José Juan Sánchez Jácome / ACN.- Si avvicinano i giorni della passione e morte del Nostro Signore Gesù Cristo. Indipendentemente dai risultati ottenuti durante questo tempo di preparazione, si sente l’emozione che provoca nelle comunità cristiane la celebrazione della festa di Pasqua.
La Quaresima ci ha guidato in questo processo di conversione, specialmente nei momenti di stanchezza e confronto che, oltre a rivelare la nostra debolezza, mostrano le intenzioni del maligno che ci attacca con tutta la sua forza quando vogliamo davvero tornare al Signore e essere fedeli nel suo cammino.
In effetti, ci sono fattori avversi che hanno la capacità di scuotere la nostra vita e deviarci dal nostro scopo. In questo processo non appaiono solo le nostre debolezze e i nostri peccati, non solo emerge la stanchezza e la nostra incoerenza, ma – come accade ogni anno – sorgono notizie, pubblicazioni ed eventi che vogliono screditare ciò che celebriamo, indurre allo scandalo, confrontare le comunità cristiane, colpire l’autorità morale della Chiesa e sottrarre credibilità alla fede cristiana.
Tuttavia, questa avversità con cui dobbiamo lottare, la Quaresima ha sensibilizzato la nostra anima per mantenerci in questo cammino difficile e arrivare a percepire, durante i giorni santi, il mistero della misericordia di Dio e tutto ciò che ha rappresentato la sofferenza di Gesù per la salvezza dell’intera umanità.
Se per caso non ci fossimo preparati adeguatamente durante queste settimane di Quaresima, confidiamo che l’evento stesso della passione e morte del nostro Salvatore ha il potere di illuminare la nostra realtà, portarci a fermarci nella nostra vita, generare una profonda riflessione e aiutarci a sentire dolore per i nostri peccati. C’è sempre una motivazione per rettificare quando tocchiamo il cuore, contemplando la croce del nostro Salvatore.
Se non abbiamo vissuto la Quaresima e ci troviamo improvvisamente con l’evento pasquale, almeno emergiamo dal nulla come il Cireneo a cui obbligano a deviare il suo cammino e, senza che se lo aspetti, inizia a guardare negli occhi del Cristo sofferente, sente il suo respiro affannoso, constata il dolore nella sua anima e si commuove per la sua situazione.
Nel caso non avessimo vissuto la Quaresima come dovuto, non permettiamo che il maligno ci faccia cadere nella trappola di pensare che non abbia più senso celebrare la Settimana Santa perché, non avendoci preparati, non avrà alcun beneficio per noi.
C’è sempre tempo per riconsiderare, c’è sempre un’opportunità per tornare a Dio. Non permettiamo che nessuno ci rubi questo kairós per accompagnare Gesù Cristo nel cammino della croce. Dobbiamo iniziare questa esperienza scoprendo che la sofferenza e la morte non hanno finito il Signore né hanno potuto sconfiggere il piano di redenzione, così come la speranza che i profeti hanno mantenuto, nel corso dei secoli, di scuoterci in modo strutturale dal dominio del male.
Avendo vissuto l’umanità nell’oscurità, la morte e la sottomissione, per il Signore Gesù c’è un passo verso la luce, verso la vita nuova e verso la vittoria definitiva contro il male, che celebriamo proprio nei giorni santi, specialmente quando entriamo nella notte santa della resurrezione del nostro Salvatore Gesù Cristo.
Ma dobbiamo vivere passo dopo passo il mistero pasquale e essere consapevoli degli aspetti che comporta, per non voler affrettare questo processo. In passato alcuni dicevano che era esagerato insistere sulla parte della sofferenza, come se fossimo un popolo rimasto bloccato nel Venerdì Santo e non arrivato alla resurrezione; come se fossimo un popolo rimasto alla croce e non avesse raggiunto la contemplazione della luce del Signore.
Sarà necessario sottolineare che questa identificazione del nostro popolo con il Venerdì Santo non è un ristagno, né una fissazione; non significa nemmeno un’ignoranza della vittoria di Gesù e di ciò che comporta il mistero pasquale. Piuttosto rappresenta una fase necessaria per non soccombere al potere immenso del male che ha anche colpito selvaggiamente il nostro popolo.
