In un contesto di crescente dibattito sulla laicità e i diritti umani in Messico, il senatore Pablo Angulo Briceño, del Partido Revolucionario Institucional (PRI), ha presentato un’iniziativa nella LXVI Legislatura del Senato che mira a riformare l’articolo 130, inciso e), della Costituzione Politica degli Stati Uniti Messicani.
Pubblicata nella Gaceta Parlamentaria nel febbraio del 2026, l’iniziativa cerca di essere uno sforzo dall’opposizione per modernizzare il quadro legale che regola i rapporti tra lo Stato e le chiese, rafforzando i diritti dei ministri di culto senza compromettere il principio di laicità. L’iniziativa non solo aggiorna restrizioni anacronistiche, ma allinea la normativa con standard internazionali dei diritti umani, beneficiando direttamente figure come sacerdoti cattolici, pastori evangelici e altri leader religiosi che sono stati storicamente limitati nella loro espressione pubblica.
L’oggetto centrale del documento parlamentare è una riforma innovativa all’inciso e) dell’articolo 130, che attualmente impone restrizioni severe ai ministri di culto nell’ambito politico-elettorale. La proposta introduce cambiamenti chiave per bilanciare la laicità con la libertà di espressione. Ad esempio, si aggiunge un paragrafo iniziale che stabilisce che «i ministri di culto non saranno oggetto di misure restrittive che possano menomare la libertà di manifestazione e di diffusione delle idee».
Questo significa che i ministri, come cittadini a pieno titolo, potranno esprimere opinioni su temi sociali, morali o pubblici senza timore di sanzioni, purché non superino limiti specifici. Tra i benefici spicca la protezione contro la marginalizzazione per le loro opinioni, un sacerdote cattolico, ad esempio, potrebbe criticare politiche pubbliche o difendere valori etici senza essere accusato di «opporsi alle leggi del paese o alle sue istituzioni», frase ambigua del testo vigente che ha generato interpretazioni restrittive.
Tuttavia, la riforma mantiene riserve essenziali per preservare la neutralità statale. Vieta il proselitismo politico diretto a favore o contro candidati, partiti o associazioni politiche, specialmente in atti di culto pubblico o nell’esercizio del loro ministero. Inoltre, sostituisce il divieto generico di «offendere i simboli patriottici» con uno più preciso, non potranno incitare all’odio o alla discriminazione in riunioni pubbliche, propaganda religiosa, mezzi digitali o pubblicazioni di carattere religioso.
Un altro avanzamento è il riconoscimento esplicito del diritto di riunione pacifica con fini leciti, sebbene si vieti strettamente le riunioni proselitiste politiche nei templi, siti o luoghi di culto. Infine, si proibisce la formazione di raggruppamenti o partiti politici con nomi legati a confessioni religiose, aggiornando il linguaggio per maggiore chiarezza giuridica.
Questi scopi beneficerebbero i ministri eliminando barriere che li convertono in «cittadini di seconda classe», come argomenta il senatore Angulo. Ad esempio, un sacerdote cattolico potrebbe partecipare a dibattiti pubblici su povertà o istruzione senza rischio di nullità elettorale, come è accaduto in casi storici analizzati dal Tribunale Elettorale del Potere Giudiziario della Federazione (TEPJF), come quello di Zimapán dove si è annullata un’elezione municipale in Hidalgo per induzione al voto da parte di ministri di culto a favore del PRD o l’arcidiocesi del Messico con sanzioni per critiche a politiche del PRD su matrimonio egualitario e aborto.
La riforma allinea queste limitazioni con il principio pro persona dell’articolo 1° costituzionale che obbliga a interpretare le norme a favore della protezione più ampia dei diritti umani, inclusa la libertà di coscienza e religiosa consacrata nell’articolo 24.
Nel panorama attuale, i diritti umani dei ministri di culto affrontano contraddizioni evidenti. Sebbene la Costituzione del 1917 e le sue riforme successive promuovano l’universalità, l’interdipendenza e l’indivisibilità dei diritti, l’articolo 130 mantiene restrizioni anacronistiche che risalgono a un anticlericalismo post-rivoluzionario.
