La Conferenza Episcopale Peruviana allontana Santarsiero dopo le denunce

La Conferenza Episcopale Peruviana allontana Santarsiero dopo le denunce

La Conferenza Episcopale Peruviana ha reagito in seguito alle informazioni pubblicate da Infovaticana appena due giorni fa con un comunicato ufficiale che introduce una svolta rilevante rispetto alla linea seguita finora dall’ambito diocesano. Di fronte ai messaggi difensivi e chiusi diffusi a Huacho, l’episcopato peruviano riconosce l’esistenza dei fatti denunciati, afferma che si stanno intraprendendo azioni per il loro chiarimento e annuncia l’uscita dello stesso Mons. Antonio Santarsiero Rosa da uno dei suoi incarichi chiave.

Il comunicato, datato 9 aprile 2026 e firmato dal presidente della Conferenza Episcopale, Mons. Carlos Enrique García Camader, indica che si stanno compiendo “tutti gli sforzi necessari per chiarire i fatti denunciati”, sottolineando che tali azioni si sviluppano in conformità ai protocolli stabiliti e alla legislazione vigente, sia canonica che civile. L’affermazione implica che il caso è entrato, almeno formalmente, in una fase di trattamento istituzionale.

Il punto più significativo è la decisione di Mons. Santarsiero di allontanarsi dall’incarico di segretario generale della Conferenza Episcopale Peruviana. Il testo lo presenta come un “atto di responsabilità con la missione istituzionale”, orientato a facilitare il chiarimento della verità. Si tratta di una misura di carattere politico-eclesiale, ma introduce un elemento che finora era assente: l’assunzione che la situazione richiede distanziamento e non protezione.

Il comunicato insiste anche sulla fiducia nel sistema penale canonico e sulla sua adeguata applicazione, nel tentativo di trasmettere l’idea che il processo si incanalerà attraverso le vie formali previste dalla Chiesa. Ma l’elemento più rilevante non è lì, bensì nell’apertura esplicita a possibili nuove vittime. La Conferenza Episcopale ricorda che le persone colpite possono ricorrere ai canali di denuncia previsti in conformità al motu proprio Vos estis lux mundi. Questo punto segna una differenza sostanziale rispetto ad altre crisi recenti: di fronte alla tendenza a screditare o indicare chi denuncia, qui si lancia un messaggio istituzionale chiaro di disponibilità ad ascoltare. È un gesto importante, perché sposta il focus dalla difesa corporativa all’accoglienza di possibili colpiti.

Una rinuncia parziale che non risolve il problema di fondo

La decisione di abbandonare la segreteria generale introduce, tuttavia, una contraddizione evidente. Santarsiero lascia un incarico di rappresentanza istituzionale, ma mantiene intatto il nucleo del suo potere reale: continua a essere vescovo di Huacho, rimane a capo della formazione dei seminaristi e conserva il controllo sulla struttura economica e patrimoniale della diocesi. In termini pratici, la misura non altera la sua capacità di governo né la sua posizione gerarchica.

Il risultato è una scissione artificiale tra ciò che è rappresentativo e ciò che è effettivo. Si sacrifica la visibilità nella Conferenza Episcopale, ma si preserva l’autorità nella diocesi. Se la situazione è abbastanza grave da giustificare un ritiro nell’ambito nazionale, risulta difficile sostenere che non richiede alcuna misura nell’ambito in cui il vescovo esercita direttamente la sua potestà.

La CEP agisce entro le sue competenze

Conviene precisare il quadro competenziale. La Conferenza Episcopale Peruviana ha agito correttamente entro i suoi limiti. Non ha potestà per sospendere un vescovo nell’esercizio del suo ministero né per imporre misure cautelari sul suo governo diocesano. La sua capacità si circoscrive agli incarichi interni della stessa conferenza, e in quell’ambito l’azione è l’unica possibile: allontanare Santarsiero dalla segreteria generale.

Inoltre, il fatto che il comunicato ricordi ai possibili colpiti che esistono canali istituzionali di ascolto e denuncia non è un dettaglio minore. In un contesto in cui tante volte la prima reazione ecclesiale ha consistito nel chiudere le file o mettere sotto sospetto chi denuncia, qui i vescovi peruviani hanno voluto trasmettere qualcosa di diverso: che c’è un’istituzione disposta ad ascoltare. Quella apertura merita di essere riconosciuta.

Ora la responsabilità passa a Roma

Ma proprio perché la Conferenza Episcopale non può andare oltre, la palla è ora nel tetto di Roma. Se esistono denunce gravi, se si riconosce la necessità di chiarimento e se già si è prodotta una ritirata istituzionale, l’assenza di misure aggiuntive da parte della Santa Sede renderebbe tutto il movimento qualcosa di difficilmente comprensibile.

La situazione resta così definita con notevole chiarezza. La Conferenza Episcopale ha fatto ciò che poteva fare. Ma se da Roma non si adottano misure sul governo pastorale della diocesi, sulla relazione di Santarsiero con i seminaristi o sulla sua continuità a capo dell’amministrazione e delle entità legate alla diocesi, la rinuncia alla segreteria generale rischia di rimanere un gesto incompleto. Non avrebbe senso allontanarlo da un incarico di rappresentanza e lasciare intatto tutto il resto.

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