Leone XIV nella terra dei fuochi, la legislazione del lavoro della Chiesa, Sodalitium Christianae Vitae, Mater populi fidelis, l’aborto in Europa, lo stato di necessità, ¿chierichetti nella Messa tradizionale?, ¿il potere assoluto corrompe assolutamente?

Leone XIV nella terra dei fuochi, la legislazione del lavoro della Chiesa, Sodalitium Christianae Vitae, Mater populi fidelis, l’aborto in Europa, lo stato di necessità, ¿chierichetti nella Messa tradizionale?, ¿il potere assoluto corrompe assolutamente?

Domenica, Pentecoste, una giornata con meno notizie ma non per questo meno densa di argomenti, a nostro parere, estremamente interessanti. Corriamo il rischio di divorare gli argomenti in cerca di novità e di perdere di vista che esistono questioni di fondo di grande spessore che non possiamo ignorare. Oggi una giornata molto concentrata sugli argomenti per giustificare, o meno, lo stato di necessità per le ordinazioni della Fraternità San Pio X. Ci sembra più interessante ciò che tutta questa situazione ci fa vedere di una disgregazione senza precedenti nella Chiesa Cattolica: la catena di comando è distrutta perché è stata distrutta la struttura dottrinale che la rende possibile. Per capirci: se qualsiasi Papa può cambiare la Verità rivelata a piacimento, e di conseguenza la morale, è lo stesso Papa che ha perso ogni sua autorità: «ne verrà un altro che la cambierà». È una buona giornata, Pentecoste, per meditare su questi temi. Iniziamo…

La visita alla terra dei fuochi.

In Italia tutto si veste di poesia, in realtà parliamo di un’immensa discarica che brucia senza fine. Quattro ore in Campania, pochi giorni dopo la sua visita a Pompei e Napoli, per esprimere la sua solidarietà con quella regione dove, nel corso degli anni, sono state scaricate e bruciate tonnellate di rifiuti, e le cui conseguenze ora subiscono le persone a causa dell’inquinamento. «Sono venuto a raccogliere le lacrime di chi ha perso i propri cari, vittime dell’inquinamento ambientale causato da individui e organizzazioni senza scrupoli che per troppo tempo hanno agito con impunità». «Sono qui, tuttavia, anche per ringraziare chi ha risposto al male con il bene, in particolare una Chiesa che ha osato denunciare e profetizzare, infondendo speranza al popolo».

Papa Leone compie un desiderio di Papa Francesco con questa visita nell’anniversario di Laudato Si’ (la sua visita era prevista per il 2020, ma fu annullata a causa della pandemia): «Il grido della creazione e dei poveri tra voi è stato ascoltato con maggiore drammaticità, a causa di una concentrazione letale di interessi oscuri e dell’indifferenza verso il bene comune, che ha avvelenato l’ambiente naturale e sociale». «Bisogna sradicare una cultura del privilegio, dell’arroganza e dell’inazione, che tanto danno ha causato a questa terra, come a molte altre regioni d’Italia e del mondo». In Piazza Calipari, dove si sono riuniti i sindaci dei novanta comuni colpiti, il vescovo infine ringrazia Papa Leone XIV: «Le sue parole hanno messo in luce questa terra ferita; speriamo che ora non si spengano».

La fede nella legislazione del lavoro della Chiesa.

Si suole ammettere di tutto, ora sembra che un tribunale in Germania riconosca che la Chiesa «è autorizzata a imporre requisiti speciali ai posti con una responsabilità particolare riguardo al profilo cristiano».

Si tratta di un ricorso contro la Diakonie (un’organizzazione protestante di assistenza sociale). I potenti sindacati si lamentano: «I tribunali hanno fissato limiti rigorosi alle Chiese riguardo all’appartenenza religiosa che possono richiedere ai loro dipendenti. Non possono discriminare semplicemente perché sono Chiese». Sia la Chiesa Cattolica che quella Protestante hanno liberalizzato in modo significativo le loro leggi sul lavoro, come spesso accade nella storia del diritto del lavoro ecclesiastico, non del tutto volontariamente, ma sotto una notevole pressione dei tribunali statali.

