«Ad limina» del Perù, Leone XIV nei «Sacri Palazzi», il Vaticano e il Sinodo Tedesco, la Brambila e l’Artime, Müller e la chiesa di Francesco, il vescovo Rey con la Vita, «Dio non è morto», tra eresie e persecuzioni, abbiamo bisogno di un Papa santo.

«Ad limina» del Perù, Leone XIV nei «Sacri Palazzi», il Vaticano e il Sinodo Tedesco, la Brambila e l’Artime, Müller e la chiesa di Francesco, il vescovo Rey con la Vita, «Dio non è morto», tra eresie e persecuzioni, abbiamo bisogno di un Papa santo.

Terminiamo settimana e terminiamo mese, gli argomenti si accumulano, qui non esistono i fine settimana né le festività, la guerra è la guerra e prendersi una pausa significa perderla. Napoleone non era un santo padre, ma furbo lo era e sapeva vincere battaglie: «Il campo di battaglia è una scena di caos costante. Il vincitore sarà colui che controllerà quel caos, sia il suo che quello dei nemici».  Andiamo con un’altra giornata con la gioia di avere già in Venezuela una «legge di amnistia generale»  e la chiusura dell’Helicoide, il terribile centro di torture durante e prigione della narcodittatura chavista. «Sarà chiusa e trasformata in un centro di servizi sociali e sportivi per la popolazione».

Visita ‘ad limina’ del Perù.

Una visita molto speciale, senza dubbio, per il Papa Leone.  Nel suo discorso, pronunciato in spagnolo, il Pontefice ha espresso il suo affetto per il popolo peruviano: «Vi prego di ricordare ai miei cari figli del Perù che il Papa li porta nel suo cuore e li ricorda con affetto, specialmente nelle sue preghiere». In Perù ha servito in missione per più di venti anni, prima occupando vari incarichi nelle comunità agostiniane e poi come vescovo di Chiclayo dal 2015 al 2023,  «occupa un posto speciale nel mio cuore». «Lì ho condiviso con voi gioie e difficoltà, ho imparato la fede semplice della vostra gente e ho sperimentato la forza di una Chiesa che sa aspettare anche in mezzo alle prove».  Leone spiega che vivere “ ad instar Apostolorum , cioè alla maniera degli Apostoli”, significa “soprattutto conservare e promuovere l’unità e la comunione”, infatti, “gli Apostoli, dispersi per il mondo”, rimasero “uniti nello stesso sentimento e nella stessa missione”. «La credibilità del nostro messaggio dipende da una comunione reale ed emotiva tra i pastori, e tra loro e il Popolo di Dio, superando divisioni, egocentrismi e ogni forma di isolamento. Una comunione come quella cercata da Santo Toribio nel promuovere i Concili di Lima».

30 anni de ‘Il Foglio’

Messaggio del Papa al direttore capo, Claudio Cerasa, de  Il Foglio in occasione del trentesimo anniversario del giornale fondato da Giuliano Ferrara il 30 gennaio 1996. Il Papa Leone XIV analizza i mezzi di comunicazione e la loro importanza in un contesto democratico. Di seguito, un’anticipazione: «Dobbiamo promuovere il dialogo e non cedere a una polarizzazione estremista e ingannevole che riduce la realtà a una parodia di se stessa, le radici culturali e religiose quasi a etichette da esibire, e il pensiero a un calcolo».

Leone XIV torna ai Sacri Palazzi.

Sembra ormai imminente il trasferimento del Papa Leone XIV nell»appartamento’, oggi è su tutti i media. In molti media, quasi tutti, si vede un’assoluta ignoranza su come sia l»appartamento’. Iniziamo con un po’ di storia, dalla espulsione del Papa dal palazzo del Quirinale, che era la residenza ufficiale, si riprese il palazzo Apostolico del Vaticano che si trovava in uno stato di abbandono. Il complesso di edifici che possiamo vedere a destra della colonnata di San Pietro ha una lunga storia, inizia con il palazzo Borgia, accanto alla Sixtina, continua con l’ala gregoriana, e si conclude, in termini molto generali, con il Palazzo di Sixto V, il più visibile, questi tre ‘palazzi’, formano le tre facce edificate del cortile di San Damaso. A questo dobbiamo aggiungere molte interventi, dalla scala dorata, all’aula regia, le trasformazioni della Sala ducale e tante altre.

