In mezzo a un panorama economico instabile e carico di tensioni politiche, l’Osservatorio di Cittadinanza Cattolica e Analisi Sociale ha pubblicato il suo rapporto numero 41, offrendo una diagnosi severa e riflessiva dell’economia messicana sotto la Quarta Trasformazione (4T). Ispirato nell’enciclica Gaudium et spes, il documento esorta a orientare gli investimenti verso l’occupazione dignitosa e il benessere sostenibile per le generazioni presenti e future, mettendo in discussione in profondità se il paese stia migliorando o peggiorando in termini economici, quale futuro riservi alle classi medie e a quelle impoverite, e chi siano i veri responsabili della direzione presa dall’economia nazionale in questi anni turbolenti.
Il rapporto, strutturato in sezioni di fatti, analisi e un allegato informativo, identifica tre rischi chiave che definiscono l’economia attuale come un labirinto ad alto rischio, tessuto dai governi di Andrés Manuel López Obrador e Claudia Sheinbaum tra il 2018 e il 2026. In primo luogo, si evidenzia una crescita del Prodotto Interno Lordo (PIL) allarmante e stagnante, con una media annua di appena lo 0,81% tra il 2018 e il 2024, e solo lo 0,6% nel 2025 secondo stime iniziali del Fondo Monetario Internazionale (FMI). Tuttavia, revisioni più recenti ajustano questa cifra: il FMI ora proietta l’1,0% per il 2025, mentre BBVA mantiene una previsione dello 0,7%, e la Federal Reserve di Dallas riporta l’1,8% nella prima metà dell’anno. Questo basso rendimento contrasta drasticamente con le medie storiche del 4,5% tra il 1934 e il 2000, e del 2,5% dal 2000 al 2018, rivelando un’economia che a malapena rimane a galla grazie alle esportazioni, che hanno rappresentato il 38% del PIL nel 2025, con un totale di 617.677 milioni di dollari secondo la Banca del Messico.
L’Osservatorio attribuisce questa debolezza non solo a pressioni esterne come le tensioni tariffarie con gli Stati Uniti, ma anche a politiche interne restrittive, inclusa ciò che denomina «terrorismo fiscale» promosso dal Sistema di Amministrazione Tributaria (SAT). Sotto la direzione di Antonio Martínez Dagnino, presumibilmente imposto da Andrés Manuel López Beltrán —figlio dell’ex presidente e indicato in denunce per crimine organizzato—, il SAT ha assunto un ruolo interventista nella contabilità e nei movimenti finanziari delle imprese, generando abusi arbitrari che vanno oltre la riscossione legittima.
Casi emblematici, come il molestamento fiscale contro le imprese di Ricardo Salinas Pliego o la controversa proposta della ministra Lenia Batres di riaprire processi già risolti violando il principio di «cosa giudicata», illustrano come questa pressione soffochi l’iniziativa privata e disincentivi l’investimento, impattando direttamente sull’occupazione, sui redditi familiari e sul consumo quotidiano di milioni di messicani.
Questo ristagno non è un mero dato statistico; rappresenta un dramma umano che aggrava le disuguaglianze sociali, lasciando le classi medie su una precaria corda tesa e i più poveri senza reti di protezione efficaci. In secondo luogo, il rapporto denuncia l’erosione sistematica delle istituzioni repubblicane, un processo che pavimenta la strada verso un sistema politico autoritario e populista. Progetti faraonici come la cancellazione del Nuovo Aeroporto Internazionale del Messico (NAIM), la costruzione del Tren Maya e la raffineria di Dos Bocas simboleggiano non solo la perversione dell’investimento pubblico, ma anche una corruzione monumentale associata al crimine organizzato. Denunce internazionali, incluse indagini negli Stati Uniti su presunti legami di AMLO con il narcotraffico, e l’operazione di cartelli con «violenza estrema» in stati come il Messico, dipingono un panorama cupo in cui lo Stato si intreccia con la delinquenza, simile a quanto vissuto in paesi come Venezuela, Bolivia o Colombia.
La riforma giudiziaria e l’eliminazione di organismi autonomi hanno minato la fiducia degli investitori, fomentando una crisi fiscale che si compensa con un indebitamento eccessivo e politiche di riscossione estreme. Il «Plan México» di Sheinbaum, focalizzato su investimenti strategici in energia, acqua e trasporti, promette di posizionare il paese nella top 10 mondiale per PIL entro il 2030, attirando fino a 100 miliardi di dollari annui in Investimento Diretto Estero (IED) e mantenendo l’investimento al di sopra del 25% del PIL. Recentemente, il governo ha sostenuto 38 proposte di infrastrutture in collaborazione con il settore privato per il 2026, inclusi progetti in energie rinnovabili e autostrade. Tuttavia, l’Istituto Messicano per la Competitività (IMCO) avverte di un’insufficienza presupuestaria flagrante: i 27,2 miliardi di dollari assegnati per il 2026 sono lontani dai 46,2 miliardi necessari annualmente. Senza certezza giuridica, i critici sostengono che prospera solo il «capitalismo degli amici», beneficiando figure come Carlos Slim, che vede opportunità persino in ambienti dispotici.
In terzo luogo, l’Osservatorio evidenzia la debolezza culturale della democrazia in Messico, dove una società civile fragile rende omaggio a leaderships cacicali e personaliste. Questa dipendenza non si limita agli strati più impoveriti e con minore istruzione, ma permea persino tra i magnati imprenditoriali, disposti ad allearsi con uno «Stato delinquenziale» per contratti redditizi. Pratiche come il contrabbando fiscale, che hanno causato perdite di 809.324 milioni di pesos (equivalenti a 41.747 milioni di dollari) tra il 2018 e il 2024 —quasi il doppio del costo di Dos Bocas—, e la produzione di fentanil per l’esportazione, sottolineano come il potere politico si intrecci con interessi illeciti. Le rimesse, che hanno raggiunto 62 miliardi di dollari nel 2025 rappresentando il 4% del PIL, sono svalutate dal «superpeso», con una caduta reale del 4,8% tra luglio 2024 e 2025 secondo BBVA Messico, influenzando il consumo familiare ed esacerbando la vulnerabilità delle famiglie dipendenti da questi flussi.
I difensori della 4T evidenziano progressi nella riduzione della povertà e nella stabilità macroeconomica, ma le critiche sono contundenti: una crescita anemica, un debito pubblico proiettato in aumento per il 2026, persistente insicurezza e revisioni all’Accordo di Libero Commercio del Nord America che minacciano le esportazioni. Esperti come quelli di Americas Quarterly indicano dilemmi in PEMEX, deficit fiscali e bassa produttività, mentre sfide esterne, come possibili tariffe doganali spinte da Donald Trump e scarsità di risorse, complicano il panorama.
Per l’Osservatorio, la crisi risiede negli squilibri profondi tra Stato, Mercato e Società Civile, un trinomio essenziale per una repubblica democratica che è stato minato da decisioni capricciose e populiste.
Nella sua conclusione, il rapporto esorta a un discernimento cattolico e cittadino profondo, proponendo che la speranza risieda nelle classi medie urbane, educate ai valori democratici, per ricostruire lo Stato di Diritto e contrastare l’autoritarismo. Di fronte a un Messico al bordo dell’abisso, urge bilanciare potere, mercato e società civile, lontano dai populismi distruttivi che minacciano di perpetuare il labirinto economico.
Il rapporto completo può essere letto qui: