Il pontificato del Papa Francesco si sta dissolvendo, il passare del tempo è inflessibile, non perdona e ci stiamo abituando alla vita ordinaria del Papa Leone XIV. Ieri lunedì il Papa Leone XIV si è recato a Castelgandolfo per riposare, è previsto che ritorni al Palazzo Apostolico questa notte che torna ad accogliere un Pontefice. È martedì e vediamo con un altro giorno cercando di segnalare lo più interessante e presentarlo con brevità.
Leone XIV con ITA Airways.
Udienza con rappresentanti della compagnia aerea statale italiana, la compagnia che trasporta i pontefici nei loro spostamenti internazionali, il papa Leone XIV ha espresso preoccupazione per l’uso militare degli aerei. Leone XIV chiede che le aeronavi «siano sempre portatrici di pace, mai di guerra». «¡Questo non è progresso, è regresso!». Leone XIV ha situato i voli papali nel contesto della missione della Chiesa nel mondo attuale e ha sottolineato che le rotte delle aeronavi nei viaggi apostolici rappresentano «uno dei simboli più eloquenti della missione dei successori di Pietro nell’epoca contemporanea». Riferendosi al suo stesso ruolo durante queste missioni, ha evidenziato che «il Papa si presenta davanti a tutti come messaggero di pace» e desidera che i percorsi realizados in aereo dovrebbero funzionare sempre come ponti di dialogo, incontro e fraternità tra paesi e culture.
La visita del Papa Leone XIV in Camerun.
«Che tutti siano uno» è il motto della visita del Papa Leone XIV in Camerun. Andrew Fuanya Nkea, arcivescovo di Bamenda: «La Chiesa non ha intenzione di politicizzare la visita del Papa. È una visita pastorale. Il Papa, come pastore universale, Vicario di Cristo e Sommo Pontefice, viene a visitare il suo gregge». «Mi compiace enormemente avere questa opportunità di riunirmi con la stampa prima della visita del Santo Padre… Per noi è stata una notizia eccellente sapere che il Santo Padre verrà a Bamenda durante il primo anno del suo pontificato». «Quando ho assistito all’investitura del nuovo Papa, ho portato due lettere. La prima era una lettera di congratulazioni per la sua elezione e investitura. La seconda era una lettera di invito affinché venisse in Camerun». «Nessuno di noi se lo aspettava… Tuttavia, ha scelto il Camerun come uno dei primi luoghi che voleva visitare». Rispondendo alle domande dei giornalisti, l’arcivescovo ha concluso: «Non aspettatevi che il Papa venga qui a dare istruzioni a un altro capo di Stato sovrano. Viene qui come pastore. I pastori non hanno forza di polizia. Proclamano il Vangelo della pace, della giustizia, dell’amore e dell’unità. Se questo li tocca, accettatelo. Se non li tocca, lasciatelo. Quando verrà qui e predicherà come pastore, predicherà a tutti. Certamente alcuni cuori saranno toccati, ma non ci aspettiamo che il Papa lasci il Vaticano per venire in Camerun a dare istruzioni al governo camerunense su cosa fare nel suo paese».
Il Vaticano copre i pedofili con la prescrizione?
Ampio articolo di Federica Tourn, pubblicato sulla sua pagina di Substack in tre parti, rispettivamente il 27 febbraio, il 6 marzo e l’11 marzo, in cui descrive come il Dicastero per la Dottrina della Fede abbia salvato il « mendicante dell’amore » Don Valentino Salvoldi, sacerdote della diocesi di Bergamo, nonostante le decine di testimonianze di abusi sessuali contro di lui , e come la Chiesa continui a essere il proprio giudice mentre le vittime non hanno diritto di essere informate delle procedure che le riguardano. Infine, una conversazione con Stefano Schiavon, vittima di Don Valentino Salvoldi: decine di testimonianze non sono riuscite a convincere il Vaticano a sollevare il termine di prescrizione del caso del sacerdote di Bergamo. La causa contro Don Valentino Salvoldi, responsabile di aver abusato sessualmente di almeno 21 bambini, tra cui diversi minori, è stata archiviata sia per la via penale che per quella ecclesiastica. Il 3 settembre 2024, la procuratrice Elena Torresin, procuratrice aggiunta del Tribunale di Udine, aveva già disposto di non procedere contro il sacerdote, che allora aveva ottant’anni, perché i reati erano prescritti. Questa decisione è stata confermata successivamente nel 2025 dal Dicastero per la Dottrina della Fede, che ha deciso «di non sospendere la prescrizione».
