La prescrizione negli abusi in Vaticano, il nuovo maggiordomo di Palazzo, la guerra preventiva e il diritto naturale, la diocesi dell'Iraq, ¿Reciprocità con i musulmani?, ¿I coraggiosi gesuiti?, lo scisma anglicano, Müller e Leone XIV.

La prescrizione negli abusi in Vaticano, il nuovo maggiordomo di Palazzo, la guerra preventiva e il diritto naturale, la diocesi dell'Iraq, ¿Reciprocità con i musulmani?, ¿I coraggiosi gesuiti?, lo scisma anglicano, Müller e Leone XIV.
Un altro giorno di infarto, ce ne sono con molte notizie e altri, come la giornata di oggi, con molti temi di fondo forse troppo importanti per liquidarli con un piccolo riassunto. Speriamo che servano per ‘aprire bocca’ e poter continuare ad approfondire.

La prescrizione negli abusi.

Iniziamo con un piatto forte e che crediamo sia un punto molto debole, in certo modo ereditato, ma sembra che sia assunto, del pontificato precedente.  Seconda puntata di Federica Tourn su come si sta trattando la prescrizione nel tema degli abusi in Vaticano in questo momento. Si concentra su un caso italiano ma tutti abbiamo in mente casi paralleli come quello di Chiclayo:  «La Chiesa di Leone XIV, in perfetta continuità con quella di Francesco, dice molte parole belle sulla pedofilia e poi fa il contrario. Nel caso di Don Valentino Salvoldi, che abbiamo trattato in un articolo precedente , la prescrizione dichiarata dal sistema giudiziario italiano è stata seguita rapidamente dal sistema ecclesiastico. Il Papa Francesco aveva reiterato ripetutamente che la visione della Chiesa sull’abuso infantile non si estingue e, quindi, la prescrizione è sempre sospesa in tali casi.

L’avvocata Dutto è stata designata per indagare, ma fin dal primo momento è stato chiaro che qualcosa non quadrava: l’inquirente ha contattato le vittime da un indirizzo email gestito dal Servizio di Protezione dell’Infanzia della diocesi di Bergamo. Quando Stefano Schiavon, una delle vittime del sacerdote bergamasco, lo ha fatto notare e ha chiesto se chiunque interessato a testimoniare nel caso dovesse contattarla a quell’indirizzo email, l’avvocata, con franchezza, lo ha reindirizzato al suo indirizzo privato. «Poiché si tratta di una procedura legale, in conformità ai principi di imparzialità e di terze parti, è preferibile utilizzare il contatto scritto (l’indirizzo email che le ho fornito, da cui le scrivo)».

Dutto fornisce alle vittime di Salvoldi un indirizzo email personale da usare nella sua indagine sull’abuso denunciato, e questo le risolve tutto. Non sembra vedere alcun problema nel mantenere la sua duplice funzione come membro del Servizio di Protezione dell’Infanzia della diocesi e come persona incaricata di valutare la responsabilità di un sacerdote denunciato per abuso infantile, come se il semplice cambio di indirizzo fosse sufficiente a garantire la sua condizione di ‘terzo e imparziale’. Senza menzionare che, in molti degli scambi di email dell’avvocata con le vittime, il Servizio di Protezione dell’Infanzia della diocesi rimane in copia.

Avvocata del Collegio degli Avvocati di Milano ed esperta in reati contro le persone non solo fa parte di diverse commissioni di protezione infantile, ma è anche un’avvocata di fiducia della Chiesa. Rappresenta la Conferenza Episcopale Italiana (CEI) nel processo in corso sul presunto uso improprio per fini privati di oltre due milioni di euro dell’8% dell’imposta sul reddito dei contribuenti e fondi del Vaticano destinati alla diocesi di Ozieri, nella provincia di Sassari. Il processo coinvolge Antonino Becciu, fratello del cardinale Angelo Becciu, il vescovo di Ozieri, Corrado Melis, e altre sette persone, accusate di vari capi d’imputazione di malversazione di fondi, riciclaggio di capitali, falsa dichiarazione al Ministero Pubblico e complicità.

