Il Papa Leone XIV presiederà questa sera, alle 21:15, al Colosseo il tradizionale Via Crucis del Venerdì Santo, una delle celebrazioni più commoventi della Settimana Santa romana e uno degli atti liturgici con maggiore proiezione universale del pontificato. Le meditazioni preparate per quest’anno, redatte dal francescano Francesco Patton, propongono una lettura intensa e molto concreta della Passione, con riferimenti costanti all’abuso del potere, alla sofferenza degli innocenti e all’obbligo di vivere la fede non come rifugio astratto, ma in mezzo al dolore, all’ingiustizia e alle ferite del mondo.
Santa Sede · Sala Stampa
I testi delle meditazioni e delle preghiere proposte quest’anno per le stazioni del Vía Crucis del Venerdì Santo al Colosseo sono stati scritti dal reverendo padre Francesco Patton, O.F.M.
Introduzione
La Via Dolorosa si snoda per i vicoli della Città Vecchia di Gerusalemme e ci fa percorrere il cammino di Gesù dal luogo della sua condanna fino a quello della sua crocifissione e sepoltura, che è anche il luogo della sua resurrezione.
Non è un percorso in mezzo a gente devota e silenziosa. Come ai tempi di Gesù, ci troviamo a camminare in un ambiente caotico, rumoroso e tumultuoso, tra persone che condividono la fede in Lui, ma anche tra altri che si burlano e insultano. Così è la vita di tutti i giorni.
Il Via Crucis non è il cammino di chi vive in un mondo asettica e devoto e di raccoglimento astratto, ma l’esercizio di chi sa che la fede, la speranza e la carità devono incarnarsi nel mondo reale, dove il credente è continuamente sfidato e deve costantemente fare suo il modo di procedere di Gesù.
San Francesco d’Assisi, di cui quest’anno si celebra l’ottavo centenario della sua morte, descrive la nostra vita cristiana con parole dell’apostolo Pietro; ricordandoci che «il nostro Signore Gesù Cristo, le cui orme dobbiamo seguire, chiamò amico chi lo tradiva e si offrì spontaneamente a coloro che lo crocifissero» (Regola non bollata XXII, 2: FF 56; cf. 1 Pt 2,21). Il Poverello ci esorta a fissare lo sguardo su Gesù: «Ripariamo tutti i fratelli nel Buon Pastore, che per salvare le sue pecore sopportò la passione della croce» (Ammonizioni VI: FF 155).
Percorrendo questo Via Crucis, accogliamo l’invito di san Francesco a realizzare un cammino sulle orme di Gesù che non sia meramente rituale o intellettuale, ma che coinvolga tutta la nostra persona e tutta la nostra vita: «Offrite i vostri corpi e portate sulle spalle la sua santa croce, e seguite fino alla fine i suoi santissimi precetti» (Ufficio della Passione del Signore XV,13: FF 303).
I stazione
Gesù è condannato a morte
Dal Vangelo secondo san Giovanni (19,9-11)
[Pilato] rientrò nel pretorio e disse a Gesù: «Da dove sei tu?». Ma Gesù non gli diede risposta. Pilato gli disse: «Non mi rispondi? Non sai che ho il potere di liberarti e il potere di crocifigerti?». Gesù gli rispose: «Tu non avresti alcun potere su di me, se non ti fosse stato dato dall’alto. Per questo chi mi ha consegnato a te ha un peccato più grande».
Dagli scritti di san Francesco d’Assisi (Lettera ai fedeli II, 28-29: FF 191)
Coloro che hanno ricevuto il potere di giudicare gli altri, esercitino il giudizio con misericordia, come essi stessi vogliono ottenere dal Signore misericordia. Poiché ci sarà un giudizio senza misericordia per coloro che non avranno fatto misericordia.
Nel tuo colloquio con Pilato, Signore Gesù, smascheri ogni presunzione umana di potere. Anche oggi alcuni credono di aver ricevuto un’autorità senza limiti e pensano di poterla usare e abusare a loro piacimento. Le tue parole al governatore romano non lasciano spazio all’ambiguità: «Tu non avresti alcun potere su di me, se non ti fosse stato dato dall’alto» (Gv 19,11).
