Il Papa Leone XIV ha centrato la sua catechesi dell’udienza generale di questo mercoledì sulla vocazione universale alla santità, ricordando che non si tratta di un ideale riservato a pochi, ma di una chiamata rivolta a tutti i battezzati. Nella sua riflessione sulla costituzione Lumen gentium del Concilio Vaticano II, il Pontefice ha sottolineato che la santità consiste nel vivere la carità e conformarsi a Cristo nella vita quotidiana.
Durante l’udienza celebrata in Piazza San Pietro, il Papa ha anche rivolto un appello di fronte alla tensione in Medio Oriente, invitando ad accompagnare con la preghiera gli sforzi diplomatici in corso, e ha rinnovato la convocazione a una veglia di preghiera per la pace prevista per il prossimo 11 aprile nella basilica vaticana.
Lasciamo qui di seguito il messaggio completo di Leone XIV:
Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!
La Costituzione del Concilio Vaticano II Lumen gentium (LG) sulla Chiesa dedica un intero capitolo, il quinto, alla vocazione universale alla santità di tutti i fedeli: ciascuno di noi è chiamato a vivere nella grazia di Dio, praticando le virtù e conformandosi a Cristo. La santità, secondo la Costituzione conciliare, non è un privilegio per pochi, ma un dono che impegna ogni battezzato a tendere alla perfezione della carità, cioè alla pienezza dell’amore verso Dio e verso il prossimo. La carità è, infatti, il cuore della santità alla quale tutti i credenti sono chiamati: infusa dal Padre, mediante il Figlio Gesù, questa virtù «governa tutti i mezzi di santificazione, li informa e li conduce al loro fine» (LG, 42). Il livello più alto di santità, come all’origine della Chiesa, è il martirio, «supremo testimonianza di fede e di carità» (LG, 50): per questo motivo, il testo conciliare insegna che ogni credente deve essere disposto a confessare Cristo fino all’effusione del sangue (cf. LG, 42), come sempre è accaduto e accade anche oggi. Questa disposizione al testimonianza si realizza ogni volta che i cristiani lasciano segni di fede e di amore nella società, impegnandosi per la giustizia.
Tutti i sacramenti, preminentemente l’Eucaristia, sono alimento che fa crescere una vita santa, assimilando ogni persona a Cristo, modello e misura della santità. Egli santifica la Chiesa, della quale è Capo e Pastore: la santità è, in questa prospettiva, un dono suo, che si manifesta nella nostra vita quotidiana ogni volta che lo accogliamo con gioia e gli corrispondiamo con impegno. A questo riguardo, San Paolo VI, nell’Udienza generale del 20 ottobre 1965, ricordava che la Chiesa, per essere autentica, vuole che tutti i battezzati debbano «essere santi, cioè veramente suoi figli degni, forti e fedeli». Questo si realizza come una trasformazione interiore, per cui la vita di ogni persona si conforma a Cristo in virtù dello Spirito Santo (cf. Rm 8,29; LG, 40).
La Lumen gentium descrive la santità della Chiesa cattolica come una delle sue caratteristiche costitutive, che deve essere accolta nella fede, in quanto si crede che sia «indefettibilmente santa» (LG, 39): ciò non significa che lo sia in modo pieno e perfetto, ma che è chiamata a confermare questo dono divino durante il suo pellegrinaggio verso la meta eterna, camminando «in mezzo alle persecuzioni del mondo e alle consolazioni di Dio» (S. Agostino, De civ. Dei 51,2; LG, 8).
La triste realtà del peccato nella Chiesa, cioè in tutti noi, invita ciascuno a intraprendere un serio cambiamento di vita, affidandoci al Signore, che ci rinnova nella carità. Proprio questa grazia infinita, che santifica la Chiesa, ci affida una missione che dobbiamo compiere giorno dopo giorno: quella della nostra conversione. Per questo, la santità non ha solamente una natura pratica, come se si potesse ridurre a un impegno etico, per grande che sia, ma concerne l’essenza stessa della vita cristiana, personale e comunitaria.
In questa prospettiva, un ruolo decisivo lo assume la vita consacrata, che è trattata nel sesto capitolo della Costituzione conciliare (cf. nn. 43-47). Nel popolo santo di Dio, questa costituisce un segno profetico del mondo nuovo, sperimentato nell qui e ora della storia. Infatti, segni del Regno di Dio, già presente nel mistero della Chiesa, sono quei consigli evangelici che danno forma a ogni esperienza di vita consacrata: la povertà, la castità e l’obbedienza. Queste tre virtù non sono prescrizioni che incatenano la libertà, ma doni liberatori dello Spirito Santo, attraverso i quali alcuni fedeli si consacrano totalmente a Dio. La povertà esprime la piena consegna alla Provvidenza, liberando dal calcolo e dall’interesse; l’obbedienza ha come modello la donazione di sé che Cristo ha fatto al Padre, liberando dalla diffidenza e dal dominio; la castità è la donazione di un cuore integro e puro nell’amore, al servizio di Dio e della Chiesa.
Conformandosi a questo stile di vita, le persone consacrate danno testimonianza della vocazione universale alla santità in tutta la Chiesa, nella forma di un seguito radicale. I consigli evangelici manifestano la partecipazione piena alla vita di Cristo, fino alla croce: è proprio attraverso il sacrificio del Crocifisso che tutti siamo redenti e santificati! Contemplando questo evento, sappiamo che non c’è esperienza umana che Dio non redima: persino la sofferenza, vissuta in unione con la passione del Signore, diventa una via di santità. La grazia che converte e trasforma la vita ci rafforza così in ogni prova, indicandoci come meta non un ideale lontano, ma l’incontro con Dio, che si è fatto uomo per amore. Che la Vergine Maria, Madre santissima del Verbo incarnato, sostenga e protegga sempre il nostro cammino.