El tempo vola, febbraio il breve va avanti e i temi si accumulano. La tattica di rimandare le cose a domani può essere pericolosa e può introdurci in una situazione in cui ognuno fa di cappello un saio di fronte al silenzio dell’autorità. Iniziamo un altro giorno.
Il Vicario di Cristo in terra.
Il Papa Leone arrivò in ritardo all’udienza ai sacerdoti e monaci delle Chiese Ortodosse Orientali, in visita di studio, e si scusò: «Sono il Vicario di Cristo in terra, ma non ho alcun potere sulla mia agenda». «Le differenze storiche e culturali nelle nostre Chiese rappresentano un meraviglioso mosaico della nostra eredità cristiana condivisa, qualcosa che tutti possiamo apprezzare. Allo stesso tempo, dobbiamo continuare a sostenerci a vicenda affinché la nostra fede in Cristo, che è la vera fonte della nostra pace, cresca». «Questo richiede che impariamo a disarmarci», facendo eco al Patriarca Atenagora, «pioniere del movimento ecumenico». «Quando eliminiamo i pregiudizi che portiamo dentro e disarmiamo i nostri cuori, cresciamo nella carità, lavoriamo più uniti e rafforziamo i nostri legami di unità in Cristo».
I diritti del bambino.
Il Papa Leone XIV si è rivolto così al comitato organizzatore dell’iniziativa «Dalla Crisi all’Attenzione: Azione Cattolica per l’Infanzia», che segue il lavoro del Vertice Internazionale sui Diritti del Bambino, promosso l’anno scorso dal Papa Francesco. «Bisogna chiedersi se sono stati accantonati gli impegni globali per lo sviluppo sostenibile quando vediamo nella nostra famiglia umana globale che tanti bambini vivono ancora in povertà estrema, subiscono abusi e sono sfollati con la forza, senza menzionare che mancano di un’educazione adeguata e sono isolati o separati dalle loro famiglie». “Questo mi ricorda il forte accento del Papa Francesco sul diritto del bambino a ricevere l’amore di una madre e di un padre; entrambi sono necessari per il suo sviluppo integrale e armonioso”.
Leone XIV e San Egidio.
Questa mattina, il Papa Leone XIV ha ricevuto in udienza in Vaticano il fondatore di Sant’Egidio, il professor Andrea Riccardi. Secondo i resoconti, durante l’incontro —che si tiene alla vigilia del 58º anniversario della Comunità—, hanno affrontato i numerosi conflitti che persistono nel mondo e le innumerevoli vittime che generano, insieme alla povertà e alla sofferenza indicibile che patiscono le persone.
Il silenzio di Leone XIV.
Il processo eterno Becciu.
Il Tribunale di Appello dello Stato della Città del Vaticano ha rinviato oggi venerdì il processo in attesa di pronunciarsi su alcune questioni preliminari. Al centro c’è la questione dei Rescritti del Papa Francesco e la proposta che è stata presentata di consultare il Papa Leone XIV per chiarirne l’ambito e i suoi effetti nella procedura. Il Papa Leone intende rimanere al di fuori della questione, ma questo è impossibile, è l’autorità ‘suprema’ sia civile che ecclesiastica in Vaticano. La ricercata inibizione è una forma di agire, volenti o nolenti. «La Corte si riserva la sua decisione; le parti saranno convocate di nuovo». Ciò che è stato discusso in dettaglio nelle tre ultime udienze e sarà oggetto di un ordine emesso dal Tribunale: la nullità del primo grado; l’acquisizione di documenti relativi all’indagine italiana sul caso Striano; e la valutazione delle conversazioni e delle redazioni che coinvolgono certi testimoni e membri della Gendarmeria Vaticana. La domanda da un milione: Il sistema di giustizia del Vaticano è al confine del collasso? La ferrea difesa dei rescritti papali (leggi modificate durante il processo) serve a puntellare una struttura che rischia di crollare in qualsiasi momento. La credibilità, quella poca che resta, della Santa Sede è in gioco: la giustizia non può essere amministrata con i metodi di un teatro suburbano, con un copione scritto da autori improbabili e improvvisando in modo caotico.
Prevarranno le ragioni di Stato o l’inalienabile obbedienza alla coscienza da parte dei giudici impegnati con la verità?. Non si deve dimenticare che la forma di governo dello Stato della Città del Vaticano è una monarchia assoluta. Il sovrano dello Stato è il Sommo Pontefice, che detiene pieni poteri legislativi, esecutivi e giudiziari. La funzione legislativa, salvo i casi che il Sommo Pontefice voglia riservarsi, è esercitata dalla Commissione Pontificia per lo Stato della Città del Vaticano, composta da cardinali, incluso il Presidente, e altri membri, nominati dal Sommo Pontefice per un periodo di cinque anni. La funzione esecutiva è esercitata dal Presidente della Commissione Pontificia, che è il Presidente della Governatorato ed è assistito dal Segretario Generale e dal Vice Segretario Generale. La funzione giurisdizionale è esercitata, in nome del Sommo Pontefice, dagli organi istituiti secondo l’ordinamento giuridico e da altri organi ai quali la legge attribuisce competenza per materie specifiche.
Deporre il Papa Francesco.
Il pedofilo Jeffrey Epstein e l’ex capo campagna di Donald Trump, Steve Bannon, scambiarono messaggi su finanziare organizzazioni cattoliche per incursionare in Vaticano con l’intenzione di deporre il papa Francesco, secondo alcuni email resi pubblici nell’ultima tranche di documenti declassificati. È stato pubblicato un video di una lunga intervista tra Bannon ed Epstein registrata nel 2019, poco prima del suo arresto.
Varden, vescovo senza complessi.
Il giovane vescovo norvegese Erik Varden dirigerà gli esercizi del Papa e della Curia, con il tema: «Illuminati da una gloria occulta». Il giovane vescovo trappista, nato nel 1974, è un convertito: nato in una famiglia luterana, ma non praticante, e agnostico, ha sperimentato un incontro con Dio a 15 anni, ascoltando la Sinfonia n. 2 ( Resurrezione ) di Gustav Mahler. Quella scintilla ha dato inizio a un cammino che lo ha portato prima ad assistere a servizi anglicani durante i suoi studi a Cambridge e poi a un ritiro nell’Abbazia Cistercense di Caldey. Dopo, si è convertito alla Chiesa cattolica e, anni dopo, è diventato membro dei Cistercensi della Stretta Osservanza (Trappisti), ordinandosi sacerdote nel 2011. Nove anni dopo, ha ricevuto la consacrazione episcopale. Varden è un vescovo senza complessi: «Mi sembra che ci stiamo arrendendo alla modernità secolare».
Lo scisma lefebvriano.
