Lettori che non meritiamo, «Leo de Chicago», i veri abusi e le false accuse in Vaticano, ¿Comunione e Liberazione si divide?, ¿la fine del cristianesimo?, Berlino 1989, il Papa Leone XIV canta alla Mediatrice.

Lettori che non meritiamo, «Leo de Chicago», i veri abusi e le false accuse in Vaticano, ¿Comunione e Liberazione si divide?, ¿la fine del cristianesimo?, Berlino 1989, il Papa Leone XIV canta alla Mediatrice.

Lo meglio della nostra Specola sono i suoi lettori, non ci lasciano passare nulla, ¡mille grazie! e ci inviano i loro contributi. Iniziamo la settimana e che modo migliore di farlo che elevando le nostre preghiere con i versi ispirati di uno dei nostri lettori, Carlos Núñez Díaz, al quale ringraziamo e condividiamo.

Vergine Madre, mia Signora:

Per Essere la Madre di Dio,

come Te non ne esistono due.
E così Sei Corredentrice.

Per il tuo Sì Arrivò la Grazia,
Incarnata nelle tue Visceri.

Per Te rimangono i vizi di Satana, senza efficacia.
Per Te a Cana abbondò il vino, sebbene si stesse esaurendo.

Per Te il Calvario fu mite, sebbene ci fosse Croce e spine.

Per Te, dopo l’orribile Morte suggellata con la lancia,
seguì viva la Speranza di ottenere la Sorte Divina.

Per Te Santiago ebbe ali per continuare nella breccia.

Per Te fallisce la freccia e sbaglia l’arma le sue pallottole…

Per Te il Figlio del Benedetto Prese Carne in questa terra.

Per Te si vince la guerra che ci dichiara il proscritto…
Per Te entriamo in Cielo, dalla Porta… o dalla Finestra!

Per Te vedremo Domani Colui che Generasti con Zelo…

 

Nella Basilica di San Giovanni in Laterano, Leone XIV ha presieduto la solennità della Dedicazione della Basilica Lateranense , cattedrale del Vescovo di Roma. Lo abbiamo visto stanco, e con un persistente raffreddore che non ha impedito che cantasse diversi passaggi della Santa Messa. L’omelia  sulla natura spirituale della Chiesa e il significato della Basilica Lateranense come «Madre di tutte le Chiese». «Se coloro che costruirono questo edificio non avessero scavato profondamente, l’intera struttura sarebbe crollata da tempo». Lo stesso accade con la Chiesa che deve continuamente «scavare profondamente» per riposare sulla roccia viva di Cristo , evitando di costruire su terreno instabile. Citando San Paolo, ha ricordato che «nessuno può porre un altro fondamento che quello che già c’è, che è Gesù Cristo».

In occasione del sesto mese dall’elezione del Papa Leone XIV, Radio Vaticana – Vatican News presenta «Leo di Chicago», un documentario che ripercorre la storia, le radici familiari, gli studi e la vocazione agostiniana di Robert Francis Prevost nella sua nativa Stati Uniti. Il viaggio inizia con la sua infanzia a Dolton, attraverso i ricordi dei suoi fratelli Louis e John, e continua per scuole e università, comunità e parrocchie, con le voci dei suoi fratelli, professori, compagni di classe e amici di tutta la vita. Leo di Chicago segue il documentario  Leone del Perù , presentato il mese scorso di giugno. 

Leone XIV ha in programma di riunirsi con tutti i cardinali a gennaio, una necessità emersa durante il  pre-conclave, dove troppi cardinali si conoscevano molto poco tra loro.  La creazione di nuovi cardinali non è prevista, ma non si esclude del tutto.  Un concistoro straordinario, come quello previsto per gennaio, «si celebra quando le particolari necessità della Chiesa lo suggeriscono o quando si devono trattare questioni particolarmente gravi», per il quale «si convoca tutti i cardinali», secondo il Codice di Diritto Canonico (can. 353 §3). Si celebra a porte chiuse e senza telecamere. Più distinto e frequente è il concistoro ordinario (can. 353 §2), in cui «si convoca tutti i cardinali, almeno quelli presenti a Roma, per consultarli su qualche affare grave, che è più comune, o per compiere certi atti di massima solennità», che  «può essere pubblico» (can. 353 §4); per esempio, per votare su cause di canonizzazione o per creare nuovi cardinali. Ancora non si sa quali «particolari necessità della Chiesa» o «affari particolarmente gravi» tratterà il Sacro Collegio Cardinalizio con Leone XIV, ma «al momento opportuno il Decano del Collegio Cardinalizio invierà a Sua Eminenza la lettera corrispondente con più dettagli».

