Leone XIV al Regina Caeili: «L'Eucaristia domenicale è indispensabile per la vita cristiana»

Leone XIV al Regina Caeili: «L'Eucaristia domenicale è indispensabile per la vita cristiana»

En la recitación del Regina Caeli di questa Domenica della Divina Misericordia, il Papa Leone XIV ha centrato il suo messaggio sulla necessità di recuperare la centralità dell’Eucaristia domenicale come fonte della fede e della vita cristiana. In un contesto segnato dalla guerra e dall’instabilità internazionale, il Pontefice ha sottolineato che l’incontro con Cristo risorto nella comunità e nel sacrificio eucaristico non è opzionale, ma indispensabile per sostenere la fede e dare testimonianza di carità, riconciliazione e pace nel mondo.

Di seguito lasciamo le parole di Leone XIV:

Cari fratelli e sorelle, buona domenica e buona Pasqua!

Oggi, seconda domenica di Pasqua, dedicata da san Giovanni Paolo II alla Divina Misericordia, leggiamo nel Vangelo l’apparizione di Gesù risorto all’apostolo Tommaso (cfr. Gv 20,19-31). L’evento avviene otto giorni dopo la Pasqua, mentre la comunità è riunita, e là Tommaso incontra il Maestro, che lo invita a guardare i segni dei chiodi, a mettere la mano nel suo costato e a credere (cfr. v. 27). È una scena che ci fa riflettere sul nostro incontro con Gesù risorto. Dove incontrarlo? Come riconoscerlo? Come credere? San Giovanni, che narra l’evento, ci dà indicazioni precise: Tommaso incontra Gesù nell’ottavo giorno, con la comunità riunita, e lo riconosce nei segni del suo sacrificio. Da questa esperienza sgorga la sua professione di fede, la più alta di tutto il quarto Vangelo: «Mio Signore e mio Dio!» (v. 28).

Certamente, credere non è sempre facile. Non lo fu per Tommaso e non lo è per noi. La fede ha bisogno di essere nutrita e sostenuta. Per questo, nell’“ottavo giorno”, cioè ogni domenica, la Chiesa ci invita a fare come i primi discepoli: riunirci e celebrare insieme l’Eucaristia. In essa ascoltiamo le parole di Gesù, preghiamo, professiamo la nostra fede, condividiamo i doni di Dio nella carità, offriamo la nostra vita in unione al Sacrificio di Cristo, ci nutriamo del suo Corpo e del suo Sangue, per poi essere, anche noi, testimoni della sua Risurrezione, come indica il termine “Messa”, cioè “invio”, “missione” (cfr. Catecismo della Chiesa Cattolica, 1332).

L’Eucaristia domenicale è indispensabile per la vita cristiana. Domani partirò per il Viaggio apostolico in Africa, e proprio alcuni martiri della Chiesa africana dei primi secoli, i martiri di Abitina, ci hanno lasciato una bella testimonianza in proposito. Di fronte alla proposta di salvare le loro vite in cambio di rinunciare a celebrare l’Eucaristia, risposero che non potevano vivere senza celebrare il giorno del Signore. È lì che si nutre e cresce la nostra fede. È lì che i nostri sforzi, per quanto limitati, per grazia di Dio si fondono come azioni dei membri di un unico corpo —il Corpo di Cristo— nella realizzazione di un unico grande progetto di salvezza che abbraccia tutta l’umanità. È attraverso l’Eucaristia che anche le nostre mani diventano “mani del Risorto”, testimoni della sua presenza, della sua misericordia e della sua pace; segnate dal lavoro, dai sacrifici, dalla malattia, dal passare degli anni che spesso vi sono incisi, come anche dalla tenerezza di una carezza, di una stretta di mano o di un gesto di carità.

Cari fratelli e sorelle, in un mondo che ha tanto bisogno di pace, questo ci impegna più che mai a essere assidui e fedeli al nostro incontro eucaristico con il Risorto, per uscirne come testimoni della carità e portatori di riconciliazione. Ci aiuti in ciò la Vergine Maria, beata perché fu la prima a credere senza aver visto (cfr. Gv 20,29).

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Dopo il Regina Caeli

Cari fratelli e sorelle:

Oggi molte Chiese orientali celebrano la Pasqua secondo il calendario giuliano. A tutte quelle comunità rivolgo il mio più cordiale augurio di pace, in comunione di fede nel Signore risorto, che accompagno con una preghiera più intensa per quanti soffrono a causa della guerra, in particolare per il caro popolo ucraino. Che la luce di Cristo porti consolazione ai cuori afflitti e rafforzi la speranza di pace. Che non diminuisca l’attenzione della comunità internazionale verso il dramma di quella guerra!

Sono anche molto vicino al amato popolo libanese in questi giorni di dolore, di paura e di speranza invincibile in Dio. Il principio di umanità, iscritto nella coscienza di ogni persona e riconosciuto nelle leggi internazionali, comporta l’obbligo morale di proteggere la popolazione civile dagli atroci effetti della guerra. Esorto le parti in conflitto affinché cessino il fuoco e cerchino con urgenza una soluzione pacifica.

Il prossimo mercoledì si compiono tre anni dall’inizio del sanguinoso conflitto in Sudan. Quanto soffre il popolo sudanese, vittima innocente di quel dramma disumano! Rinnovo il mio appello urgente alle parti belligeranti affinché depongano le armi e avvino un dialogo sincero, senza condizioni preliminari, volto a fermare il prima possibile quella guerra fratricida.

E ora do il benvenuto a tutti voi, romani e pellegrini, in particolare ai fedeli che hanno celebrato la Domenica della Divina Misericordia nel Santuario di Santo Spirito in Sassia.

Saluto la Musikverein Kleinraming, della diocesi di Linz in Austria, e i fedeli venuti dalla Polonia; come anche i giovani del Collège Saint Jean de Passy, di Parigi, e quelli di diverse nazionalità del Movimento dei Focolares. Saluto il pellegrinaggio della comunità di San Benedetto Po e i cresimandi di Santarcangelo di Romagna e San Vito.

Domani partirò per un viaggio apostolico di dieci giorni in quattro paesi africani: Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale. Vi chiedo, per favore, di accompagnarmi con le vostre preghiere.

Buona domenica a tutti!

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