Lo sfondo della guerra in Israele: la «pressione silenziosa» contro i cristiani in Terra Santa

Lo sfondo della guerra in Israele: la «pressione silenziosa» contro i cristiani in Terra Santa
Foto: EFE/ Patricia Martínez

La polemica suscitata dal blocco poliziesco al cardinale Pierbattista Pizzaballa nella Basilica del Santo Sepolcro durante la passata Domenica delle Palme ha messo in evidenza un’escalation più ampia nella pressione sui cristiani in Terra Santa. Secondo quanto riportato dalla catena COPE, diverse voci avvertono che quanto accaduto non sarebbe un fatto isolato, ma la manifestazione visibile di una pressione costante che la guerra ha intensificato.

Anche se il patriarca latino di Gerusalemme ha minimizzato la gravità dell’episodio, affermando che tutto si è svolto “con molta cortesia”, l’incidente ha servito a focalizzare l’attenzione su una realtà più complessa, segnata da restrizioni, insicurezza e difficoltà crescenti per la comunità cristiana.

Restrizioni legate al contesto bellico

Parte delle misure che attualmente colpiscono i cristiani sono direttamente legate alla guerra in corso. Le limitazioni di accesso ai luoghi santi, i controlli nella Città Vecchia e la pratica paralisi dei pellegrinaggi rispondono, secondo le autorità israeliane, a motivi di sicurezza.

Queste restrizioni hanno un impatto immediato sia sulla vita religiosa che sull’economia dei cristiani locali, che dipendono in gran misura dal flusso di pellegrini.

Denunciano una pressione sostenuta oltre la guerra

Tuttavia, secondo il sacerdote José Miguel García, dell’arcidiocesi di Madrid e conoscitore della regione, il problema non può essere spiegato unicamente dal contesto bellico. In dichiarazioni riportate da COPE, ha sostenuto che quanto accaduto nel Santo Sepolcro “non ha nessuna giustificazione” e fa parte di una dinamica più ampia.

Il sacerdote descrive una “pressione silenziosa” che, a suo giudizio, si sta sviluppando da anni «favoreggiata da questo governo sionista che domina oggi Israele». Questa pressione, secondo quanto dichiara García, colpirebbe sia i cristiani che i musulmani e avrebbe come conseguenza uno spostamento progressivo della popolazione non ebraica da zone che storicamente sono state cristiane.

Tra le strategie indicate figurano l’acquisto sistematico di proprietà nei quartieri tradizionali, la proliferazione di incidenti violenti presentati come fatti isolati e determinate restrizioni amministrative o di accesso a luoghi chiave.

Inazione di fronte alla violenza in Cisgiordania

García ha anche denunciato che, in zone come la Cisgiordania, si verificano attacchi contro la popolazione palestinese —inclusi i cristiani— che, secondo quanto afferma, non trovano una risposta efficace da parte dell’esercito israeliano.

Tra questi episodi ha menzionato l’incendio di abitazioni, il furto di bestiame e l’espansione di insediamenti in aree vicine a Betlemme, segnalando che queste dinamiche si sviluppano in un contesto di scarso controllo da parte delle autorità.

Cambiamenti nella Città Vecchia di Gerusalemme

La preoccupazione si estende ugualmente alla Città Vecchia di Gerusalemme, dove si osserva un aumento della presenza di coloni ebrei nei quartieri tradizionalmente cristiani e armeni, accompagnato da acquisizioni immobiliari e una maggiore visibilità simbolica. Questa, a giudizio del sacerdote, è una «posizione molto razzista» che genera una pressione silenziosa nelle zone residenziali.

Questa evoluzione, aggiunge, risponde a una concezione che rivendica l’esclusività territoriale e che potrebbe alterare il carattere storico di Gerusalemme come città condivisa da diverse confessioni religiose.

Incertezza sul futuro della presenza cristiana

Alla pressione sociale e politica si aggiunge l’impatto economico derivante dal calo del turismo religioso, il che aggrava la fragilità di una comunità già minoritaria.

In questo contesto, l’incidente con il patriarca latino non può essere interpretato come un fatto isolato, ma come il sintomo di una situazione più ampia. La combinazione di fattori strutturali e congiunturali, che si manifestano in modo disperso nel scenario della guerra, punta al progressivo indebolimento della presenza cristiana in Terra Santa.

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