Sappiamo che al Papa Leone il tema degli abusi lo tocca da vicino e ha una sensibilità speciale. Quindici persone del Belgio hanno passato tre ore con il Papa: «Sono state ore di ascolto e dialogo, profonde e dolorose che si sono concluse con un intenso momento di preghiera».  L’incontro ha avuto luogo dopo la presentazione del rapporto della Commissione Pontificia per la Protezione dei Minori, che ha segnalato la lentezza di alcune diocesi nell’affrontare il flagello degli abusi, nonostante abbia esortato i vescovi a impegnarsi in questa causa. A settembre dell’anno scorso, la maggior parte dei membri del gruppo di vittime di abusi in Belgio si era già riunita con un papa, in questo caso Francesco, durante la sua visita.   ha inviato un messaggio in video ai giovani riuniti davanti alla Cattedrale di Košice, Slovacchia: «Provenienti da diverse nazioni, ma uniti dalla stessa fede, la vostra presenza è un segno tangibile della fraternità e della pace che infonde l’amicizia con Cristo. Gesù vi chiama a essere testimoni della comunione, costruttori di ponti e seminatori di fiducia in un mondo spesso segnato dalla divisione e dalla diffidenza». D’altra parte, venerdì, la Conferenza Episcopale Italiana ha annunciato la data e il programma della prossima Assemblea, che si terrà ad Assisi e sarà chiusa dal Papa il 20 novembre. In quel contesto si prevede la celebrazione dei vespri e preghiere per le vittime e i sopravvissuti agli abusi, presiedute da Monsignor Ivan Maffeis, Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve.

In Slovenia abbiamo una Coalizione contro i Privilegi Ecclesiastici e l’Associazione degli Atei di Slovenia che si lamenta del fatto che non esiste una risposta sistematica agli abusi sessuali commessi da membri del clero e chiede ai legislatori di intervenire. Il tema è molto delicato e controverso, e persino la Curia Romana lo ha riconosciuto, limitandone l’ambito al 2-3% dei chierici colpevoli di abusi su minori.

Relazionato con il tema degli abusi sappiamo che ci sono molti sacerdoti accusati di abusi che non hanno alcuna possibilità di difendersi. Sono troppi i casi oggi, la fine un Tribunale della Santa Sede decide a favore di un sacerdote accusato di abuso: «Sono stato diffamato». La Rota Romana ha accettato il ricorso di un chierico statunitense contro il suo ordine, che, come prassi comune negli Stati Uniti, aveva pubblicato un elenco di presunti abusatori con accuse credibili. La sentenza potrebbe fare da precedente per casi simili e aprire la possibilità di un ricorso al Tribunale di Cassazione del Vaticano. Seguiremo il tema con attenzione e interesse.

Il Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita ha approvato i nuovi Statuti della Fraternità di Comunione e Liberazione , datati 8 settembre 2025 e firmati dalla Sottosegretaria Linda Ghisoni. Questo documento ridefinisce sostanzialmente la struttura giuridica e pastorale della Fraternità, sostituendo gli Statuti approvati nel 2017, con un modello comunitario e una configurazione più centralizzata e gerarchicaNel 2017, lo Statuto  della Fraternità di Comunione e Liberazione conservava ancora, nel suo linguaggio e struttura, lo spirito originale del carisma del P. Giussani.  Il nuovo Statuto del 2025 conserva gli obiettivi spirituali fondamentali, ma ristruttura profondamente il suo governo.  Il nuovo Statuto segna l’inizio di un’era più istituzionale per la Comunione e Liberazione.Il padre Pierluigi Banna, successore designato del padre Carron come leader di Comunione e Liberazione, ma bloccato dalla Santa Sede, «denuncia» agli attuali leader di CL presso la Curia di Milano. È un fatto sensazionale e inedito, parte di un’offensiva su larga scala contro la direzione del movimento. Si profila una scissione?    È una guerra aperta tra l’ala leale al Padre Julian Carron, che subentrò al fondatore, il Padre Luigi Giussani, e l’attuale designato e sostenuto dalla Santa Sede. La questione risale ai primi mesi del 2025, ma è sempre rimasta nascosta fino ad oggi e non c’è ancora stata una denuncia canonica formale, bensì piuttosto un avvertimento formale e una minaccia di appello al tribunale ecclesiastico. Esistono numerosi indizi che la divisione interna di CL sia irreparabile e la logica vorrebbe che si riconoscesse questa realtà e si smettesse di perseguire un’unità impossibile.

