Ya tenemos el árbol navideño alzado en la plaza de San Pedro. Una grúa levantó el abeto gigante, que será decorado e iluminado en una ceremonia programada para principios de diciembre. La instalación coincide con la partida del Papa León XIV a Turquía, en su primer viaje al extranjero como pontífice. El Papa León XIV no está en Vaticano, ya está en Turquía, es su primer viaje apostólico internacional, después al Líbano, con una parada en İznik, un antiguo lugar conciliar, para conmemorar el 1700 aniversario del Primer Concilio de Nicea. Esto marca el debut internacional de su pontificado. Durante el vuelo a Ankara, el Papa saludó uno a uno a los periodistas a bordo y les agradeció el servicio que prestan; calificó el viaje como un momento histórico para la unidad cristiana, recordando el aniversario del Concilio de Nicea.
Los periodistas obsequiaron a León XIV con varios regalos, y la veterana Alazraki: «Nos gustaría verdaderamente ser sus compañeros de viaje y establecer una relación tanto humana como profesional, porque conocernos, comprendernos, nuestras dificultades, nuestras necesidades, nos ayudará a ser mejores puentes entre ustedes y el mundo y todos los países que representamos». Ya sabemos que una parte significativa del mundo de los medios de comunicación actúa principalmente para obtener beneficios personales y no duda en forzar el relato, incluso yendo más allá de los límites del respeto institucional y personal, solo para obtener primicias o erigirse como la fuente exclusiva de cada declaración pública que hace el Papa.
Visita al Mausoleo de Mustafa Kemal Atatürk, firma del Libro de Honor en la Torre Misak-ı Millî, recorrió la Vía del León , la avenida ceremonial que conduce al Mausoleo. Reunión en la Biblioteca de la Nación , ante el presidente turco Recep Tayyip Erdoğan y las autoridades, la sociedad civil y el Cuerpo Diplomático. El Papa León XIV se traslada a Aeropuerto Internacional de Ankara-Esenboğa hacia Estambul y en la Catedral del Espíritu Santo, encuentro de oración con obispos, sacerdotes, diáconos, consagrados y agentes pastorales. En la audiencia general, León XIV pidió a los fieles que lo acompañaran con la oración en su primer viaje apostólico. El Papa permanecerá en Turquía durante cuatro días , concluyendo el domingo en Estambul antes de trasladarse a Beirut.
Durante su visita al palacio presidencial, el Papa elogió el valor del amor conyugal y la contribución de la mujer a la sociedad turca. Los papas van y vienen, pero Erdoğan permanece. El presidente turco ha recibido a tres pontífices a lo largo de su carrera: además de León XIV, Francisco en 2014 y Benedicto XVI en 2006. En esta última ocasión, aún era primer ministro, y la visita fue especialmente delicada porque Ratzinger, antes de su elección, se había declarado contrario a la entrada de Ankara en la UE. El discurso de Erdoğan fue eminentemente político y se centró en la cuestión de Oriente Medio, un punto de discordia entre Ankara y la Santa Sede, especialmente durante el pontificado de Francisco. Recordó que «siempre había valorado la postura adoptada por nuestro estimado invitado y sus predecesores».
El «sultán» atacó al gobierno israelí, afirmando que «ha estado bombardeando asentamientos civiles, incluyendo iglesias, mezquitas, hospitales y escuelas, durante meses», y citó «la Iglesia de la Sagrada Familia, la única iglesia católica en Gaza», entre los lugares de culto «atacados por Israel». El presidente turco afirmó que «estamos en deuda con Palestina», revelando que había discutido con el Papa que «la única manera de resolver este conflicto es una solución de dos Estados dentro de las fronteras establecidas en 1967». Presentó su país como «un país donde el 99% de los ciudadanos turcos son musulmanes», Erdoğan enfatizó que «Turquía promueve el respeto por todas las religiones en todas partes, incluidas las comunidades cristianas», al tiempo que lamentó la existencia de una «creciente islamofobia y xenofobia en Occidente». En su discurso, León XIV se mantuvo dentro del marco del respeto a la pluralidad religiosa y aseguró que «los cristianos, que son y se sienten parte de la identidad turca, tan valorada por San Juan XXIII, también tienen la intención de contribuir positivamente a la unidad de su país». De hecho, en la década de 1930, Roncalli fue administrador del Vicariato Latino de Estambul. El Papa elogió la centralidad de la familia en la sociedad turca, destacando en particular «el valor del amor conyugal y la contribución de la mujer». El Papa elogió la creciente presencia de la mujer en la esfera pública nacional y calificó a Turquía como «un puente entre Oriente y Occidente, entre Asia y Europa, y una encrucijada de culturas y religiones».