Il piano occupato dal papa è sempre stato il secondo, quello che oggi è destinato integralmente a ricevimenti ufficiali e il più conosciuto dai media. Il primo piano è quello occupato dalla segreteria di Stato e dalla residenza del segretario, era quello destinato al principe assistente  fino alla sua soppressione da parte di Paolo VI, una volta vuoto passò a essere la segreteria che occupava l’appartamento Borgia, senza dubbio il migliore nel complesso, in questo momento è la residenza del Sostituto. Il terzo piano del Palazzo di Sixto V faceva parte della segreteria di stato fino a San Pio X che fu il primo papa che decise di vivere qui, occupando le facciate di piazza San Pietro, con la famosa dell’angelus domenicale e quella laterale con vista sulla città, sul retro si trova la Sala Bologna destinata alle riunioni con il Papa.

Fu Paolo VI quello che realizzò un’enorme adattazione del palazzo fino a lasciarlo come lo conosciamo oggi. Ridecorò con elementi di primo livello il secondo piano e adattò totalmente, con il gusto squisito che lo caratterizzava, l’appartamento del terzo. La migliore stanza è la sua cappella con eccellenti opere d’arte contemporanea, tutti abbiamo il ricordo di San Giovanni Paolo II che celebrava in essa quotidianamente. Il suo intervento più audace e controverso è quello conosciuto come i ‘giardini pensili’, un vero capriccio nello stile migliore di un principe romano. Si soppresse la parte interna dei tetti del palazzo e si progettarono un enorme complesso di terrazze con impressionanti viste su Roma e il Vaticano, sarebbe un quarto piano per uso esclusivo del papa. Questi spazi permettono di godere di una vera villa elevata, con chiesa inclusa, per poter godere del mite clima romano senza necessità di scendere negli indiscreti giardini del Vaticano.

Gli spazi sono enormi e sono pensati affinché il papa possa avere tutte le stanze necessarie affinché sia lui che la sua ‘famiglia’ possano esercitare il loro ufficio con comodità.  Sembra che Leone XIV abbia buon gusto e le sue stanze più private, un appartamento dentro l’appartamento si è situato nel quarto piano con spazi all’aperto, uno spazio molto più discreto del terzo piano e con indipendenza anche dalla sua famiglia. Sembra che tutto sia pronto e che il trasferimento sia imminente.

I media ufficiali del Vaticano e il sinodo tedesco.

Questa settimana abbiamo la sesta e ultima sessione dell’Assemblea Sinodale si celebrerà a Stoccarda, come parte del processo di riforma della Chiesa tedesca iniziato nel 2019. Quello che pubblicano i media del Vaticano è supervisionato, molto di più in questo tema, dalla Segreteria di Stato e sembra che non piaccia per niente quello della Germania. «Conclusioni contraddittorie sul tema degli abusi, con enfasi sulla prevenzione e l’accoglienza delle vittime. Riflessioni sul rafforzamento del dialogo tra vescovi e laici e su come implementare le risoluzioni vigenti sul ruolo della donna e la gestione della diversità in varie diocesi».  Si adornano: «Una valutazione abbastanza positiva delle relazioni con la Curia Romana, con, da un lato, il presidente uscente della Conferenza Episcopale Tedesca (DBK-Deutsche Bischofskonferenz), Georg Bätzing, che parla di dialoghi «rispettosi, fiduciosi e orientati agli obiettivi», sviluppati durante cinque riunioni in Vaticano negli ultimi anni, e, dall’altro, rappresentanti laici che parlano invece di barriere di comunicazione».

«Un progetto che, man mano che si sviluppava, ha generato inquietudine non solo nella Santa Sede, ma anche nello stesso episcopato tedesco e tra alcuni delegati. In questo senso, va ricordato la lettera di quattro donne, teologhe e filosofe, indirizzata al papa Francesco nel 2023, in cui annunciavano la loro decisione di abbandonare il Synodaler Weg a causa della loro preoccupazione per certi avanzamenti, principalmente l’idea di istituire un Comitato Sinodale «destinato a preparare l’introduzione di un consiglio congiunto di direzione e decisione» di vescovi e laici per deliberare su temi come l’ordinazione delle donne, la morale sessuale e la vita sacerdotale. Un organismo che, secondo quanto scrisse Francesco, nella sua forma proposta potrebbe mettere in pericolo la stessa «struttura sacramentale della Chiesa Cattolica».

