Lo scandalo dell’ex gesuita Marko Rupnik continua a crescere senza che si chiariscano le incognite chiave. Lontano dall’avanzare verso una risoluzione chiara, il caso appare sempre più circondato da silenzio, opacità e mancanza di informazioni ufficiali, persino sotto il pontificato attuale, secondo quanto riporta Il Messaggero.
Un processo in corso… ma senza informazioni
Ad oggi, il Dicasterio per la Dottrina della Fede mantiene aperto un processo su Rupnik, accusato da una ventina di religiose e ex religiose di abusi sessuali, di potere e psicologici. Tuttavia, né le vittime né i loro avvocati hanno accesso a informazioni concrete sullo stato della procedura.
Questo ermetismo ha alimentato i dubbi sulla gestione del caso in Vaticano, dove non sono state offerte spiegazioni pubbliche né sui tempi né sulle possibili decisioni.
Scomunica revocata e domande senza risposta
La storia disciplinare di Rupnik aggiunge ancora più interrogativi. Il sacerdote è stato scomunicato dallo stesso Dicasterio —quando era diretto dal cardinale Ladaria—, ma quella sanzione è stata revocata pochi mesi dopo in circostanze mai chiarite.
Diverse informazioni indicano che la decisione sarebbe venuta “dall’alto”, in allusione a un possibile intervento diretto del Papa Francesco, che manteneva un rapporto stretto con l’artista sloveno.
Successivamente, Rupnik è stato espulso dalla Compagnia di Gesù, che ha riconosciuto l’esistenza di almeno una ventina di vittime e ha avviato —seppur tardivamente— un processo di riparazione.
Il problema dei mosaici: arte o scandalo
Ancora più complessa è la questione del lascito artistico di Rupnik. I suoi mosaici, presenti in più di duecento santuari e templi in tutto il mondo, continuano a essere esposti in molti casi senza alcuna contestualizzazione.
Le vittime hanno chiesto insistentemente che queste opere siano rimosse o, almeno, accompagnate da avvisi visibili che informino sulle accuse contro il loro autore.
Alcune diocesi hanno già preso misure. A Lourdes, ad esempio, i mosaici sono stati coperti parzialmente, e lo stesso è accaduto in altri luoghi degli Stati Uniti.
Roma tace
Tuttavia, a Roma la situazione rimane intatta. Tra le opere più significative si trova la Cappella Redemptoris Mater del Palazzo Apostolico, realizzata durante il pontificato di Giovanni Paolo II, nonché un grande mosaico nel complesso del Laterano, finanziato con milioni di euro.
Fino ad ora, non ci sono stati pronunciamenti pubblici da parte delle autorità responsabili sul futuro di queste opere.
Il silenzio contrasta con la gravità delle accuse e con la dimensione dello scandalo, che è già stato trattato in libri e documentari che circolano in Europa.
Un caso che rimane aperto
Il caso Rupnik non solleva solo interrogativi sulla condotta di un sacerdote specifico, ma anche sulla risposta istituzionale di fronte a denunce gravi e reiterate.
La mancanza di trasparenza, la gestione irregolare delle sanzioni e l’assenza di decisioni chiare sul suo lascito artistico continuano ad alimentare la polemica.
Nel frattempo, le vittime continuano ad aspettare risposte. E la Chiesa, una volta di più, si trova di fronte alla sfida di dimostrare coerenza tra i suoi principi e la sua azione concreta nei casi di abusi.