Abbiamo visto in questi giorni in molti titoli: «Siamo alla fine del cristianesimo», citando un discorso di Zuppi.  La cristianità non è il cristianesimo, ma un’espressione storica dello stesso. Sono esistite diverse forme di cristianità, sia in Oriente che in Occidente, ma quella di solito menzionata è frutto della prima evangelizzazione, che dopo l’Editto di Milano nel 313 permise alla Chiesa di proclamare liberamente il Vangelo entro i confini dell’Impero romano. Da questa predicazione nacque una cultura, cioè un giudizio sulla realtà della vita pubblica dei popoli, che arrivò a influenzare le istituzioni. Così nacque una civiltà: prima l’Impero romano cristianizzato, poi la cristianità medievale, una civiltà cristiana occidentale che durò approssimativamente un millennio, da Costantino alla «bofetada di Anagni» (1303), un evento che, secondo una certa interpretazione storica, certificò un conflitto ideologico tra Chiesa e potere politico.

Questa “società a misura d’uomo e secondo il piano di Dio”, parafrasando San Giovanni Paolo II, non è l’unica possibile e non è stata esente nemmeno da gravi difetti, ma nondimeno ha impresso valori evangelici nella cultura, nell’arte, nella carità e, in generale, nella vita quotidiana.  Zuppi ha ragione quando dice che  la cristianità non esiste più, e non solo oggi; ma la Chiesa rimane diversa ma allo stesso tempo uguale alla Chiesa medievale e persino a quella del Concilio di Trento (1545-1563).  Quest’ultima era la Chiesa fondata sulla parrocchia diretta da un sacerdote (alcuni l’hanno chiamata una «civiltà parrocchiale»), mentre oggi il Magistero esorta (senza molto successo) alla partecipazione dei laici e, soprattutto, a uno sforzo per diffondere il Vangelo tra «quelli che sono lontani», tra coloro che, per varie ragioni, non frequentano la chiesa, che non sono più gli avversari dell’era delle ideologie, ma semplicemente il triste e drammatico risultato di una secolarizzazione sempre più sfrenata. Siamo convinti e preparati a fare questa proposta, o siamo schiavi del «pensiero dominante», che vuole che siamo sottomessi alla «correttezza politica» al punto da aver dimenticato la bellezza della nostra eredità cristiana?

Il Muro di Berlino, simbolo del sistema socialista-comunista, fu abbattuto un  9 novembre 1989.  Sono passati trentasei per essere precisi, da quella notte «magica». Quella apertura segnò lo smantellamento del complesso di fortificazioni escludenti erette nel 1962 per dividere la città in due, conquistata dalle quattro potenze alleate contro Adolf Hitler nel maggio 1945.  La caduta del Muro fu l’anticamera della dissoluzione, l’anno successivo, della Germania comunista, la fine del regime del «socialismo reale» e il crollo dell’URSS, che implose nel 1991.  Oggi si parla meno di comunismo e più di nazionalismo, meno dell’URSS e più della Russia, meno di Gorbaciov e più di Putin. Oggi, il Muro è caduto, la Germania si è riunificata, i paesi dell’Europa orientale sono di nuovo liberi, il sistema comunista, almeno in certe parti del mondo, è scomparso, ma i muri non sono finiti.

Il primo è un muro invisibile e impalpabile, una cortina non di ferro ma di gomma che separa, il bene dal «impero del male», la verità eterna dall’errore multiplo. Una rivoluzione generalizzata e osmotica che ancora oggi impregna e trasforma la mentalità predominante, con l’aiuto della tecnologia e della gabbia politico-mediatica che imprigiona gli individui dall’esterno, spingendoli sempre più verso l’autoreferenzialità e, quindi, a lungo termine, verso la disperazione e il nichilismo. L’altro muro è un fronte di guerra dove muoiono centinaia di persone ogni giorno.  Il vecchio nazionalbolscevismo può aver espulso Lenin, e forse persino Marx, ha creato una nuova ideologia, una miscela di fanatismo religioso e autoritarismo politico. Questi muri devono essere abbattuti. Il primo, «tornando alla realtà», combattendo il relativismo culturale imperante e imperioso che ci circonda e  coltivando idee solide e scartando l’ideologia nata nel 1789. Il secondo, recuperando la coscienza dell’esistenza del nemico, la coscienza della minaccia che incombe sull’Europa.  Come accadde nel 1989 con il Muro di Berlino, che sembrava eterno e si dissolse in pochi giorni, cambiando la storia, qualcosa aiuterà ad abbattere i nuovi muri e a invertire la tendenza decadente che ci domina.

Il cardinale Fernández passa troppo tempo online? Phil Lawler, nel suo blog,  dopo aver assistito alla presentazione del Cardinale Fernández della «Nota Dottrinale Mater Populi fidelis su alcuni titoli mariani che fanno riferimento alla cooperazione di Maria nell’opera della salvezza. «La presentazione non ha avuto luogo nell’Ufficio Stampa della Santa Sede, ma nella Curia Gesuita. Il cardinale Fernández ha spiegato che ciò era dovuto al fatto che il documento «non si prestava al dialogo tra giornalisti e dicastero». In altre parole, non avrebbe risposto a nessuna domanda. Ma il luogo insolito ha permesso a un osservatore esterno di interrompere la sessione, attaccando il cardinale. Gallagher ha concluso: «Sospendo che il cardinale Fernández tornerà nell’Ufficio Stampa per qualsiasi documento futuro». La Santa Sede emette una dichiarazione basata su uno studio effettuato in passato che non è mai stato reso pubblico —e che ancora non è stato reso pubblico—, ma è davvero quello che stava dicendo? Perché Ratzinger optò per non rendere pubblica la sua decisione, e Fernández ora crede che sia il momento opportuno?».

La nostra infovaticana si è fatta eco dell’ultima intervento di Santiago Martín che ha reagito con fermezza alla recente nota Mater Populi Fidelis , pubblicata dal Dicastero per la Dottrina della Fede, che sconsiglia l’uso del titolo di Corredentrice per la Vergine Maria e raccomanda di limitarlo a quello di Mediatrice di tutte le grazie . In un commento intitolato «Perché dicono che Maria non è Corredentrice?» , il sacerdote avverte del profondo malcontento che la decisione ha generato tra i fedeli.  Martín paragona l’impatto di questa nota a quello del controverso documento Fiducia Supplicans , sottolineando che, in questa occasione, il colpo è ricaduto direttamente sull’amore del popolo cattolico per Maria. Ricorda che fu Benedetto XVI a considerare, senza negare i titoli, che non era il momento di definirli dogmaticamente, a differenza della decisione attuale di pubblicare una nota restrittiva. «Si è tenuto conto che l’ira si sarebbe diretta contro il Papa o contro il Cardinale Fernández?», chiede, sottolineando che il documento ha provocato una divisione inutile tra i cattolici più mariani.

E andiamo finendo. Il fatto che il dogma di Maria Corredentrice, Mediatrice di tutte le Grazie e Avvocata del Popolo di Dio non sia ancora stato proclamato non significa che questi antichi titoli di Maria Santissima siano falsi. Allo stesso modo, non era falso affermare la Maternità divina, la Verginità perpetua, l’Immacolata Concezione e l’Assunzione in Cielo della Madre di Dio e Madre nostra, prima che venissero proclamati questi quattro dogmi mariani; cioè, verità rivelate e proclamate dal Magistero, che devono essere accettate come incontrovertibili e indiscutibili. Anche per i quattro dogmi mariani attuali, la loro proclamazione ha richiesto tempo. Nel 1971, la Sacra Congregazione per il Culto Divino approvò la Messa sotto il titolo di «Santissima Vergine Maria, Madre e Mediatrice della Grazia». Il Papa San Giovanni Paolo II promulgò il Messale della Beata Vergine Maria, con i suoi propri formulari liturgici relativi ad alcuni titoli mariani, interessante rileggere  l’introduzione alla Messa di “Maria, Vergine Madre e Mediatrice della Grazia”. 

Al termine della Celebrazione Eucaristica presieduta dal Santo Padre Leone XIV nella solennità della Dedicazione della Basilica Lateranense, si cantò l’  inno mariano Oh Maria, nostra speranza. In ventiquattro ore e in una Santa Messa presieduta dal Papa regnante cantiamo alla ‘Mediatrice’, cose delle sottigliezze romane da cui si impara sempre tanto. È una prova ulteriore che non c’era bisogno della anormale “Nota Dottrinale Mater Populi fidelis su alcuni titoli mariani che si riferiscono alla cooperazione di Maria nell’opera della salvezza”, con il testo dell’inno terminiamo: 

Madre di Dio e Madre nostra,
tu sei il rifugio di coloro che in te confidano.
Guarda coloro che ti invocano,
oh Mediatrice della grazia.

Madre di Cristo, luce del mondo,
tu sei la causa di ogni gioia,
nella gioia dello Spirito Santo
ci prendi per mano.

Oh Maria, speranza nostra,
Madre e sorella, prega per noi;
serva e Regina, intercedi per noi.

Santa Vergine del buon consiglio,
Maestra della carità e della fede, mostraci la via
verso le fonti di acqua viva .

Dispensatrice di ogni grazia,
Madre di misericordia e amore,
Madre dell’unità dei credenti,
Regina della pace. 

Madre e compagna del Redentore,
la tua preghiera ci ottiene il perdono:
ci rifugiamo sotto il tuo manto,
oh Madre dei peccatori.

«È impossibile che non vengano gli scandali; ma guai a colui per il quale vengono!».

Buona lettura.

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