Ricordano ai testardi tedeschi gli interventi del Vaticano: «A febbraio del 2024, la Santa Sede intervenne persino con una lettera esortando il DBK a cancellare la votazione sugli statuti del Consiglio, prevista allora per Augusta, e a posticiparla fino dopo le riunioni già programmate a Roma tra rappresentanti del Vaticano e la Conferenza Episcopale Tedesca. La lettera era firmata non solo dal cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, ma anche dal cardinale Víctor Manuel Fernández, Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, e dal allora Prefetto del Dicastero per i Vescovi, il cardinale Robert Francis Prevost, ora Leone XIV». 

«Come Pontefice, Prevost espresse chiaramente la sua opinione sul Cammino Sinodale Tedesco: nel volo di ritorno dal Libano, il Papa non nascose i suoi dubbi su se il Cammino Sinodale riflettesse realmente le «speranze» di tutti i cattolici in Germania o «il loro modo di vivere la Chiesa». Allo stesso tempo, affermò che se «la sinodalità si vive in un modo in un luogo e in un altro in un altro, questo non significa che debba esserci una rottura o una frattura». Certamente, aggiunse il Papa Leone, «è necessario un maggiore dialogo e ascolto all’interno della stessa Germania, affinché nessuna voce rimanga esclusa».

In un articolo scritto da Thomas Colsy analizza lo stato della Chiesa, il ruolo del papato e l’atteggiamento corretto dei cattolici verso l’autorità papale. Müller qualifica di «eresia» la venerazione delle opinioni private e politiche del defunto papa Francesco, affermando che era suo «dovere» criticarla. Condannò l’ultramontanismo, un atteggiamento che esagera il ruolo del papato, sorto nel XIX secolo come reazione a contesti storici ostili (come il Kulturkampf in Germania e la separazione tra Chiesa e Stato in Francia). «È mio dovere criticare questo culto della personalità. Non ha nulla a che fare con la Chiesa cattolica… Alcuni amici suoi [del papa Francesco] hanno parlato di una ‘nuova Chiesa’. Per me, questo è un’eresia. Parlare della ‘Chiesa di Francesco'» e per dissipare dubbi aggiunge:  «La ‘Chiesa di Benedetto’ non esiste».

Secondo Müller, questo culto riecheggia le critiche protestanti storiche, secondo le quali i cattolici hanno convertito il Papa in «il secondo Dio». «Ora, cinquecento anni dopo», alcuni cattolici, con la loro mancanza di moderazione, danno ragione a quelle critiche. Il Papa è «un vescovo tra gli altri vescovi, ma con un carisma speciale, come Vescovo di Roma, successore personale di San Pietro e principio di unità della Chiesa», un’unità non creata dall’uomo, ma data «da Gesù Cristo e dalla verità rivelata». Ricorda  il titolo del Papa San Gregorio I: «servus servorum Dei, servo dei servi di Dio». Il Papa non è un monarca assoluto: «È il primo servo della Chiesa», non è al centro di una Chiesa centrata su di lui, come non lo sono il vescovo di una diocesi o il parroco di una parrocchia. Guidano, ma «non possono dare la grazia. Sono strumenti della grazia».

Müller suggerì che Benedetto XVI, «troppo intellettuale», non attirava un adulazione popolare simile, ma esortò a leggerlo per comprendere perché le attitudini esagerate sono ingannevoli. Benedetto criticò il «culto al Papa» che si è sviluppato dal XIX secolo, legato ai mezzi di comunicazione: «Dobbiamo evitarlo. Il Papa non è un Führer».  «Quando entra nella Basilica di San Pietro, tutti gli scattano una foto. No, dovrebbero farsi il segno della croce ricevendo la benedizione. Questo è un problema». Anche ridicolizza i «papaclaratori» che giustificano ogni parola papale come sacrosanta, perpetuando l’ultramontanismo. Non esiste la «dottrina di Francesco», concluse: «Esiste solo la dottrina della Chiesa, che può essere espressa dal Papa». I cattolici devono mettere Gesù Cristo al centro, non il Papa come celebrità. Solo il contatto autentico con Cristo, non il numero di pellegrini, è ciò che importa per la conversione.

