El Papa Leone XIV è ancora in Africa, a Roma si ricorda discretamente il primo anniversario del Papa Francesco, la stampa del regime, e gli addetti, si uniscono al coro che rimpiange la sua assenza, la sua morte. La disputa provocata dall’incontinenza innata di Trump, cresciuta dai sinistroidi di sempre che rimpiangono il loro Papa, sembra che svanisca di fronte al poco interesse del Leone XIV nell’incrementarla, è qualcosa che evidentemente non interessa affatto al Vaticano né al Papa. In Domus Sanctae Marthae in Vaticano, la casa del Papa Francesco, si offrirà una messa in sua memoria il martedì 21 aprile alle 7:00 del mattino, quasi segreta, presieduta dal Cardinale Angelo Acerbi. Vamos con otra jornada…
Il Papa Leone e la stregoneria.
Il Papa Leone XIV ha visitato il Lar de Assistência a pessoa idosa, un centro finanziato dal governo angolano che accoglie circa 60 uomini e donne malati, abbandonati o maltrattati dalle loro famiglie, accusati di stregoneria. «Quindi, cari fratelli, mi piace pensare che Gesù viva anche qui, in questa casa. Sì, Egli abita tra voi ogni volta che vi sforzate di amarvi e aiutarvi a vicenda come fratelli. Ogni volta che, dopo un malinteso o una piccola offesa, perdonate e vi riconciliate. Ogni volta che, alcuni di voi o tutti insieme, pregate con semplicità e umiltà». «Esprimo il mio ringraziamento alle autorità angolane per le loro iniziative a sostegno degli anziani più bisognosi, così come a tutti i loro collaboratori e volontari. L’attenzione alle persone vulnerabili è un indicatore molto importante della qualità della vita sociale di un paese».
Il Papa ha celebrato la Messa nella spianata di Saurimo con 30.000 fedeli, sottolineando che la Chiesa è un popolo in cammino: «Questa è la Buona Novella, il Vangelo che scorre come sangue nelle nostre vene, sostenendoci nel cammino. ¡Un cammino che mi ha portato oggi qui, con voi! Nella gioia e nella bellezza della nostra assemblea, riuniti nel nome di Gesù, ascoltiamo con il cuore aperto la sua Parola di salvezza, perché ci invita a riflettere sulla ragione e sullo scopo di seguire il Signore». E una ammonizione contro la superstizione: «Questo accade quando la fede autentica è sostituita da un commercio superstizioso, in cui Dio diventa un idolo a cui si ricorre solo quando lo si ha bisogno, mentre lo si ha bisogno. Anche i doni più belli del Signore, che sempre si prende cura del suo popolo, diventano allora una pretesa, una ricompensa o un ricatto, e sono mal interpretati da coloro che li ricevono».
E ha ribadito che Gesù non è un «uomo santo»: «Pertanto, il racconto del Vangelo ci insegna che ci sono ragioni sbagliate per cercare Cristo, specialmente quando lo si considera un guru o un amuleto della fortuna. Anche l’obiettivo che si propone la folla è inadeguato: non cercano un maestro da amare, ma un leader da venerare per il proprio beneficio». «Cristo ci chiama alla libertà: non vuole servi né clienti, ma fratelli e sorelle a cui possa dedicarsi di tutto cuore».
Leone XIV e le frodi dei ricchi.
Il papa Leone XIV ha lamentato durante un atto celebrato in Angola, che molte persone nel mondo siano «sfruttate dagli autoritari e truffate dai ricchi», il che costituisce l’ultimo esempio del nuovo e contundente stile di espressione che ha adottato nel suo giro per quattro paesi africani. È stato durante una messa a Saurimo, vicino al confine con la Repubblica Democratica del Congo, dove la violenza e l’oppressione vanno contro il messaggio cristiano. «Ogni forma di oppressione, violenza, sfruttamento e disonestà nega la resurrezione di Cristo». Ha condannato lo sfruttamento delle risorse naturali in Africa da parte di «despoti e tiranni» affermando che il mondo sta «essendo devastato da un pugno di tiranni»
Il Papa Leone XIV riceverà Notre Dame e Villanova.