Dutto ha un chiaro conflitto di interessi, e non è l’unica nella Chiesa che, con la destra, tratta con minori abusati e con la sinistra, con abusatori. Trentadue dei 130 centri diocesani di ascolto per vittime sono stati esaminati in uno studio di due anni condotto da Rete l’Abuso, che ha evidenziato come servano essenzialmente per fornire alla diocesi informazioni sui sacerdoti abusatori: «Quando si riceve una denuncia su un reato, i centri di ascolto istituiti dalle linee guida della CEI non conducono un’indagine formale, ma agiscono come un punto di accesso informale: ascoltano, a volte registrano le informazioni e le trasmettono al vescovo».

Secondo i risultati dello studio quando una vittima si rivolge a un centro di ascolto diocesano, si trova di fronte a tre strutture che non comunicano tra loro: La prima è un ufficio che raccoglie i dati delle vittime e li trasmette al vescovo, che deciderà se procedere a un’indagine preliminare e rimetterà il fascicolo completo al Dicastero per la Dottrina della Fede. Questo ufficio, come menzionato, raccoglie i dati della vittima e li trasmette al secondo ufficio, ma non ha accesso ai fascicoli completi. Pertanto, conosce i dati individuali forniti da ogni vittima, ma ignora se il fascicolo principale contenga altre vittime di quel sacerdote. Da ora in poi, come prima dei servizi di assistenza, spetta alla discrezione del vescovo avviare un’indagine preliminare e rimettere tutto al terzo organismo —il Dicastero per la Dottrina della Fede— no. Ovviamente, nessuno, né la vittima né il servizio di assistenza che l’ha ricevuta, avrà accesso a quei fascicoli né potrà verificarne l’effettivo progresso. Dovremo fidarci di ciò che dice il vescovo.

E questo è quanto è accaduto a Stefano Schiavon, che, dopo aver presentato la sua testimonianza il 18 novembre 2024 (entro i sei giorni consentiti), non ha ricevuto più notizie sullo sviluppo dell’indagine preliminare fino all’11 febbraio 2025, quando l’avvocata Dutto, sempre attraverso l’indirizzo email del Servizio di Protezione dei Minori della Diocesi di Bergamo, gli ha notificato la conclusione del suo lavoro con la sua abituale empatia fraterna: «Cara persona, In relazione all’indagine canonica preliminare avviata dalla diocesi di Bergamo contro il Rev. Padre Valentino Salvoldi, le informo che, conclusa la fase diocesana, il fascicolo è stato debitamente consegnato al Dicastero per la Dottrina della Fede per le sue determinazioni competenti». 

In risposta alla legittima richiesta di Schiavon di essere informato delle conclusioni della ‘fase diocesana’ la risposta ufficiale fa rabbrividire:  «Il fascicolo è confidenziale e in questo momento la diocesi non è autorizzata a fornire alcuna informazione alle persone che hanno espresso la loro offesa e offerto i loro contributi, né alla persona sotto indagine. I documenti sono stati consegnati al Dicastero per la Dottrina della Fede perché questo Dicastero è competente in materia secondo il diritto canonico e, a questo punto, il Vescovo dovrà attendere comunicazioni o istruzioni da parte di questo al riguardo. Una volta ricevuti e studiati attentamente i documenti dell’indagine preliminare, il Dicastero per la Dottrina della Fede ha diverse opzioni: archiviare il caso; richiedere un’indagine preliminare più approfondita; imporre misure disciplinari non penali, generalmente mediante un precetto penale; imporre rimedi penali o penitenze, o ammonimenti o censure; avviare un processo penale; o identificare altre vie di interesse pastorale. In quel momento, la decisione sarà comunicata al Vescovo, con le istruzioni pertinenti per la sua esecuzione. Quanto al tempo, non c’è un termine stretto; in generale, si può aspettarsi una decisione entro sei mesi, ma, come comprenderà, ogni caso ha le sue caratteristiche uniche e, quindi, il Dicastero potrebbe esaminare i documenti e prendere una decisione in un periodo di tempo più breve o più lungo di quello indicato in precedenza. Non esistono disposizioni specifiche che regolino la comunicazione del risultato dell’indagine a persone che, come lei, hanno manifestato il loro reato e aportato i loro contributi durante la fase di indagine preliminare».

Secondo il diritto canonico, la vittima non ha diritto a alcuna informazione sul risultato del caso. Sebbene si incoraggino le vittime di abusi a contattare i servizi diocesani di protezione infantile, in realtà, coloro che denunciano un sacerdote pedofilo non hanno nemmeno il diritto di essere informati del risultato dell’indagine. Quindi il fascicolo di Salvoldi è arrivato in Vaticano, e qui, praticamente, è scomparso ogni traccia. Si chiede alle vittime di aspettare indefinitamente, senza nemmeno la garanzia di ricevere una risposta presto.