Formazione sul Vaticano.

Corso Superiore di Formazione in Informazione sul Vaticano, la Chiesa Cattolica e la Diplomazia della Santa Sede (Infovat), promosso dalla Facoltà di Scienze della Comunicazione Sociale della Pontificia Università Salesiana di Roma, che si svolgerà dal 17 aprile al 27 giugno 2026. «Questa necessità è sorta, specialmente durante il conclave e nell’attuale scenario internazionale», spiegano gli organizzatori, «e ha evidenziato il valore di un’educazione che permetta di comprendere la specificità ecclesiale, storica e giuridica che si estende ai cinque continenti dallo Stato più piccolo del mondo. Questo Stato, custode di una missione spirituale e universale unica nel panorama delle relazioni tra i popoli, esercita una diplomazia orientata al dialogo, la pace e la promozione integrale della persona umana».

Il vescovo Rey con la Vita.

Il coraggio non è di solito la virtù più caratteristica dei nostri vescovi, ci sono gloriose eccezioni.  Dominique Rey si è rivolto a 10.000 manifestanti a Parigi, avvertendo che i piani di eutanasia supportati dal Senato segnano una «rottura antropologica importante» e negano la dignità della vita umana. È il primo vescovo che ha partecipato alla Marcia per la Vita in Francia, ex vescovo di Fréjus-Toulon, commissariato dal Papa Francesco, tutto un onore. “Quando la vita non è più considerata inviolabile, la libertà diventa una menzogna”, perché la società allora reclama il “potere di decidere chi ha diritto di vivere e chi merita di morire”.  Per Rey, l’aborto e l’eutanasia costituiscono “una sovversione dei fondamenti del diritto, il cui obiettivo è proteggere la dignità della vita”, e aggiunse che “l’ordine giuridico cerca di eradicare ciò che è legittimo e radicato nella natura umana”.  Presentare l’aborto e l’eutanasia sotto la bandiera dei diritti e della compassione nasconde ciò che chiamò “una menzogna” che “nasconde e traveste lo scandalo per renderlo accettabile”, particolarmente attraverso espressioni come “aiuto a morire con dignità”, che, disse, in realtà “rinuncia all’aiuto per vivere”.

La fine della secolarizzazione: Dio non è morto.

Luc Crépy informa sui numerosi giovani che cercano il battesimo. Ma perché il vescovo di Versailles non è ancora disposto a parlare della fine della secolarizzazione in Francia? “Dio non è morto”. Il vescovo di Versailles indica che l’elevato numero di candidati al battesimo in Francia rappresenta un movimento nuovo e molto arricchente: «Credo che questo sarà una bella rinnovazione per la vita della Chiesa in Francia». Durante la sua visita a Colonia, il vescovo ha informato che quasi 17.000 candidati adulti sono stati battezzati in Francia l’anno scorso. Nella sua diocesi di Versailles, ci sono parrocchie che battezzeranno 50 giovani adulti quest’anno.  «La religione è un tema importante in Francia. Si parla molto dell’ebraismo, dell’islam e del cristianesimo».  Crépy ha visitato Colonia con cento sacerdoti della sua diocesi. In un’intervista, ha spiegato che questo rappresenta la metà dei sacerdoti della sua diocesi.

Le eresie presenti nella Chiesa Cattolica. 

Marian Eleganti sulle scissioni onnipresenti nel cristianesimo. Cita l’  articolo di Eric Sammons pubblicato sulla rivista Crisis dal titolo simile: «È possibile l’unità leonina?» di cui abbiamo già fatto riferimento.  «Deve essere definito chiaramente chi può considerarsi cattolico e chi non lo è (o ha smesso di esserlo). In sintesi: o sei cattolico o non lo sei. Ma non sei —come si suol dire nel linguaggio colloquiale— cattolico di destra o di sinistra. O sei ortodosso o eretico, e quindi cattolico, o non lo sei (non lo sei più)».  «In ultima istanza, questo deve essere chiaramente definito e deciso dal Papa per la Chiesa universale. In ogni caso, essere «cattolico» costituisce anche un criterio di esclusione, qualcosa che oggi non si capisce né si pratica più. La gente vuole essere inclusiva. Sfortunatamente, questo dà spazio anche agli eretici nella Chiesa. Loro sono permessi di insegnare e fornire assistenza pastorale nella loro missione, anche se criticano la fede della Chiesa e non la vivono. Proclamano un Vangelo diverso da quello trasmesso dagli apostoli e preservato dai papi (tradizione). Poiché il Papa nella Chiesa universale e i vescovi nelle loro diocesi tollerano eresie ed eretici, abbiamo uno scisma interno vile e onnipresente nella Chiesa Cattolica». 

