Antonio Santarsiero Rosa nacque il 13 giugno 1951 in Italia. Arrivò in Perù nel 1973 come oblato di San Giuseppe, fu ordinato sacerdote nel 1980 e nel 2001 Giovanni Paolo II lo nominò prelato vescovo di Huari. Nel 2004 fu trasferito a Huacho, diocesi che governa da allora. Oggi è inoltre segretario generale della Conferencia Episcopale Peruviana, carica a cui accedette a gennaio del 2025 per un mandato che si estende fino al 2028.
Il suo profilo è quello di un amministratore di lunga esperienza. Non è una figura mediatica né protagonizza dibattiti dottrinali. Il suo peso all’interno della Chiesa peruviana si spiega per tre fattori accumulati: più di venti anni nella stessa diocesi, una presenza sostenuta nella conduzione economica dell’episcopato e, dalla fine del 2024, il controllo della segreteria generale, che è il centro operativo della Conferencia Episcopale.
Nel campo economico porta avanti il ruolo da più di un lustro. Fu eletto presidente del Consiglio Economico a gennaio del 2020 e rieletto a gennaio del 2022. Durante quel secondo mandato, Robert Prevost occupava la seconda vicepresidenza. La diocesi di Huacho, che amministra in parallelo, opera nell’ambito dell’accordo tra la Santa Sede e il Perù, che riconosce alle diocesi personalità giuridica pubblica con piena capacità patrimoniale e un regime di controllo esterno limitato, il che garantisce un potere economico senza esigenze di trasparenza equiparabili a quelle di una società mercantile.
L’ascesa alla segreteria generale avvenne a novembre del 2024, quando il Consiglio Permanente lo designò interinalmente. Nell’assemblea plenaria di gennaio del 2025 fu ratificato per il periodo 2025-2028. Da quella posizione gestisce la coordinazione tra organismi, il flusso di informazioni interne e l’esecuzione quotidiana delle decisioni dell’episcopato peruviano.
La sua consolidazione al vertice coincide con un contesto istituzionale sensibile. Nel 2024, la Conferencia Episcopale Peruviana fu oggetto di critiche per azioni pubbliche interpretate come una forma di pressione su un avvocato sacerdote che interveniva in cause di abusi sessuali, a cui inabilitarono senza processo attraverso un strano comunicato stampa, in un episodio insolito per la sua antigiuridicità e per il suo impatto su procedimenti in corso. Santarsiero faceva parte allora del nucleo dirigente.
Ad oggi, la sua situazione aggiunge un elemento di rischio evidente per l’istituzione. Esistono denunce di abusi sessuali di particolare gravità che presentano un grado rilevante di verosimiglianza. Tra i fatti descritti figura la testimonianza di una vittima che era minorenne al momento dei fatti e che relatò immediatamente e spontaneamente l’accaduto a terzi, il che costituisce un indizio solido di credibilità in termini giuridici. La concomitanza di elementi di corroborazione, la coerenza del racconto e il contesto in cui si producono le denunce configurano un caso che, da un’analisi tecnica, non può essere scartato senza un’indagine esaustiva e misure immediate. L’assenza di una risposta chiara da parte della Santa Sede che riceve denunce almeno dal 2024 eleva il rischio che la situazione derivi in un problema di maggiore portata istituzionale se non si adottano misure urgenti.