Nell’Angelus, Papa Leone XIV ha ricordato che «con la chiusura della Porta Santa della Basilica di San Pietro, concludiamo il Giubileo della Speranza, e lo stesso Mistero del Natale, in cui siamo immersi, ci ricorda che il fondamento della nostra speranza è l’incarnazione di Dio». «La speranza cristiana non si basa su pronostici ottimistici né su calcoli umani, ma sulla decisione di Dio di condividere il nostro cammino, affinché non siamo mai soli nel cammino della vita». Il Papa ha spiegato che «se Dio si è fatto uno di noi, ogni creatura umana è un riflesso di Lui, porta la sua immagine in sé, conserva una scintilla della sua luce; e questo ci chiama a riconoscere in ogni persona la sua dignità inviolabile e a praticare l’amore reciproco». «L’Incarnazione ci esige un impegno concreto nella promozione della fraternità e della comunione, affinché la solidarietà diventi il criterio delle relazioni umane, per la giustizia e la pace, per la cura dei più vulnerabili e la difesa dei deboli».
Il Papa Leone XIV e il Venezuela.
Prime reazioni dal mondo ecclesiastico.
I vescovi del Venezuela invocano anche la patrona del Venezuela, la Vergine di Coromoto, affinché accompagni tutti nel loro cammino. «Perseveriamo nella preghiera per l’unità». Di fronte agli eventi che si sviluppano oggi nel nostro paese, chiediamo a Dio che conceda a tutti i venezuelani serenità, saggezza e forza». I vescovi, che esprimono la loro solidarietà con i «feriti» e le «famiglie dei defunti», hanno esortato la popolazione a «vivere con maggiore intensità la speranza e la preghiera fervente per la pace» nei loro «cuori e nella società». «Rifiutiamo ogni forma di violenza», hanno aggiunto, incoraggiando l'»incontro» e il «sostegno reciproco», e sperando che «le decisioni che si prendono siano sempre per il bene».
Mario Proietti riflette sulle parole del Papa Leone XIV nell’Angelus sulla situazione in Venezuela: «Seguo con profonda preoccupazione gli eventi in Venezuela. Il bene del caro popolo venezuelano deve prevalere su qualsiasi altra considerazione e condurre al superamento della violenza e alla ricerca di vie di giustizia e pace, garantendo la sovranità del paese, assicurando lo stato di diritto consacrato nella Costituzione, rispettando i diritti umani e civili di tutte le persone, e lavorando insieme per costruire un futuro sereno di collaborazione, stabilità e armonia, con particolare attenzione ai più poveri che soffrono la difficile situazione economica».
Penso che la cosa più sensata sia semplicemente concentrarci su ciò che dice. Il Papa inizia con un’espressione di preoccupazione pastorale: «Con il cuore pieno di preoccupazione, seguo l’evoluzione della situazione in Venezuela». Queste sono le parole di un padre che guarda un popolo ferito, non quelle di un osservatore esterno. Nel passaggio successivo —«Il bene dell’amato popolo venezuelano deve prevalere su qualsiasi altra considerazione»—, a mio avviso, compie un’operazione silenziosa e potente che spoglia tutti della loro scusa morale. Nessun partito, interno o esterno, può giustificare le sue azioni con buone intenzioni se il risultato concreto produce violenza, caos o maggiore impoverimento. Il popolo smette di essere uno slogan e torna a essere una realtà che deve essere protetta. Affermando che il bene della popolazione deve prevalere, il Papa stabilisce un limite chiaro a qualsiasi narrazione partigiana.
Introduce una seconda distinzione fondamentale, parlando della sovranità del paese e dello stato di diritto consacrato nella Costituzione come due condizioni inseparabili. La sovranità appartiene alla legge, non all’arbitrarietà. Non è proprietà di chi governa né di chi cerca di imporsi con la forza. Qui sorge una barriera che protegge sia dall’interferenza esterna sia da un potere interno che usa lo Stato come scudo per violare i diritti dei cittadini. È una posizione che rinuncia consapevolmente alla logica frazionista per difendere un principio, ed è anche il motivo per cui questo linguaggio non può soddisfare i partigiani politici. Il vero nucleo della sentenza si riferisce alla «particolare attenzione ai più poveri che soffrono la difficile situazione economica». Forse, in questi momenti, la cosa migliore è unirci al suo invito: “Per questo prego e vi invito a pregare, affidando le nostre preghiere all’intercessione di Nuestra Señora de Coromoto e dei santi José Gregorio Hernández e Sor Carmen Rendiles”.
