Roma è fresca, intorno allo zero comunque, la porta santa si è chiusa ma altre porte sembrano ancora aperte, o semiaperte. I venti della storia sono cambiati e tutto sembra stia cambiando a una velocità vertiginosa. In Vaticano si dice sempre che nulla cambia fino a quando tutto cambia. Abbiamo vissuto anni che è meglio non dimenticare per essere consapevoli della stupidità umana e non inciampare una e mille volte sulla stessa pietra. La nostra immagine di oggi cerca di provocare, ma soprattutto di non dimenticare, ciò che abbiamo visto e sentito.
Tutto punta a che ci stiamo confrontando con un 2026 molto carico sul piano civile, l’anno è iniziato molto movimentato, e sul piano ecclesiastico, non possiamo lamentarci. Il mondo che ci circonda si complica e ci invita poco all’ottimismo, ciò che sì abbiamo è una buona informazione, anche del mondo della Chiesa. Ancora una volta, ringraziamo Paco Pepe e la sua ‘Cigüeña’ per le sue gentili referenze, la sua assenza temporanea ci ha riempito di tristezza, ma le cicogne tornano sempre al nido e speriamo che per molto tempo.
Il Papa Leone XIV al corpo diplomatico.
Il lungo discorso di ieri mattina al Corpo Diplomatico è il più importante dalla elezione di Prevost come Papa. La rete diplomatica della Santa Sede continua a essere una delle più estese del mondo: 184 Stati mantengono attualmente relazioni diplomatiche ufficiali con il Vaticano. Esistono 93 missioni diplomatiche accreditate presso la Santa Sede con sede a Roma, incluse quelle dell’UE e dell’Ordine di Malta. Queste ambasciate e rappresentanze non sono fisicamente situate nello Stato della Città del Vaticano, operano dalla capitale italiana.
Il contenuto è un manifesto che spiega la sua visione delle cose di questo mondo, del dolore e della sofferenza che affliggono l’umanità . C’è poca retorica, e in più di un’occasione la tradizionale prudenza vaticana lascia il posto a parole che in altri tempi, anche recentemente, sarebbero state difficili da ascoltare in bocca a un Papa soprattutto in un contesto globale come quello attuale. Ha parlato persino della proibita jihad: «Desidero rivolgere un pensiero speciale alle numerose vittime della violenza, incluse quelle di motivazione religiosa, in Bangladesh, nella regione del Sahel e in Nigeria, così come a quelle del grave attentato terroristico dello scorso giugno nella parrocchia di San Elia a Damasco, senza dimenticare le vittime della violenza jihadista a Cabo Delgado, in Mozambico». Anche afferma che le «motivazioni religiose» hanno molto a che fare, guarda un po’, lo diciamo da anni.
Leone XIV ha analizzato oggi la situazione attuale del mondo attraverso «La Città di Dio», l’opera che Sant’Agostino scrisse «ispirata ai tragici eventi del sacco di Roma nell’anno 410 d.C.» «Interpreta gli eventi e la realtà storica secondo il modello di due città: la città di Dio, eterna e caratterizzata dall’amore incondizionato per Dio (amor Dei), a cui si unisce l’amore per il prossimo, specialmente per i poveri; e la città terrena, dimora temporanea dove gli esseri umani vivono fino alla morte». Per Agostino, le città sono due e non possono essere identificate. E tuttavia, nel corso della storia, si intrecciano fino alla fine del mondo. Esiste un transito costante tra entrambe e chi è cittadino di una di esse potrà sempre diventare cittadino dell’altra. La esperienza di appartenere a «un’altra Città» può aiutare i cristiani a riconoscere con realismo i beni inerenti alla «Città dell’Uomo», insieme alla violenza e alla corruzione potenzialmente associate a qualsiasi potere.
Leone XIV, infine, ha riconosciuto la preoccupante debolezza del multilateralismo a livello internazionale, dato che «una diplomazia che promuove il dialogo e cerca il consenso tra tutti sta essendo sostituita da una diplomazia di forza, di individui o gruppi di alleati. La guerra è tornata di moda e il fervore bellico si diffonde». Ha indicato che «soprattutto in Occidente, lo spazio per la autentica libertà di espressione si riduce sempre di più, mentre si sviluppa un nuovo linguaggio, con tinte orwelliane, che, nel suo afanno di essere sempre più inclusivo, finisce per escludere coloro che non si adeguano alle ideologie che lo ispirano». Ha riconosciuto che «la libertà di coscienza sembra essere sempre più messa in discussione dagli stati, persino da quelli che affermano di basarsi sulla democrazia e sui diritti umani».
