Il Papa agli ebrei: «La testimonianza della nostra fraternità contribuirà a costruire un mondo più pacifico»

Il Papa agli ebrei: «La testimonianza della nostra fraternità contribuirà a costruire un mondo più pacifico»

Il papa Leone XIV ha ricevuto questo giovedì 22 ottobre nel Palazzo Apostolico Vaticano una delegazione dell’American Jewish Committee (Comitato Ebraico Americano), davanti alla quale ha riaffermato l’impegno della Chiesa contro l’antisemitismo e ha sottolineato l’importanza di mantenere il dialogo e il rispetto reciproco tra cattolici ed ebrei.

Durante l’incontro, celebrato nella memoria liturgica di san Giovanni Paolo II, il Pontefice ha ricordato il contributo del suo predecessore al riavvicinamento tra le due comunità e ha evocato il sessantesimo anniversario della dichiarazione conciliare Nostra aetate. Ha inoltre sottolineato che l’amicizia tra ebrei e cattolici deve tradursi nella difesa della dignità umana, della libertà religiosa, della giustizia e della pace.

Discorso del Santo Padre Leone XIV alla delegazione del comitato ebraico americano

Distinti membri dell’American Jewish Committee:

È un piacere darvi il benvenuto in Vaticano in questo giorno in cui la Chiesa ricorda in modo speciale il mio amato predecessore, san Giovanni Paolo II, il cui operato ha contribuito enormemente a promuovere l’amicizia tra ebrei e cattolici. Rivolgendosi al Consiglio dei Governatori del vostro Comitato nel 1995, osservò che «il dialogo tra cristiani ed ebrei deve trovare un’espressione eloquente nella vita di entrambe le comunità» (6 febbraio 1995). Queste parole restano attuali oggi, come dimostra l’impegno di lunga data della vostra organizzazione nel dialogo e nella cooperazione con la Chiesa cattolica. Per questo accolgo con piacere questa opportunità per esprimere la mia gratitudine a tutti coloro che continuano a costruire relazioni fondate sulla sincerità e sul rispetto reciproco tra le nostre rispettive comunità.

Radicata nella nostra eredità spirituale condivisa, questa amicizia ci chiama anche a difendere la dignità umana, a servire i poveri, a proteggere la libertà religiosa e a promuovere la giustizia e la pace. Il rifiuto di ogni forma di odio e discriminazione per motivi religiosi o etnici è essenziale per questo impegno. A questo proposito, in occasione del sessantesimo anniversario della Dichiarazione conciliare Nostra aetate del Concilio Vaticano II, ho affermato che «la Chiesa non tollera l’antisemitismo e lo combatte, in ragione del Vangelo stesso» (Udienza generale, 29 ottobre 2025). Tuttavia, le differenze di opinione, per quanto profonde, non devono mai dar luogo a pregiudizi né a ostilità, che minano i fondamenti morali della nostra società.

In un mondo ferito dalla violenza e dalla diffidenza, questo impegno per la fraternità assume un’urgenza particolare. Infatti, «la testimonianza della nostra fraternità, che spero possiamo manifestare con gesti concreti, contribuirà senza dubbio a costruire un mondo più pacifico, come desiderano nel profondo del loro cuore tutti gli uomini e le donne di buona volontà» (Discorso ai rappresentanti di altre Chiese e comunità ecclesiali e di altre religioni, 19 maggio 2025).

Con questi sentimenti, vi ringrazio ancora una volta per la vostra visita e vi assicuro la mia preghiera.

Shalom!

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