Inizio formale del pontificato.
Le intricate dinamiche della Curia non sono facili da comprendere e, tanto meno, da gestire; la Curia romana non si arrende facilmente. Nei sacri palazzi circolano rapporti, si attivano contatti diplomatici e si tenta di condizionare l’agenda mediante fughe di notizie a media affini. Il concistoro permetterà anche di identificare quali cardinali sono allineati con il nuovo pontificato e chi risponde al vecchio ordine. Leone XIV non è Francisco e evita i gesti disruptivi. Il concistoro sarà appena l’inizio visibile di quello da cui non ci si aspettano molte decisioni concrete, ma inizieremo a sapere che rotta prende il pontificato e vedremo come si riposizionano gli affetti. Al defunto si può ricordare, rimpiangere, ma non è più qui e è impossibile seguirlo e tutti lo sanno.
Movimenti nei Sacri Palazzi.
I Sacri Palazzi sono un groviglio di rumorologia e di notizie e contro-notizie molto complicate da valutare. Non abbiamo voluto commentare l’episodio già noto come il caso Agostini fino a oggi. La nostra infovaticana ha informato adeguatamente sull’episodio e su come stanno le cose. Agostini è un pezzo minore nella curia, ma è un uomo molto significativo con i movimenti di liturgia tradizionale, questo è di tutti noto e lui non l’ha mai nascosto, al contrario. Il nucleo della questione è una presunta misura disciplinare adottata dalla Santa Sede di cui, per ora, non abbiamo consta. Si punta a una presunta destituzione dovuta alla pubblicazione di una registrazione audio attribuita a lui, registrata in un contesto poco chiaro, in cui presumibilmente ha fatto un commento considerato offensivo. Ufficialmente il Vaticano non ha detto nulla, non sono stati chiariti né il contesto della registrazione, né l’autoria delle parole, né il loro scopo. Tuttavia, l’episodio è stato considerato incompatibile con la carica di Agostini, il che presumibilmente ha dato luogo a misure disciplinari.
Nella sua terra natale, a Verona, ha difensori e l’Onorevole Vito Comencini , presidente dell’associazione Popolo Veneto, ha espresso pubblicamente la sua solidarietà con Monsignor Agostini. In una lettera pubblicata ha qualificato la punizione di «ingiusta e insensata», riferendosi apertamente a un «preoccupante segnale di persecuzione». «Il caso Agostini conferma una deriva ideologica all’interno della Chiesa, che collega alla presunta pressione dei gruppi di pressione LGBTQ e a una postura culturale che ha le sue radici nelle trasformazioni successive al Vaticano II. Sostiene che il sacerdote era stato nel mirino da tempo e che l’incidente delle intercettazioni telefoniche è semplicemente una scusa per il suo licenziamento. In assenza di una posizione ufficiale e dettagliata del Vaticano, il caso Agostini rimane aperto, oscillando tra la disciplina interna, gli scontri culturali e le interpretazioni ideologiche opposte.
