Hai Dio e la protezione della Vergine. Cosa puoi chiedere di più?

Hai Dio e la protezione della Vergine. Cosa puoi chiedere di più?

Pbro. José Juan Sánchez Jácome / ACN.- Prima di chiedere la pace e la salute, bisogna ricevere la parola di Dio, come la Vergine Maria che prima di accogliere Gesù nel suo seno lo aveva già accettato nel suo cuore. I santi sottolineano questo aspetto formidabile nella vita della Santissima Vergine Maria.

Sant’Agostino dice che “Maria prima di concepire Gesù nel suo grembo, lo concepì nel suo cuore”. E San Giovanni Eudes sostiene che: “Così come il Padre eterno concesse a Maria di concepire il suo Figlio prima nel suo Cuore e poi nel suo seno verginale, così anche le diede il potere di formarlo nel cuore dei figli di Adamo”.

Questo è il ministero di Maria: accompagnarci affinché Gesù si formi nel nostro cuore. A esempio di Maria, dobbiamo fare spazio al Signore per lasciarci abitare dalla sua presenza e ricevere i doni che promette.

Nei momenti difficili è necessario volgere lo sguardo al sofrimento di Gesù a Getsemani (Lc 22, 39-46) per sapere come procedere in un momento di angoscia, in modo tale da aggrapparci alla preghiera.

A volte la sofferenza ci affonda e le malattie si aggravano perché abbandoniamo la preghiera. Gesù, a partire dal suo stesso sofrimento, ci insiste: “pregate per non cadere in tentazione”.

Il diavolo non ha pietà di nessuno, non si commuove per nessuno, tanto meno per i malati. Noi siamo cattivi, non siamo perfetti, ma davanti a un malato ci commuoviamo perché rimangono nella nostra vita visceri di misericordia. Davanti a un’afflizione non passiamo oltre e soccorriamo le persone, cerchiamo di essere attenti alle loro necessità. Perché al di là del peccato e della nostra malvagità ci sono segni di bontà nel nostro cuore.

Ma il diavolo non si impietosisce di nessuno, nemmeno degli agonizzanti. Arriva a suggestionarci e tormentarci con tante idee che rendono la malattia e le tribolazioni insopportabili. Cerca il demonio i momenti di malattia, tribolazione e vera contrarietà per indebolirci, affondarci nel nostro dolore e allontanarci da Dio.

Per questo, nella malattia arrivano quel tipo di pensieri: “Dio non mi ama più, si è già dimenticato di me, si sta vendicando per i miei peccati passati”; “sto pagando per gli errori commessi nel corso della vita”. Quei pensieri vengono dal maligno e torturano l’anima. Ci fanno cadere nel pessimismo, nella tristezza e nella disperazione.

La malattia è molto dura, ma è peggio l’interpretazione che ne facciamo. È molto duro il patimento, quando il medico ci dà la diagnosi, ma a volte è più dura l’interpretazione, quando ingoiamo il veleno di Satana che viene a infonderci idee contrarie su Dio.

Poiché siamo indifesi e deboli nella malattia, non solo a livello fisico ma anche spirituale, per questo Gesù insiste sulla preghiera per non cadere in tentazione, per non cadere nella disperazione, per non voltare le spalle a Dio, per non sentirci respinti da lui.

Il Vangelo evidenzia che Gesù quanto più soffriva, più pregava; quanto più si sentiva solo, più pregava; quanto più dolori arrivavano alla sua anima, più si aggrappava a Dio. Se aumentano i patimenti, fate più preghiera, come Gesù che quanto più soffriva più pregava.

Di solito facciamo il contrario perché quando le cose non si realizzano nel tempo che uno vuole, tendiamo a disperarci; quando le cose non cambiano nel tempo che uno vuole, ci ribelliamo e desistiamo dalla preghiera, che è l’unica cosa che mantiene la speranza.

Gesù chiede la presenza di Dio, il conforto e, dice il Vangelo, gli angeli arrivarono a consolare il Signore. Come tanti angeli arrivano ai letti e alle case dei malati per consolarli, per dir loro che non sono soli, che la Chiesa prega per loro, che sono nella comunione dei santi. Bisogna riconoscere queste manifestazioni dell’amore di Dio attraverso quegli angeli, quelle persone speciali, quei fratelli che si preoccupano e soffrono con noi le malattie. Arrivarono a consolare Gesù perché quanto più soffriva più pregava.