Sì ma no, o per lo meno un po’, ma va bene meglio no, ma se è sì, non succede niente. Questa è la tremenda chiarezza che regna nel prefetto della Fede. «Se credete di comprendere bene il vero significato di [Corredentora], potete usare il titolo, ma non sarà usato ufficialmente». Ora risulta che definire il titolo mariano di Corredentora come “sempre inappropriato” nel suo recente documento Mater Populi Fidelis riguarda solo l’uso ufficiale del nome e non la sua validità nella devozione dei fedeli. In una conversazione con la giornalista Diane Montagna ha spiegato che l’espressione contenuta in Mater Populi Fidelis , secondo la quale «è sempre inadeguato» utilizzare il titolo di «Corredentora», deve essere intesa come una norma vincolante da questo momento unicamente per i testi liturgici e i documenti ufficiali della Santa Sede. «Sempre» significa «da ora in poi», se lo sa lui e non pretende affatto di giudicare il passato. Significa soprattutto che questa espressione non sarà utilizzata né nella liturgia, cioè nei testi liturgici, né nei documenti ufficiali della Santa Sede. Se crede di comprendere bene il vero significato di questa espressione, ha letto il documento e vede che anche i suoi aspetti positivi sono affermati, può usare il titolo, ma non sarà usato ufficialmente». Seguendo tali sublimi e raffinati argomenti, supponiamo che non sarà usato, per ora, perché il “sempre” è un “vedremo”.
Ha riconosciuto che il termine «Corredentora» era stato utilizzato da santi, dottori della Chiesa e persino da Giovanni Paolo II prima delle valutazioni teologiche finali, Fernández ha ribadito la sua convinzione che, oggi, il termine potrebbe dare adito a malintesi. Ha spiegato che Mater Populi Fidelis «conserva ed esplicita gli aspetti positivi» legati al concetto, parlando della «singolare cooperazione di Maria nell’opera della Redenzione». Secondo il cardinale, questo concetto appare «200 volte» nella nota. Montagna gli ha ricordato che un’analisi precisa del documento mostra che l’espressione “cooperazione unica” appare solo una volta, mentre altri termini connessi (“unico”, “singolare”) appaiono un totale di 35 volte, lontano dalle “200 volte” menzionate dal prefetto. Diversi mariologi hanno osservato che il problema del testo non è l’assenza totale di riferimenti alla cooperazione di Maria, ma piuttosto la sua formulazione, che alcuni considerano eccessivamente attenuata rispetto alla Tradizione magisteriale precedente.
La questione della consultazione teologica nella redazione di Mater Populi Fidelis ha generato maggiore dibattito . Fernández ha affermato di aver consultato tantissimi, tanti, tanti, mariologi e cristologi; non dà nomi di nessuno dei tantissimi. Il padre Maurizio Gronchi, cristologo e consultore del DDF, il 19 novembre: «Non si sono trovati mariologi collaboratori». Gronchi ha evidenziato l’assenza, nella presentazione della nota, dei professori della Pontificia Facoltà Teologica Marianum e dei membri della Pontificia Accademia Mariana Internazionale, interpretando questo silenzio come un possibile segno di dissenso. Il padre Salvatore Maria Perrella, OSM, ex professore del Marianum e figura molto stimata dal Papa Benedetto XVI, ha dichiarato ugualmente che il Mater Populi Fidelis dovrebbe essere stato redatto con maggiore cura e affidato a esperti qualificati, specialmente in una questione così delicata come una possibile definizione dogmatica della “corredenzione mariana”. Per ora, vedremo domani, o tra un po’, si conferma il divieto ufficiale, ma riconosce la piena legittimità dell’uso devozionale tradizionale del titolo tra i fedeli che ne conservino il significato ortodosso.
Le frizioni che sono esplose sotto il papato di Francesco (ma che probabilmente sono state la causa della rinuncia del papa Ratzinger) non sono mai del tutto remitenti, e Leone, consapevole che il Giubileo ha solo congelato le tensioni, vuole affrontarle di petto e una volta per tutte. Si dice che Leone XIV ha confessato di volere che tutti si siedano allo stesso tavolo, senza interpreti né secondi fini . Intende far sedere i cardinali più progressisti e i guardiani della tradizione, obbligandoli a un dibattito reale , lontano dalle telecamere e dalle guerre sulla stampa. Si vocifera che almeno tre cardinali prominenti —uno europeo, uno latinoamericano e uno africano— hanno già manifestato la loro disponibilità a sostenere il pontefice nella sua missione di «ripristinare la calma». Ma altri, specialmente nel campo conservatore, hanno accolto l’idea con freddezza: «Un concistoro come questo rischia di trasformarsi in un giudizio sul passato». In Vaticano si assicura che Leone ha già preso una decisione e che il periodo post giubileo sarà tutto tranne che pacifico. «Il Papa vuole voltare pagina e questa volta, nessuno potrà rimanere con le braccia incrociate». Qui saremo per raccontarlo , Deo volente, sotto l’ampàro di Santa Maria Corredentora e Mediatrice di tutte le grazie.
«…non passerà questa generazione senza che tutto si compia».
Buona lettura.