¿Un'altra zucchinate ad Almería?

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¿Tutto è lecito nella casa di Dio?

L’11 novembre scorso, la Santa Iglesia Catedral si è trasformata, inusualmente, nel palcoscenico di una rappresentazione teatrale intitolata “Las honras de un gentil hombre”. L’intero tempio —dal presbiterio alle cappelle laterali, passando per il chiostro e la sala capitolare— è stato convertito in uno spazio scenico dove si ricreava il funerale di un cavaliere del XVI secolo.

Il grave non è solo il fatto di utilizzare uno spazio consacrato al culto divino per uno spettacolo di carattere profano, ma il modo in cui è stato fatto: invasione del presbiterio, uso di ornamenti liturgici autentici come costumi e partecipazione attiva di canonici della stessa catedral.

Tutto ciò è stato presentato come un’attività culturale, con un biglietto d’ingresso di 10 euro, il cui ricavato —a quanto indicato— sarebbe stato destinato alla riparazione dell’organo della catedral. Ma il fine non giustifica i mezzi. E tanto meno quando si viola il senso sacro dello spazio, la dignità dei segni liturgici e il rispetto dovuto alla casa di Dio.

Questo episodio non può essere compreso in modo isolato. È un nuovo sintomo del malgoverno ecclesiale che si vive sotto l’episcopato di Mons. Antonio Gómez Cantero, in cui i criteri pastorali sembrano essere stati sostituiti da una pericolosa permissività dove “tutto vale” pur di riempire i templi o giustificare attività culturali.

La catedral, che dovrebbe essere madre e modello di tutte le chiese della diocesi, si è trasformata —tristemente— in uno spazio di confusione, dove si cancella il confine tra il sacro e il profano. Quanto accaduto evoca quei tempi oscuri in cui gli spazi sacri erano ridicolizzati, convertiti in sale da ballo o in palcoscenici di banalità che nulla hanno a che fare con la fede né con la liturgia.

Risulta particolarmente doloroso constatare che questo tipo di iniziative non solo sono permesse, ma sono auspicate dallo stesso decano della catedral e da alcuni dei suoi canonici. Di fronte a ciò, la domanda che rimane nel cuore di molti fedeli è inevitabile:

Fino a che punto abbiamo perso il senso del sacro?

E fino a quando si continuerà a tollerare che la casa di Dio venga utilizzata per fini che contraddicono la sua stessa natura?

Forse è arrivata l’ora di ricordare che il tempio non è un auditorium né una sala teatrale. È dimora dell’Altissimo, luogo di adorazione, preghiera e incontro con Cristo. E quando si dimentica questo, ciò che si profana non è solo l’edificio, ma anche la coscienza della Chiesa.

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