Ci sono idee che non hanno bisogno di effetti speciali per lasciare un segno: basta un’immagine semplice, una valigia, e una domanda che infastidisce. Il video “Maleta de viaje”, condiviso dal Centro de Ayuda para la Mujer Latinoamérica, propone un esercizio intimo: “In quella valigia dovrai mettere la cosa più preziosa della tua vita… ma hai un problema, e cioè che la cosa più preziosa non entra in quella valigia”. Da lì apre una porta che oggi cercano di chiudere in fretta e furia: la vita —e l’amore che la sostiene— non è un peso né un ostacolo. È, nel senso più profondo, l’opportunità di esistere, di essere amati e di amare.
La promessa moderna di ‘autonomia’ e ‘libertà’ totale sembra attraente… fino a quando rivela il suo vuoto. Il video lo dice chiaramente: “Siamo stati creati in compagnia degli altri”; e pone una verità elementare che oggi si discute riducendone il valore: la vita umana si realizza nei legami, nel senso di appartenenza, in famiglia.
https://youtu.be/tLZXEogC1KQ?si=zpuT_toBeymuKW5_
Il video conclude con una frase contundente e meravigliosa: In una valigia non entra una famiglia… ma dentro di te sì.
Quel messaggio tocca una ferita reale del continente. L’America Latina e i Caraibi vivono una svolta demografica accelerata: il tasso globale di fecondità è arrivato a 1,8 figli per donna nel 2024, al di sotto del livello di sostituzione.
In Messico, le nascite registrate nel 2023 sono state 1.820.888 e il 5,6% corrispondeva a madri di 10 a 17 anni, un dato che ritrae una maternità che molte volte arriva senza rete, senza accompagnamento e con vulnerabilità accumulate.
La paradosso è amaro: meno nascite, e allo stesso tempo, più fragilità quando la maternità avviene.
Nel frattempo, all’altro estremo del dibattito pubblico, l’aborto si presenta frequentemente come “uscita”, quasi sempre con un linguaggio che riduce la vita umana a una statistica in più. Documenti ufficiali hanno stimato un tasso annuale di aborto indotto in Messico di 33 per ogni 1.000 donne di 15 a 44 anni, una cifra che mostra che non si tratta di casi isolati ma di un fenomeno strutturale.
Qui è dove “Maleta de viaje” diventa più di un video: è uno specchio. La crisi non è solo legale o medica; è culturale e affettiva. Per molte donne, la maternità è diventata sinonimo di paura: di perdere opportunità, di essere abbandonate, di portare da sole tutto, di non avere risorse, di essere giudicate. E quando la società normalizza che la vita “non entra” —nel bilancio, nel piano, nell’agenda— il risultato è un paese che impoverisce il suo futuro e indurisce il suo cuore.
In tempi in cui la vita umana è stata relativizzata e ridotta a ‘niente’, “Maleta de viaje” ci ricorda una verità permanente: la vita umana non si riduce, si abbraccia. E se il continente vuole uscire dalla sua crisi di maternità, dovrà tornare all’essenziale: proteggere la vita, dignificare la madre, ricostruire la famiglia, e fare dell’accompagnamento un impegno sociale ineludibile.
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