In questa sentenza hanno partecipato Lussemburgo e Bruxelles, e il caso è diventato una prova per il sistema giudiziario europeo, composto dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE), dalla Corte Costituzionale Federale tedesca (BVerfG) e dagli altri tribunali costituzionali e supremi degli Stati membri dell’UE. Lussemburgo si caratterizza tradizionalmente per uno spirito laico con maggiore influenza francese. Karlsruhe, invece, tende a interpretare l’ambito dell’autodeterminazione ecclesiale in modo molto ampio. Il diritto europeo prevale sul diritto degli Stati nazionali, comprese le rispettive costituzioni. Tuttavia, l’UE non può fare tutto; può regolare solo ciò che gli Stati membri le hanno delegato come sovranità.

Nel campo del diritto costituzionale religioso esiste un’ulteriore particolarità: l’UE manca esplicitamente di giurisdizione in questa materia. L’articolo 17 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE) stabilisce che l’UE non può violare lo statuto delle comunità religiose. Pertanto, quando la Corte di Giustizia dell’Unione Europea si pronuncia su questioni relative alla religione, deve ricorrere a un’altra via; nel diritto del lavoro, si tratta solitamente della protezione contro la discriminazione regolata dall’UE.

La questione centrale era fino a che punto le comunità religiose possano selezionare i dipendenti in base alla loro confessione. Per alcune professioni, questo è del tutto indiscutibile. Nessuno discute che un sacerdote della Chiesa Cattolica debba essere cattolico, o che un pastore protestante debba appartenere a questa confessione. La situazione si complica man mano che le descrizioni dei posti si allontanano dall’assistenza pastorale. La questione è se lavorare a un progetto di ricerca contro il razzismo rientri sufficientemente nell’ambito centrale protetto dell’autonomia della Chiesa, che stabilisce che questa possa impiegare solo membri della propria comunità. Si tratta di un compito che qualsiasi ONG potrebbe svolgere? O implica un’applicazione dell’etica sociale della Chiesa legata a convinzioni religiose?

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito che il diritto delle Chiese all’autodeterminazione non si estende fino al punto da impedire che le pratiche di assunzione delle comunità religiose siano oggetto di un controllo giudiziario oggettivo, e che il divieto di discriminazione sancito dalla Carta dei Diritti Fondamentali dell’UE esige che la legislazione nazionale contrastante ceda e protegga il lavoratore.

Il ricorso costituzionale presentato dalla Diakonie (un’organizzazione protestante tedesca di assistenza sociale) contro la decisione del Tribunale Federale del Lavoro (BAG) era molto atteso: la Corte Costituzionale Federale avrebbe abbandonato la sua posizione, fino ad allora molto favorevole all’autodeterminazione, per evitare un conflitto con la Corte di Giustizia dell’Unione Europea? O avrebbe difeso la sua interpretazione dell’autodeterminazione delle Chiese in una decisione «ultra vires» contro Lussemburgo, rischiando così un conflitto costituzionale europeo?

«La Corte Costituzionale Federale ha evitato di scontrarsi con la Corte di Giustizia dell’Unione Europea e ha offerto qualcosa a entrambe le parti». La Corte Costituzionale Federale si è mantenuta all’interno del quadro della Corte Europea e ha ribadito la sua richiesta che le pratiche di assunzione della Chiesa siano soggette al controllo dei tribunali statali. Allo stesso tempo, ha istruito il Tribunale Federale del Lavoro a prestare maggiore attenzione all’importanza del diritto della Chiesa all’autodeterminazione.

I tribunali statali non esaminano le convinzioni di una comunità religiosa, la sua «etica», come la definisce la Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Lo Stato non può determinare se una convinzione religiosa sia convincente. L’unica cosa che si esamina è se tale etica possa essere applicata ai requisiti professionali. «La sentenza della Corte Costituzionale Federale esige ora dalle Chiese che dimostrino chiaramente, in modo verificabile dall’esterno, se una religione in particolare sia essenziale per un determinato posto».