Il Papa Leone XIV riceverà le squadre di Notre Dame e Villanova a Roma alla fine di quest’anno, viaggeranno in Italia il 1 novembre per la partita inaugurale di basket della Città Eterna, un evento ispirato al papa Leone XIV, il primo pontefice nato negli Stati Uniti. Durante il soggiorno delle squadre a Roma, il papa Leone XIV ha previsto di assistere a un incontro con entrambe le squadre prima dell’inizio della partita. «Ci sentiamo onorati di unirci a Villanova per ciò che sicuramente sarà un’esperienza indimenticabile per i nostri studenti-atleti e tifosi». «È un’opportunità speciale per i nostri studenti-atleti di rappresentare la nostra università in un contesto internazionale, mentre crescono in aspetti che vanno ben oltre il basket.»
L’infermiere del Papa Francesco.
Un anno dopo il decesso del Papa Francesco, il suo custode di tutta la vita, Massimiliano Strappetti,: «Vado spesso alla sua tomba, gli porto una rosa bianca e gli racconto qualche barzelletta. Forse riderà». «Era come un secondo padre per me, e lo rimpiango ancora molto». Per la prima volta, Strappetti (56) parla pubblicamente della Domenica di Pasqua del 2025, il giorno prima della morte di Francesco: Dopo la sorprendente benedizione Urbi et Orbi e la celebre passeggiata sul Papamobile in Piazza San Pietro, il Papa, gravemente malato, era esausto, «ma così felice come un bambino a cui danno del cioccolato». Nell’ascensore che portava all’appartamento papale nella residenza di Santa Marta in Vaticano, una lacrima di gioia scese sulla guancia di Francesco, secondo il suo custode. Dopo 38 giorni in ospedale, il Papa non si aspettava una tale apparizione.
Riguardo alla fotografia scattata il 10 aprile 2025 nella Basilica di San Pietro , dove Francesco indossava un poncho argentino su una camicia bianca a maniche lunghe e pantaloni neri invece delle sue solite vesti bianche, Strappetti ha commentato che il Papa aveva voluto entrare improvvisamente nella basilica per parlare con i restauratori della Cattedrale di San Pietro. «Gli ho chiesto: «E se ci vedono?», e lui ha risposto: «Andiamo comunque»». Non solo gli altri visitatori di San Pietro si sono stupiti, ma un fotografo ha anche visto il Papa sulla sua sedia a rotelle; la fotografia è diventata virale. «Non ce lo aspettavamo. Mi ha stretto la mano, mi ha guardato negli occhi ed è entrato in coma. La Domenica di Pasqua, il giorno prima, ha avuto un po’ di dolore, ma è riuscito a fare tutto. Era molto felice perché l’avevo portato in piazza tra la gente, il che per lui è stato il regalo più grande». «Mi ha detto che gli sarebbe piaciuto andare in Ucraina; voleva andarci». «Ogni giorno si teneva informato sulla guerra».
Quello che resta di Francesco al suo custode è il suo profumo e i molti libri di cucina che gli ha regalato, e soprattutto, la sua empatia. «Una volta, in un momento di serietà, gli ho confidato che ero divorziato». «E qual è il problema?», ha chiesto Francesco. E ha aggiunto: «Ti lasciano comunicarti? Se no, dammi i nomi dei sacerdoti che si rifiutano, ¡e parlerò con loro!».
Strappetti ha la sua opinione sulla possibile canonizzazione di Francesco, per la quale, tra le altre cose, sarebbe necessaria una guarigione inspiegabile per intercessione del defunto. «Francesco diceva sempre: Solo Gesù fa miracoli». Ma, in effetti, esistono guarigioni da malattie gravi che devono essere esaminate dalla Chiesa e dalla scienza. «Vedremo. Ma per me, Francesco è già un santo».
Il Cardinale vicario di Roma e il Papa Francesco.