I ministri non possono associarsi con fini politici né opporsi pubblicamente a leggi o istituzioni, il che contrasta con la libertà di espressione, di stampa e di riunione. Queste limitazioni risultano sproporzionate in una società plurale del XXI secolo. Secondo esperti citati nell’iniziativa, tali restrizioni violano il principio di non discriminazione per motivi religiosi e non si adattano a trattati internazionali come il Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici o la Convenzione Americana sui Diritti Umani. In pratica, questo marginalizza i ministri, impedendo loro di contribuire al bene comune senza che ciò implichi ingerenza statale.
Gli ultimi cinque anni (2021-2025) hanno visto esempi concreti di sacerdoti e vescovi cattolici denunciati per le loro opinioni su temi sociali, politici e morali, il che evidenzia l’urgenza della riforma proposta. Nell’aprile del 2024, la allora candidata presidenziale oppositore Xóchitl Gálvez denunciò che almeno 60 sacerdoti stavano essendo indagati dal Governo federale per esprimere opinioni politiche, come critiche all’insicurezza e alla corruzione, in un contesto di elezioni federali. Questa accusa sottolinea come le restrizioni dell’articolo 130 vengano usate per intimidire i chierici che affrontano temi sociali come la violenza dei cartelli o la povertà.
Nel dicembre del 2025, Morena presentò un reclamo presso l’Istituto Elettorale dello Stato di Zacatecas contro il vescovo Sigifredo Noriega Barceló per aver messo in discussione politiche della 4T relative a insoddisfazioni nel settore contadino e collettivi di cercatrici, chiamando ad attendere ai «danneggiati della 4T», il che fu interpretato come un’incursione indebita nella vita pubblica che viola la laicità e la separazione Chiesa-Stato.
Inoltre, in questo periodo si sono promosse iniziative legislative per restringere ulteriormente le opinioni e le attività dei ministri di culto, esacerbando le tensioni. Nel novembre del 2025, deputati affini al regime presentarono un’iniziativa per riformare l’articolo 16 della Legge sulle Associazioni Religiose e Culto Pubblico, cercando di regolare i contenuti digitali di sacerdoti e pastori sui social media sotto pretesti di «neutralità digitale» e «prevenzione di discorsi d’odio».
Questa proposta, che obbligherebbe a sottomettere pubblicazioni a linee guida della Segreteria di Gobernación e un’Agenzia di Trasformazione Digitale, fu ritirata dopo proteste di attivisti di diverse confessioni, ma evidenziò tentativi di censura. Questo stile di proposte legislative riflette un pattern di tentativi per limitare la voce religiosa nello spazio pubblico, contrastando con la proposta del senatore Pablo Angulo che cerca di espandere le libertà.
Dalle riforme del 1992, pubblicate il 28 gennaio nel Diario Oficial de la Federación, il Messico ha fatto un passo verso una laicità e il riconoscimento delle chiese. Quelle modifiche agli articoli 3, 5, 24, 27 e 130 concessero personalità giuridica alle associazioni religiose, permisero il voto ai ministri e moderarono proibizioni come la proprietà di beni da parte delle chiese o di mezzi di comunicazione. Questo culminò con una separazione radicale e ostile.
Nel 2011, la riforma all’articolo 1° costituzionale incorporò il pro persona e la progressività dei diritti, rafforzando la protezione della libertà religiosa. Tuttavia, l’inciso e) del 130 rimase intatto perpetuando limitazioni che non evolsero con la democrazia.
L’iniziativa del senatore Angulo Briceño contribuisce in un momento opportuna per aggiornare la normativa in materia di libertà religiosa. Il Messico, come repubblica democratica e laica, deve riconoscere pienamente i diritti umani dei ministri di culto, allineando l’articolo 130 con l’evoluzione sociale e giuridica. Questa riforma, secondo il proponente, non indebolisce la separazione Stato-Chiese, ma la consolida, promuovendo una convivenza rispettosa in una società plurale.
La proposta invita a un dibattito nazionale su come bilanciare laicità e diritti, evitando che la fede sia pretesto per discriminazione. Se approvata, potrebbe segnare una tappa nella maturità democratica messicana, beneficiando non solo i ministri, ma l’intera cittadinanza promuovendo un dialogo più inclusivo, specialmente quando la legislazione sulle relazioni tra lo Stato e le chiese necessita di modernizzarsi riconoscendo che le associazioni religiose sono attori fondamentali in un Messico dove il dialogo e il dibattito devono prevalere sopra l’autoritarismo e il populismo del regime.
L’iniziativa del senatore Pablo Angulo può essere consultata qui: