Il cardinale Jean-Marc Aveline, arcivescovo di Marsiglia e presidente della Conferenza Episcopale Francese, ha collocato la questione liturgica tra le questioni ecclesiali più delicate del momento in Francia. In un’intervista concessa a KTO in occasione della Pasqua, il porporato ha affrontato il rapporto tra liturgia e tradizione a partire dalla lettera inviata dal Papa ai vescovi francesi durante la loro assemblea plenaria di primavera.
Aveline ha affrontato direttamente la tensione tra liturgia e tradizione, insistendo sul fatto che non si tratta di una questione meramente rituale, ma di fondo teologico. Un’idea che, a proposito, ha già iniziato a farsi strada tra gli stessi vescovi francesi, che riconoscono che dietro il dibattito liturgico ci sono “problemi di dottrina e di ecclesiologia”, specialmente intorno all’accettazione del Concilio Vaticano II.
Accogliere i fedeli legati al rito antico, ma senza mettere in discussione l’ultimo Concilio
Il presidente dell’episcopato francese ha spiegato che i vescovi sono chiamati a esercitare una “solicitudine pastorale” verso i fedeli legati alla liturgia anteriore alla riforma conciliare. Nelle sue parole, bisogna “accogliere” quel bisogno spirituale e non iniziare giudicandolo.
Tuttavia, quell’accoglienza ha un limite chiaro: l’accettazione della tradizione viva della Chiesa, che per Aveline include espressamente il Concilio Vaticano II. “La tradizione arriva fino all’ultimo concilio, incluso il Vaticano II”, ha sostenuto.
Con ciò, il cardinale cerca di mantenere un equilibrio che nella pratica continua a essere fonte di tensione: aprire spazio a coloro che preferiscono la liturgia anteriore al Concilio, ma esigere loro al contempo l’accettazione dell’insegnamento conciliare.
“Non è necessariamente irreconciliabile”
Durante l’intervista, gli è stata posta proprio quella apparente contraddizione: come fare spazio a coloro che preferiscono la tradizione anteriore al Vaticano II mentre si chiede loro di accettare lo stesso Concilio.
Aveline ha risposto che quella tensione “non è necessariamente irreconciliabile”, purché si adotti una “ermeneutica della continuità”. Secondo il suo approccio, ogni concilio risponde a un momento della storia e non annulla i precedenti, ma si inserisce in una continuità più ampia.
Tuttavia, lo stesso dibattito in Francia mostra che questa interpretazione non riesce a chiudere la ferita. La crescita di comunità legate al Vetus Ordo ha portato persino il Papa ad avvertire di una “dolorosa frattura” intorno alla celebrazione della Messa, chiedendo ai vescovi soluzioni concrete per integrare questi fedeli senza rompere l’unità.
La Fraternità San Pio X e la ferita che rimane aperta
L’intervista ha affrontato anche l’annuncio di nuove consacrazioni episcopali da parte della Fraternità Sacerdotale San Pio X. Aveline ha qualificato quel gesto come motivo di “tristezza”, sottolineando che non è la prima volta nella storia della Chiesa che un concilio incontra difficoltà per essere accolto.
Piuttosto che ricorrere a misure di forza, il cardinale ha difeso il dialogo come unica via. “Solo il dialogo permette di continuare l’annuncio del Vangelo”, ha affermato, evocando persino l’esempio di sant’Agostino di fronte alle divisioni nella Chiesa africana.
Liturgia, tradizione e crisi di trasmissione
Forse il più rivelatore della sua intervento non sta nelle formule di conciliazione, ma nella diagnosi di fondo. Aveline collega questa questione alla sete spirituale di molti fedeli, specialmente giovani, che cercano stabilità dottrinale, radici e una fede espressa con forme solide.
Per questo insiste che la risposta non può consistere semplicemente nel deviarli da un luogo all’altro, ma nell’accogliere quel desiderio e spiegarlo alla luce della tradizione della Chiesa. Ma, di nuovo, la chiave sta in cosa si intende per tradizione: se una continuità organica con quanto ricevuto o un’adesione obbligata alla lettura postconciliare dominante.
Una questione aperta che la Francia non ha risolto
Le parole di Aveline confermano che il dibattito sulla liturgia tradizionale è ancora lontano dal chiudersi in Francia. L’episcopato parla di accoglienza, di ascolto e di continuità, ma il fondo del problema rimane intatto: la difficoltà di armonizzare l’attaccamento alla tradizione liturgica anteriore con la ricezione di un Concilio la cui applicazione continua a essere, per molti, fonte di frattura.
La questione, quindi, non è solo disciplinare o di quale forma si celebra la Messa. È una questione di tradizione, di autorità e di continuità ecclesiale, che arriva persino a mettere in discussione cosa significhi essere fedeli alla tradizione della Chiesa nel XXI secolo.