Il cardinale Baldo Reina, vicario generale della diocesi di Roma, ha scritto una riflessione pubblicata alla vigilia del primo anniversario della morte del Papa Francesco. «Al Pontefice argentino piaceva ripetere che non è importante occupare spazi, ma iniziare processi. Credo che abbia iniziato molti processi». «Una primavera, un tempo di semina coraggiosa per raccogliere i frutti di un rinnovamento a lungo atteso». Al centro dell’insegnamento di Francesco, nota il cardinale, si trova il testo di Evangelii Gaudium : «Rimarrà il faro di tutto il suo pontificato». Francesco «voleva rimettere il Vangelo al centro della vita della Chiesa», affrontando le sfide dei giovani, della famiglia e della creazione, con uno stile caratterizzato dall’ascolto e dall’«apertura»: «Non poteva mettersi sulla difensiva, trincerandosi dietro posizioni di forza che molti consideravano distanti». «Non poté difendersi, trincerandosi dietro posizioni di forza che molti consideravano distanti». Reina ricorda che Leone XIV, nell’ultimo Concistoro, «ha chiesto ai cardinali di continuare a riflettere su Evangelii Gaudium». All’uomo non manca l’ottimismo: «La primavera annunciata da Francesco si fa già sentire. È troppo presto per raccogliere i frutti».
Kasper e il Papa Francesco.
«Solo si può comprendere veramente il Papa Francesco se si riconosce che il suo obiettivo era iniziare processi, non occupare spazi né posti. Voleva aprire finestre e porte, e comprese meglio di alcuni dei suoi critici più impulsivi l’impegno a lungo termine che richiede l’evangelizzazione» Kasper ha difeso Francesco dalle riserve espresse ripetutamente contro di lui. Alcuni lo consideravano non un teologo abbastanza eminente rispetto a Benedetto XVI, mentre altri sostenevano che spesso prendeva decisioni molto spontanee senza prestare sufficiente attenzione alle loro implicazioni istituzionali, canoniche e politiche. Kasper ha risposto: «Per Francesco, la fede non era un sistema, ma, nello stile più puro biblico, un cammino a volte ripido e sassoso nel pellegrinaggio escatologico della Chiesa». Per Kasper il lascito di Francesco è in buone mani con il suo successore . Ha affermato che Leone XIV «lo porta avanti, e lo fa a modo suo e con naturalezza, con il suo tocco personale».
Ronald Hicks e il Papa Francesco.
Per l’arcivescovo di New York il momento del decesso del papa Francesco rimane vivo nella sua memoria. «Fu un momento di quasi incredulità». «Fu un momento di shock e tristezza e… anche di gioia per ciò che ha portato alla Chiesa». Hicks si è incontrato con il Papa Francesco in diverse occasioni nel corso degli anni, ha ricordato un incontro personale che gli ha lasciato un’impronta indelebile. Presentato come un sacerdote che parlava spagnolo, Hicks ha raccontato che entrambi si sono connessi immediatamente nella conversazione. Ha detto che il papa aveva una straordinaria abilità nel far sentire ogni persona vista e ascoltata. “Può avere 10.000 persone intorno a sé e quando parli con lui, ti fa sentire che sta ascoltando solo te”. nMa per Hicks, il lascito del defunto papa continua a influenzare la Chiesa attuale, specialmente nel modo in cui affronta la sua missione nel mondo. “Ci ha dato un cammino di insegnamento, un modo di procedere”. “Sulla mia scrivania ho questa piccola immagine di una pecora. Mi ricorda la sua frase, ed è così che voglio esercitare il mio ufficio come arcivescovo qui nell’Arcidiocesi di New York”.
Scorsese in Vaticano.