La Fraternità San Pio X (FSSPX) ha pubblicato una dichiarazione spiegando le ragioni dell’annuncio delle prossime consacrazioni episcopali. Il Superiore Generale Davide Pagliarani affronta direttamente il pontificato attuale del Papa Leone XIV, descrivendolo come una continuazione della «traiettoria irreversibile» segnata dal Papa Francesco. Oltre a spiegare la crisi Francesco/Leone, la dichiarazione affronta il silenzio dei vescovi conservatori nella Chiesa, la possibilità di sanzioni, le loro speranze, la ragione ultima della loro azione e la loro prospettiva sulla Messa tradizionale in latino. «Inoltre, le principali orientazioni che già si delineano in questo nuovo pontificato, in particolare attraverso l’ultimo concistoro, non fanno che confermarlo. Si percepisce una determinazione esplicita di preservare la linea del papa Francesco come una traiettoria irreversibile per tutta la Chiesa. È triste riconoscerlo, ma è un fatto che, in una parrocchia comune e corrente, i fedeli non trovano più i mezzi necessari per assicurare la loro salvezza eterna. Mancano, in particolare, sia la predicazione integrale della verità e della morale cattoliche sia l’amministrazione dignitosa dei sacramenti, come sempre ha fatto la Chiesa. Questa privazione costituisce lo stato di necessità. In questo contesto critico, i nostri vescovi stanno invecchiando e, mentre l’apostolato continua a espandersi, non sono più sufficienti per soddisfare le esigenze dei fedeli di tutto il mondo». «La risposta del cardinale Fernández non affronta la possibilità di un’udienza con il Papa. Evoca anche la possibilità di nuove sanzioni». Cosa farà la Fraternità se la Santa Sede deciderà di condannarla? In primo luogo, ricordiamo che in tali circostanze qualsiasi sanzione canonica non avrebbe alcun effetto reale. Tuttavia, se venissero pronunciate, la Società accetterebbe senza dubbio questa nuova sofferenza senza amarezza, come ha accettato le sofferenze passate, e la offrirebbe sinceramente per il bene della Chiesa». «L’estate scorsa, ho scritto al Santo Padre per richiedere un’udienza. Non ricevendo risposta, gli ho scritto di nuovo alcuni mesi dopo, in modo filiale e diretto, senza nascondere nessuna delle nostre necessità. Gli ho menzionato le nostre divergenze dottrinali, ma anche il nostro sincero desiderio di servire la Chiesa cattolica senza tregua, poiché siamo servi della Chiesa nonostante la nostra condizione canonica irregolare. A questa seconda lettera, abbiamo ricevuto alcuni giorni fa una risposta da Roma del cardinale Fernández. Purtroppo, non ha tenuto conto in alcun modo della proposta che abbiamo presentato né offre alcuna risposta alle nostre richieste».
Contro le ordinazioni senza mandato.
Il vescovo David Waller, dell’Ordinariato Personale di Nostra Signora di Walsingham, ha avvertito contro la consacrazione di vescovi da parte della FSSPX senza mandato papale. «L’annuncio è una questione molto seria e la migliore risposta è pregare per il Santo Padre e per la FSSPX». «Il Santo Padre è il centro dell’unità e possiamo essere sicuri che sarà ansioso di evitare una maggiore disunione o scisma. Detto questo, è difficile vedere come possa permettere che i vescovi mantengano una relazione irregolare con la Sede di Pietro. Il fatto che la Fraternità creda di avere l’autorità per consacrare vescovi senza mandato papale è indicativo di un grave problema ecclesiologico in sé, indipendentemente dal fatto che tali consacrazioni vengano effettuate. Possiamo solo pregare affinché le conversazioni continuino e si trovi una soluzione». Confida che il papa Leone XIV è profondamente impegnato a prevenire qualsiasi nuovo scisma o maggiore divisione. Sotto il papato di Benedetto XVI, gli sforzi si intensificarono con conversazioni dottrinali dal 2009 al 2012, esplorando l’accettazione del Vaticano II da parte della FSSPX. Nel giugno 2012, il cardinale William Levada presentò una bozza di protocollo e reiterò la prelatura personale come veicolo canonico, permettendo che un vescovo della FSSPX fosse esente dalla supervisione locale, ma sotto la tutela del Papa. I disaccordi sul Concilio frenarono il progresso, nonostante il motu proprio di Benedetto XVI del 2007, Summorum Pontificum, che liberalizzava la messa tradizionale in latino.
Lo scisma Tedesco.
Articolo di Gaetano Masciullo pubblicato su The European Conservative. La Chiesa tedesca è unica nel panorama cattolico, è la Chiesa più ricca del mondo. Si tenga conto che, nel 2025, gli attivi della Santa Sede ammontavano a circa 4.000 milioni di euro, mentre la Chiesa tedesca possedeva attivi stimati in 250.000 milioni di euro. Sebbene il denaro non possa spiegare tutta la dinamica in gioco, senza dubbio gioca un ruolo importante nella comprensione di certe decisioni. Il Vaticano è molto cauto nel rompere legami con una Chiesa che, volontariamente o involontariamente, rappresenta un considerevole attivo finanziario. E i vescovi tedeschi lo sanno bene.
