Leone XIV scrive in una Lettera alla Pontificia Accademia Ecclesiastica: «In occasione del 325º anniversario della sua fondazione, insieme a voi, rendo grazie al Signore per la lunga e feconda storia di questa benemerita Istituzione posta al servizio del Successore di Pietro». Riassume una breve storia della diplomazia papale: «Nel 1701, per ordine del Papa Clemente XI, ebbe inizio una missione sommamente lodevole, il cui spirito fu preservato e la cui crescita fu guidata da molti dei miei predecessori, accompagnandone lo sviluppo alla luce delle necessità che la Chiesa e la diplomazia hanno espresso nel corso dei secoli». La diplomazia è una vocazione evangelica: «Spero che questo fausto anniversario ispiri negli studenti un rinnovato impegno a perseverare nel loro cammino educativo, ricordando che il servizio diplomatico non è una professione, ma una vocazione pastorale: è l’arte evangelica dell’incontro, che cerca cammini di riconciliazione dove le persone erigono muri e diffidenza. La nostra diplomazia, infatti, nasce dal Vangelo: non è tattica, ma carità riflessiva; non cerca vincitori né vinti, non costruisce barriere, ma ricostruisce legami autentici».
La Pontificia Accademia Ecclesiastica fu originariamente l’Accademia dei Nobili Ecclesiastici, uno dei vari collegi romani dedicati alla formazione di chierici destinati alla vita ecclesiastica, sebbene non necessariamente sacerdotale. Durante il pontificato del Papa Pio VI (1775-1799), il suo obiettivo era formare i nobili ecclesiastici che arrivavano a Roma per perfezionare i loro studi teologici e giuridici, e tra i secoli XVIII e XIX, fu considerata un centro di formazione per l’élite ecclesiastica che aspirava a una carriera nella Curia Romana. Col tempo si è trasformata in un vivaio di diplomatici papali e il Papa Pio IX, nel regolamento emanato nel 1850, specificò che la sua finalità era ‘formare giovani ecclesiastici tanto per il servizio diplomatico della Santa Sede quanto per il servizio amministrativo nella Curia e nello Stato Pontificio’. Con il declino del potere temporale nel 1870, scomparve la possibilità di impiego nell’amministrazione statale, lasciando aperta solo la carriera diplomatica. Il pontificato del Papa Leone XIII (1876-1903) introdusse importanti innovazioni nell’Accademia.
Uno dei temi più caldi che Leone XIV ha ereditato da Francesco è quello tedesco. L’Anno Giubilare e il Conclave non hanno fermato ciò che il cardinale Gerhard Müller ha chiamato il “processo di protestantizzazione” della Chiesa cattolica in Germania. Roma finora si è mantenuta ferma di fronte al continuo avanzare dall’altra parte del Reno, ma ora i temi spinosi stanno tornando alla ribalta. Nelle prossime ore, si attende che il Papa riceva Monsignor Nikola Eterović, Nunzio Apostolico a Berlino. È inevitabile che la conversazione sia dominata dalla imminente votazione della Conferenza Episcopale Tedesca sullo Statuto della Conferenza Sinodale. Si tratta di un progetto, già approvato dal potente Comitato Centrale dei Cattolici Tedeschi, che creerà un organismo permanente in cui i laici saranno alla pari con i vescovi. Questa Conferenza Sinodale avrà potere decisionale e potrà introdurre cambiamenti nella dottrina a maggioranza di voti, forzando la situazione. Chi dissenta dovrà giustificarlo pubblicamente e, per non bastasse, la Conferenza assumerà la gestione finanziaria della opulenta Chiesa tedesca.
La costituzione apostolica Praedicate evangelium del Papa Francesco sulla riforma della curia romana conferisce al dicastero del Clero l’autorità di dispensare amministrativamente dallo stato clericale, una normalizzazione di facoltà speciali create da Benedetto nel 2009 per i sacerdoti che hanno abbandonato il ministero o si sono resi colpevoli di “comportamento gravemente scandaloso”. Alcuni hanno espresso la loro preoccupazione che la procedura sia stata applicata in modo troppo ampio e liberale, e altri hanno espresso la loro preoccupazione che il Dicastero per il Clero, che già conta su un personale scarso, sia troppo sovraccarico per gestire i casi con rapidità. Dato che tali facoltà sono estensioni speciali del potere papale, al di fuori della competenza stabilita dei dipartimenti, scadono con la morte del papa e non sono ancora state confermate dal Papa Leone, rimanendo in sospeso dalla morte del Papa Francesco l’anno scorso.
