Editorial Centro Católico Multimedial.Corruzione, tradimento e l'abbraccio alla criminalità organizzata

Editorial Centro Católico Multimedial.Corruzione, tradimento e l'abbraccio alla criminalità organizzata

Nella sua opera La ribellione delle élite e il tradimento della democrazia, lo storico statunitense Christopher Lasch avvertiva di un fenomeno allarmante, l’emergere di una classe élite meritocratica che, nel suo desiderio di mobilità ascendente e cosmopolitismo globale, si distacca dalle radici nazionali e tradisce i principi democratici.

Queste élite, descriveva Lasch, agiscono come «turisti nei loro stessi paesi», priorizzando i loro interessi personali sul bene comune, erodendo la coesione sociale e marginalizzando le classi lavoratrici. In Messico, questa critica risuona con una crudezza particolare. Qui, le élite politiche non solo hanno replicato questa disconnessione, ma l’hanno esacerbata mediante una corruzione endemica e una pericolosa simbiosi con il crimine organizzato, accelerando la decomposizione del nostro sistema politico fino a limiti insostenibili.

Le élite messicane, forgiate in un sistema presidenzialista-caudillista che Lasch qualificherebbe di aristocratico travestito da populista, hanno convertito il potere pubblico in un feudo personale. Ogni amministrazione erige la sua propria «aristocrazia» di beneficiari, come indica un’analisi recente sulla corruzione e le élite politiche. Nel primo anno del governo di Claudia Sheinbaum, per esempio, sono stati documentati 51 casi rilevanti di corruzione e impunità, che spaziano dalla malversazione di fondi a conflitti di interesse in contratti pubblici.

Non è una coincidenza che il partito al governo, Morena, sia coinvolto in scandali per spese lussuose dei suoi politici, un problema che indigna la società in un paese dove la corruzione è un male cronico. Queste élite, come quelle descritte da Lasch, si rinchiudono in «ghetti volontari» di privilegi —affari protetti dal foro, dalle curuli o dal seggio, vacanze che non avrebbero mai potuto immaginare se fossero stati all’opposizione, ville blindate in esclusivi complessi residenziali statunitensi, scuole private e viaggi internazionali per “salvare il mondo dal genocidio”— mentre ignorano la tremenda decomposizione e il declino nazionale. Il loro indecente “cosmopolitismo” non è altro che una scusa per evadere le responsabilità: priorizzano alleanze e flussi di capitale discutibili che beneficiano pochi, lasciando indietro milioni nella povertà e nell’insicurezza. Per gli altri, l’austerità, per loro, vivere come pascià.

Questo tradimento si aggrava con la decomposizione politica, un processo che ha convertito il Messico in uno Stato fragile e, in intere regioni, in uno Stato fallito di fronte all’infiltrazione del crimine organizzato. Lasch sosteneva che le élite, controllando il dibattito pubblico, marginalizzano le preoccupazioni reali della cittadinanza, come la disoccupazione o il degrado urbano. Nel nostro contesto, questo si traduce in una «narcopolitica» che è evoluta verso una vera mafia, dove il narcotraffico amplia la sua incidenza mediante relazioni sempre più strette con il potere.

Il crimine organizzato non è solo un problema di sicurezza pubblica, ma di sicurezza nazionale, con cartelli che influenzano elezioni e politiche locali. Durante il processo elettorale del 2024, la violenza politica ha superato soglie allarmanti: omicidi di candidati e funzionari hanno rivelato la sottile linea tra urne e tombe, con il crimine organizzato che si appropria di istituzioni statali. In stati come Guerrero, Michoacán o Sinaloa, l’associazione tra politici e narcos è evidente: patti per il finanziamento di campagne in cambio di impunità, o controllo territoriale che mina la sovranità dello Stato. Nonostante queste evidenze, si mantengono, non cadono, vivono intoccabili, sotto la loro propria legge e supportati dai loro propri mezzi di comunicazione.

 La fragilità istituzionale, aggravata da questa simbiosi, ha generato un collasso dove l’impunità è la norma. Scandali come quello di Tabasco, dove ex funzionari sono fuggiti accusati di dirigere gruppi criminali, illustrano come le élite politiche non solo tollerano, ma integrano il crimine nella loro rete di potere. Questa decomposizione non è accidentale: è il risultato di una politica criminale inefficace che, invece di prevenire, reagisce con repressione selettiva, permettendo che il crimine organizzato infiltri il sistema politico, economico e militare. In parole di Lasch, queste élite carenti di «virtù aristocratiche» come l’obbligo reciproco; al contrario, esibiscono vizi che erodono la democrazia, convertendo lo Stato in uno strumento di arricchimento illecito e controllo mafioso.

Nel catechismo della Chiesa cattolica (CIC) si avverte della gravità di quanto precede che non solo danneggia o degrada questa vita, ma è anche un pass diretto alla condanna eterna e descrive conforme alla Scrittura:  “La loro ricchezza è imputridita e i loro vestiti sono mangiati dalle tarme; il loro oro e argento sono corrosi dalla ruggine e la loro ruggine sarà testimonianza contro di loro e divorerà le loro carni come fuoco. Hanno vissuto sulla terra nel lusso e nei piaceri; hanno ingrassato i loro cuori nel giorno della strage…” (CIC. No 2445)

Effettivamente, in questi giorni in cui le stragi in Messico sono viste come normali, urge un cambiamento radicale delle cose; altrimenti, la decomposizione politica, quella ribellione delle élite,  ci trascinerà in un abisso dove la democrazia non è altro che un’illusione per il popolo, ma guadagno dei potenti e in cui tradimento e corruzione si danno un abbraccio per acconsentire a quel male che ci ha sottomessi, il crimine (politico) organizzato.

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