Caso Agüero: vittime denunciano mancanza di supporto e contraddizioni dell'Arcivescovado di Lima

Caso Agüero: vittime denunciano mancanza di supporto e contraddizioni dell'Arcivescovado di Lima

Un gruppo di vittime ha denunciato pubblicamente la mancanza di attenzione e risposta da parte dell’Arcivescovado di Lima nel caso del sacerdote Marco Antonio Agüero Vidal, indagato per presunti reati di natura sessuale, secondo informazioni pubblicate dal quotidiano peruviano Perú21 e un comunicato diffuso dalle stesse denuncianti.

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Denunce delle vittime e critiche all’autorità ecclesiale

In un comunicato diffuso il 7 aprile, le denuncianti —cinque donne, tra cui tre minorenni— hanno espresso la loro “profonda indignazione, dolore e preoccupazione” per lo sviluppo del caso e per l’operato dell’autorità ecclesiale.

Le vittime sottolineano che, nonostante abbiano presentato le loro denunce a dicembre del 2025, non sono state ricevute personalmente dall’arcivescovo di Lima, il cardinale Carlos Castillo, il che ha generato “una profonda sensazione di abbandono”.

Inoltre, contestano che la difesa legale del sacerdote indagato sarebbe stata fornita dallo stesso Arcivescovado, il che ha provocato sconcerto tra i denuncianti, considerando che il sostegno istituzionale non è stato diretto allo stesso modo verso le vittime.

Processo giudiziario e richiesta di custodia cautelare

Il caso si trova attualmente in sede giudiziaria. L’udienza di appello si è tenuta il 6 aprile, dopo la decisione iniziale del 21° Tribunale di Indagine Preliminare di concedere la comparizione con restrizioni al sacerdote.

Il Ministero Pubblico ha richiesto la revoca di questa misura e ha chiesto nove mesi di custodia cautelare, argomentando la mancanza di radicamento lavorativo dell’indagato e il rischio di intralcio al processo.

Parte delle prove probatorie include testimonianze raccolte in Camera Gesell, in cui si descrivono presunti atti di connotazione sessuale commessi in contesti legati ad attività religiose.

Contraddizioni nella versione dell’Arcivescovado

Uno degli aspetti più controversi del caso sono le discrepanze nelle comunicazioni dell’Arcivescovado di Lima. Mentre pubblicamente ha riconosciuto di aver ricevuto una denuncia formale a dicembre del 2025, una risposta ufficiale inviata alla Polizia il 9 marzo indicava che il sacerdote non aveva lamentele né procedimenti disciplinari precedenti registrati.

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Questa affermazione è stata successivamente contraddetta dallo stesso sacerdote, che ha riconosciuto alle autorità di avere conoscenza delle denunce da mesi prima.

Inoltre, l’Arcivescovado ha indicato nella sua risposta di non poter fornire maggiori informazioni invocando il “segreto pontificio”, una giustificazione contestata nel contesto delle riforme introdotte nel 2019, che escludono questo tipo di reati da tale riserva.

Attività pastorale e mancanza di misure visibili

Secondo le informazioni disponibili, il sacerdote ha continuato a svolgere attività pastorali fino al 1° marzo, data in cui i fatti sono diventati pubblici, nonostante avesse già conoscenza delle denunce contro di lui.

Da parte sua, l’avvocata delle vittime ha señalado che fino ad ora non c’è stato un contatto diretto da parte dell’Arcivescovado con le denuncianti.

Appello alle autorità ecclesiali

Nel loro comunicato, le vittime hanno richiesto l’intervento diretto di varie autorità della Chiesa, tra cui il cardinale Carlos Castillo, la Conferenza Episcopale Peruviana, il nunzio apostolico nel paese e lo stesso papa Leone XIV, a cui chiedono di prendere conoscenza della situazione.

Le denuncianti sottolineano che il loro obiettivo è che “la verità venga alla luce” e che la Chiesa garantisca la protezione delle persone più vulnerabili.

In attesa di una decisione giudiziaria

La Sala Penale dovrà emettere nei prossimi giorni una risoluzione definitiva sulla situazione del sacerdote indagato, che determinerà se il processo continui in libertà o se si ordini il suo ingresso in custodia cautelare.

Nel frattempo, il caso continua a generare preoccupazione sia nell’ambito giudiziario che ecclesiale, per le implicazioni che pone in materia di responsabilità istituzionale e attenzione alle vittime.

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