Di fronte alle lamentele una seconda risposta inaccettabile:  «Una volta terminata la fase diocesana, il fascicolo è stato rimesso al Dicastero per la Dottrina della Fede, per cui non sono più in possesso dei documenti, che inoltre non possono essere divulgati secondo il diritto canonico (nemmeno al chierico contro il quale è stata condotta l’indagine preliminare). Per ragioni di riservatezza, non posso rispondere alla sua domanda su altre persone. Le fornisco l’indirizzo del Dicastero per la Dottrina della Fede, al quale può rivolgersi se lo desidera (non ho un indirizzo email). Dicastero per la Dottrina della Fede, Palazzo del Sant’Uffizio, 00120 Città del Vaticano. Cordialmente

L’abusato Schiavon, comprensibilmente, ha difficoltà ad accettare questo e chiede a Dutto ulteriori chiarimenti: quindi Salvoldi, dopo tutto ciò che è stato comprovato anche nel processo penale, continuerà a essere sacerdote, celebrando messa circondato da chierichetti e ascoltando confessioni di adolescenti? La risposta:  Caro professor Schiavon:

Come in qualsiasi altro ordinamento giuridico, anche nel sistema canonico l’archiviazione di un processo per prescrizione comporta l’impossibilità di applicare una pena, inclusa –nel sistema canonico– la dimissione dallo stato clericale. Al sacerdote in questione –anche in virtù del limite di età raggiunto– non gli vengono conferiti incarichi o compiti ecclesiastici, inclusi, quindi, quelli che implichino contatto con minori. Infine, vorrei informarla che il mio ruolo nella procedura in questione è concluso in gran parte e completamente, per cui approfitto di questa ultima occasione per augurarle ogni bene». Incredibile. 

Il caso è prescritto e non si può esigere nulla di più dalla Chiesa, e tanto meno la dimissione del sacerdote dallo stato clericale. Tuttavia, la diocesi ci assicura che è già anziano e non ha funzioni ufficiali. Schiavon e tutte le altre vittime adolescenti ingannate e abusate da un sacerdote, invece della giustizia promessa, dovranno accettare questo fragile assioma: il loro abusatore è andato in pensione e non potrà più causare (molto) danno. Parola del vescovo. Terribile, ricordiamo a Leone XIV l’8 gennaio 2026, nel chiudere il concistoro straordinario: «Spesso, lo scandalo nella Chiesa nasce perché si è chiusa la porta e non si è accolto le vittime, accompagnate dalla vicinanza di autentici pastori». La Chiesa finge di essere scandalizzata per ciò che fa ma la realtà è quella che è. 

Un maggiordomo della Guardia Svizzera.

Non è un tema minore anche se può sembrare molto domestico, con il imminente ritorno a palazzo già abbiamo il maggiordomo. Il tenente della Guardia Svizzera Anton Kappler è il nuovo cameriere del Papa Leone XIV. Sostituisce Piergiorgio Zanetti, che si è ritirato la settimana scorsa e in precedenza ha servito nella Gendarmeria Pontificia, al pari del defunto Angelo Gugel, che ha accompagnato Giovanni Paolo II durante i suoi 27 anni di pontificato. Anton Kappler, nato il 16 agosto 1979 a Wattwil (SG), è membro della Guardia Svizzera Pontificia dal febbraio 2001. Per molti anni è stato a capo dell’armeria. Prima di essere promosso a tenente, ha anche servito come sergente di squadra. Come tenente, era responsabile della direzione della terza sezione, che include anche membri della banda del Corpo. Il maggiordomo è una figura discreta ma centrale nella vita quotidiana del Papa: non è solo un assistente di alto rango, ma una sorta di guardiano della sua vita privata, l’uomo che vede ciò che quasi nessun altro vede e che lo accompagna nei momenti più quotidiani della giornata. Una presenza costante, caratterizzata da assoluta fiducia, riservatezza e dedizione.