Il Papa Francesco ha reiterato in più occasioni che la Chiesa non ha ricorso legale per i casi di abuso infantile e che il termine di prescrizione viene sempre rinunciato in tali casi, ma i giudici del Dicastero, guidati dal Prefetto Tucho Fernández, devono avere poca memoria. Anzi, persino l’esortazione del Papa Francesco alla «tolleranza zero» di fronte all’abuso è rimasta una dichiarazione di intenti, che non ha alcuna intenzione reale di essere messa in pratica. Il Papa Leone è tornato anche sul tema dell’abuso e della mancanza di attenzione alle vittime all’inizio di gennaio, nel discorso di chiusura del primo concistoro straordinario del suo pontificato, tenuto davanti a 170 cardinali: «L’abuso in sé causa una ferita profonda che forse dura tutta la vita; ma spesso lo scandalo nella Chiesa nasce perché si è chiusa la porta e le vittime non sono state accolte con la vicinanza di pastori autentici.»
Le autorità ecclesiastiche, a tutti i livelli, continuano a mantenere sigillati i cassetti che contengono documenti su casi di violenza sessuale e sono desiderose di chiudere le spinose pratiche, per poter continuare senza essere disturbate. La prima cosa da sottolineare è che se abbiamo conosciuto la storia di un sacerdote abusatore, certamente non è stato grazie a nessuna trasparenza da parte della Chiesa, ma unicamente al coraggio delle vittime, che l’hanno denunciato alla giustizia e alla stampa. La Chiesa di Leone XIV, in perfetta continuità con quella di Francesco, pronuncia molte belle parole sulla pedofilia e poi fa il contrario.
Siamo circondati da casi in cui si dà archivio, persino in virtù del limite di età raggiunto, non si conferisce alcun incarico né funzione ecclesiastica e si comunica alle vittime che «la procedura in questione è conclusa in gran parte e completamente, e con molta gentilezza si approfitta «di questa ultima opportunità» per augurare loro ogni bene. Il caso è prescritto e non si può più esigere nulla dalla Chiesa, e tanto meno l’espulsione del sacerdote dallo stato clericale. Come ha detto Leone XIV l’8 gennaio 2026, chiudendo il concistoro straordinario: «Spesso, lo scandalo nella Chiesa nasce perché si è chiusa la porta e non si è accolto le vittime, accompagnate dalla vicinanza di autentici pastori». È una eterna contraddizione e gli organismi della chiesa fingono di scandalizzarsi per ciò che fanno. Questo stesso schema si segue nel caso delle vittime di Chiclayo che riguarda direttamente il Papa Leone, non rimangono molte speranze che questo possa cambiare.
Suore contro il Vaticano.
» Nuns vs the Vatican» , è un documentario realizzato da Lorena Luciano e Filippo Piscopo sugli abusi alle suore, che narra in particolare la storia di Gloria Branciani, vittima di Marko Rupnik, ora verrà presentato al Festival Internazionale del Cinema e della Televisione di Bari 2026 il 26 marzo. La pellicola è già stata presentata negli Stati Uniti, in Canada, Grecia e Slovenia, espone il silenzio e l’occultamento sistematico degli abusi sessuali da parte delle istituzioni ecclesiastiche. Un silenzio che arriva fino al Vaticano. Il volto di Gloria Branciani, la prima che ha avuto il coraggio di denunciare Rupnik, ma anche la prima a parlare apertamente domina il poster di Suore contro il Vaticano perché è la figura principale sia nel cammino di ribellione delle suore maltrattate .
