L'Arcidiocesi di Valencia non ha indagato sul sacerdote Borja Escrivá: lo hanno designato coordinatore dei minori a Gandía e i genitori lo hanno fermato

L'Arcidiocesi di Valencia non ha indagato sul sacerdote Borja Escrivá: lo hanno designato coordinatore dei minori a Gandía e i genitori lo hanno fermato

La polemica intorno al sacerdote Borja Escrivá, noto sui social come SacerdosMariae, torna a sollevare interrogativi sull’azione dell’Arcidiocesi di Valencia di fronte a situazioni che, pur senza sfociare in una condanna penale definitiva, generano un evidente scandalo pubblico e incidono sulla fiducia dei fedeli. Come ha spiegato InfoVaticana, il sacerdote fu indagato nella nota “Operación Telémaco”, un’inchiesta della Guardia Civil su reti di scambio di materiale pedofilo su internet. Sebbene alla fine sia stato assolto dalla Audiencia Provincial, attraverso lo stesso coinvolto abbiamo appreso che l’allora arcivescovo di Valencia, il cardinale Antonio Cañizares, non aprì un procedimento canonico né condusse alcuna indagine ecclesiastica aggiuntiva sui fatti che dimostrarono che Borja Escrivá conservava immagini di minori nudi sul suo computer. Solo la reazione dei genitori evitò che fosse designato per coordinare attività con minori nella Colegiata de Gandía.

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Il processo giudiziario ha avuto un percorso complesso. In prima istanza, il tribunale penale n. 15 di Valencia, con sede ad Alzira, lo condannò per detenzione di pornografia infantile. Tuttavia, il sacerdote ricorse in appello contro la sentenza e la Audiencia Provincial finì per annullare la condanna e assolverlo in una risoluzione che in seguito acquisì fermezza.

L’assoluzione si basò sull’interpretazione del tipo penale della pornografia infantile. Il tribunale ritenne che le immagini trovate nel procedimento non raggiungessero il grado di esplicitezza sessuale richiesto dalla giurisprudenza per essere qualificate penalmente come pornografia infantile. Nella stessa sentenza si afferma letteralmente:

“Nel caso che ci ocupa, crediamo che sia forzato sostenere che le immagini a cui fa riferimento la sentenza nei fatti provati possano integrarsi nell’ambito della pornografia infantile, attenendosi al contenuto letterale del precetto e all’interpretazione giurisprudenziale menzionata; così la prima fotografia di una minore tra i sei e i dodici anni si mostra nuda dal dorso verso l’alto in atteggiamento sorridente, senza alcuna posa sessuale; la seconda delle immagini mostra due minori di età superiore ai dodici anni sotto la doccia con i corpi nudi senza che si realizzi alcun tocco, la terza delle fotografie mostra una minore di età superiore ai dodici anni, esibendo unicamente i seni; la terza fotografia mostra una minore tra i sei e i dodici anni, con il corpo nudo al pari della quarta fotografia, senza che si focalizzi in modo esplicito i suoi organi genitali, e senza pose di chiaro contenuto sessuale”.

La Audiencia concluse che quelle immagini non potevano essere considerate pornografia infantile nel senso penale stretto e per questo annullò la condanna. Tuttavia, lo stesso procedimento ha constatato altri elementi che hanno provocato un forte scandalo pubblico. Tra questi figuravano download con titoli di contenuto aberrante e la presenza nel dispositivo investigato di diverse fotografie di minori da 6 a 12 anni nude descritte dalla stessa sentenza.

Sebbene questi fatti non raggiungessero rilevanza penale sufficiente per sostenere una condanna, sì fanno parte dei fatti provati del procedimento. E proprio per questo molti fedeli ritengono che la questione non si limiti all’ambito penale, ma anche a quello ecclesiale e pastorale, specialmente quando si tratta di assegnare responsabilità che implicano contatto con minori.

Nonostante quel contesto, l’Arcidiocesi di Valencia non aprì un procedimento canonico né un’indagine disciplinare interna dopo l’assoluzione in tribunale. Di fatto, secondo quanto emerge dal burofax di rettifica ricevuto da questo mezzo da parte di Borja Escrivá, non si avviò mai alcun processo canonico sul caso. Col tempo, il sacerdote fu reintegrato nel ministero e destinato come assegnato alla Colegiata de Gandía.

La controversia è esplosa quando si è annunciato che avrebbe collaborato coordinando il movimento junior della parrocchia, una struttura che lavora direttamente con bambini e adolescenti. A conoscenza dei precedenti del caso, diversi genitori hanno espresso la loro preoccupazione e alcuni hanno persino ritirato i loro figli dalle attività.

La reazione delle famiglie ha costretto infine a rettificare. In un incontro celebrato con i genitori, l’abate della Colegiata ha comunicato che il sacerdote non avrebbe assunto la coordinazione dei junior né avrebbe avuto responsabilità dirette con minori in quel ambito.

L’episodio centra il dibattito sulla prudenza pastorale nell’assegnazione di destinazioni sacerdotali. Sebbene il processo penale sia terminato con un’assoluzione, i download investigati e le immagini descritte nella stessa sentenza fanno parte dei fatti accreditati nel procedimento. Per molti fedeli, proprio per questa ragione, la questione rilevante non era più penale ma ecclesiale: se sia prudente affidare responsabilità con minori a un sacerdote il cui caso giudiziario includeva quel tipo di materiale.

Abbiamo appreso inoltre, attraverso il burofax di rettifica inviato a questo mezzo, che in nessun momento si aprì alcun processo canonico sul sacerdote. Questo dato risulta particolarmente rilevante perché, nonostante le domande formulate per mesi da questo mezzo, l’Arcidiocesi di Valencia non ha offerto spiegazioni pubbliche sulla gestione del caso.

La questione acquisisce inoltre una dimensione singolare perché Borja Escrivá si è convertito in uno dei sacerdoti spagnoli con maggiore presenza sui social network. Sotto il nome SacerdosMariae supera attualmente i 30.000 follower, il che lo ha convertito in una figura mediatica all’interno dell’ambito cattolico digitale.

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