Nel corso dei decenni, diversi nomi sono diventati emblemi di questo ruolo così delicato. Tra loro spiccano i camerieri di Giovanni XXIII, i fratelli Giampaolo e Guido Gusso, e, come abbiamo menzionato all’inizio, Angelo Gugel, il maggiordomo di Giovanni Paolo II per molti anni. Per anni, Gugel è stata una figura fissa nell’appartamento papale: discreto, efficiente, sempre presente, ma mai invadente. Chi lo ha conosciuto ricorda la sua discreta professionalità e il rapporto di fiducia che ha forgiato con il Papa polacco, cementato da piccoli gesti quotidiani più che da protocolli formali.

Diversa e più turbolenta è stata la storia di Paolo Gabriele, maggiordomo di Benedetto XVI, che è diventato il bersaglio dello scandalo Vatileaks. Nel 2012, Gabriele è stato accusato di aver rubato e diffuso documenti confidenziali dall’appartamento papale, convinto, secondo le sue stesse dichiarazioni, di voler esporre i problemi e la corruzione all’interno della Curia. Il caso ha sconvolto profondamente il Vaticano proprio perché coinvolgeva una delle figure più vicine al Papa. El maggiordomo del Papa rimane una figura quasi invisibile: non appare in documenti ufficiali né in decisioni importanti della Chiesa. Tuttavia, nella vita quotidiana del Pontefice, è uno dei pochi testimoni silenziosi di una dimensione umana che raramente raggiunge l’attenzione mondiale.

La decisione di Leone XIV è  rivoluzionaria, ma chi non conosce la dinamica di questo piccolo stato non l’ha compresa.  Si tratta di un posto estremamente delicato : un laico chiamato ad assistere il Papa in tutti gli aspetti della sua vita quotidiana, quasi sempre al suo fianco. Serve una persona fedele e, soprattutto, discreta , che non trasformi la sua vicinanza al Pontefice in un’opportunità per andare a raccontare fatti e aneddoti, facendo sfoggio di un presunto ‘ potere ‘.  Non serve qualcuno che torni a casa a raccontare alla sua famiglia cosa ha fatto quel giorno.

Il retroscena del tema è che  tras lo scandalo di Vatileaks , Sandro Mariotti è stato designato dallo stesso Benedetto XVI per occupare il posto di Gabriele. Il Papa Francesco , una volta eletto, ha optato immediatamente per aggiungere una persona in più, estraendola dalla Gendarmeria dello Stato della Città del Vaticano . Una decisione ‘ perversa ‘, come l’hanno qualificata persino alcuni cardinali , poiché la Gendarmeria è sempre stata nota in Vaticano come un luogo di parcheggio per molti raccomandati da presuli e persone influenti. A questo posto non si accede mediante un concorso né mediante una verifica di capacità, ma secondo chi lo presenta e secondo criteri ‘ sconosciuti ‘ per la maggior parte. 

Il Papa Francesco voleva avere al suo fianco lo stesso organismo che, prima della sua elezione,  nemmeno poteva accedere al Palazzo Apostolico .  Con il passare degli anni, ha dato i suoi frutti: dalle falle di sicurezza all’implicazione di commissari in scandali con criminali, passando per la raccolta di fascicoli su presuli e cardinali, fino allo scandalo di Domenico Giani e la sua espulsione dallo Stato, con il suo ingresso nell’Ordine di Malta come ‘sapone per zittirlo’.

Il Papa Francesco ha quindi accoppiato Zanetti con la controversa figura di Stefano De Santis, che continua, spesso al suo servizio come autista.  Santa Marta si era trasformata in un teatro di fascicoli e denaro entrante e uscente dalla cassaforte del Papa. Speriamo che la scelta di Leone XIV restituisca la pace ai Sacri Palazzi.  La Guardia Svizzera è il corpo del Papa , deve essere valorizzata permettendole solo a lei l’accesso al Palazzo Apostolico . La Gendarmeria deve funzionare come una forza di polizia per lo Stato, come era concepita fin dall’inizio. Il beato Pio IX che visse momenti così tormentosi nel suo lungo pontificato diceva sempre che alla Guardia Svizzera si può affidare la custodia dell’intero palazzo con un’unica e saggia eccezione: la chiave della cantina.  

 

Su Parolin e la guerra preventiva in Iran.

