Paulos III Nona, recentemente eletto Patriarca di Babilonia dei Caldei, tornerà in Iraq per assumere il suo incarico dopo essere stato espulso da Mosul nel 2014 dallo Stato Islamico, in un momento in cui la Chiesa caldea cerca di riprendersi dopo la recente crisi interna.
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Da Mosul all’esilio: una Chiesa costretta a fuggire
Secondo quanto riportato dalla Iraqi Christian Foundation, Nona era arcivescovo caldeo di Mosul quando, nell’estate del 2014, i terroristi dell’ISIS presero la città e forzarono l’esodo dei cristiani.
L’offensiva jihadista comportò lo svuotamento quasi totale di una delle comunità cristiane più antiche del mondo. Nona, insieme ad altri leader ecclesiali, dovette abbandonare la città insieme ai suoi fedeli.
Anni di ministero fuori dall’Iraq
Dopo quegli eventi, nel 2015 fu nominato arcivescovo caldeo di Australia e Nuova Zelanda, trasferendo il suo ministero fuori dall’Iraq in un momento in cui la presenza cristiana nel paese attraversava una delle sue fasi più critiche.
Durante questi anni, la diaspora divenne una delle principali destinazioni dei cristiani iracheni che fuggivano dalla violenza e dalla persecuzione.
Ritorno come capo della Chiesa caldea
Più di un decennio dopo la caduta di Mosul, Nona è stato eletto Patriarca di Babilonia dei Caldei, la più grande comunità cristiana dell’Iraq.
La sua presa di possesso è prevista per la fine di maggio del 2026 a Baghdad, in una cerimonia che segnerà il suo ritorno nel paese dove esercitò il suo ministero prima dell’irruzione del terrorismo.
Un simbolo per i cristiani dell’Iraq
Il ritorno di Nona come patriarca ha una forte carica simbolica per la comunità cristiana irachena, che negli ultimi anni ha subito spostamenti, persecuzioni e una notevole riduzione della sua presenza nel paese.
La sua elezione e il suo ritorno vengono interpretati come un segno di continuità e di ricostruzione per una Chiesa che cerca di rimanere nella sua terra d’origine nonostante le difficoltà.