Confraternite sotto la lente: Parità amplia la sua pressione a Córdoba e Albacete per la partecipazione delle donne

Confraternite sotto la lente: Parità amplia la sua pressione a Córdoba e Albacete per la partecipazione delle donne

Il Ministero dell’Uguaglianza ha deciso di estendere la sua azione su diverse cofradías spagnole dopo il caso di Sagunto (Valencia), dove una hermandad ha optato per mantenere i suoi statuti tradizionali dopo un voto interno. Secondo quanto riportato da vari media, l’Istituto delle Donne ha inviato nuovi requisiti a tre cofradías —due a Córdoba e una ad Albacete— affinché rivedano le loro norme di partecipazione, in un’iniziativa che conferma un cambiamento di scala nell’intervento istituzionale su queste realtà.

Da un caso puntuale a una linea di azione

Quanto accaduto a Sagunto non è rimasto come un episodio isolato. Quel conflitto, sorto dopo il rifiuto di una cofradía di modificare le sue regole interne sulla partecipazione delle donne, ha servito come punto di partenza per una supervisione più ampia. Da lì, il focus si è spostato verso altre hermandades dove esistono norme simili, delineando una linea di azione sempre più definita da parte dell’Esecutivo.

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In questo contesto, le denunce individuali —tre in questo caso— agiscono come detonatore, ma l’ambito della risposta punta a un obiettivo più generale: rivedere il funzionamento interno delle cofradías alla luce dei criteri di uguaglianza promossi dal Governo.

I casi segnalati: Córdoba e Albacete

Quel movimento si concretizza ora in diverse hermandades. Secondo l’Uguaglianza, a Córdoba, quella di Nuestra Señora de los Dolores è stata messa in discussione per non permettere la partecipazione delle donne come costaleras né l’esistenza di gruppi misti. Nella stessa provincia, ad Aguilar de la Frontera, la Hermandad del Santo Sepulcro limita la presenza femminile a un numero ridotto e senza accesso agli stessi diritti degli uomini.

In parallelo, ad Albacete, la Cofradía del Silencio y Santo Vía Crucis è stata segnalata per richiedere un’altezza minima di 1,70 metri per i costaleros, un criterio che, secondo il Ministero, potrebbe implicare una discriminazione indiretta.

Sebbene ogni caso presenti le sue particolarità, tutti condividono un denominatore comune: l’esistenza di norme interne che rispondono a una tradizione propria e che ora sono oggetto di revisione da parte di istanze esterne.

L’incastro tra legge e tradizione

L’Istituto delle Donne fonda le sue azioni sulla legislazione vigente, ricordando che tutte le associazioni devono rispettare il principio di uguaglianza. Tuttavia, questa applicazione diretta della norma si trasforma in un’esigenza in entità che non nascono come strutture amministrative, ma come espressioni di religiosità popolare con secoli di storia.

Fino a che punto può applicarsi un criterio uniforme a realtà che si sono configurate con logiche diverse, spesso legate a tradizioni, simbolismi e forme di organizzazione proprie?

Il precedente di Sagunto e le sue conseguenze

Il caso di Sagunto introduce, inoltre, un elemento nuovo che condiziona l’intero dibattito. La decisione del Governo di avviare le procedure per revocare la dichiarazione di Interesse Turistico Nazionale alla sua Semana Santa ha aggiunto un componente di pressione che trascende il mero aspetto giuridico.

Non si tratta più solo di requisiti formali, ma della possibilità che il riconoscimento pubblico —con le implicazioni sociali ed economiche che comporta— dipenda dall’adattamento delle cofradías a determinati criteri. Questo precedente proietta i suoi effetti sul resto delle hermandades, che osservano come le decisioni interne possano finire per avere conseguenze esterne rilevanti.

La questione non si limita più a chi può o non può partecipare a una processione, ma al margine reale che hanno queste associazioni per mantenere le loro norme senza essere obbligate a reinterpretarle sotto parametri estranei alla loro tradizione.

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