Francesco d’Assisi, che semplicemente tentò di seguire le tue orme, ci ricorda che ogni autorità dovrà rispondere davanti a Dio per il proprio modo di esercitare il potere ricevuto: il potere di giudicare, ma anche il potere di iniziare una guerra o di terminarla; il potere di educare alla violenza o alla pace; il potere di alimentare il desiderio di vendetta o quello di riconciliazione; il potere di usare l’economia per opprimere i popoli o per liberarli dalla miseria; il potere di calpestare la dignità umana o di tutelarla; quello di promuovere e difendere la vita o di rigettarla e sopprimerla.
Anche ciascuno di noi è chiamato a rispondere del potere che esercita nella vita di tutti i giorni. Tu, Gesù, gli dici: fai buon uso del potere che ti è stato dato e non dimenticare che qualsiasi cosa tu faccia a un essere umano, specialmente se è piccolo e fragile, la fai a me; ed è a me che dovrai rispondere per questo un giorno.
Preghiamo dicendo: Ricordamelo, Gesù.
Che tu ti identifichi con ogni persona giudicata:
Ricordamelo, Gesù.
Che non devo lasciarmi guidare dai pregiudizi:
Ricordamelo, Gesù.
Che il vero potere è quello dell’amore:
Ricordamelo, Gesù.
Che la misericordia trionfa sul giudizio:
Ricordamelo, Gesù.
Che devo scegliere il bene, anche se costa:
Ricordamelo, Gesù.
II stazione
Gesù prende la croce sulle spalle
Dal Vangelo secondo san Giovanni (19,14-17)
Era il giorno della Preparazione della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: «Ecco il vostro re!». Ma essi gridavano: «Via! Via! Crucifiggilo!». Pilato disse loro: «Crocefiggerò il vostro re?». I sommi sacerdoti risposero: «Non abbiamo altro re che il Cesare». Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso, e lo portarono via. Gesù, portando la croce sulle spalle, uscì verso il luogo chiamato del Cranio, in ebraico Gòlgota.
Dagli scritti di san Francesco d’Assisi (Ammonizioni V, 7-8: FF 154)
Anche se fossi il più bello e ricco di tutti e facessi tali prodigi da mettere in fuga i demoni, tutto ciò ti è dannoso, e nulla ti appartiene e di nulla di ciò puoi gloriarti. In questo possiamo gloriarci: nelle nostre infermità e nel portare ogni giorno la santa croce del nostro Signore Gesù Cristo.
La parola “croce” produce in noi una reazione di rifiuto, più che di desiderio. È più facile che sorga in noi la tentazione di fuggire da essa, prima che il desiderio di abbracciarla.
Gesù, sono sicuro che anche per te è stato così quando ti caricarono la croce sulle spalle. Di fatto, a Getsemani avevi chiesto al Padre di allontanare da te quel calice, pur volendo con tutto il tuo essere compiere la sua volontà. La croce era il supplizio più terribile e doloroso, riservato agli schiavi, ai criminali irrecuperabili e ai maledetti da Dio.
E tuttavia, l’hai abbracciata e l’hai portata sulle tue spalle, e poi ti sei lasciato portare da essa. Non perché fosse bella o attraente, ma per amore di noi. Alzando il suo carico pesante, sapevi che toglievi da noi il peso del male che ci schiaccia e caricavi su di te il peccato che rovina la nostra esistenza. Abbracciando la croce e caricandola sulle tue spalle, abbracciavi la nostra fragilità e ti facevi carico della nostra umanità. Caricavi su di te le nostre schiavitù, i nostri crimini e persino la nostra maledizione.
Liberaci, Gesù, dalla paura della croce. Concedici la grazia di seguirti per il tuo stesso cammino e di non avere altra gloria che quella della tua croce.
Preghiamo dicendo: Liberaci, Signore.
Dal desiderio di gloria umana:
Liberaci, Signore.
Dalla tentazione di ignorare chi soffre:
Liberaci, Signore.
Dall’occuparci solo di noi stessi:
Liberaci, Signore.
Dalla paura di impegnarci nella fedeltà:
Liberaci, Signore.
Dalla paura e dal rifiuto della croce:
Liberaci, Signore.
III stazione
Gesù cade per la prima volta
Dal Vangelo secondo san Giovanni (12,24-25)
In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde; e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna.
Dagli scritti di san Francesco d’Assisi (Ammonizioni XXII, 3: FF 172)
Beato il servo che non ha fretta di scusarsi e sopporta umilmente il rossore e la riprensione per un peccato che non ha commesso.