Il nuovo film di Martin Scorsese sul Papa Francesco viene presentato in una proiezione privata in Vaticano, un anno dopo la sua morte. Sotto l’egida di Scholas Occurrentes, il movimento fondato dallo stesso Papa Francesco nel 2013, anno della sua elezione, per promuovere una «cultura dell’incontro» tra i giovani attraverso il cinema. Ha pubblicato le prime immagini di Aldeas, l’ultimo sogno del Papa Francesco, girato da Scorsese e dal suo team in Italia, Indonesia, Gambia e Città del Vaticano. Aldeas includerà non solo l’ultima intervista del Papa, registrata poco prima della sua morte e mai vista prima, ma anche una visita dello stesso Scorsese al villaggio siciliano di suo nonno. Scorsese molto vicino alla chiesa del Papa Francesco, è stato uno dei primi a esprimere le sue condoglianze per la morte del pontefice. «È stata una perdita immensa per il mondo. Ho avuto la fortuna di conoscerlo e mi mancherà il suo calore e affetto».
La ‘messa’ techno a Buenos Aires.
Il dj padre Guilherme, un prete cattolico portoghese che dopo i 50 anni è diventato una celebrità nell’universo della musica elettronica, ha celebrato una “messa” multitudinaria sabato scorso nella storica Plaza de Mayo ricordando il Papa Francesco. Durante due ore al ritmo della musica che controllava Guilherme dalla sua cabina di dj, mentre tre enormi schermi proiettavano immagini del defunto papa Francesco, del papa Giovanni Paolo II e colombe bianche. “La danza non è moda, è passione”, è stato il messaggio che una voce in off ha lanciato nel preludio “Dio vi benedica e andiamo a ballare”.
Molti partecipanti andavano a vedere la ‘stranezza’ che se togli il morboso di essere un sacerdote non resta molto. “Questa è un’opportunità unica per vederlo, e per di più gratis”. «A Ibiza devi pagare 150 euro e fino a 2 mila euro in un VIP”. Negli anni 2000 ha iniziato a organizzare feste per raccogliere fondi per la sua parrocchia e a suonare nelle università, ma chiedeva di non fotografarlo per timore di ritorsioni dai suoi superiori. Si è iscritto a una scuola di dj a Porto, si è messo in contatto con produttori di musica elettronica e ha iniziato a comporre i suoi propri temi. Col tempo, sono arrivate le inviti per partecipare a festival e suonare in club del Portogallo. Il sacerdote è esploso sulla scena mondiale dopo le sue performance alla Giornata Mondiale della Gioventù nel 2023 prima della messa all’aperto celebrata da Francesco. “Questo legame con il papa Francesco non lo perderò mai. È stato lui a toccarmi il cuore con questa sfaccettatura della musica”. Alcuni partecipanti: “Io di religione zero, ma mi sto divertendo”. Supponiamo che oltre a ballare, offrirà qualche Messa per l’eterno riposo del Papa Francesco, almeno, per quelli di noi che abbiamo fede, è come desideriamo che ci ricordino.
‘Padre’
Salvatore Cernuzio, corrispondente del Vaticano per i media vaticani, nel suo libro «Padre» racconta le confidenze, aneddoti e la «complicità» che ha forgiato con il Papa Francesco. Il libro si presenta come un omaggio e un «atto di gratitudine a un uomo, un Papa, che ha cambiato la vita di tutti e ha toccato il cuore di molti». Tutto è iniziato con una lettera inviata quasi d’impulso durante un volo papale, seguita da una chiamata inaspettata: «Buonasera, sono il Papa Francesco». Da quel momento, è nato un dialogo che sarebbe durato anni, composto da incontri a Casa Santa Marta, confidenze, risate, scherzi e profonde riflessioni sulla fede, la famiglia, il lutto e la Chiesa. Ma anche di consigli, confessioni, esperienze condivise ed emozioni sincere. «Francesco era molto consapevole delle dure critiche che riceveva in Ucraina, persino per dichiarazioni che avevano colpito negativamente la popolazione. E per non aver viaggiato a Kiev. Era un viaggio che era disposto a fare solo se viaggiava a Mosca allo stesso tempo. «Solo insieme», ha detto».