La condanna della guerra preventiva e la denuncia delle violazioni del diritto internazionale da parte del Segretario di Stato del Vaticano, il cardinale Parolin, sono sacrosante, ma il dovere della Chiesa va molto oltre. Abbiamo un’intervista interessante intervista.  Il cardinale Parolin ha parlato di un ‘multipolarismo ispirato alla primazia del potere’ e caratterizzato ‘dalla capacità di dimostrare autosufficienza’ il 17 gennaio , in occasione dell’anniversario della Pontificia Accademia Ecclesiastica. In un’intervista con Vatican News, ha ripreso il tema, sostenendo che la multipolarità, il potere e l’autoreferenzialità sono i tre fattori che erodono l’ordine internazionale attuale.

Il cardinale non si tira indietro: «Il sistema di diplomazia multilaterale nelle relazioni tra Stati sta attraversando una profonda crisi […]», osserva Parolin. «Questa attitudine rappresenta l’altra faccia della volontà di potere: il desiderio di agire con libertà, di imporre il proprio ordine agli altri, evitando il drammatico ma nobile lavoro della politica». Il 23 febbraio, il primo ministro israeliano ha informato il presidente statunitense che, nella mattina del sabato 28 febbraio, il leader supremo iraniano, Alí ​​Jamenei, si sarebbe riunito con i suoi consiglieri in un luogo noto all’intelligence israeliana. Questo, quindi, offriva un’opportunità unica per eliminare il successore di Khomeini (che aveva guidato il paese dal 1989) e il suo entourage stretto.
«Dubbio seriamente che l’Iran avrebbe portato a cabo un attacco preventivo. Credo che ciò che è accaduto, francamente, è che quando l’intelligence ha mostrato che esisteva l’opportunità di attaccare leader, incluso il Leader Supremo, il presidente [Trump] ha deciso che era un obiettivo importante», ha ammesso  l’ex direttore della CIA e ex segretario alla Difesa degli USA, Leon Panetta.Le parole del Segretario di Stato del Vaticano si inseriscono in questo sottile gioco degli scacchi, pieno di sofismi e grossolani interessi creati. «Se agli Stati venisse concesso il diritto alla ‘guerra preventiva’, secondo i loro propri criteri e senza un quadro giuridico sovranazionale, l’intero mondo correrebbe il rischio di essere incendiato».  La denuncia del cardinale Parolin, e quindi della Santa Sede, è corretta e necessaria, ma i fattori che caratterizzano la situazione internazionale attuale, come l’autoreferenzialità e la primazia del potere, meritano di essere evidenziati con maggiore forza dalla Santa Sede, alla luce del contributo etico singolare che può apportare. Va ricordato che tali violazioni avvengono perché il sistema internazionale attuale si è basato su una logica relativista, cioè su principi convenzionali su cui si è cercato il massimo consenso possibile, in nome di una visione deformata della «libertà».  Es necessario restituire la centralità del diritto naturale , come espressione delle inclinazioni innate dell’uomo verso la verità e il bene. Ratzinger ricordava: «Per la Chiesa, il diritto naturale, inerente alla stessa creatura umana, è stato il mezzo per il dialogo con chi non condivide la fede». Oggi il concetto stesso di natura è stato svuotato dall’interno, assumendo un significato puramente empirico, ridotto «a ciò che si può osservare con le scienze, con la biologia, a ciò che si può trovare nella dottrina evolutiva». La situazione internazionale attuale sta attraversando una profonda crisi a causa dell’illusione che la Carta delle Nazioni Unite fosse sufficiente per creare un sistema di norme condivise. Quando l’unica garanzia della coesistenza pacifica tra i popoli è ‘negare la cittadinanza alla verità sull’uomo e sulla sua dignità, così come alla possibilità di un’azione etica basata sul riconoscimento del diritto morale naturale’, è evidente che si stanno creando premesse per definizione instabili. Continuiamo con Benedetto XVI: in questo modo, ‘si impone effettivamente una concezione del diritto e della politica in cui il consenso tra gli Stati, talvolta ottenuto per interessi congiunturali o manipolato da pressioni ideologiche, sembra essere l’unica e ultima fonte delle norme internazionali’.

La diocesi cattolica in Iraq.