Tutto il processo era stato innescato dalla questione degli abusi sessuali nella Chiesa cattolica, che era diventata, durante il pontificato di Benedetto XVI, un problema globale, amplificato e sfruttato da numerosi media e settori istituzionali progressisti per infangare il «pregiudizio conservatore» che il Papa Benedetto aveva dato al governo della Chiesa. In Germania, la pressione è stata particolarmente intensa, sia per le origini tedesche di Joseph Ratzinger sia per la forte presenza progressista e pro-protestante nel clero. In Germania, più che in qualsiasi altro luogo, il problema degli abusi è stato presentato e interpretato pubblicamente dagli stessi cattolici non solo come un fallimento morale, ma come un sintomo di un fallimento sistemico della Chiesa cattolica: dottrinale, giuridico e culturale. Da qui il Cammino Sinodale per ripensare integralmente la Chiesa.
Il Papa Francesco ha anche deciso di introdurre gradualmente il «metodo sinodale» nella Chiesa cattolica, ma lo ha fatto in modo diverso dai vescovi tedeschi. La differenza più importante risiede nella velocità di implementazione. I vescovi tedeschi hanno proposto di «riformare» la Chiesa mediante votazione, quindi in modo immediato e democratico. Francesco, che è stato anche un rivoluzionario nell’accelerazione , ma con un senso più pratico, sapeva che le riforme dovevano essere introdotte mediante azioni non democratiche, certamente decisive, ma graduali. Da qui l’inevitabile frizione tra la Chiesa tedesca e la Santa Sede su questioni di moralità e dottrina. Francesco aspirava, al pari dei vescovi tedeschi, a una riforma democratica della Chiesa, ma camuffata da un processo di ascolto e discernimento, e quindi composta da numerose fasi.
Naturalmente, i vescovi progressisti tedeschi avranno bisogno dell’approvazione della Santa Sede, il che, dopo l’elezione di Leone XIV l’8 maggio 2025, è diventato ancora meno probabile che sotto il regno di Francesco. Questa diminuzione della probabilità è diventata più evidente quando Filippo Iannone, l’uomo che per primo ha spiegato ai vescovi tedeschi la difficile situazione in cui si trovavano, è stato nominato Prefetto dei Vescovi. Questo non è casuale: il Papa ha bisogno di un uomo che conosca bene la realtà dei vescovi tedeschi per gestirla con guanti di seta. Sebbene da un lato il Papa Leone continui i passi di Francesco nominando rappresentanti episcopali progressisti in tutto il mondo, dall’altro vuole contenere l’emorragia tedesca il più possibile per evitare uno scisma.
Durante l’ultimo Concistoro, celebrato il 7 e 8 gennaio, il cardinale Marx è intervenuto chiedendo l’introduzione del diaconato femminile ed esprimendo la sua intenzione di estendere il «modello sinodale tedesco» a tutta la Chiesa. Ciò è avvenuto nonostante il tema del diaconato femminile non fosse nemmeno all’ordine del giorno, e nonostante il cardinale Mario Grech, un fermo bergogliano e segretario generale del Sinodo dei Vescovi convocato da Francesco, avesse chiarito nel suo discorso che il Papa ha il «diritto di interrompere» qualsiasi «processo sinodale», in chiara allusione a ciò che sta accadendo da troppi anni in Germania. Bätzing ha annunciato che non cercherà la rielezione come capo dell’episcopato tedesco. A chi intende fare spazio? Il risultato è da vedere. Persiste un’amara paradosso: il papa Leone XIV, eletto con l’intenzione di riconciliare posizioni opposte, rischia di essere ricordato come il pontefice sotto il quale si è sviluppato lo scisma cattolico più grave dalla Riforma Luterana.
Può cambiare la morale?