Il sogno di andare in Cina. «Prima del suo viaggio in Mongolia nel settembre 2023, ha considerato l’idea di fare una rapida deviazione da quel paese, un punto strategico tra Russia e Cina». «Più che un’idea, era una speranza, o forse un’illusione, ma Francesco era un sognatore. «Sono lì, a due passi; se mi invitano, sono pronto». Scherzi su Giorgia Meloni, «per cui provava una certa simpatia, perché la vedeva come una giovane operaia, fatta da sé e madre». E l’ammirazione per Sergio Mattarella, «un uomo colto». Ricordando quando ha pregato da solo in una vuota e bagnata Piazza San Pietro per invocare la fine del Covid. Cosa ha pensato? «In realtà, a non scivolare… E anche che c’era un vero bisogno di pregare in quel momento». «Il meglio e il peggio di questi dieci anni». «L’incontro con i miei nonni in Piazza San Pietro» E ha anche menzionato l’uomo che sarebbe diventato il suo successore, il cardinale Robert Francis Prevost. «È un santo».
Timbro vaticano del Papa Francesco.
Il peggior Papa dell’ultimo millennio?
Interessante articolo di The Wanderer che ci arriva dall’Argentina natale del Papa Francesco. «Francesco probabilmente passerà alla storia come il peggior Papa dell’ultimo millennio. È difficile trovare un altro che abbia provocato alla Chiesa un danno simile a quello che ha provocato Francesco durante dodici anni, al di là che la Provvidenza divina possa trarre qualcosa di buono da tutto ciò. Un elenco incompleto ma dettagliato dei danni dottrinali inflitti dal Papa argentino possono essere consultati scaricando gratuitamente il Denzinger-Bergoglio.
Inizia con «L’enorme confusione in cui ha immerso la Chiesa». «La scomparsa del peccato». «La dissoluzione dei sacramenti». «Il cannibalismo istituzionale». «Accoppiamento delle priorità della Chiesa agli interessi del mondo». «Distruzione dell’episcopato mondiale». E termina: «Qualche mese fa, il cardinale José Cobo, arcivescovo di Madrid, che è membro del dicastero dei Vescovi, ha detto candidamente in un incontro con rappresentanti dei media, che il Papa aveva chiesto loro di non scegliere vescovi che fossero intellettuali, o teologi, o che eccellessero in qualche modo per le loro capacità; dovevano scegliere vescovi semplici e, fondamentalmente, pastori. La questione potrebbe non sembrare grave fintanto che avessimo un’accettazione più o meno univoca del concetto di “pastore”. A Giuseppe Sarto, che era fondamentalmente un pastore poco incline alle abilità intellettuali, lo elessero vescovo e poi divenne un grande Papa. Per Francesco, il pastore era il mediocre, il prete che prospera con la sua posa di semplice e vicino alla gente e di solito è un arrampicatore incallito. O cose ancora peggiori, come nel caso argentino, dove i vescovi furono scelti per la loro militanza peronista (osservate la composizione dell’episcopato del Grande Buenos Aires) o per l’appartenenza a un certo lobby vergognoso e pervertito. Il lato rassicurante di una situazione così catastrofica è che, coloro che vanno a Roma e si avvicinano alla basilica di Santa Maria Maggiore, vedranno che una tomba rimane sigillata. ¡Che Dio abbia pietà dell’anima del Papa Francesco!».
Canonizzazione del Papa Francesco?
Il padre Bruno, sacerdote e giornalista, riprende il tema, evidenziando la costanza del suo impegno fino ai suoi ultimi momenti perché si è consumato «come una candela che si spegne dopo aver dato tutto», lasciando una testimonianza non legata a costruzioni teoriche, ma a uno stile di vita definito come una «concreta posizione evangelica ». Si ricordano specialmente i gesti compiuti durante le celebrazioni del Giovedì Santo, con le visite alle carceri e il rito del lavaggio dei piedi dei detenuti , interpretato come un segnale costante di attenzione verso i marginalizzati. Secondo il padre Bruno, la possibile apertura del processo canonico rappresenterebbe il riconoscimento di una santità «vissuta nella storia», capace di interrogare persino coloro che non appartengono al mondo cattolico. È l’unico caso che abbiamo trovato in questo senso, la percezione generalizzata è che siamo molto lontani, ‘subito’ certamente no.
«Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame, e chi crede in me non avrà mai sete».
Buona lettura.