È un fatto che le Chiese hanno una crescente difficoltà a trovare candidati idonei. Entrambe le Chiese tedesche ora danno meno importanza all’appartenenza religiosa al di fuori dell’ambito ministeriale. Attualmente, secondo la normativa, la rinuncia di un dipendente a appartenere alla Chiesa è di solito motivo di licenziamento. Tuttavia, la CGUE ha stabilito nel caso di una dipendente di un centro cattolico di consulenza per donne incinte che non poteva essere licenziata per aver abbandonato la Chiesa. I motivi addotti erano che non aveva partecipato ad attività contrarie alla Chiesa e che la sua rinuncia era dovuta principalmente a ragioni economiche, e che l’organizzazione Caritas, che l’aveva licenziata, impiegava anche persone estranee alla Chiesa in posizioni simili.

Sodalitium Christianae Vitae.

Bertomeu, commissario pontificio per il caso Sodalitium, ha rivelato che durante i dieci giorni trascorsi a Lima, più di 140 vittime di abusi sessuali si sono messe in contatto con lui, persone che non avevano mai denunciato gli abusi prima. Non ripetiamo quanto già pubblicato, lo trovate ampiamente sulla nostra Infovaticana che segue in modo molto particolare questo caso.

Il Maestro del Sacro Palazzo Apostolico.

Alberto Lepidi, OP (1838-1925) prima di essere chiamato a Roma nel 1885, insegnò principalmente a Lovanio (con l’eccezione di un breve periodo in Francia). Una volta in Italia, diresse il Pontificio Collegio Domenicano di San Tommaso in Minerva, precursore dell’attuale Angelicum, finché Leone XIII lo chiamò a servire come Maestro del Sacro Palazzo Apostolico (che dal 1968 fu denominato Teologo della Casa Pontificia), incarico che ricoprì fino alla morte il 31 luglio 1925. Tra le sue pubblicazioni, si ricordano i tre volumi Elementa philosophiæ christianæ, pubblicati tra il 1875 e il 1879, che esprimono l’approccio filosofico di San Tommaso d’Aquino, interessante la sua critica della filosofia kantiana, espressa nel volume The Critique of Pure Reason according to Kant and the True Philosophy (1894) e una critica della corrente ontologica nell’Examen philosophico-theologicum de ontologismo (1874).

Lepidi espresse la sua posizione sulla mediazione universale di Maria, così come era stata espressa nella petizione che i vescovi belgi inviarono a Roma nel 1915, in un voto per uso interno del Sant’Uffizio, intitolato Num Virgo Maria sit gratiarum omnium Mediatrix universalis, del quale resta solo una copia preliminare di poco più di venti pagine negli Archivi Vaticani, e pubblicato recentemente (2010) da Andrea Villafiorita Monteleone nella interessante monografia Alma Redemptoris socia. Maria e la Redenzione nella teologia contemporanea. Il Maestro del Sacro Palazzo giunse alla sua conclusione contraria (non expedire) sulla base di due elementi, il fatto che si trattava, a suo parere, di una nuova dottrina e che la corredenzione, su cui si basava la petizione, era già stata censurata dal Sant’Uffizio nel 1620 e nel 1723.

Le relazioni degli esperti delle tre commissioni designate da Pio XI dimostrarono presto quanto profondamente radicata fosse la dottrina della mediazione universale di Maria nelle Scritture, nella Tradizione patristica e liturgica, e nel sensus fidei; e come la dottrina più matura sia emersa come uno sviluppo autentico e coerente. La prospettiva di Lepidi sembra segnata da un tradizionalismo rigido, che esclude qualsiasi elemento di novità considerandolo estraneo alla Tradizione. Questa rigidità si osserva anche nella mancanza di apertura ai risultati più recenti nello studio e nella comprensione dei testi sacri e dell’antichità cristiana. San Giovanni H. Newman dimostrò ampiamente come, se si applicasse tale criterio a duemila anni di sviluppo dogmatico, dovremmo rinunciare essenzialmente a gran parte del Catechismo… L’adesione di Lepidi ai pronunciamenti precedenti del Sant’Uffizio risulta piuttosto sconcertante, poiché altri raccomandavano l’uso del titolo di corredentrice per Maria Santissima. Inoltre, la censura del 1620, che quella successiva del 1723 semplicemente ripeté, non apportò alcun argomento particolare. Si tratta, evidentemente, di decisioni prudenziali. Questo personaggio è importante perché appare come la musa ispiratrice di Mater populi fidelis. La differenza sta nel fatto che tra il domenicano e la dichiarazione sono trascorsi più di un secolo di sviluppi, chiarimenti e risposte alle obiezioni.