Afferma che «la persecuzione dei cristiani continua a essere una delle crisi dei diritti umani più diffuse al giorno d’oggi». Ha parlato della “sottile forma di discriminazione religiosa contro i cristiani, che si sta diffondendo persino in paesi dove sono numericamente maggioritari, come in Europa o in America”, specialmente “quando difendono la dignità dei più deboli, i non nati, i rifugiati e i migranti, o promuovono la famiglia”. Splendida la referenza a “progetti destinati a finanziare la mobilità transfrontaliera per accedere al cosiddetto ‘diritto all’aborto sicuro’” e “la gestazione surrogata, che, trasformando la gestazione in un servizio negoziabile, viola la dignità sia del bambino, ridotto a un ‘prodotto’, sia della madre, sfruttando il suo corpo e il processo procreativo”. Ha riconosciuto anche che «si sta producendo un vero ‘cortocircuito’ dei diritti umani, con il risultato che ‘il diritto alla libertà di espressione, la libertà di coscienza, la libertà religiosa, e persino alla vita, stanno essendo limitati in nome di altri cosiddetti nuovi diritti, con il risultato che la struttura stessa dei diritti umani sta perdendo il suo vigore, lasciando spazio alla forza e all’oppressione'».
¿E l’ONU? «È necessario sforzarsi affinché le Nazioni Unite non solo riflettano la situazione mondiale attuale, invece di quella del dopoguerra, ma siano anche più orientate e più efficienti nell’applicazione di politiche dirette all’unità della famiglia dei popoli, non a ideologie». Ha menzionato tutti i conflitti attuali e non è mancata il Venezuela, dove è stato sottile, ma chiaro: «Rispettare la volontà del popolo venezuelano» e «impegnarsi nella protezione dei diritti umani e civili di tutti e nella costruzione di un futuro di stabilità e armonia». Il suo obiettivo: “Costruire una società fondata sulla giustizia, la verità, la libertà e la fraternità, e così riprendersi dalla grave crisi che affligge il paese da molti anni”.
Negoziazioni del Vaticano su Maduro.
Sul Venezuela stiamo sapendo più dati e a Natale, Parolin , Segretario di Stato del Vaticano ha citato urgentemente l’ambasciatore statunitense Brian Burch per parlare del Venezuela e conoscere in dettaglio i piani degli Stati Uniti. L’indiscrezione è stata pubblicata dal Washington Post, che afferma che il Vaticano mediava in quel momento per facilitare il trasferimento di Maduro a la Russia. Sembra che con l’approvazione di Leone XIV, ha insistito con gli Stati Uniti a offrire al presidente venezuelano una via d’uscita che Putin era disposto a garantire dietro le quinte.
La diplomazia vaticana apparentemente era spinta dalla grande paura di una guerra civile, per cui, per evitare il rischio di un spargimento di sangue, il cardinale ha preso misure. Nella sua conversazione con Burch, Parolin avrebbe anticipato che la Russia era disposta a concedere asilo a Maduro, premendo sugli americani perché considerassero quell’offerta. La proposta non è piaciuta: «Quello che gli è stato proposto a Maduro è che se ne andasse e potesse godere dei suoi soldi». Parolin, secondo i documenti, ha centrato il tema su se gli Stati Uniti attaccavano solo i narcotrafficanti? ¿o l’amministrazione Trump era realmente interessata a un cambio di regime? Parolin avrebbe dichiarato che «la Russia era disposta a concedere asilo a Maduro e ha chiesto agli americani pazienza per convincere il presidente venezuelano ad accettare».
Il Washington Post informa anche sul comunicato stampa del Vaticano in risposta all’articolo: « È deludente che siano state pubblicate parti di una conversazione confidenziale che non riflettono con precisione il contenuto della conversazione, che ha avuto luogo durante il periodo natalizio». Né gli Stati Uniti, né il Cremlino, hanno commentato nulla. I tentativi di trovare una soluzione diplomatica con Maduro sono continuati fino alla vigilia dell’attacco.
Agenda del Papa, gli esercizi tornano ai Sacri Palazzi.
Abbiamo già l’agenda del Papa Leone per i prossimi mesi. Le celebrazioni presiedute dal Papa durante i prossimi due mesi, che inizieranno il 25 gennaio con la celebrazione delle Second Vespri nella Basilica di San Paolo e concluderanno con gli Esercizi Spirituali di Quaresima che si recuperano e tornano al Palazzo Apostolico dal 22 al 27 febbraio. Il 2 febbraio, nella Basilica di San Pietro, Leone XIV presiederà la Messa della Giornata Mondiale della Vita Consacrata. Il 18 febbraio, Mercoledì delle Ceneri, la Statio e la processione penitenziale dalla Chiesa di San Anselmo sull’Aventino alla Basilica di Santa Sabina.
Viaggio in Spagna.