La nostra gente guarda la croce perché sente che il Signore, che è passato per durissimi patimenti, comprende la nostra sofferenza e non è indifferente alle nostre lacrime. Il nostro popolo si sente compreso e per questo non smette di lottare, perché non perde mai la speranza nell’intervento glorioso del Signore.
Purtroppo non è cambiata la nostra situazione di essere un popolo che soffre, che continua a patire le devastazioni dell’ingiustizia, della povertà e della violenza. In questo modo, la sofferenza e la passione di Gesù continuano a essere per il nostro popolo un punto di riferimento che infonde consolazione, forza e speranza, al fine di rispondere dalla fede a questa realtà avversa.
Per questo, il nostro popolo non smette di piangere, interrogarsi, identificarsi e commuoversi davanti alla passione e morte del nostro Salvatore. San Paolo diceva della croce che: “I giorni della Passione sono giorni in cui le pietre stesse piangono. E che! Se il Sommo Sacerdote è morto, non si piangerà? Bisogna aver perso la fede!”
Questi giorni commuovono la nostra anima contemplando la sofferenza del nostro Salvatore. La terra intera si commuove davanti alle ingiustizie, gli oltraggi e le beffe che ha sofferto un uomo buono e innocente come Gesù. Ci commuoviamo accorgendoci di come, essendo Dio, si è fatto uno di noi e è stato trattato con tanto odio e malvagità. Difficilmente possiamo sottrarci e essere indifferenti, durante questi giorni santi, riguardo a tutto ciò che riflette il volto sofferente e umiliato del nostro Signore.
Per arrivare alla resurrezione e rimanere con una gioia che nessuno ci possa togliere, è necessario prima piangere come dovuto. Abbiamo perso la capacità di opporci alle ingiustizie, così come di commuoverci e sensibilizzarci davanti alle tragedie e al dolore degli altri.
La nostra conversione non passerà di essere solo un miglioramento etico, se non assumiamo il Vangelo e se non riproduciamo i sentimenti di Cristo per solidarizzarci con chi soffre e per continuare a lottare per la pace e la giustizia.
Questo esercizio di contemplare e commuoverci davanti alle sofferenze di Gesù sarà necessario per risvegliare la nostra umanità, per superare la nostra indolenza e per non abbandonare al loro destino le persone che stanno patendo problemi e dolori insopportabili.
Non possiamo fingere che non succeda nulla, né voltare lo sguardo dall’altra parte, né rimanere nella nostra comodità avendo la vita risolta. È necessario commuoverci e reagire davanti alle sparizioni, i sequestri, la violenza, l’insicurezza e la decomposizione sociale. Molte famiglie sono state colpite da questa piaga e continuano a cercare di riprendersi, così come di non perdere la speranza.
Costatando e lamentando questo ambiente di violenza e insicurezza, dobbiamo sostenere i fratelli che sono stati feriti, affinché il mistero del male – che non si commuove per nessuno – non li colpisca doppiamente, al punto da prostrarli nella tristezza, portarli all’odio e alla vendetta e spingerli a vivere nella disperazione.
Che la contemplazione della passione di Gesù ci porti a commuoverci per il Venerdì Santo che affronta il nostro paese e in modo speciale tante famiglie nei paesi e nelle città del Messico. A volte dobbiamo rischiare come la Veronica per sfidare tutti i pericoli e renderci presenti per pulire il volto sfigurato di tanti fratelli. Come dicono quei versi: “Imita la compassione/ di Veronica e il suo manto/ se del volto santo di Cristo/ vuoi nel tuo cuore”.
Che possiamo dire al Signore: “Concedimi la grazia di essere, come Veronica, la donna della compassione, che vince la paura, che vince la tristezza, che vince il proprio dolore e si occupa solo di Te, solo si occupa di asciugare il tuo Volto, di consolare il tuo cuore, di lenire un po’ la tua pena, il tuo abbandono, il tuo dolore”.
Abbiamo bisogno anche, come il Cireneo, di aiutarli affinché si rialzino dalle loro cadute ed esperiscano il conforto, la luce e la pace, in mezzo all’oscurità che stanno vivendo. Come dice San Josemaría Escrivá: “Non è tardi, né tutto è perduto… Anche se ti sembra. Anche se lo ripetono mille voci profetiche. Anche se ti assediano sguardi beffardi e increduli… Sei arrivato in un buon momento per caricare la Croce: la Redenzione si sta compiendo –¡ora!–, e Gesù ha bisogno di molti Cirenei”.