La tua esistenza, Gesù, è stata un continuo abbassarti e discendere. Pur essendo Dio, ti sei spogliato per farti uomo. Da ricco che eri, ti sei fatto povero. E arrivando alla fine della tua missione, mentre caricavi sulle tue spalle il peso di tutta l’umanità, sei caduto sulle dure pietre della Via Dolorosa, la via che i condannati a morte percorrevano davanti alla gente di Gerusalemme, che accorreva lì come se si trattasse di uno spettacolo.
È l’anticipo di un abbassamento ancora più profondo: la discesa agli inferi, la caduta nel mistero della morte, dove tutti noi cadiamo alla fine di questa vita terrena. Ma la tua è la caduta in terra del chicco di grano, che è disposto a morire per dare frutto.
Aiutaci anche noi a scegliere di stare in basso, ai piedi degli altri, più che cercare di stare in alto e dominarli. Aiutaci a imparare il cammino dell’umiltà anche dall’esperienza delle nostre cadute e umiliazioni, e a saper sopportare in pace le offese e le ingiustizie subite.
Fa’ che ti sentiamo vicino, proprio e soprattutto quando cadiamo, così vicino da renderci conto che sei tu a rialzarci e a rimetterci in cammino. E fa’ che anche noi impariamo a fidarci della terra, come il chicco di grano, sapendo che la morte, grazie a te, è il grembo della vita eterna.
Preghiamo dicendo: Rialzaci, Gesù.
Quando cadiamo per la nostra fragilità:
Rialzaci, Gesù.
Quando cadiamo perché qualcuno ci fa inciampare:
Rialzaci, Gesù.
Quando cadiamo per decisioni sbagliate:
Rialzaci, Gesù.
Quando cadiamo nella disperazione:
Rialzaci, Gesù.
Quando cadiamo nel mistero della morte:
Rialzaci, Gesù.
IV stazione
Gesù incontra sua Madre
Dal Vangelo secondo san Giovanni (19,25-27)
In piedi presso la croce di Gesù, c’era sua madre e la sorella di sua madre, Maria di Cleofa, e Maria di Magdala. Gesù, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese con sé.
Dagli scritti di san Francesco d’Assisi (Regola bollata VI, 8: FF 91)
Con fiducia manifesti l’uno all’altro la sua necessità, perché, se la madre nutre e ama il figlio carnale, quanto più amorevolmente deve ciascuno amare e curare il suo fratello spirituale?
È normale che la madre sia all’inizio della nostra esistenza. Non è normale che la madre sia al nostro fianco quando è ora di morire, perché significa che la vita ci è stata strappata: per una malattia, per un incidente, per la violenza, per la disperazione. Maria, la donna da cui tu, Gesù, sei stato generato, è stata al tuo fianco anche nel tuo cammino verso il Calvario e sta con te ai piedi della croce.
Tu le chiedi di continuare a generare e di rimanere la madre del discepolo amato, di ciascuno di noi, della Chiesa, di questa nuova umanità che sta nascendo proprio nell’ora in cui consegni la vita e muori. Nell’ora più solenne della tua missione e prima di portare tutto a compimento, le chiedi anzitutto di accogliere ciascuno di noi; e poi ci chiedi a noi di accoglierla. Perché la Madre precede sempre. Alle nozze di Cana ti aveva preceduto persino tu.
O Maria, volgi uno sguardo di tenerezza verso ciascuno di noi, ma soprattutto verso le tante, tantissime madri che oggi ancora, come te, vedono i loro figli arrestati, torturati, condannati, assassinati. Volgi uno sguardo di tenerezza verso le madri che sono svegliate nel mezzo della notte da una notizia lacerante, e verso quelle che vegliano negli ospedali un figlio la cui vita si sta spegnendo. E a noi concedi un cuore materno, per comprendere e condividere la sofferenza degli altri, e imparare, anche in questo modo, cosa significa amare.
Preghiamo dicendo: Consola, o Madre.
Le madri che hanno perso i loro figli:
Consola, o Madre.
Gli orfani, soprattutto a causa delle guerre:
Consola, o Madre.
I migranti, gli sfollati e i rifugiati:
Consola, o Madre.