In questo contesto vaticano dobbiamo inquadrare la recente dichiarazione del presidente della Pontificia Accademia Teologica che avverte nuovamente contro la denominazione di Maria Corredentrice, basandosi su rischi inesistenti e gli argomenti abituali. Suona come una difesa del Tucho in momenti ‘instabili’ e si allinea con il Mater Populi Fidelis, che invalida tutto ciò che la Chiesa ha insegnato fino ad ora, incluso il Vaticano II. In un articolo recente pubblicato sul quotidiano Avvenire , aderisce ai cliché abituali sui presunti pericoli di chiamare Maria «Corredentrice», senza prendersi la briga di considerare seriamente i numerosi argomenti teologici e pastorali a favore non solo della pertinenza di questo titolo. L’articolo manifesta anche un desiderio di evitare la discussione con coloro che, se fossero stati consultati, avrebbero tratto conclusioni diverse dalla Nota Vaticana: non è un mistero che le notevoli assenze nella redazione e presentazione del documento siano proprio i mariologi, che hanno espresso riserve e critiche. ¿Quali dati apporta il presidente dell’Accademia Pontificia di Teologia per sostenere le sue affermazioni? Nessuno. Ricorrere a Maria Santissima per evitare il volto presumibilmente severo di Cristo può applicarsi anche alla devozione a Nuestra Señora de Pompeya, a Nuestra Señora del Soccorso dei Cristiani, all’Immacolata Concezione e persino alla Madre di Dio. ¿Cosa dovrebbe fare allora la Santa Sede? ¿Pubblicare una nota che proibisca di ricorrere alla Vergine Maria? Se fosse questo il caso, dovremmo cancellare praticamente tutti i dogmi della Chiesa. ¿Forse l’affermazione di tre Persone divine non rischia di minare la verità dell’esistenza dell’unico Dio? ¿Non è questo forse di ciò che ebrei e musulmani ci accusano ancora oggi? ¿Forse l’affermazione che il Papa è il capo della Chiesa non mette in pericolo la verità che è Cristo? ¿E non è questo ciò che ci rimproverano gli ortodossi? ¿Forse la dichiarazione dogmatica dell’Immacolata Concezione non rischia di suggerire che Maria non aveva bisogno della salvezza di Cristo? ¿Non è questa l’obiezione che i protestanti continuano a porre?
La partecipazione singolare di Maria nella redenzione non è mai stata intesa come un complemento umano a un’opera umano-divina incompleta, ma, al contrario, come l’abbondanza della opera di Cristo, che ha permesso alla Vergine di partecipare attivamente e immediatamente alla sua opera. La postura di Staglianò, identica in questo a quanto espresso nella Nota Dottrinale, non è affatto motivata e sorge da una considerazione riduttiva e insufficiente di Maria Santissima, intesa unicamente nella sua dimensione di «discepola perfetta che ci indica l’unico Redentore», «icona luminosa della creatura che, piena di grazia, si affida pienamente all’unico Dio-Amore». Questo approccio fa sì che l’insegnamento della Chiesa su Maria cada nell’orizzonte stretto protestante, cancellando ciò che il Magistero, specialmente nel XX secolo, inclusa la Lumen Gentium , ha insegnato sulla sua persona e sulla sua partecipazione singolare, attiva e immediata all’opera della redenzione. Tutte queste interventi hanno un lato molto positivo, i loro protagonisti confermano sempre di più la scarsa profondità teologica dei loro argomenti.
Nuovi imperi con un’Europa morta.
E stiamo finendo, viviamo in tempi in cui non è facile muoversi. Il mondo è sconvolto, dal Sudamerica all’Ucraina, dal Medio Oriente all’oceano Pacifico e tutto si basa soprattutto su una cosa: il dominio delle materie prime e dell’energia necessarie per spingere la rivoluzione tecnologica in corso: quella dell’intelligenza artificiale, le criptovalute, la robotica di massa, la mobilità elettrica, il computing quantistico e tutte le altre tecnologie ad enorme consumo energetico che ora appaiono sui mercati. In poche parole: chi riuscirà a dominare il dominio tecnologico e commerciale di queste innovazioni sarà il nuovo governante del mondo. E chi dominerà il mercato delle materie prime necessarie per produrle e l’energia necessaria per alimentarle. Si tratta di una guerra mondiale frammentata e senza quartiere, che ha ridicolizzato il multilateralismo e le organizzazioni sovranazionali e sta distruggendo quel poco che resta del diritto internazionale come lo conosciamo.
L’Europa continua a essere la vera paradosso di questo nuovo mondo: ricca, ma senza materie prime, senza energia e senza alcun tipo di leadership tecnologica nei settori che segneranno il futuro. È arrivato il momento di decidere cosa vogliamo essere da grandi: ¿essere testimoni indifesi di un mondo moribondo? ¿Essere fedeli servitori dei nuovi imperi? ¿O comprendere veramente come rompere questo schema, per evitare un pericoloso ritorno al XIX secolo coloniale o al XX secolo di guerre tra superpotenze?. Temo molto che la postura di fingere di essere morti non serve più.
«Convertitevi, perché il Regno dei Cieli è vicino».
Buona lettura.
