.  L’arcivescovo di Armagh, Eamon Martin, in Irlanda ha espresso la sua sorpresa per l'»unanimità» dei membri della commissione di studio del Vaticano nella loro decisione sulle donne diaconi.  Esprime la sua sorpresa per il fatto che il rapporto del gruppo di studio fosse stato “pubblicato in modo isolato” da quelli degli altri nove gruppi di studio creati da Papa Francesco per esaminare questioni più controverse dopo la conclusione della prima riunione del Sinodo sulla sinodalità. Gli resta un po’ di speranza: “È molto interessante che Papa Leone abbia detto che questa questione rimane aperta invece di dire ‘è finita, basta’. «È necessario considerare la questione di come le donne esercitano il loro diaconato battesimale, che tutti gli uomini e le donne laici esercitano».  «Nel nostro Cammino Sinodale Irlandese, abbiamo evidenziato il battesimo e la sua chiamata alla missione. Una domanda cruciale per la Chiesa è: come esercitano le donne pienamente il loro sacerdozio battesimale e, quindi, tutta la questione della corresponsabilità, del ruolo delle donne nel processo decisionale e nella leadership all’interno della Chiesa?».  L’arcivescovo di Dublino, Dermot Farrell, sembra molto più realista e afferma che non aveva “alcun dubbio che molte persone, sia donne che uomini, si saranno sentite deluse dal risultato riferito dello studio sulla questione dell’ordinazione delle donne al diaconato”. «La sua conclusione è stata che le evidenze che hanno considerato escludevano la possibilità di procedere all’ordinazione diaconale per il sacerdozio».  Continua a mantenere che: «la questione dell’accesso delle donne al ministero diaconale rimane aperta. Questo discernimento deve continuare». «Non ho dubbio che in un futuro prossimo, le donne serviranno come leader parrocchiali, continuando e sviluppando i ministeri che già esercitano».

Le Nazioni Unite sembrano che rimpiangano ‘il loro’ Papa Francesco e nel loro riassunto annuale hanno pianto la sua morte nel 2025, ricordando la Sua Santità come una voce trascendente per la pace, la dignità umana e la giustizia sociale. Il segretario generale António Guterres ha ricordato che «Papa Francesco è stato un messaggero di speranza, umiltà e umanità». Sembra che Papa Leone piaccia loro meno, un ottimo segnale.

Messaggio firmato da Parolin, a nome di Papa Leone XIV, per il 48º Incontro Europeo dei Giovani organizzato in questi giorni dalla Comunità di Taizé a Parigi.  «Il vostro incontro segna una nuova tappa nel ‘Pellegrinaggio di Fiducia sulla Terra’ iniziato dal Fratello Roger quasi mezzo secolo fa, in questa stessa città di Parigi. Il Santo Padre è lieto di sapere che vi siete riuniti in una città caratterizzata da un ricco patrimonio religioso, forgiato nel corso dei secoli dal testimonianza luminosa di tante figure sante che, ciascuna a suo modo, hanno risposto con coraggio alla chiamata di Cristo». Ricorda che l’incontro «avviene anche in un momento ecclesiale particolare, segnato dalla chiusura di un Anno Giubilare e dalle commemorazioni del 1700º anniversario del Concilio di Nicea». Il Messaggio conclude: «Il desiderio di piena comunione tra tutti i credenti in Gesù Cristo va sempre accompagnato dalla ricerca della fraternità tra tutti gli esseri umani».

Il «Vademécum del Conservador Italiano » di Marco Invernizzi e Oscar Sanguinetti è un testo denso ma di facile lettura, progettato per offrire orientamento a chiunque si identifichi con il conservatorismo italiano o desideri esplorarlo, sia storicamente che contemporaneamente. L’idea è ambiziosa: l’agilità del manuale, preferibile a un’esposizione accademica sistematica, serve come guida essenziale, utile per orientare i principi, gli impulsi e i paradigmi: una bussola per orientarsi (o trovarsi) in un orizzonte culturale spesso menzionato, ma mai compreso del tutto.

