Gli attacchi contro i cristiani in Israele continuano ad aumentare. Durante il secondo trimestre del 2026, le aggressioni registrate sono praticamente raddoppiate rispetto ai primi tre mesi dell’anno, secondo un rapporto del Religious Freedom Data Center, che avverte di un incremento degli incidenti di odio, soprattutto a Gerusalemme.
Secondo l’agenzia KNA, tra aprile e giugno sono stati documentati 83 incidenti anticristiani, rispetto ai 44 registrati nel primo trimestre. Di questi, dieci hanno incluso minacce o aggressioni fisiche. La maggior parte dei casi si è verificata a Gerusalemme, in particolare nella Città Vecchia.
Sputi e aggressioni in pieno spazio pubblico
Il rapporto indica che più della metà degli incidenti denunciati consisteva in sputi diretti contro i cristiani, una pratica che da anni colpisce soprattutto sacerdoti, religiosi e pellegrini che percorrono le strade di Gerusalemme.
In totale, 68 dei 83 incidenti si sono verificati a Gerusalemme e 46 sono avvenuti nella Città Vecchia, dove si concentrano numerosi luoghi santi cristiani.
I responsabili del rapporto avvertono che gli attacchi avvengono sempre più con naturalezza e in piena luce del giorno. «Le molestie e le aggressioni si verificano sempre più apertamente negli spazi pubblici e gli aggressori mostrano ormai pochi freni», si legge nel documento.
Tra i casi più gravi figura l’aggressione subita da una religiosa francese vicino alla Città Vecchia, che è rimasta ferita alla testa dopo un attacco violento.
Le festività concentrano più incidenti
Lo studio evidenzia che alcuni eventi favoriscono un aumento delle aggressioni.
Durante la celebrazione del cosiddetto Giorno di Gerusalemme, festività in cui gruppi nazionalisti ebrei commemorano l’occupazione di Gerusalemme Est dopo la Guerra dei Sei Giorni del 1967 con una marcia con bandiere, sono stati registrati otto attacchi contro cristiani in una sola giornata.
Inoltre, durante la festività ebraica di Shavuot sono stati conteggiati altri sette incidenti in un unico giorno.
La disinformazione alimenta l’ostilità
Il Religious Freedom Data Center attribuisce parte dell’incremento della violenza alla proliferazione di messaggi d’odio e campagne di disinformazione su internet contro la comunità cristiana.
L’organizzazione denuncia anche che la scarsa visibilità istituzionale del cristianesimo a Gerusalemme contribuisce a creare un clima di ostilità. In tal senso, chiede al Comune che la presenza cristiana riceva un riconoscimento pubblico simile a quello riservato alle festività e ai simboli della tradizione ebraica, mediante cartelli, comunicazioni istituzionali e altri elementi urbani.
Secondo il rapporto, «l’esclusione continuata della presenza cristiana dalla rappresentazione pubblica di Gerusalemme contribuisce direttamente alle manifestazioni di ostilità di alcuni ebrei verso i cristiani».
Proposte per fermare le aggressioni
L’organizzazione si è offerta di collaborare con le Forze Armate israeliane nella formazione del personale per prevenire questo tipo di comportamenti. Inoltre, sta preparando materiale informativo destinato alle guide turistiche che accompagnano gruppi di soldati a Gerusalemme.
Il rapporto non include gli attacchi commessi da cittadini israeliani al di fuori del Paese. Tra questi menziona la distruzione di una statua di Gesù Cristo e la profanazione di un’immagine della Vergine Maria nel sud del Libano da parte di soldati israeliani.
Durante tutto il 2025, il Religious Freedom Data Center ha documentato 181 attacchi contro cristiani in Israele, di cui 150 si sono verificati a Gerusalemme, una tendenza che, secondo i dati del primo semestre del 2026, continua ad aggravarsi.