L’imposizione dell’aborto in Europa dalla porta di servizio.

«È grave che l’Unione Europea entri a passo di marcia nella sovranità degli Stati, vincolandoli a posizioni ideologiche sull’aborto, con un “progetto di legge Zan” europeo —lo stesso che il Parlamento italiano respinse nel 2021— e con norme che prevalgono sui diritti dei genitori. Ma ciò che si approva nei vari Paesi viene imposto dall’alto. Votazione a Strasburgo sulla revisione della Direttiva 2012/29/UE relativa ai diritti delle vittime di reati, approvata con 440 voti favorevoli, 49 contrari e 84 astensioni. “È ancora più grave che questo testo sia stato frutto delle negoziazioni tra il Parlamento Europeo e il Consiglio dell’UE lo scorso dicembre, nelle quali il rappresentante del governo italiano ha votato a favore. Un documento che contiene disposizioni del tutto estranee alla protezione delle vittime, vale a dire: l’aborto introdotto per la prima volta nella legislazione vincolante dell’UE; un vero e proprio neo-progetto di legge che introduce l’“identità di genere” come categoria giuridica nella valutazione delle vittime di reati; l’indebolimento dell’autorità genitoriale, dato che i genitori saranno esclusi dalle decisioni dei loro figli in caso di “conflitto di interessi”. Come se non bastasse, le ONG diventano canali privilegiati nei procedimenti penali, conferendo così un potere immenso alle organizzazioni LGBTQIA+”.

La lex suprema e il legalismo degli astuti.
Un articolo di oggi difende lo “stato di necessità”. “Anche quando denunciano due o tre casi di abuso per giustificare brevemente la più grande tragedia —in qualità, quantità e tempo— della storia della Chiesa, in realtà parlano di diritto senza alcuna connessione reale e onesta con i fatti. Denunciare due o tre casi attuali come un promemoria esaustivo del male che affligge il clero attuale equivale a dire che i gulag, i campi di concentramento o i lao-gai cinesi erano sbagliati perché non mantenevano il riscaldamento acceso”. “Senza una comprensione —per quanto generale— e una coscienza onesta dell’immensa gravità teologica, dogmatica, liturgica, spirituale, morale e pastorale dell’apostasia che si è sviluppata nelle gerarchie ecclesiastiche a tutti i livelli (e quindi tra la grande maggioranza del clero inferiore e dei fedeli) negli ultimi sei decenni, e con un sensazionale e spasmodico crescendo esponenziale negli ultimi tredici, ogni argomento filosofico e legale dotto (come ogni polemica giornalistica di malumore) mette solo in risalto la colpa ripetuta e impenitente dell’inganno contro i fedeli e la complicità remota ma attiva con il clero apostata, eretico (e spesso omoerotico, come si dice oggi) e blasfemo, nonché con gli ingannatori e i venduti ai poteri anticristiani e antiuomini che dominano la società in cui viviamo. Un clero che, in questo modo, si trova effettivamente (anche se non nell’intenzione, ma nella pratica) protetto e legalmente difeso nella sua apostasia quotidiana e inarrestabile da Cristo, dalla Verità del Vangelo e dalla legge naturale. Qualsiasi ragionamento che ignori la realtà così come si presenta è fallace”.
“E l’ignoranza della realtà diventa così la forza di chi antepone il legalismo alla Verità, l’obbedienza ad apostati ed eretici alla Fede in Cristo, e persino alla «salus animarum», che, per la Chiesa di tutti i tempi, è e rimane la «suprema lex». Una lex suprema che annienta ogni legalismo astratto, così come la realtà fattuale annienta sempre ogni utopismo e inganno complice”.

