In un messaggio diffuso all’inizio della Settimana Santa, i vescovi del Messico hanno rivolto al Popolo di Dio un’esortazione chiara e urgente: “Il Messico ha bisogno della speranza del Crocifisso risorto”. La frase, pronunciata dall’arcivescovo di San Luis Potosí e tesoriere della CEM, Jorge Alberto Cavazos Arizpe, riassume il nucleo di un documento che non si limita alla devozione liturgica, ma interpella direttamente i dolori e le divisioni della società messicana attuale.
Il messaggio, inviato dai membri del Consiglio di Presidenza della CEM, è stato presentato in un video ufficiale che circola ampiamente sui social. In esso, i pastori ricordano che la passione, la morte e la resurrezione di Cristo “non si tratta solo di ricordare un avvenimento del passato, si tratta di aprire il cuore affinché Cristo trasformi nuovamente la nostra vita e la storia del nostro popolo”, come ha espresso il presidente della CEM e vescovo di Cuernavaca, Ramón Castro Castro.
La Chiesa in Messico, affermano i vescovi, “cammina con il suo popolo, cammina con chi soffre, con chi cerca speranza, con chi clama per la pace e per chi clama per la giustizia”. È un cammino concreto, incarnato nelle realtà più dure del paese: la violenza che lascia vittime, le famiglie che ancora cercano i loro scomparsi e la disperazione che corrode migliaia di messicani. Il segretario generale della CEM e vescovo ausiliare di Messico, Héctor Mario Pérez Villarreal, lo ha posto come il tempo di “ascoltare il grido dei poveri, delle vittime, di coloro che non trovano i loro cari o che vivono nella disperazione”.
Ma il messaggio va oltre la denuncia sociale. Sottolinea con forza uno scopo concreto e attualissimo: vincere la polarizzazione che avvelena il dibattito pubblico messicano. Il vicepresidente della CEM e arcivescovo di León, Jaime Calderón Calderón, ha ricordato l’invito del Papa a “disarmare il linguaggio”. “Rinunciando alle parole che feriscono e seminando parole che costruiscono comunione”, ha detto. In un paese dove gli insulti, le accuse e la polarizzazione si moltiplicano con facilità sui social e nel discorso politico, i discepoli di Cristo sono chiamati “a parlare con verità, con rispetto e con carità”. La croce, ha sottolineato, “non divide, riconcilia”.
Questo appello assume una particolare rilevanza in un contesto nazionale segnato da profonde divisioni politiche, sociali e culturali. I vescovi non si limitano a deplorare la realtà; propongono un cammino spirituale ed etico per superarla. La Settimana Santa si presenta come un’opportunità privilegiata per “imparare nuovamente ad ascoltare”, ascoltare Dio nella sua Parola e ascoltare il cuore dei fratelli. Ascoltare, in definitiva, è il primo passo per ricostruire il tessuto sociale rotto.
Il tesoriere Cavazos Arizpe ha approfondito la dimensione speranzosa del messaggio pasquale. “Il male non ha l’ultima parola. La sofferenza della croce non termina nell’oscurità del sepolcro. Dio apre sempre un nuovo cammino di vita”. Per questo, la Pasqua è “la grande speranza dell’umanità”. Cristo risorto dimostra che “la vita è più forte della morte, che l’amore è più forte dell’odio e che la speranza è più forte della paura”. E lo applica direttamente al Messico: “Oggi il Messico ha bisogno della speranza del Crocifisso risorto. Ha bisogno di uomini e donne che vivano la loro fede con coraggio, con coerenza e con fedeltà”.
Il primo vocal, vescovo di Ciudad Valles, Roberto Yenny García, ha invitato le comunità concrete —parrocchie, famiglie, giovani— a fare di questi giorni “un tempo di incontro con Dio. Un tempo per riconciliarci. Un tempo per tornare ad amare. Un tempo per rinnovare la nostra speranza”. Il secondo vocal, vescovo di Ciudad Obregón, Rutilo Felipe Pozos Lorenzini, ha affidato il popolo messicano all’intercessione di Nostra Signora di Guadalupe, “Madre che accompagna la fede e la speranza della nostra Nazione”, e ha chiamato “Principe della Pace” Gesù Cristo.
Il presidente Ramón Castro Castro ha chiuso il messaggio con un’affermazione di vicinanza: “I vescovi del Messico camminano con voi. Invitiamo tutti i fedeli, tutte le famiglie, tutti i giovani e le comunità a vivere profondamente con fede questa Settimana Santa”.
Il documento non è un testo meramente devozionale. È un appello che unisce contemplazione e azione sociale. In un paese dove la polarizzazione minaccia di fratturare ancor di più la convivenza, i vescovi propongono la croce come antidoto, non come strumento di condanna, ma come segno d’amore che riconcilia. La Settimana Santa smette di essere solo un ricordo liturgico per diventare un tempo di conversione collettiva: conversione del linguaggio, conversione dell’ascolto, conversione della speranza.
Di fronte alla violenza che continua a mietere vite, di fronte alla disperazione delle famiglie dei scomparsi, di fronte alla tentazione di rispondere all’odio con più odio, i vescovi offrono l’unica risposta veramente cristiana, la forza trasformatrice del Risorto. Non promettono soluzioni magiche né programmi politici, ma qualcosa di più profondo: la certezza che l’amore di Cristo può cambiare cuori e, da lì, cambiare la storia di un popolo.
Questo messaggio arriva in un momento opportuno. La Settimana Santa 2026 non è solo una festività religiosa; è un’opportunità per il Messico di fare una pausa, guardare la sua realtà con sincerità e decidere, come nazione, di disarmare le parole che feriscono e abbracciare quelle che costruiscono. I vescovi lo hanno detto con chiarezza: la croce riconcilia, la Pasqua vince il male e il Messico, oggi più che mai, ha bisogno della speranza del Crocifisso risorto.