Questa domanda è centrale e costituisce il tema centrale del libro dedicato all’argomento da due professori dell’Accademia Alfonsiana di Roma. Non dobbiamo mai dimenticare che la morale è una scienza pratica, più che una riflessione teorica, cioè si occupa delle esperienze reali delle persone e dei drammi esistenziali che implicano la responsabilità di scelte che assumono la complessità dell’esistenza. È abbastanza facile concordare norme universali generali, ma poi quanto più ci avviciniamo alla scelta concreta, tanto più aumentano le incertezze e i dubbi su a quali norme fare riferimento, sorgono conflitti tra valori che sembrano alternativi e in competizione tra loro, la libertà deve fare i conti con condizioni e limiti contingenti, spesso di carattere sistemico e strutturale.
Negli ultimi decenni, il quadro epistemologico della teologia morale è cambiato significativamente. L’attenzione alle esperienze e alla dimensione psicologica non è più considerata in modo prevalentemente terapeutico o riduzionista, come accadeva in passato, ma si colloca in una prospettiva storica, culturale ed ecclesiale più ampia. L’individuo non è più considerato isolato, ma situato in contesti complessi. La psicologia non serve più come criterio ultimo per interpretare la fede, ma dialoga con altre discipline. Le esperienze diventano luoghi di significato e rivelazione, non solo sintomi da spiegare.
Paolo VI e il latino.
Nell’estate del 1966, poco più di un anno dopo la conclusione del Concilio Vaticano II, san Paolo VI scrisse un testo breve ma denso che rifletteva sulla vita monastica e la riforma liturgica. Lo stesso Pontefice si rese conto rapidamente che era stato ampiamente frainteso. Sacrificium laudis , datato 15 agosto, nacque da un’osservazione concreta: in diversi monasteri e province religiose di rito latino, si erano moltiplicate le petizioni divergenti riguardo alla lingua dell’Ufficio corale e alla forma del canto liturgico. Alcuni difendevano fermamente il latino; altri esigevano l’uso delle lingue nazionali; altri volevano sostituire il canto gregoriano con musica «di moda»; alcuni esigevano persino l’abolizione del latino stesso.
Il Papa confessò di essere «non poco sorpreso» e «non poco addolorato». Paolo VI porta la questione a un livello profondo: preservare il latino nell’Ufficio corale significa , sì, preservare una lingua «degna di essere custodita con cura», fonte di civiltà cristiana e tesoro di pietà; ma significa anche proteggere l’integrità, la bellezza e il vigore originario della preghiera cantata. Il coro non è una mera lettura comunitaria: è la «voce della Chiesa» che canta, è una forma in cui la fede si lascia modellare dalla parola ispirata e dalla tradizione che l’ha trasformata in preghiera. Montini pensa ai fondatori, maestri e santi delle famiglie religiose che hanno trasmesso una forma di pregare che ha forgiato la loro gloria e favorito il loro sviluppo. Sottovalutare questo lascito significa indebolire la memoria viva che sostiene l’identità e la fecondità di una comunità.
Il passaggio più incisivo, per la sua profondità e visione di futuro, è quello in cui il Papa pone una domanda che suona come esame di coscienza ecclesiale : quale linguaggio, quale canto, può sostituire, in quel contesto, le forme di pietà cattolica praticate fino ad ora? Paolo VI teme che, una volta rotta la continuità formativa dei cori latini e gregoriani, l’Ufficio corale degeneri in una «recitazione informe», povera e monotona, la cui sterilità sarebbe la prima ad affliggere i religiosi. : I fedeli continueranno ad affluire, attratti dalla preghiera della Chiesa, nei templi religiosi in massa se il linguaggio antico e la serietà e bellezza del canto, che per secoli hanno offerto alla gente un’esperienza sensibile del sacro, non risuoneranno più lì? I cori latini e gregoriani non sono semplicemente un residuo del passato; sono una forma ecclesiale di preghiera che ha generato santità.