Chierichette nella Messa tradizionale?

Uno degli elementi caratteristici della Messa tradizionale che più colpisce i fedeli che, abituati alle Messe parrocchiali, vi assistono per la prima volta, è la presenza esclusiva di accoliti maschili. Sarebbe possibile che le cosiddette “chierichette” partecipino alla Messa tradizionale? Il Messale Romano ( edizione tipica del 1962, ma la stessa regola si trova anche nelle edizioni precedenti) è molto chiaro su questo punto. Il Praenotanda Missali Romani contiene tutte le norme che regolano strettamente la celebrazione della Santa Messa: le rubriche generali, le rubriche generali del Messale Romano, l’anno e le sue parti, il rito da osservare nella celebrazione della Messa e i difetti che si verificano nella celebrazione della Messa.

Proprio in quest’ultima parte ( De defectibus in cerimonia Missæ occurrentibus ), situata non a caso quasi alla fine del Praenotanda, il capitolo X è dedicato ai difetti che si verificano nel ministero stesso ( De defectibus in ministerio ipso occurrentibus ) e al n. 1 leggiamo: « Possono verificarsi difetti anche nel ministero stesso, quando manca qualcosa di necessario per la sua celebrazione: […] se è presente qualcuno che non è idoneo a servire, come una donna».

Nella Messa tradizionale, una donna non è idonea a servire e solo una modifica del Praenotanda con un atto gerarchicamente uguale o superiore (un decreto pontificio) potrebbe permettere la presenza di una “chierichetta” nella Messa tradizionale; nessun vescovo, parroco, rettore o sacerdote può autorizzare, e tanto meno obbligare, la presenza di una “chierichetta” nella Messa tradizionale.

Il potere assoluto corrompe assolutamente?

A Lord Acton (1834-1902) è attribuita la massima: «Il potere corrompe, il potere assoluto corrompe assolutamente». Nelle democrazie, questo ha portato alla conclusione che il potere debba essere oggetto di diffidenza e limitato. Pertanto, viene limitato, tra l’altro, attraverso il riconoscimento dei diritti fondamentali, la separazione dei poteri (legislativo, esecutivo e giudiziario), la sussidiarietà e il federalismo, i referendum e la limitazione dei mandati. Attraverso un «contratto sociale» di tutti i cittadini, la Costituzione, questi concordano di condividere il potere politico in questo modo. Ma nemmeno questo lo limita sempre sufficientemente, siamo stanchi di vedere le conseguenze di questa mancanza di controlli.

Nella Chiesa, il problema del potere è ancora più pressante. Infatti, lì non esistono tutti i mezzi menzionati per la frammentazione del potere. Piuttosto, secondo la dottrina della fede e il Codice di Diritto Canonico (CIC/1983), il Papa, «in virtù del suo ufficio, ha potere ordinario supremo, pieno, immediato e universale sulla Chiesa» (c. 331). Il papa detiene il potere assoluto.

La domanda è: il potere assoluto nella Chiesa porta forse alla corruzione assoluta? Se si osserva la Chiesa solo da una prospettiva umana, la risposta sarebbe affermativa. Ma se la si osserva dalla fede, questo non è vero. Infatti, esiste un solo strumento per limitare l’onnipotenza papale: l’obbedienza incondizionata alla Sacra Tradizione e alla Sacra Scrittura, alle quali il papa è tenuto in coscienza. Solo perché la Chiesa nel suo insieme, e il papa in particolare, sono soggetti a questa limitazione del potere, è possibile affidare il potere assoluto a un solo uomo al suo interno. Nella Chiesa, la diffidenza verso il potere viene così superata dalla fiducia che il papa, attraverso l’obbedienza incondizionata alla fede, sa di essere tenuto nell’esercizio del suo potere intrinsecamente illimitato.