«Oggi in giorno, le eresie non vengono più identificate né punite nella Chiesa Cattolica. Gli eretici non sono più riconosciuti come tali, sanzionati né scomunicati. Possono corrompere liberamente il Corpo di Cristo, la Chiesa. I papi si lasciano fotografare con loro e li rendono socialmente accettabili parlando con loro senza distanziarsi pubblicamente dalle loro opinioni e attività, ammonendoli pubblicamente, condannando le loro posizioni e, se necessario, scomunicandoli. Così, le malattie si propagano senza controllo all’interno del corpo mistico di Cristo, la Chiesa. La guarigione della Chiesa potrebbe avvenire solo se il Papa identificasse chiaramente le eresie come tali, e i loro rappresentanti e promotori (attivisti) fossero scomunicati di nuovo se si rifiutassero di cedere. Allora si potrebbe persino parlare di vera unità (una fede, un battesimo, un corpo) nella Chiesa Cattolica Romana. Come già scrisse Giovanni, coloro che distruggono la Chiesa e falsificano la fede provengono dall’interno della Chiesa. Il Papa e i vescovi dovrebbero chiarire e dichiarare pubblicamente che, come scrive Giovanni, non ci appartengono». 

I smarriti del parlamento europeo.

Che punta al fatto che hanno perso il ‘oremus’ se mai l’hanno avuto. Secondo il sito web dell’assemblea, il Gruppo Socialista (SOC), la Sinistra Unitaria Europea (UEL) e la maggior parte del Gruppo liberale ALDE hanno votato a favore della mozione, mentre il Partito Popolare Europeo (PPE/CD) ha mostrato divisione al riguardo. I Conservatori Europei (ECPA/ECR) l’hanno respinta quasi unanimemente. Il testo della risoluzione definisce le “pratiche di conversione” o “terapie di conversione” come “tutte le misure o sforzi diretti a cambiare, reprimere o sopprimere l’orientamento sessuale, l’identità di genere o l’espressione di genere di una persona, basandosi sulla falsa convinzione che detti aspetti centrali dell’identità di una persona siano patologici o indesiderabili o in qualche modo capaci di cambiare”. Il divieto delle cosiddette “pratiche di conversione” includerebbe pregare per una persona, poiché la risoluzione stabilisce che “[q]ueste pratiche, destinate a promuovere l’attrazione eterosessuale o allineare l’identità di genere di una persona con il suo sesso assegnato alla nascita, includono consulenza psicologica o comportamentale, rituali spirituali e religiosi, metodi di avversione, nonché abuso verbale, coercizione, isolamento, medicazione forzata, scariche elettriche e abuso fisico e sessuale”. Le leggi locali contro la “terapia di conversione” spesso hanno eccezioni per “preferenze sessuali anormali” come la pedofilia, la mozione non include tale disposizione.

La risoluzione esige anche l’indottrinamento degli scolari con l’ideologia LGBT, poiché richiede “un’educazione sessuale completa e obbligatoria”, che includa “insegnamento sulla diversità dell’orientamento sessuale, l’identità e espressione di genere e le caratteristiche sessuali, al fine di prevenire e contrastare i pregiudizi sociali e la disinformazione”. Il giornale cattolico tedesco Die Tagespost, segnala che la risoluzione “tratta le ‘pratiche religiose’ come la preghiera allo stesso livello dei metodi di abuso e tortura”. I genitori, i medici e i pastori sarebbero obbligati a “permettere che i giovani si sottomettano a terapia ormonale e alla cosiddetta chirurgia di ‘riassegnazione di genere’”.