L’Arcidiocesi Cattolica Caldea di Erbil in Iraq ha subito un attacco con droni in un complesso di appartamenti dove vivono diverse famiglie cristiane. Nessuno è morto né è rimasto ferito nell’attacco. «Fortunatamente, l’edificio era stato evacuato in gran parte diversi giorni prima a causa della sua vicinanza all’Aeroporto Internazionale di Erbil».  L’edificio ospitava lavoratori dell’arcidiocesi e giovani famiglie cristiane sfollate a causa di un attacco precedente nella regione. L’edificio è stato finanziato dai Cavalieri di Colombo come centro per rifugiati cristiani sfollati durante la guerra dal 2014 al 2018. Un convento vicino delle Figlie Caldee di Maria Immacolata è stato anch’esso danneggiato dall’attacco. L’arcidiocesi chiede ai cristiani di tutto il mondo ‘di ricordare e pregare per le molte persone emarginate in Iraq, inclusa la piccola e ancora minacciata minoranza cristiana che lotta per rimanere nella sua terra natale’.

Reciprocità con i musulmani?

Ai musulmani nei nostri paesi woke si li coccola, evidentemente non perché piaccia affatto ma perché bisogna andare contro tutto ciò che sa di cristiano. In una tattica che può funzionare in politica e che può causare danno nel mondo religioso, ma si dimentica che ciò che dobbiamo cercare non è la confrontazione con i musulmani ma la loro conversione, e questa avviene in non poche occasioni.  Il principio di reciprocità non si applica più nel diritto internazionale, nemmeno in Italia. In una scuola di Firenze, ai musulmani è permesso pregare in una sala dedicata, ai cattolici fiorentini non è nemmeno permesso un crocifisso. Fino a qualche anno fa, le pressanti richieste degli immigrati musulmani in Italia, interessati a costruire o utilizzare spazi per luoghi di culto, mettevano in discussione il principio di reciprocità religiosa. Il Vaticano, al pari di cittadini e associazioni, lo hanno fatto, lamentandosi apertamente del trattamento generalmente abominevole che ricevevano i nostri fratelli e sorelle cristiani residenti in paesi islamici.

Questo principio, considerato a ragione un’estensione del diritto internazionale , esige che la libertà di culto e il trattamento dei credenti e delle istituzioni religiose straniere siano garantiti sulla base dell’uguaglianza e del trattamento reciproco tra gli Stati, purtroppo, oggi non se ne parla più. Il risultato è che molti dei nostri fratelli cristiani continuano a essere molestati , se non perseguitati apertamente fino alla morte, in paesi a maggioranza musulmana. Questo non è nulla di nuovo, ed è evidente che concorda pienamente con la fede musulmana, la cui missione è la sottomissione. Tuttavia, ciò che realmente ci sconvolge è che il principio di reciprocità a favore dei cattolici non viene nemmeno preso in considerazione in Italia e negli altri paesi europei. Lo accaduto qualche giorno fa nel collegio Sassetti-Peruzzi di Firenze: su richiesta degli alunni musulmani, l’amministrazione ha identificato e concesso uno spazio dove gli alunni musulmani potevano pregare durante l’orario scolastico. Cosa sarebbe successo se, per esempio, un gruppo di studenti cattolici avesse richiesto uno spazio per riunirsi alle 12:00 per pregare l’Angelus, come facevano i nostri antenati per secoli, interrompendo tutte le attività in corso per un minuto quando suonava la campana del paese? O se avessero richiesto un luogo per pregare i Laudi prima dell’inizio delle lezioni? Invitiamo  i cattolici a richiedere uno spazio simile a quello offerto ai loro colleghi musulmani; vedremo cosa succede. Gli ultimi anni si sono caratterizzati per il rifiuto dei dirigenti di permettere l’ingresso di un sacerdote per la benedizione pasquale o per celebrare una messa (gratuita) all’inizio dell’anno scolastico. Tutto questo in nome del ‘carattere laico’ del sistema scolastico, ‘poiché’, dicono, ‘questo principio dello Stato italiano e delle scuole pubbliche esige che non si celebrino atti di culto durante l’orario scolastico’. C‘è una doppia morale? O forse il problema risiede nel fatto che, per i nostri amministratori illuminati, i cattolici e la Chiesa in Italia non hanno più peso, e solo i musulmani ce l’hanno?.

I coraggiosi gesuiti?

In Italia c’è una canzone di  Franco Battiato: «Gesuiti euclidei vestiti da monaci per entrare alla corte degli imperatori della dinastia Ming». Sotto il papa Francesco , gesuita per eccellenza, il Vaticano ha negoziato un accordo con la Cina che ancora oggi ha forti ripercussioni. Fino a Leone XIV, essendo interrogato sulla situazione di Jimmy Lai, un editore cattolico che il regime ha condannato praticamente all’ergastolo per il suo ruolo nei disordini prodemocratici a Hong Kong, ha dovuto capitolare: «Non posso commentare».