Lo stesso dicastero ha fatto una proposta al Papa Leone in cui perderebbe l’autorità per perseguire tali laicizzazioni del tutto, o vedrebbe il processo limitato a casi di abbandono a lungo termine del ministero: «L’idea è che si possa utilizzare una procedura amministrativa per la laicizzazione solo in casi molto specifici, come l’abbandono del ministero, mentre la maggior parte delle laicizzazioni [non richieste] sarebbero effettuate da tribunali canonici». «La procedura amministrativa era suscettibile di abuso». «Non offriva sufficienti garanzie al sacerdote, il dicastero ha troppo lavoro, e una decisione amministrativa di questo tipo è inappellabile quando il Papa la approva in forma specifica . Ma i papi non hanno di solito tempo per leggere i dettagli di ogni caso, il che è problematico». «La soluzione non sarebbe, ovviamente, portare tutti i casi a Roma. Ma gli strumenti ci sono: la Francia ha già un tribunale penale canonico nazionale, e credo che sia stata un’esperienza per lo più positiva». «Il Papa Leone ha studiato diritto canonico ed è stato giudice canonico durante il suo soggiorno in Perù, quindi questo cambia le cose. Quando si parla con lui di diritto canonico, si nota che comprende questi problemi da una prospettiva personale; non c’è bisogno di spiegare molto».
Ieri il Principe Alberto II di Monaco, soprannominato il «Principe Verde», in visita al Vaticano è stato ricevuto in udienza dal Papa Leone XIV. Il principe e il pontefice condividono una sensibilità comune verso l’ambiente. La sua Fondazione Principe Alberto II per l’Ambiente si preoccupa in particolare della protezione degli oceani e del mare, continuando l’opera del suo antenato Alberto I all’inizio del XX secolo (fondò il Museo Oceanografico di Monaco). Lo scorso giugno, su iniziativa del Principe Alberto II, Monaco ha ospitato anche la prima edizione del Forum di Economia e Finanza Blu.
Lettera di Davide Prosperi, presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione, e Alberto Brugnoli, presidente dell’Associazione Memores Domini, inviata a tutto il movimento dopo l’udienza privata con il Papa Leone XIV il 12 gennaio. «Il Santo Padre, con grande affetto, ha espresso la sua piena fiducia in noi e ci ha confermato nel processo di revisione che stiamo portando avanti: già oggi, ci ha detto, si apprezzano importanti segni della maturazione che il movimento ha raggiunto negli ultimi anni». «Il Papa ha mostrato la sua profonda conoscenza e stima per la nostra esperienza, esprimendo una speciale gratitudine al Padre Giussani e per ciò che lui, attraverso il carisma che Dio volle donargli, riuscì a generare per il bene di tutta la Chiesa e del mondo». Il Pontefice “ci ha incoraggiato con affettuosa paternità a compiere ulteriori passi in questo stesso cammino, esortandoci a lavorare in stretta collaborazione con il Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita”.
Il Segretario di Stato del Vaticano, Parolin nell’ambito di un incontro a Roma organizzato da Azione Cattolica per Pier Giorgio Frassati. «In Venezuela abbiamo cercato di evitare il derramamento di sangue, ora speriamo nella democratizzazione. Groenlandia? Le soluzioni con la forza sono inaccettabili» e expresso la preoccupazione della Santa Sede per la grande incertezza in Venezuela. «Abbiamo sempre sostenuto una soluzione pacifica. Anche noi ci confrontiamo con una realtà». Ricordò i tentativi con gli Stati Uniti di offrire una via d’uscita a Maduro: «Abbiamo cercato —come è stato pubblicato su alcuni giornali— di trovare una soluzione che evitasse il derramamento di sangue, arrivando a un accordo con Maduro e altri rappresentanti: non è stato possibile». Sulle ambizioni territoriali di Trump in Groenlandia: «Tutti credono che possano risolvere le difficoltà e affermare le loro posizioni solo con la forza. Questo è inaccettabile; porterà sempre più a conflitti, a guerre all’interno della comunità internazionale». «Non possiamo ricorrere a soluzioni forzate. Dobbiamo recuperare lo spirito di multilateralismo che ha caratterizzato gli anni del dopoguerra e che, purtroppo, si sta perdendo».
Cosa si intende per realismo, il rapporto tra verità e libertà, e come ci colpisce la manipolazione del linguaggio. Basandosi sul discorso del Papa al corpo diplomatico, ecco i temi chiave dell’intervista di Stefano Chiappalone a Stefano Fontana e Guido Vignelli. Proseguiamo con commenti al discorso di Leone XIV al corpo diplomatico che «è di grande importanza perché contiene un quadro strutturale su come dobbiamo pensare e agire». Una visione organica che ha il suo angolo di pietra, proprio, nel realismo. Ma cosa significa questo termine? «Significa che la verità esiste, e non solo interpretazioni della verità. Significa che la natura esiste, e non solo la storia». «La natura non va intesa come alberi, acqua, ecc., ma come l’ordine delle cose, a partire dalla natura dell’uomo, la persona umana nella sua essenza, ciò che l’uomo è». Questo ha anche implicazioni inevitabili per la Chiesa. Consideriamo il rapporto, spesso invertito oggi, tra dottrina e pastorale: «Se esiste la verità, se esiste l’ordine delle cose, tanto nel senso delle cose reali quanto delle verità rivelate, allora esiste la dottrina, che prevale sulla pastorale, che, in ultima analisi, è una pratica che trova la sua orientazione nella dottrina». Secondo Fontana il quadro concettuale fornito da Leone XIV in questo discorso «è sostanzialmente in linea con Benedetto XVI».
I monasteri di clausura spagnoli muoiono di freddo. La povertà energetica in Spagna non colpisce solo le famiglie a basso reddito. Molti monasteri e ordini religiosi non possono o non vogliono riscaldare adeguatamente i loro edifici per ragioni economiche. La Fundación DeClausura ha lanciato all’inizio dell’anno una campagna di raccolta fondi con il motto «Che non si congelino». L’obiettivo dichiarato era raccogliere 100.000 € entro fine gennaio. La fondazione ha annunciato con orgoglio che questa somma era già stata raggiunta in sole due settimane e che le 80 comunità monastiche designate stavano già ricevendo aiuti per le spese di riscaldamento. Il sito web della fondazione ha espresso la sua immensa gratitudine per la generosità dimostrata: «Poiché molti di voi desiderano continuare il loro sostegno, prolungheremo la campagna fino al 31 gennaio affinché ancora più persone possano ricevere aiuto. Procediamo!»
Il mondo ha iniziato il 2026 molto agitato e la situazione colpisce inevitabilmente la Chiesa. Le elezioni ungheresi si terranno ad aprile, ma stanno già generando tensioni politiche internazionali. Bruxelles sta interferendo fortemente, sostenendo Magyar, il candidato anti-Orbán. Trump e i conservatori di tutto il mondo (incluso Meloni) cercano di contrastare la situazione. Una tappa importante nel futuro europeo di libertà e identità per tutti e ciascuno dei nostri popoli si giocherà a Budapest, con le prossime elezioni parlamentari di aprile. Non è esattamente una novità, data la cospirazione ordita e implementata da Bruxelles contro il governo polacco guidato dal cattolico e conservatore Mateusz Morawiecki, che ha portato all’attuale governo nel 2023, guidato dall’anticattolico «europeista» Donald Tusk. Le prossime elezioni ungheresi vedranno Donald Trump in lizza, forse il 21 marzo , alla riunione dei conservatori europei (CPAC a Budapest), come anticipato da Orbán in una lettera pubblicata. Le sondaggi più precisi confermano una chiara vittoria della coalizione governante Fidesz-KDNP, che assicurerebbe una vittoria schiacciante in Parlamento, con circa il 64% dei seggi e una maggioranza governativa stabile di quasi due terzi.
Matteo Castagna offre le sue riflessioni sulla situazione geopolitica, con particolare attenzione all’Europa: Germania e UE sono sull’orlo del suicidio politico. «Le decadi di Pax Americana sono praticamente finite per noi in Europa e per noi in Germania. Non esiste più come la conoscevamo. Ora dobbiamo anche perseguire i nostri interessi. La Germania cercherà di aumentare il suo esercito attraverso il reclutamento volontario, ma «se non possiamo farlo con la rapidità necessaria, dovremo discutere i requisiti del reclutamento obbligatorio per i giovani»。
Fino a tre anni fa, la Germania puntava ancora sul pacifismo e sulle garanzie della NATO, cioè, per definizione, sul sostegno statunitense. Se la Francia, l’unica potenza nucleare dell’UE, rimane la pietra angolare della geometria della difesa europea, un volume così massiccio di investimento militare convenzionale da parte della Germania potrebbe squilibrare ulteriormente il cosiddetto asse franco-tedesco, sebbene, d’altra parte, i due eserciti sembrino complementari, secondo una teoria che sta guadagnando forza anche nei circoli militari.
Non c’è esercito senza soldati, né personale militare senza una società civile che condivida l’idea di addestrare una parte significativa della generazione più giovane per la guerra. L’obiettivo di Berlino è aumentare il numero attuale di 182.000 a 260.000 uomini e donne entro il 2035, tutto ciò che deve essere raggiunto nel già difficile contesto del declino demografico della Germania. Il governo di Giorgia Meloni ha compreso pienamente la debolezza dell’UE, che deve aggirare agendo come ponte tra Bruxelles e Washington. Inoltre, i messaggi degli ultimi giorni sono molto chiari: da un lato, Trump ha sostenuto che Putin è pronto per la pace, ma Zelensky no; dall’altro, Putin ha fatto eco alle sue parole, sostenendo lo stesso. Con il ritiro degli Stati Uniti, l’UE non può affrontare la situazione e persiste nella sua postura bellicista suicida.