Quelli che soffrono torture e pene ingiuste:
Consola, o Madre.
I disperati che hanno perso il senso della vita:
Consola, o Madre.
Quelli che muoiono soli:
Consola, o Madre.
V stazione
Gesù è aiutato dal Cireneo a portare la croce
Dal Vangelo secondo san Marco (15,21)
Passava di lì un certo Simone di Cirene, che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e di Rufo, e lo costrinsero a portare la croce di Gesù.
Dagli scritti di san Francesco d’Assisi (Ammonizioni XVIII,1: FF 167)
Beato l’uomo che sopporta il suo prossimo nella sua debolezza, come vorrebbe che lui lo sopportasse, se si trovasse in una situazione simile.
Simone di Cirene non era un volontario. Non si è fatto carico di te volontariamente, Gesù, dandoti una mano per portare la croce. Probabilmente sapeva a malapena chi eri. Tuttavia, aiutandoti a portare la croce, qualcosa dentro di lui è cambiato, al punto da trasmettere ai suoi figli, Alessandro e Rufo, il significato profondo di quel cammino fatto insieme a te, e loro diventeranno testimoni della tua Pasqua nella prima comunità cristiana.
Anche oggi esistono molte persone che decidono di fare del bene agli altri in ogni parte del mondo. Ci sono migliaia di volontari che, in situazioni estreme, rischiano la vita per soccorrere chi ha bisogno di cibo, istruzione, cure mediche, giustizia. Molti di loro nemmeno credono in te; tuttavia —anche senza rendersene conto— continuano ad aiutarti a portare la croce, e mentre si fanno carico di altre persone di carne e ossa, in realtà stanno —ancora una volta— facendosi carico di te.
Fa’, o Signore, che anche noi impariamo a offrire al nostro prossimo quell’aiuto che vorremmo ci fosse offerto a noi, se ci trovassimo nella stessa situazione. Aiutaci a essere persone empatiche e compassionevoli, non con parole ma con fatti e nella verità.
Preghiamo dicendo: Rendici attenti, Signore.
Alle persone che incontriamo:
Rendici attenti, Signore.
Ai poveri, a chi soffre e agli scartati:
Rendici attenti, Signore.
A chi è solo e abbandonato:
Rendici attenti, Signore.
A chi resta indietro e cade:
Rendici attenti, Signore.
A chi non ha nessuno che lo ascolti:
Rendici attenti, Signore.
VI stazione
Veronica asciuga il volto di Gesù
Dal Vangelo secondo san Giovanni (12,20-21)
Tra quelli che erano saliti per adorare durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi, avvicinatisi a Filippo, che era di Betsaida di Galilea, gli dissero: «Signore, vogliamo vedere Gesù».
Dagli scritti di san Francesco d’Assisi (Spiegazione del Padre Nostro 4: FF 269)
Venga il tuo regno: affinché tu regni in noi per grazia e ci faccia arrivare al tuo regno, dove la visione di te è manifesta, la dilezione di te perfetta, la compagnia di te beata, la fruizione di te sempiterna.
Ciò che i Salmi avevano cantato come «il più bello tra i figli dell’uomo» (Sal 45,3), ora ha i tratti del Servo sofferente profetizzato da Isaia, «senza figura né bellezza per attirare i nostri sguardi, senza un aspetto che ci possa piacere» (Is 53,2).
Veronica conserva la tua immagine, Gesù. L’ha potuta ottenere grazie a quel gesto di carità: asciugare il tuo volto coperto di sangue e di polvere. Veronica non ci trasmette il ricordo di un’immagine in posa, ma quello dell’Uomo dei dolori, che ci ha guarito con le sue stesse piaghe.
Aiutaci, Gesù, a coltivare il desiderio di vedere il tuo volto. Donaci la grazia che hai concesso agli apostoli di vederti luminoso e trasfigurato. Ma aiutaci, soprattutto, ad avere lo sguardo attento di Veronica, che sa riconoscerti anche nella tua bellezza sfigurata. E rendici capaci di asciugare, oggi, il tuo volto, ancora coperto di polvere e sangue, sfigurato da ogni atto che calpesta la dignità di qualsiasi persona umana.
Preghiamo dicendo: Aiutaci a riconoscerti, Gesù.
Quando il tuo volto è sfigurato:
Aiutaci a riconoscerti, Gesù.
In ogni persona condannata dai pregiudizi:
Aiutaci a riconoscerti, Gesù.
Nei poveri privati della loro dignità:
Aiutaci a riconoscerti, Gesù.
Nelle donne vittime della tratta e ridotte in schiavitù:
Aiutaci a riconoscerti, Gesù.
Nei bambini a cui è stata rubata l’infanzia e danneggiato il futuro:
Aiutaci a riconoscerti, Gesù.
VII stazione
Gesù cade per la seconda volta
Dal Vangelo secondo san Giovanni (13,3-5)
Sapendo che il Padre aveva messo tutto nelle sue mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, Gesù si alzò da tavola, depose le vesti e, presa una salvietta, se la cinse. Poi versò acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e a usarli, asciugandoli con la salvietta che aveva alla cintura.
Dagli scritti di san Francesco d’Assisi (Regola non bollata V, 13-14: FF 20)
Nessun fratello faccia del male o parli male dell’altro; ma piuttosto, per la carità dello spirito, si servano e si obbediscano volontariamente gli uni gli altri.
Tutta la tua vita, Gesù, è stata un continuo chinarti e abbassarti. Quando hai lavato i piedi ai tuoi discepoli, nell’ultima cena, hai lasciato un esempio, un insegnamento e una profezia: l’esempio del servizio, l’insegnamento dell’amore fraterno e la profezia del donare la vita. Francesco d’Assisi rimase così profondamente impressionato da quell’abbassamento tuo che volle consigliarci di lavarci i piedi a vicenda, cioè di essere sempre disposti al servizio dei propri fratelli. E volle che questo stesso vangelo gli fosse letto il pomeriggio del 3 ottobre, di otto secoli fa, poco prima di morire.
Nel tuo amarci fino all’estremo, fino a dare la tua vita per noi, è già contenuta anche la profezia della tua resurrezione, perché un amore così grande è più forte della morte. Un amore così grande rivela il senso ultimo dell’amare: portarci alla stessa vita di Dio.
Quando cadi, Gesù, lo fai per rialzarci dalle nostre cadute. Quando cadi lo fai per rialzare chi rimane a terra schiacciato dall’ingiustizia, dalla menzogna, da ogni forma di sfruttamento e da ogni tipo di violenza, dalla miseria che produce un’economia diretta al profitto individuale più che al bene comune. Quando cadi lo fai per rialzarmi anche me.
Preghiamo dicendo: Rialzaci, Signore.
Quando i nostri errori ci schiacciano:
Rialzaci, Signore.
Quando il peso della responsabilità ci opprime:
Rialzaci, Signore.
Quando cadiamo nella depressione:
Rialzaci, Signore.
Quando falliamo nelle nostre decisioni:
Rialzaci, Signore.
Quando ci vediamo trascinati da una dipendenza:
Rialzaci, Signore.
VIII stazione
Gesù incontra le donne di Gerusalemme
Dal Vangelo secondo san Luca (23,27-31)
Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne, che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso di loro, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, piangete piuttosto su voi stesse e sui vostri figli. Perché, ecco, verranno giorni nei quali si dirà: “Beate le sterili, i grembi che non hanno generato e i seni che non hanno allattato”. Allora cominceranno a dire ai monti: “Cadete su di noi”, e ai colli: “Copriteci”. Perché se trattano così il legno verde, che avverrà del legno secco?».
Dagli scritti di san Francesco d’Assisi (Spiegazione del Padre Nostro 5: FF 270)
Sia fatta la tua volontà in terra come in cielo: affinché ti amiamo con tutto il cuore, pensando sempre a te; con tutta l’anima, desiderandoti sempre; con tutta la mente, dirigendo tutte le nostre intenzioni a te, cercando in tutto il tuo onore; e con tutte le nostre forze, spendendo tutte le nostre forze e i sensi dell’anima e del corpo nel servizio del tuo amore e non in altro; e affinché amiamo il nostro prossimo come noi stessi, attirandoli tutti al tuo amore secondo le nostre forze, rallegrandoci del bene degli altri come del nostro e compatendoli nei loro mali e non dando a nessuno occasione di scandalo.
Gesù, le donne ti seguirono e ti aiutarono sempre, fin dall’inizio della tua predicazione. Continuano a farlo ora, restando anche ai piedi della croce. Dove c’è una sofferenza o un bisogno, lì ci sono le donne: negli ospedali e nelle case di riposo, nelle comunità terapeutiche e di accoglienza, nelle case famiglia con i minori più fragili, nei luoghi più remoti della missione per aprire scuole e centri di salute, e nelle zone di guerra e di conflitto per soccorrere i feriti e consolare i sopravvissuti.
Le donne ti hanno preso sul serio, hanno preso sul serio anche queste dure parole tue. Da secoli piangono per esse e per i loro figli; arrestati e imprigionati durante una manifestazione, deportati da politiche prive di compassione, naufragati in disperati viaggi di speranza, annientati in zone di guerra, soppressi in campi di sterminio.
Le donne continuano a piangere. Concedici anche a ciascuno di noi, Signore, un cuore compassionevole, un cuore materno, e la capacità di sentire come nostro il dolore degli altri. Continua a concederci lacrime, Signore, per non dissipare la nostra coscienza nelle tenebre dell’indifferenza, per continuare a essere umani.
Preghiamo dicendo: Concedici lacrime, Signore.
Per piangere per i disastri delle guerre:
Concedici lacrime, Signore.
Per piangere per i massacri e i genocidi:
Concedici lacrime, Signore.
Per piangere con le madri e le spose:
Concedici lacrime, Signore.
Per piangere per il cinismo dei prepotenti:
Concedici lacrime, Signore.
Per piangere per la nostra indifferenza:
Concedici lacrime, Signore.
IX stazione
Gesù cade per la terza volta
Dal Vangelo secondo san Giovanni (14,6-7)
Gesù gli disse [a Tommaso]: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per me. Se mi conoscete, conoscerete anche il Padre mio. Già ora lo conoscete e l’avete visto».
Dagli scritti di san Francesco d’Assisi (Regola non bollata XXIII, 3: FF 64)
Ti rendiamo grazie perché, così come per il tuo Figlio ci hai creati, così, per il tuo santo amore con il quale ci hai amati, hai fatto che egli, vero Dio e vero uomo, nascesse dalla gloriosa sempre Vergine beatissima santa Maria, e hai voluto che noi, prigionieri, fossimo redenti dalla sua croce e dal suo sangue e dalla sua morte.
Tu che sei nato «per noi in cammino» (S. Francesco, Ufficio della Passione del Signore XV,7: FF 303), ora, per la terza volta, cadi nella via dolorosa che ti conduce al Calvario.
La tua triplice caduta ci ricorda che non esiste una nostra caduta in cui tu non sia al nostro fianco. Sì, perché sei accanto a noi in ciascuna delle nostre fragilità, e puoi e vuoi rialzarci da ciascuna delle nostre cadute, perché vuoi che insieme a te ciascuno di noi possa arrivare al Padre e trovare la vita, la vita vera, la vita eterna, che nulla e nessuno ci potrà togliere.
Nel cammino, sulle tue orme, non importa quante volte cadiamo, importa solo che Tu sei al nostro fianco e sei disposto a rialzarci ancora una volta, innumerevoli volte, perché il tuo amore, il tuo perdono e la tua misericordia sono infinitamente più grandi della nostra fragilità.
Sostienici nella nostra incredulità e donaci la grazia di credere che puoi rialzarci.
Preghiamo dicendo: Serviti di noi, Gesù.
Per rialzare tutti quelli che cadono:
Serviti di noi, Gesù.
Per rialzare quelli che rimangono caduti:
Serviti di noi, Gesù.
Per rialzare le persone più fragili:
Serviti di noi, Gesù.
Per rialzare quelli che pensiamo “se lo meritassero”:
Serviti di noi, Gesù.
Per rialzare quelli che sembrano irrecuperabili:
Serviti di noi, Gesù.
X stazione
Gesù è spogliato delle vesti
Dal Vangelo secondo san Giovanni (19,23-24)
Dopo aver crocifisso Gesù, i soldati presero le sue vesti e le divisero in quattro parti, una per ciascuno. Presero anche la tunica, che era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. Dissero dunque tra loro: «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte, per vedere a chi toccherà». Così si compì la Scrittura che dice: Si sono divise le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte. Questo è quanto fecero i soldati.