È molto facile inviare lettere sui migranti maltrattati da Donald Trump . È facile iniziare a rimproverare il presidente statunitense, un paese dove regna la libertà di espressione e dove la Chiesa non è vittima di repressione governativa sistematica. Con la Cina, tuttavia, la storia è diversa e i coraggiosi diventano sudditi cortigiani e l’equilibrio di potere si inverte. Si supponeva che il patto sino-vaticano del Papa Francesco proteggesse i fedeli in Cina, ma apparentemente ha protetto la Cina dai fedeli. La Santa Sede, nonostante l’arrivo di Leone XIV, si guarda bene dal pronunciare una sola frase che possa irritare Xi JinpingIl partito nomina i vescovi; il Papa non può parlare di un cattolico perseguitato e ci raccontano che questo accordo diplomatico è un vero successo. C’è stato un tempo in cui i gesuiti si vestivano da monaci e riuscirono a iniziare l’evangelizzazione di un mondo sconosciuto, oggi,  con i successori comunisti della dinastia Ming, sembra che abbiano cambiato rotta e si siano incinesizzati. La nostra immagine di oggi è di Diego de Pantoja, meno famoso di Ricci ma non meno importante, gli italiani si sanno vendere sempre meglio. 

Lo scisma dentro lo scisma anglicano.

Sembra che ci sarà un altro primate frutto del malcontento per l’elezione della primate, ma con sfumature.Gafcon si descrive come un movimento globale di ‘anglicani autentici, che proteggono il vangelo di Dio’, e si è formato nel 2008 in risposta alle differenze all’interno della Chiesa Anglicana sull’accettazione delle unioni tra persone dello stesso sesso. Gafcon ha annunciato che ha deciso di non eleggere un ‘primus inter pares’ e invece ha creato il Consiglio Anglicano Globale, ‘che include primati, consiglieri e garanti, che includeranno vescovi, chierici e membri laici, ciascuno con pieni privilegi di voto’. I membri del Consiglio condivideranno la loro autorità in una struttura conciliare. L’arcivescovo Laurent Mbanda del Ruanda è stato eletto presidente del Consiglio Anglicano Globale, e l’arcivescovo brasiliano Miguel Uchoa è stato eletto vicepresidente. Il presidente del consiglio sarà un primate, ma sarà considerato un primus inter pares. 

L’elezione di Mullally, che ha espresso opinioni a favore dell’aborto e delle persone LGBT , ha approfondito la divisione tra le fazioni conservatrice e progressista della Chiesa Anglicana. Gafcon aveva già respinto la leadership del precedente arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, nel 2023 a causa della sua proposta di benedire le coppie dello stesso sesso. «Questo è uno scisma, anche se non vogliono dirlo». Nell’ottobre 2025, Gafcon si è impegnato a riorganizzare la Comunione Anglicana, rifiutandosi di partecipare alle riunioni convocate dall’arcivescovo di Canterbury e incoraggiando i suoi membri a tagliare i legami che ancora mantenevano con la Chiesa d’Inghilterra. Il gruppo sostiene di non essere in scisma, ma di rappresentare la vera Comunione Anglicana, composta da 42 province in 165 paesi di tutto il mondo.

Intervista a Müller.

E terminiamo con un piatto forte e sempre interessante.  La ne abbiamo completa a disposizione , affronta senza peli sulla lingua i temi centrali della Chiesa e dell’Occidente: il ruolo del papato, la secolarizzazione, le nuove ideologie e il rischio di un nuovo totalitarismo culturale. Il cardinale insiste  sulla necessità di tornare a centrare Cristo e la dimensione spirituale, difendendo la libertà, la dignità umana e l’identità cristiana in un mondo sempre più allontanato da Dio. Offre un ritratto lucido e inflessibile del pontificato di Leone XIV, del secolarismo contemporaneo e delle tendenze totalitarie del mondo moderno.