Oggi ci troviamo di fronte al fatto che questa fiducia all’interno della Chiesa è stata scossa e ora è distrutta. Consideriamo Papa Francesco, che con «Amoris Laetitia» ha trasformato l’indissolubilità del matrimonio in una farsa, valida ora solo in teoria. Nella pratica, con un certo «discernimento pastorale», si può vivere in adulterio con la coscienza tranquilla. La breve benedizione extraliturgica del Vaticano per coppie omosessuali ed extramatrimoniali («Fiducia supplicans») rappresenta un’ulteriore deviazione dal matrimonio cristiano. Gesti ambigui come il culto della Pachamama in Vaticano e il «Documento sulla Fratellanza Umana» del 2019 (Dichiarazione di Abu Dhabi) hanno di fatto negato l’universalismo della salvezza cristiana. La nomina di laici a incarichi di governo vaticano, legata all’esercizio del potere, significa una rottura con il Concilio Vaticano II (LG 21; Nota esplicativa previa 2), che scava l’ordine sacramentale-gerarchico della Chiesa.

Questa situazione persiste durante il pontificato di Leone XIV. Nel contesto del «sinodalismo», la Santa Sede ha pubblicato un documento che cercava di giustificare il suo rifiuto del Concilio Vaticano II (Relazione finale del Gruppo di Studio 5 sul Sacramento dell’Ordine Sacro e la «Potestas Sacra»). Senza commenti —e in modo irresponsabile—, la Santa Sede ha anche pubblicato un testo eretico che relativizzava la dottrina della Chiesa sul matrimonio e la famiglia (Relazione finale del Gruppo di Studio 9 su «Questioni Complesse»). Anche gli abusi liturgici più gravi vengono ignorati o minimizzati dai vescovi e dalla Santa Sede e i fedeli che seguono la forma straordinaria vengono perseguitati. Sacerdoti e fedeli sono costretti a praticare la liturgia nella clandestinità o a entrare nella Società di San Pio X.

Il Papa permette ai vescovi tedeschi, che per anni, con il loro «Cammino Sinodale», hanno minato l’ordine sacramentale della Chiesa e istituzionalizzato la benedizione delle coppie omosessuali, di continuare le loro pratiche. Si dice che siano stati consultati. Tuttavia, la Società di San Pio X viene minacciata di scomunica con l’aiuto del potere assoluto del Papa.

L’annuncio della Società di San Pio X di voler consacrare vescovi di propria iniziativa è un’espressione di perdita di fiducia nel Papa. E l’interpretazione di questo gesto, che trascende di gran lunga i sostenitori della Società, dimostra che la fiducia ha lasciato il posto alla diffidenza. Sono successe troppe cose, e le conseguenze sono devastanti. Infatti, sempre più fedeli si rendono conto che la dottrina della Chiesa non costituisce più il limite alle azioni della gerarchia. Questa è la malattia che affligge davvero la Chiesa. E non può essere curata esercitando l’onnipotenza papale attraverso minacce e scomuniche. Se il potere illimitato del più forte è decisivo nella Chiesa, anche lì c’è una sola conclusione: questo potere deve essere limitato. In fondo stiamo vedendo come la consacrazione di vescovi contro la volontà del Papa sia, in ultima analisi, un tentativo —senza dubbio molto problematico— di limitare l’onnipotenza papale, quando il suo limite non sembra più essere la dottrina della Chiesa.

Se si vuole evitare che nuovi scismi limitino l’onnipotenza papale, c’è una sola soluzione: il Papa deve sanare con urgenza le violazioni della dottrina della Chiesa. Solo così potrà contrastare la diffidenza e ripristinare la fiducia. Le imposizioni, le minacce e il doppio standard non avranno successo. Ciò che sta accadendo con la Società di San Pio X non è la malattia, ma un sintomo di dove ci troviamo. È curioso che nelle previsioni, vedremo se si avvereranno, ma questi ragazzi ordinati, è prevista la presenza di più di mille sacerdoti mentre la Fraternità ne conta circa settecento. Si può applicare una scomunica ma la malattia non si curerà così e continuerà a peggiorare, dividendo e indebolendo il Corpo di Cristo, la Chiesa.

«La pace sia con voi».

Buona lettura.

 

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