Il segretario di Stato della Santa Sede, il cardinale Pietro Parolin, ha presieduto questo mercoledì la Santa Messa nella Basilica di Nostra Signora di Guadalupe, a Città del Messico, nell’ambito della visita ufficiale che sta realizzando nel Paese dal 4 al 6 agosto. Durante la celebrazione, ha trasmesso la benedizione di papa Leone XIV al popolo messicano e ha definito il santuario del Tepeyac come una «scuola di riconciliazione», da cui la Vergine continua a invitare alla pacificazione dei popoli e alla fraternità.
La celebrazione ha fatto parte di un’agenda che ha incluso incontri con la presidente Claudia Sheinbaum, rappresentanti del Governo messicano, la Conferenza dell’Episcopato Messicano e i responsabili del Dialogo Nazionale per la Pace, iniziativa promossa per affrontare la violenza e favorire la ricostruzione del tessuto sociale. All’inizio dell’Eucaristia, Parolin ha trasmesso la vicinanza del Pontefice «a tutto il popolo di questa grande terra».
Guadalupe, un messaggio di riconciliazione per il presente
Nella sua omelia, il cardinale ha ricordato che la memoria liturgica della dedicazione della Basilica di Santa Maria Maggiore coincide con la tradizione del miracolo della neve a Roma e ha stabilito un parallelismo con le rose apparse sulla tilma di san Juan Diego durante le apparizioni di Guadalupe.
Al di là di entrambi gli eventi, ha spiegato che l’elemento comune è la vicinanza permanente della Vergine ai suoi figli. Ricordando le parole «Non sono forse io qui, che sono tua madre?», ha affermato che l’apparizione di Guadalupe ha aperto un cammino di riconciliazione tra popoli e culture e continua a offrire una risposta di fronte a un mondo segnato «dal flagello della guerra, dall’orrore della fame e dalla devastazione della violenza».
«Dal Tepeyac, da questa casetta sacra, Maria di Guadalupe ci invita a una scuola di preghiera in cui la lezione che ci insegna è la pacificazione dei popoli e la riconciliazione tra fratelli e sorelle», ha affermato.
Un ricordo per le madri dei desaparecidos
Commentando il Vangelo del giorno, Parolin ha sottolineato la perseveranza della donna cananea che implora Gesù per sua figlia e ha collegato quell’atteggiamento alla realtà di migliaia di famiglie messicane.
«Il suo esempio risuona con particolare forza qui in Messico, dove tante madri continuano a cercare con fermezza e fede i loro figli scomparsi», ha sottolineato. Il segretario di Stato ha invitato i fedeli ad accompagnarle con la preghiera affinché «la loro perseveranza e la loro fede siano ricompensate».
«Tutta la società ha bisogno del messaggio del Vangelo»
Durante la sua riflessione, il porporato ha ricordato che la Vergine ha scelto san Juan Diego, «un uomo semplice», per trasmettere un messaggio che alla fine si sarebbe esteso in tutto il mondo.
«Tutta la società ha bisogno del messaggio del Vangelo e tutti noi siamo, come san Juan Diego, portatori di un messaggio che siamo chiamati a condividere», ha affermato.
Allo stesso modo, ha incoraggiato i cristiani a dare testimonianza della loro fede nella vita familiare, professionale e pubblica, e ha sottolineato l’esempio di coloro che servono in contesti particolarmente difficili, come i campi profughi, le zone di guerra o i luoghi colpiti da malattie.
La preghiera come fondamento della pace
Nella parte finale dell’omelia, Parolin ha sottolineato che la preghiera costituisce il fondamento della vita cristiana e ha affermato che la pace promessa da Cristo «si trova solo nella preghiera».
Ha aggiunto che il Santuario di Guadalupe è un luogo privilegiato per chiedere questo dono, prima per il proprio cuore e poi per tutta la società, specialmente in un Paese dove molte comunità continuano a soffrire le conseguenze della violenza.