Il Dicastero per la Dottrina della Fede attende il risultato del processo a Rupnik, un procedimento riaperto due anni e mezzo fa che, tra la vergogna, i ritardi e il secretismo, lotta per iniziare nonostante due papi si siano impegnati a concluirlo. Ciò che la Chiesa teme di dire è già stato confermato dalle prove, e il film lo illustra alla perfezione. Rupnik non è il protagonista del film; piuttosto, la sua assenza è la protagonista: non parla mai, non dà mai la sua versione dei fatti e, di fatto, evita il confronto, come ha sempre fatto negli ultimi anni, da quando è stato accusato pubblicamente di aver abusato di diverse suore a dicembre 2022.
In difesa dell’idolatria.
Sono molti gli idoli, anche idole, che popolano l’immaginario collettivo in questi tempi turbolenti. Come accade sempre la realtà ci sorprende e viviamo tempi la Madre Terra «pachamama» , Già Papa Francesco fu accusato di idolatria per la presenza dell’idolo in Vaticano, nei giardini e nella stessa basilica. Ora Leone XIV è anche nel mirino: sono venute alla luce immagini del suo periodo missionario che per quanto si vogliano minimizzare, più sappiamo e peggio è. Prevost aveva già il comando sul campo e quarant’anni, l’ambiente è un incontro in cui era presente il segretario dei religiosi, Errázuriz, che non partecipò, indubbiamente era più sveglio degli altri, ma nemmeno impedì l’adorazione pagana. Sopra tutto c’era la sua carriera che non prosperò in Vaticano, come avrebbe desiderato, e terminò nel suo Cile natale, nel 1996 a Valparaíso e nel 1998 a Santiago, tardò con il cardinalato, arrivò nel 2001. L’ultima fase del pontificato del Papa Giovanni Paolo II è nota come quella della sede vacante, e il concistoro del 2001 con 44 nuovi cardinali cambiò la storia. Aquel 21 febbraio 2001, oltre al futuro Papa Francesco, furono creati cardinali diversi membri del cosiddetto ‘gruppo di San Gallo’. Karl Lehmann, Walter Kasper, Cormac Murphy-O’Connor, Maradiaga, Hummes, McCarrick, Errazuriz, Re, Egan… A marzo 2019 Errázuriz fu citato a deporre davanti alla procura cilena come imputato per presunto occultamento di almeno dieci casi di abusi sessuali su minori, tra cui quelli legati al caso Karadima.
Ci sono attacchi di idolatria, che non sono una cosa minore, e ora abbiamo difensori, uno di loro un ex vescovo peruviano, è Reinhold Nann. Vescovo di origine tedesca e nelle foto di un congresso del 1995, che circolano: «Non percepisco alcun culto alla Pachamama come dea né in Prevost né in nessuno dei presenti». Confronta l’atto con la venerazione dei santi: «Rispettare la terra come un «essere con anima» significa continuare a riconoscerla come creatura di Dio. Pachamama è la terra, o meglio, l’anima della terra. Pertanto, possiamo parlarle come parliamo con i santi. Possiamo inginocchiarci davanti a lei come facciamo davanti ai santi, purché la consideriamo una creatura e non una dea». Il semovente Nann è originario dell’Arcidiocesi di Friburgo, fu Prelato della Prelatura Territoriale di Caravelí in Perù dal 2017 al 2024, che rinunciò per tras alegar inizialmente «motivi di salute», l’anno successivo aveva rinunciato alle sue funzioni clericali e contratto matrimonio civile in Perù.
La Biblioteca Apostolica e De Gasperi.
Giornata di studio promossa dalla Biblioteca Apostolica Vaticana nell’Aula Sistina. Apre Parolin e partecipano tutto il personale della casa. Sono momenti per farsi notare, il tempo passa e i posti non sono sicuri. Supponiamo che terminerà con la pubblicazione degli interventi dei relatori. Non dubitiamo dell’interesse del personaggio centrale: De Gasperi, e dell’ambiente in cui visse. Che questo incontro si realizzi in una scenografia così solenne, la sala sistina, e con tutto il personale al completo, sembra che abbia altri interessi.
Caritas per famiglie musulmane.
