In un paese assediato dalla violenza che non dà tregua, la Conferenza dell’Episcopato Messicano (CEM) ha elevato la voce contro l’ondata di omicidi che pone fine alla vita dei «costruttori di pace». L’omicidio brutale del sindaco di Uruapan, Carlos Manzo Rodríguez, avvenuto durante i festeggiamenti del Giorno dei Morti, si erge come il simbolo più lacerante di questa crisi. «Il Messico vive momenti dolorosi», avvertono i vescovi in un comunicato emesso questo fine settimana, esigendo non solo giustizia, ma un contrasto frontale alle radici del crimine organizzato che divora lo Stato di Diritto.
Il crimine contro Manzo, un leader morenista di 45 anni noto per il suo coraggio nel denunciare l’interferenza del narcotraffico in Michoacán, è avvenuto la notte del 1º novembre nella Plaza Morelos di Uruapan. Durante il Festival de Velas, un evento multitudinario che riuniva famiglie in onore dei defunti, il pistolero si è avvicinato al sindaco, che in precedenza aveva trasmesso sui social network. Senza proferire parola, l’attaccante ha aperto il fuoco: sette colpi hanno raggiunto il torso di Manzo, che è caduto inerte davanti a decine di testimoni terrorizzati.
Manzo non era un politico estraneo al rischio. Nelle settimane precedenti, aveva pubblicamente invocato una maggiore protezione federale, allertando su minacce dirette del crimine organizzato che controlla le rotte dell’avocado e i porti nella regione. «Uruapan sanguina per l’impunità», ha dichiarato in un’intervista con CNN il mese scorso, posizionandosi come un «costruttore di pace» promuovendo programmi contro l’estorsione e il reclutamento forzato dei giovani. La sua morte, la numero 12 di sindaci in Messico quest’anno, non solo lascia vedova e tre figli nel lutto, ma una città in ebollizione: migliaia hanno protestato domenica nelle strade di Uruapan, esigendo le dimissioni del governatore Alfredo Ramírez Bedolla e intonando «¡Giustizia per Carlos!».
La condanna è stata unanime e trasversale. La presidente Claudia Sheinbaum, nel suo primo messaggio come mandataria, ha espresso «assoluta fermezza» contro il «vile omicidio», promettendo che «non ci sarà impunità» e ordinando a Omar García Harfuch, segretario alla Sicurezza, di guidare l’indagine. «Esprimo le mie condoglianze alla sua famiglia e al popolo di Uruapan», ha detto a Palazzo Nazionale, sebbene i critici dell’opposizione la accusino di minimizzare la crisi qualificando i manifestanti come «avvoltoi» che cercano di destabilizzare il suo governo. Dal settore imprenditoriale, la Confederación Patronal de la República Mexicana (Coparmex) e la Confederación de Cámaras Industriales (Concamin) hanno ripudiato il fatto come un «duro colpo alle istituzioni», esortando «determinazione» per eradicare la corruzione che alimenta il narco. L’Academia Mexicana de Ciencias Penales (AMCP) ha deplorato la perdita e ha chiamato a una «strategia anticrimine integrale», mentre Amnesty International e Human Rights Watch hanno emesso avvisi sul «collasso dello Stato» in Michoacán, dove il CJNG contende il territorio ai Los Viagras.
In questo contesto di indignazione collettiva, il messaggio della CEM, firmato dal vescovo Ramón Castro Castro (presidente), Héctor M. Pérez Villarreal (segretario generale) e Javier Navarro Rodríguez (responsabile di Giustizia e Pace), irrompe come un faro morale. Intitolato «Ante los recientes asesinatos de constructores de paz en México», il documento –divulgato il 2 novembre– non si limita al lamento: esige un giro radicale nella risposta statale. «L’omicidio codardo del sindaco Carlos Manzo si aggiunge a una preoccupante catena di crimini contro coloro che costruiscono la pace e difendono la dignità delle loro comunità», inizia il testo, alludendo anche al commerciante Bernardo Bravo, crivellato di colpi giorni prima a Veracruz per resistere alle estorsioni.
I vescovi vanno al fondo: «I posti di blocco sulle strade, lo spossessamento delle terre, le minacce costanti a produttori, commercianti e governanti riflettono un grave indebolimento dell’ordine costituzionale». Criticando la superficialità delle azioni punitive –»non basta più arrestare l’assassino»– e puntando al «vero crimine»: l’onnipresenza di gruppi armati che «controllano la vita pubblica» in intere regioni. «Bisogna combattere con determinazione e intelligenza la vita minacciata di migliaia di cittadini che giorno dopo giorno vedono oltraggiate le loro libertà», gridano, ricordando che Manzo e Bravo sono morti per «alzare la voce e affrontare la mancanza di Stato di Diritto».
L’appello è inclusivo e urgente: «Costruire la pace è compito di tutti: famiglie, insegnanti, commercianti, imprenditori, membri delle diverse denominazioni religiose e cittadini dei tre ordini di governo». La Chiesa offre il suo «Diálogo Nacional por la Paz» come piattaforma di coordinamento, uno spazio di «incontro, dialogo e azione» che ha riunito vescovi, ONG e autorità dal 2019. Rivolgendosi direttamente ai violenti, i prelati citano la Genesi: «Chiamiamo tutti i messicani che stanno provocando questa violenza a fermarla e rispettare la vita di tutti, poiché ogni fratello è un dono di Dio. Caino, dov’è tuo fratello?». Infine, invocano la Vergine di Guadalupe: «Guida i nostri cuori e interceda per noi affinché insieme raggiungiamo la pace, la libertà e lo sviluppo che il nostro Messico merita».
