Pbro. Jose Juan Sánchez Jácome / ACN.- Viviamo in una società segnata da un clima di irritazione e confronto. Tutti i giorni siamo esposti all’odio, alle aggressioni, alla violenza, alle mancanze di rispetto e alle espressioni volgari. Si sente e si soffre il rancore, l’invidia, la rabbia e l’odio che si respirano in diversi luoghi. Né le case né gli spazi scolastici si liberano da un ambiente corrotto come questo.
Nei mezzi di comunicazione, nelle reti sociali e in diversi luoghi dove transitiamo tutti i giorni lo constatiamo e lo soffriamo. Non è solo che siamo colpiti e raggiunti da questo tipo di aggressioni verbali e atteggiamenti ostili, ma anche noi stessi contribuiamo a nutrire questo stesso ambiente.
Accade che, di fronte agli attacchi, assumiamo la stessa logica dell’aggressore e rispondiamo molte volte in modo impulsivo con insulti e squalifiche, persino in situazioni del tutto banali e insignificanti. L’ambiente ci ha raggiunto e ci sconvolge in tale modo che ci costa contenerci e reagire con senno, con educazione, con comprensione, con carità e con intelligenza.
Un ambiente generalizzato di insulti, aggressioni, scortesia, mancanze di rispetto ed espressioni volgari fa parte di questo processo di decomposizione sociale in cui si sta smettendo di valorizzare la vita e la dignità umane. Un ambiente come questo ci porta gradualmente a calpestare la verità e il senso profondo della vita, così come i valori umani.
Il male ha colpito in modo sistematico la nostra vita e le relazioni umane. Non solo stiamo perdendo il senso del bene, della verità, dell’onestà e della giustizia, ma applaudiamo, celebriamo e giustifichiamo il male che finisce per offuscare e compromettere una vita autenticamente umana. Stiamo arrivando all’estremo di perdere persino il senso comune.
In un ambiente così, di conseguenza, si perde anche il senso del sacro. E quando si perde il senso del sacro non è che si perda semplicemente la capacità religiosa e trascendente, non è che si smetta di rendere culto e lode a Dio, ma molto presto si inizia a calpestare la vita, a manipolarla e instrumentalizzarla, a disporne per i fini più perversi.
Si perde il senso del sacro quando lasciamo al loro destino un ferito, un malato e un moribondo; quando sminuiamo la realtà dell’aborto per privatizzarlo nel discorso dei diritti umani, al fine di chiederne la legalizzazione a tutti i costi; quando in un incidente l’avidità spinge al saccheggio e alla rapina, lasciando al loro destino i feriti; quando non si soccorrono i migranti né si vede la loro estrema necessità e indifensione, ma si vedono come preda per rapirli, minacciarli e assassinarli; quando si assaltano le persone nelle vicinanze degli ospedali nonostante le limitazioni economiche che hanno e soprattutto nonostante la loro tristezza e il loro dolore per le malattie e le urgenze che affrontano i loro familiari ricoverati; quando si schiavizzano e si prostituiscono i bambini rubando la loro innocenza e violentando la loro vita; quando non c’è pietà davanti alle persone assassinate, semplicemente perché non pensavano come noi o non appartenevano alla nostra ideologia, quando si celebra e si applaude la morte di queste persone.
Drammaticamente si sta perdendo il senso del sacro, generando situazioni di pericolo e di rischio per tutti. Molte volte non ha importato la tragedia e il dolore di tante persone. A volte la commozione causata dagli omicidi e dalle irruzioni della violenza si è trasformata in un protocollo di un minuto di silenzio o in una tregua umanitaria, per poi tornare all’attacco con lo stesso odio e avversione di prima.
Alcuni anni fa il cardinale Mauro Piacenza sosteneva che: «L’uomo di ogni tempo percepisce l’esperienza del male intorno a sé e del male in sé stesso. In questi ultimi 50 anni, con un accento sugli ultimi 20, per la prima volta l’intera umanità vive un’esperienza mai affrontata prima: quella dell’amplificazione del male attraverso i mezzi di comunicazione, prima con la televisione e poi con Internet… Possiamo dire che, per la prima volta, l’umanità si trova di fronte all’esperienza del “male universale” per il quale non è preparata, per il quale non è stata creata e che, teologicamente parlando, solo Nostro Signore Gesù Cristo ha potuto provare e portare sulla croce».
È il momento di reagire come richiede questo momento critico in cui il male si è globalizzato, si acutizza e si insinua in molti modi. Dobbiamo promuovere una vita più spirituale per recuperare lo più umano della nostra esistenza, accettando che anche a noi il male ha colpito addormentando la nostra coscienza e sminuendo molte situazioni peccaminose di fronte alle quali dobbiamo reagire energicamente.
Si sta perdendo il senso del bene, il senso comune, il senso del sacro e il senso del peccato. Di fatto, quando si perde il senso del peccato si accentua maggiormente la perdita del senso del sacro.
Approfittiamo della luce, della forza e della speranza che portano i testi apocalittici delle Sacre Scritture che si meditano in queste settimane di transizione nel calendario liturgico della Chiesa. Questi testi ci ricordano, per quanto difficili siano le situazioni che affrontiamo, che Cristo ha vinto il peccato, la morte e la malvagità che c’è nel mondo.
Per non scoraggiarci né soccombere alla stanchezza, teniamo molto presente l’annuncio della parola di Dio per mantenerci fermi nella fede e generare speranza nel popolo di Dio. Come riflette il papa Francesco:
“Quando il cielo si presenta tutto nuvoloso, è una benedizione che si parli del sole. Allo stesso modo, il vero cristiano non si lamenta o si arrabbia, ma è convinto, per la forza della resurrezione, che nessun male è infinito, nessuna notte è senza fine, nessun uomo è definitivamente in errore, nessun odio è invincibile di fronte all’amore”.