Dagli scritti di san Francesco d’Assisi (Lettera a tutta l’Ordine, 28-29: FF 221)
Vedete, fratelli, l’umiltà di Dio e riversate davanti a lui i vostri cuori; umiliatevi anche voi affinché siate esaltati da lui. Perciò nulla di voi trattenete per voi, affinché totalmente vi riceva Colui che totalmente si offre a voi.
Tu stesso, Gesù, avevi deciso di spogliarti della gloria divina per rivestirti della «vera carne della nostra umanità e fragilità» (S. Francesco, Lettera ai fedeli II,4: FF 181). E ora ti strappano le vesti, nel crudele tentativo di umiliarti e spogliarti anche della tua dignità umana.
È un tentativo che si ripete continuamente anche ai nostri giorni. Lo fanno i regimi autoritari, quando costringono i prigionieri a rimanere seminudi in una cella vuota o in un cortile. Lo fanno i torturatori che non si limitano a togliere le vesti, ma strappano anche la pelle e la carne. Lo fanno coloro che autorizzano e utilizzano forme di ispezione e controllo che non rispettano la dignità della persona. Lo fanno gli stupratori e gli abusatori che trattano le vittime come oggetti. Lo fa l’industria dello spettacolo, quando ostenta la nudità per ottenere qualche spettatore in più. Lo fa il mondo dell’informazione, quando spoglia le persone davanti all’opinione pubblica. E a volte lo facciamo anche noi, con la nostra curiosità che non rispetta né il pudore, né l’intimità, né la privacy degli altri.
Ricordaci, Signore, che, quando non riconosciamo la dignità degli altri, offuscamo la nostra, e ogni volta che approviamo o abbiamo un comportamento disumano verso qualsiasi persona, noi stessi diventiamo meno umani.
Preghiamo dicendo: Vestici, Gesù.
Della tua umiltà infinita:
Vestici, Gesù.
Del rispetto per ogni essere umano:
Vestici, Gesù.
Del sentimento di compassione:
Vestici, Gesù.
Di un rinnovato senso del pudore:
Vestici, Gesù.
Della forza per difendere la dignità di ogni persona:
Vestici, Gesù.
XI stazione
Gesù è inchiodato sulla croce
Dal Vangelo secondo san Giovanni (19,17-19)
Portando la croce sulle spalle, Gesù uscì verso il luogo chiamato del Cranio, in ebraico Gòlgota. Là lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e l’altro dall’altra, e in mezzo Gesù. Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; c’era scritto: «Gesù Nazareno, re dei Giudei».
Dagli scritti di san Francesco d’Assisi (Cantico delle creature 23-26: FF 263)
Laudato si’, mi’ Signore, / per quelli che perdonano per il tuo amore, / e sopportano infermità e tribolazione. / Beati quelli che le sopporteranno in pace, / perché da te, Altissimo, saranno incoronati.
Inchiodato sulla croce come un malfattore, ma con un titolo che rivela la tua regalità, o Gesù, ci mostri qual è il vero potere. Non è quello di chi considera di poter disporre della vita degli altri causando la morte, ma quello di chi realmente può vincere la morte donando la vita e può donare la vita anche accettando la morte. Tu manifesti che il vero potere non è quello di chi usa la forza e la violenza per imporsi, ma quello di chi è capace di caricare su di sé il male dell’umanità —il nostro, il mio—; e annientarlo con la forza dell’amore che si manifesta nel perdono. Tu sei Re e regni dalla croce; non ti servi del potere apparente degli eserciti, ma dell’apparente impotenza dell’amore, che si lascia inchiodare. Tu sei Re e la tua croce diventa l’asse attorno al quale ruotano la storia e tutto l’universo, per non cadere nell’inferno dell’incapacità di amare.
Tu, Re crocifisso, ci ricordi che, se vogliamo essere partecipanti della tua regalità, anche noi dobbiamo imparare a perdonare per amore di te e affrontare in pace le difficoltà della vita, perché ciò che vince non è l’amore per la forza, ma la forza dell’amore.
Preghiamo dicendo: Insegnaci ad amare.
Quando subiamo un’ingiustizia:
Insegnaci ad amare.
Quando desideriamo vendetta:
Insegnaci ad amare.
Quando siamo tentati dalla violenza:
Insegnaci ad amare.
Quando consideriamo impossibile il perdono:
Insegnaci ad amare.
Quando ci sentiamo crocifissi:
Insegnaci ad amare.