Il presidente della Conferenza Episcopale Spagnola (CEE) e arcivescovo di Valladolid, Mons. Luis Argüello, si è riunito questo venerdì 9 gennaio a Roma con il Sostituto Edgar accompagnato da Cobo e Omella per parlare dei preparativi per la prima visita del Papa Leone XIV in Spagna, prevista per il 2026. Le principali destinazioni del Papa Leone XIV saranno Madrid, Barcellona e le Isole Canarie, confermato da Cobo dopo la riunione di questa mattina: «Non abbiamo ancora date fisse, ma posso anticipare che le destinazioni saranno Madrid, Barcellona e le Isole Canarie». Il viaggio, ancora non confermato ufficialmente dalla Santa Sede, sarà la prima di un Papa in Spagna in più di un decennio, dopo Benedetto XVI nel 2011.
Più sul concistoro.
Il formato sotto papa Giovanni Paolo II permetteva lunghe interventi plenarie. Il concistoro attuale permette circa 90 minuti per gli interventi di quasi 190 cardinali. Tutto punta a che si sta cercando una chiara orientazione. Si spera che le future sessioni del concistoro si aprano con riflessioni di José Tolentino de Mendonça e Luis Antonio Tagle, entrambi ampiamente considerati come voci prominenti allineate con l’enfasi sinodale attuale all’interno della Chiesa. Pentin informa che alcuni cardinali hanno espresso la loro preoccupazione per il fatto che la liturgia sembra essere passata in secondo piano nel concistoro. Lo stesso Leone XIV ha spiegato il tema: «per limitazioni di tempo e per favorire un’analisi veramente profonda, solo due di essi saranno affrontati specificamente». Il Papa ha ringraziato per la loro elezione e ha aggiunto: «Gli altri temi non sono persi. Ci sono questioni molto concrete e specifiche che dobbiamo ancora affrontare». I 170 cardinali si sono divisi in 20 gruppi linguistici, divisi a loro volta in due blocchi: uno con cardinali residenti a Roma e l’altro con elettori delle Chiese locali.
Le fastidiose domande di Zen.
Zen non delude mai e durante un intervento al concistoro straordinario dei cardinali questa settimana, ha criticato il documento finale del Sinodo sulla Sinodalità e l’intero processo sinodale per aver trascurato l’autorità legittima dei vescovi, permettendo varie interpretazioni e suggerendo che lo Spirito Santo possa cambiare idea. Ha utilizzato i tre minuti che gli sono stati assegnati per rimproverare il documento e l’intero processo sinodale come una “manipolazione ferrea” per togliere autorità ai vescovi trascurandoli a favore dei laici e per avere un risultato predeterminato. Ha indicato la contraddizione del papa Francesco che dichiarasse che il documento era «magistero» ma anche «non strettamente normativo». Ha sostenuto che l’invocazione continua dello Spirito Santo da parte dei prelati del Vaticano per il Sinodo rasentava la «blasfemia», poiché lo Spirito Santo non può ripudiare ciò che ha ispirato nella tradizione bimillenaria della Chiesa. Le sue domande le facciamo nostre: «¿Il Papa ha saputo ascoltare tutto il Popolo di Dio?. ¿I laici presenti rappresentano il Popolo di Dio? ¿I vescovi eletti dall’Episcopato hanno saputo realizzare un lavoro di discernimento, che sicuramente deve consistere in “disputa” e “giudizio”? Sperano sorprese dallo Spirito Santo; ¿quali sorprese? ¿Ripudierà ciò che ha ispirato nella Tradizione bimillenaria della Chiesa? Data la drammatica rottura della Comunione Anglicana, ¿ci uniremo all’Arcivescovo di Canterbury (che rimane con solo circa il 10% della comunità anglicana mondiale), o con la Conferenza Anglicana Globale Futura (che conserva circa l’80%)? ¿E con gli ortodossi? I loro vescovi non accetteranno mai la sinodalità bergogliana; per loro, la sinodalità è «l’importanza del Sinodo dei Vescovi». Il papa Bergoglio ha sfruttato la parola «sinodo » , ma ha fatto scomparire il Sinodo dei Vescovi, istituzione stabilita da Paolo VI.
Tagli pubblici all’aborto.
E terminiamo con gli Stati Uniti e la grande gioia che colpisce il abominabile crimine dell’aborto. I tagli dell’amministrazione Trump al finanziamento federale per entità coinvolte in aborti hanno costretto la Federazione Internazionale per la Pianificazione Familiare (IPPF) a tagliare quasi mille posti di lavoro in tutto il mondo. La rivista Alliance Magazine informa che IPPF ha pubblicato dati che indicano che la sua perdita di 87,2 milioni di dollari si è tradotta nel fatto che il 40 per cento delle sue associazioni membri ha licenziato 969 dipendenti in 34 associazioni membri, e che 1.394 dei cosiddetti «siti di salute» hanno chiuso o cancellato le loro inaugurazioni pianificate. I tagli sono principalmente il risultato della reinstaurazione da parte del presidente Donald Trump della Politica della Città del Messico, che proibisce alle organizzazioni non governative di utilizzare dollari di tasse per gli aborti all’estero, e del taglio di milioni in sussidi pro-aborto distribuiti dall’Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale (USAID).