Per questo stiamo finendo, inoltre si adornano dicendo che » l’invito verrà esteso alle famiglie cattoliche e il vescovo incantato: «Abbiamo bisogno di segni di pace». Famiglie musulmane che vivono in povertà e che hanno già ricevuto aiuto dall’organizzazione Caritas locale sono state invitate in un ristorante nel quartiere Ferrovia, a Foggia, per celebrare la fine del Ramadán. Il menu include tè, brioche di verdure, tajine di pollo con limone e olive, pane marocchino e cuscus con manzo e verdure. Per finire, torta al formaggio con mango. L’arcivescovo Giorgio Ferretti di Foggia-Bovino era presente: «Questo pranzo intende prima di tutto essere un segno di fraternità umana, come avrebbe espresso il Papa Francesco nella famosa Lettera di Abu Dhabi. Molti uomini, donne e bambini che vivono nella nostra provincia desiderano vivere in pace e lavorare». Di fronte alla sorpresa dei cattolici locali, si organizzerà un’iniziativa simile per le famiglie cattoliche questa Settimana Santa. Khady Sene, direttrice di Caritas Foggia-Bovino, ricorda lo spirito di «accoglienza senza pregiudizi» che ispira il servizio di Caritas.
La permanente dei vescovi italiani.
I vescovi italiani si sono riuniti a Roma dal 23 al 25 marzo per la sessione di primavera del Consiglio Episcopale Permanente. Zuppi, delinea la linea d’azione: una presenza vibrante, capace di comunione e missione, lontana dalla logica del potere ma capace di intervenire profeticamente nel dibattito pubblico per diffondere una cultura della legalità e della solidarietà, profondamente radicata nelle ferite della storia contemporanea. A Zuppi l’Italia sembra piccola e non finisce di assumere che i suoi sogni bianchi non si sono realizzati. Gli sembra che il Papa Leone non abbia attrattiva ed è irrilevante, nessuno prende sul serio i suoi interventi, non così il suo amato Francesco. Zuppi torna a chiedere un cessate il fuoco e ricorda il martirio del Padre Pierre Al-Rahi, assassinato negli attacchi israeliani in Libano. Egli è il pastore che «ha scelto di rimanere con la sua comunità fino alla fine, dando testimonianza con la sua vita e il suo sangue della sua fedeltà al Vangelo».
Le parole del cardinale Zuppi alludono anche ad altri fatti drammatici, oltre alle guerre, come la fuga dei cervelli dall’Italia, i 142.000 italiani che emigreranno all’estero entro il 2025, il tasso di povertà, la migrazione e le tragedie nel Mediterraneo che affliggono le notizie quasi quotidianamente e a cui dobbiamo continuare a dare risposte adeguate. Zuppi sottolinea il dialogo e uno dei compiti più urgenti per la Chiesa oggi: «preservare e promuovere uno stile capace di incontro, ascolto, amicizia sociale, pazienza, umiltà e libertà interiore» I vescovi dibatteranno la ricezione del testo «Iniziazione alla vita cristiana nell’infanzia e l’identità dei padrini». Inoltre, figurano all’ordine del giorno la revisione del regolamento del Comitato Scientifico e Organizzatore delle Settimane Sociali Cattoliche in Italia e l’approvazione del Messaggio per la 76ª Giornata Nazionale del Ringraziamento, che si celebrerà l’8 novembre. Infine, si condivideranno informazioni sul prossimo Congresso Eucaristico Nazionale, che avrà luogo nel 2027.
Le reliquie di San Francesco d’Assisi.
E stiamo finendo. È sempre piacevole constatare che i santi trionfano sempre, anche molto più dopo morti. Si è conclusa la prima esposizione pubblica prolungata (di un mese di durata) dei resti mortali di San Francesco. La celebrazione del rito di reposizione, domenica 22 marzo, ha chiuso ufficialmente l’esposizione di un mese nella chiesa inferiore della Basilica di Assisi. Dopo aver collocato la teca all’interno dell’urna di bronzo dorato, è stata inserita anche la documentazione richiesta dal diritto canonico. La bara è stata chiusa e l’urna metallica sigillata, è stata inserita nel sarcofago di pietra situato nel pilastro sotto l’altare maggiore e sigillata la griglia metallica che la chiude. Più di 370.000 pellegrini da tutto il mondo hanno venerato i resti di San Francesco ad Assisi.
«Voi siete di questo mondo; io non sono di questo mondo».
Buona lettura.