Il Canada proibisce la Bibbia.

Il governo liberale di Mark Carney vuole controllare tutto. Con il Progetto di Legge C-9, cercano di eliminare l’esenzione religiosa per gli atti di incitamento all’odio che possano essere processati e ha citato specificamente passaggi biblici come esempi. Non solo quello, il Progetto di Legge C-16, potrebbero aprire la porta alla criminalizzazione delle conversazioni tra familiari a posteriori.

“Criminalizza un pattern di comportamento, altrimenti lecito e spesso comune, che successivamente potrebbe essere percepito come minaccioso da un partner”. “Questo significa che le interazioni familiari comuni potrebbero essere reinterpretate come criminali dopo i fatti”. Ha citato una serie di esempi che dovrebbero far riflettere i canadesi:

  • Chiedere a un coniuge dove si trova dopo aver detto che sarebbe tornato a casa,
  • Esprimendo preoccupazione per il consumo eccessivo di alcol,
  • Litigare su finanze o spese,
  • Chiedere a un partner di non dare cibo spazzatura ai bambini,
  • Esprimendo la preoccupazione per il tempo che passa lontano dalla famiglia,
  • Stabilire limiti o aspettative in casa. 

Abbiamo bisogno di un Papa Santo.

Lettera aperta di Gotti Tedeschi: «Confesso che da tempo ho iniziato ad avere paura. Paura di ciò che accadrà se non torneremo presto a riconoscere le raccomandazioni essenziali della Costituzione Pastorale sulla Chiesa nel Mondo Attuale: «Gaudium et Spes», che insegna che allontanarsi dalla vita di fede «diminuisce l’uomo», impedendogli di raggiungere la sua pienezza. Non ce ne siamo accorti? Dopo le esperienze del mondo intero negli ultimi 50 anni e i risultati ottenuti, questa è, a mio avviso, la riflessione chiave che deve essere fatta in un Magistero. Forse accompagnata da alcune raccomandazioni che riducano la credenza che «siamo tutti già salvati» per i meriti del Signore, e non anche per i nostri. Questa credenza, insieme alla scoperta che fare il male è più gratificante che fare il bene, e dato che siamo tutti già salvati, può rafforzare la domanda: perché dovremmo fare il bene?».

«Stiamo sperimentando le conseguenze del fallimento delle promesse non mantenute di quel «nuovo ordine umano» prodotto dalla globalizzazione mal gestita. Ma stiamo anche sperimentando le conseguenze di un Magistero centrato sugli «effetti» che devono essere risolti e non sulle loro «cause» che devono essere comprese (allo stile aristotelico e tomista). Di fatto, gli effetti sono stati deludenti e le cause si sono aggravate. Abbiamo ascoltato, e continuiamo ad ascoltare, proposte di soluzione che si riferiscono a cambiare strumenti e strutture, invece di cambiare il «cuore dell’uomo», come insegnò Benedetto XVI. Inaudito anche in questo caso». 

«Le sfide che il Papa Leone deve affrontare sono, quindi, grandi, cruciali per tutta la nostra civiltà, che attende guida. Recentemente, una figura importante e potente nel mondo ha riconosciuto che non si può governare senza valori di riferimento. Ma anche prima, Benedetto XVI, in Caritas in Veritate, aveva già spiegato l’impatto del nichilismo sul comportamento umano, nella sua logica e conseguenze. L’uomo senza valori di riferimento perde il controllo degli strumenti sofisticati a sua disposizione, che, quindi, acquisiscono autonomia morale. Riusciranno a farlo?». 

«Sogno che il Papa Leone XIII ci commuova presto con i suoi insegnamenti su questi valori di riferimento non negoziabili, iniziando forse dalla sacralità della vita umana (un po’ più sacra della terra…), spiegando anche le conseguenze pratiche e reali dell'»indifferenza» verso di essa. Oggi solo un dogma sembra accettarsi: l’impossibilità di comprendere la verità. Per questo, ora è il momento che l’autorità morale spieghi agli uomini che «gli ideali umani si raggiungono solo perseguendo gli ideali divini».  «Questi tempi richiedono un Magistero nuovo e commovente, che solo un Papa Santo può offrire». 

«Perché avete paura? Non avete ancora fede?».

Buona lettura.

 

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