La centralità del polo conservatore si apprezza nell’opposizione alla Rivoluzione Francese, che gli autori considerano un momento emblematico di discontinuità nella storia europea che ha provocato il crollo del mondo politico e culturale precedente. Il conservatore non rimpiange ciò che è statico, ma riconosce «ciò che è perenne, ciò che è originale, ciò che è conforme alla legge di Dio, alla solida antropologia e al senso comune», che deve essere mantenuto e trasmesso, arricchendosi con ciò che è compatibile con la realtà storica attuale. In questo contesto, emerge il vero significato del progresso: non deve essere «progressivo» nel senso rivoluzionario, cioè orientato a demolire l’ordine esistente per stabilirne uno nuovo da zero, ma «graduale» e radicato nella tradizione, rispettoso dell’esperienza, delle restrizioni ontologiche e dei limiti. Riflettendo sull’esperienza italiana, gli autori percorrono la storia nazionale e la storia del movimento conservatore locale, dall’Unificazione all’Opera dei Congressi, dalla fine del non expedit al fascismo, dalla lotta partigiana al governo di Tambroni, dall’ingresso in arena politica del Cavaliere all’esperienza dei Fratelli d’Italia. La seconda e terza parte sono il vero manuale: esempi, credenze e rifiuti in un’epoca piena di narrazioni politiche opposte al pensiero conservatore, con interessanti domande su concetti come “tradizione”, “senso comune”, “limite”, “progresso”, “sovranità” e “identità”.

In Africa, terra di martiri, sembra che abbiano le cose molto più chiare. Secondo quanto ci racconta Aiuto alla Chiesa che Soffre, a nonostante il clima di paura, la fede cristiana rimane viva in Burkina Faso e il sangue dei martiri è seme di cristiani.  Intervista a Mons. Naré, vescovo di Kaya e amministratore apostolico della Diocesi di Dori: “Le messe inizieranno presto per evitare gli spostamenti notturni”. Il giubileo dei 125 anni di evangelizzazione, celebrato a marzo nel santuario mariano di Yagma con due milioni di fedeli, costituisce una prova evidente della vitalità del cristianesimo nella regione. “Se il nemico pensava di soffocare il cristianismo, è stato vano: la fede cristiana si diffonde in Africa”.  A Koumi, a ovest del paese,  il seminario maggiore è pieno zeppo, nonostante i sacerdoti del paese siano un bersaglio frequente dei terroristi. Questa realtà dimostra che la violenza non è riuscita a dissuadere le vocazioni religiose. Mons. Kientega, vescovo di Ouahigouya, celebra la messa con regolarità nella cappella della prigione civile di quella località, dove durante le messe e le visite ai reclusi si riuniscono cristiani, musulmani e protestanti.  Le tre diocesi situate nel nord del paese sono piene di storie di coraggio che raramente trascendono i media. Nell’agosto scorso, a Pibaoré, le donne della parrocchia hanno formato uno scudo umano per proteggere il loro parroco quando questi è stato bersaglio di un attacco durante la messa. Il vescovo di Kaya sottolinea che “questo atto eroico non è mai uscito sui media, nonostante sia un importante simbolo di fede e solidarietà”.  Nella diocesi di Dori rimangono aperte solo due parrocchie, quelle di Dori e Gorom, ma il vescovo può visitarle solo con scorta militare o in elicottero. La parrocchia di Thiou, nella diocesi di Ouahigouya e vicino al confine con il Mali, rimane chiusa.

«Ora, Signore, puoi lasciare il tuo servo
andare in pace, secondo la tua parola:
perché i miei occhi hanno visto
la tua salvezza,
quella che hai preparato
davanti al volto di tutti i popoli:
luce per illuminare i gentili
e gloria del tuo popolo Israele». 
Buona lettura.

 

Vademecum del conservatore italiano

Giubileo: chiusa anche la Porta santa di S. Paolo Fuori le Mura

Un Messaggio di papa Leone XIV, a firma di Parolin, per il 48° Incontro europeo dei giovani di Taizé

Brigitte Bardot, la diva in Vaticano da Papa Giovanni Paolo II nel 1995

Sipario sul Giubileo dei due Papi

Archbishop of Armagh ‘surprised’ over Vatican report on women deacons

Vescovo di Burkina Faso: “Se il nemico pensava di soffocare il cristianesimo, è stato vano”

Luis Badilla. “Papa Leone, i membri della Curia, il carrierismo e la cooptazione”

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