 

Nella preghiera Gesù arriva a un’altra tappa quando dice: “non si faccia la mia volontà ma la tua”. ¡Quanto costa dirlo! E solo è alla portata delle anime grandi. Io voglio guarire, che passi da me questo calice, che si risolvano le cose; io voglio pace, conforto, non voglio passare per questi momenti di oscurità, ma si faccia la tua volontà, Signore.

Mi commuove molto la testimonianza che dava santa Bernardetta, che diceva che quando uno ha visto la Vergine, uno vorrebbe morire in quel momento per rivederla. È così bella la Signora che viene la voglia di morire per rivederla. Se tu l’hai già vista, non vorresti smettere di vederla.

In una certa occasione una sorella religiosa le mostrò a Bernadette una foto dei luoghi di Lourdes e manifestava la grandezza di essere stata scelta per un dono così grande. Bernardetta si limitò a sorridere e, con apparente ingenuità, chiese: “- Sorella, a che serve una scopa? – Per spazzare. Bernardetta continuò a chiedere: – E dopo? – Si mette al suo posto, dietro la porta. – Così ha fatto la Vergine con me. Mi ha usata e mi ha rimessa al mio posto. E io sto molto bene così”.

Non pretendo grandezze, non ho ambizioni di altro tipo, io so cosa ha fatto la Vergine con me, la missione che ho compiuto nella vita e questo vale per l’eternità. “La Vergine mi ha usata”, lo diceva con parole che costa capire e davanti alle quali si può scandalizzare uno, ma riflettono la grandezza dell’anima di Santa Bernardetta. La Vergine mi ha usata, dopo mi hanno messa dietro la porta e lì voglio stare. Quello è il mio posto. Ora mi tocca fare preghiera per la Chiesa e per i malati.

Non voglio perdere la comunione con Dio perché avendo Dio nulla ci mancherà. Perciò, andiamo al tabernacolo per chiacchierare con Gesù. E prima di parlare di pene e dolori, cominciate manifestando l’amore a Dio. Prima di qualsiasi petizione fate questa confessione d’amore. Dite a Dio che lo amate, che siete grati per tutto ciò che avete ricevuto da Lui. Ora siete malati e passate per difficoltà, ma non tutta la vita è stata così. E uno deve essere grato per tutto ciò che ha vissuto, costruito e raggiunto per la provvidenza di Dio.

Pensate a tutte le benedizioni che sono arrivate nella vostra vita, ringraziatele. E ora, come Gesù, fermiamoci un po’ sulle lacrime, sofferenze, malattie e tribolazioni. Nell’ora di aprire il cuore a Dio per esporre questa sofferenza, lo faremo come Gesù, in preghiera, non lo facciamo in un tono di lamento, reclamo o ribellione, ma in preghiera.

Dite a Dio: ecco le mie piaghe, le mie ferite, dolori, patimenti, malattie, la diagnosi che mi ha dato il medico, la lotta di tutti i giorni, l’incertezza su ciò che accadrà. Questa è la mia realtà, la mia pena, afflizione e tristezza, e la metto, Signore, nelle tue mani.

Metto nelle tue mani questo che non posso portare da solo. E per l’intercessione della Vergine Maria, ti supplichiamo, Signore, ci assista per continuare a lottare, per recuperare la salute e per non perdere la fede.

Che la malattia non ci faccia perdere di vista tutto ciò che abbiamo: “Hai Dio e la protezione della Vergine. Che più puoi chiedere? Non dire che ti manca qualcosa perché hai tutto” (San Rafael Arnáiz). Non dimentichiamo, siamo nel cuore della Madre: “La Vergine Dolorosa. Quando la contempli, guarda il suo Cuore: è una Madre con due figli, faccia a faccia: Lui… e tu” (San Josemaría Escrivá).

Tienes a Dios y la protección de la Virgen. ¿Qué más puedes pedir?

 

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