Con il Papa Leone XIV, afferma, la Chiesa ha recuperato una dimensione che rischiava di svanire: la primazia di Dio. In confronto al pontificato di Francesco, fortemente orientato alle preoccupazioni sociali e pastorali e ai problemi di immigrazione, il nuovo pontefice si muove nella tradizione di sant’Agostino, con un cristocentrismo che emerge in ogni omelia, ogni testo, ogni gesto pubblico. C’è una dimensione più divina, perché siamo convinti che l’uomo senza Dio non può vivere né pensare, non ha speranza. Non si tratta di mettere in discussione i suoi predecessori: Benedetto XVI ha offerto la grande sistematizzazione teologica, Francesco ha apportato uno stile pastorale latinoamericano di prossimità. Ma oggi il papato sente la necessità di ribadire che la Chiesa non è un’organizzazione umanitaria, ma ‘in Cristo, sacramento di salvezza universale’. ‘Cristo’. ‘È sempre al centro del Concilio Vaticano II, della Lumen Gentium… La luce del mondo è Cristo, Cristo è l’unico mediatore tra Dio e gli uomini. Dio si è fatto uomo nella divinità di Gesù Cristo, fondamento della sua vera umanità e natura umana. Questa è la base di tutto il messaggio cristiano e non è qualcosa di soggettivo, un’idea privata, ma la grande missione’.

 Il grande processo di secolarizzazione iniziato dall’Illuminismo ha prodotto, senza dubbio, progressi straordinari in scienza, tecnologia e psicologia. Ma ha anche generato i suoi mostri: dalla Rivoluzione Francese, con le sue migliaia di morti innocenti, ai grandi sistemi totalitari del XX secolo —il nazionalsocialismo, il fascismo, il comunismo—, con le loro milioni di vittime. ‘Dei che in realtà sono uomini e si presentano come dittatori, come tiranni. Vogliono dirci cosa pensare, come parlare, cosa mangiare’.

Non si tratta solo di un’interpretazione teologica: ‘Sì, è evidente, e non sono l’unico; molti osservatori, filosofi, giornalisti e professori di sociologia vedono questa tendenza verso una nuova dittatura persino qui, nei nostri paesi più o meno democratici’. La democrazia, avverte il cardinale, non si può mantenere per inerzia: richiede un autentico spirito democratico, un rispetto per i diritti fondamentali che nessuna maggioranza parlamentare può sopprimere. In questo contesto, il riferimento alla rete di Epstein non è casuale. Gruppi politici e accademici che si isolano dal corpo sociale, i super-ricchi che decidono il futuro del mondo a Davos, protetti dal controllo democratico, le classi dominanti che si ‘separano dal popolo e vivono nel lusso’, convinte di essere al di sopra della morale: questi sono, per il cardinale, sintomi di una degenerazione radicata proprio nell’abbandono dei comandamenti di Dio e della coscienza morale.

Il cosiddetto cambio di sesso è, secondo il cardinale, ‘un attentato al corpo’.  Particolarmente dura è la sua critica alle principali organizzazioni sovranazionali —l’ONU e l’Unione Europea in testa— che promuovono la normalizzazione dell’aborto basandosi sull»idea assolutamente errata che ci siano troppi uomini’.  ‘Quello che stiamo commettendo è un suicidio collettivo; stiamo uccidendo i nostri figli, e alla fine, ci rimangono gli anziani’. E la domanda che pone il cardinale è retorica ma diretta: dopo l’aborto, eutanasia per chi non è più ‘utile’? Vedere gli esseri umani attraverso la lente dell’utilità è, conclude, ‘assolutamente inumano’.

Riguardo al eterno dibattito tra conservatori e progressisti nella Chiesa, la risposta del cardinale è chiara: ‘Dobbiamo semplicemente seguire il Vangelo, non queste contraddizioni più politiche o ideologiche’. La distinzione tra destra e sinistra è prodotto della Rivoluzione Francese e non fa parte della logica cristiana. I punti di riferimento sono la parola di Dio, i Padri della Chiesa e grandi intellettuali come John Henry Newman e Benedetto XVI. ‘Dobbiamo essere realisti: essi utilizzano un realismo simile a quello che possedevano lo stesso Gesù Cristo e gli apostoli. San Paolo è realista, e questa apertura a Dio, alla trascendenza e anche alla responsabilità per il mondo immanente’. La Chiesa è un corpo misto, una rete in cui nuotano pesci di ogni tipo: non un’élite di ‘super-cristiani’, ma una comunità aperta e realista che guarda all’uomo così com’è, senza idealizzarlo né disprezzarlo, sempre con lo sguardo fisso sulla trascendenza e la speranza della vita eterna. 

«…vi sarà tolto il Regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».

Buona lettura.

 

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