XII stazione
Gesù muore sulla croce
Dal Vangelo secondo san Giovanni (19,28-30)
Dopo, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché la Scrittura si compisse sino alla fine, Gesù disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero una spugna imbevuta di aceto sulla canna dell’ipomea e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «Tutto è compiuto!». E, chinato il capo, spirò.
Dagli scritti di san Francesco d’Assisi (Lettera ai fedeli II, 11-13: FF 184)
E la volontà del Padre fu che il suo Figlio benedetto e glorioso, che egli ci diede e che nacque per noi, si offrisse per il suo proprio sangue come sacrificio e ostia sull’altare della croce; non per sé, per il quale furono fatte tutte le cose, ma per i nostri peccati, lasciandoci esempio, affinché seguiamo le sue orme.
«Tutto è compiuto». Non significa che tutto è finito, ma che il motivo per cui tu, Gesù, ti sei fatto uno di noi, ha raggiunto la sua pienezza; hai compiuto la missione che il Padre ti ha affidato e ora puoi tornare a Lui e portarci con te.
Da ora in poi sappiamo che lasciandoci attrarre da te, alzando il nostro sguardo verso di te, ci troviamo davanti a Colui che ci riconcilia, che cancella il nostro “debito”, che ci introduce nel Santuario che è la stessa vita di Dio. Ci troviamo davanti a Colui che, realizzando il fine dell’incarnazione, ci dà la possibilità di realizzare il senso profondo della nostra stessa vita: essere figli di Dio, essere il capolavoro di Dio.
Aiutaci, Signore, ad accogliere il dono dello Spirito Santo che hai effuso su di noi già nell’ora della tua morte in croce, e fa’ che con te anche noi possiamo passare da questo mondo al Padre.
Preghiamo dicendo: Donaci il tuo Spirito, Signore.
Affinché diventiamo creature nuove e viviamo in Dio:
Donaci il tuo Spirito, Signore.
Affinché sperimentiamo che il nostro debito è cancellato:
Donaci il tuo Spirito, Signore.
Affinché possiamo pregare “Abbà, Padre”:
Donaci il tuo Spirito, Signore.
Affinché accogliamo ogni persona come fratello e sorella:
Donaci il tuo Spirito, Signore.
Affinché scopriamo il senso ultimo della vita:
Donaci il tuo Spirito, Signore.
XIII stazione
Gesù è deposto dalla croce
Dal Vangelo secondo san Giovanni (19,38-39)
Dopo questi fatti, Giuseppe d’Arimatea, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo permise. Egli allora venne e prese il corpo di Gesù. Vi venne anche Nicodemo, quello che in precedenza era venuto a lui di notte, e portò una mistura di mirra e di aloe per circa trenta chili.
Dagli scritti di san Francesco d’Assisi (Cantico delle creature 27-31: FF 263)
Laudato si’, mi’ Signore, / per la nostra sorella morte corporale, / dalla quale nessun uomo vivo può scappare. / Guai a quelli che muoiono in peccato mortale! / Beati quelli che troverà nella tua santissima volontà, / perché la morte seconda non farà loro male.
Gesù è appena morto, e la sua morte già inizia a dare i primi frutti. Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo, che erano discepoli di Gesù, ma di nascosto, perché avevano paura di esporsi, ora hanno il coraggio di chiedere il suo corpo a Pilato. Realizzano così un gesto di pietà umana, quello di togliere dalla croce un condannato e seppellirlo con dignità e rispetto.
Non dovrebbero mai esserci cadaveri che non siano restituiti né sepolti; le madri, i familiari e gli amici dei condannati non dovrebbero mai essere costretti a umiliarsi davanti alle autorità perché restituiscano i resti martoriati di un caro. Anche il corpo di un morto conserva la dignità della persona e non può essere oltraggiato, né nascosto, né distrutto, né trattenuto, né privato di una degna sepoltura. Non solo il corpo di una persona onesta, anche il corpo di un criminale merita rispetto.
O Gesù, tu sei stato ingiustamente catturato, torturato, giudicato, condannato e assassinato, ma il tuo corpo è stato restituito e onorato; fa’ che il nostro tempo, che ha perso il rispetto per i vivi, lo mantenga almeno per i morti.
Preghiamo dicendo: Insegnaci la pietà.
Per sentire la sofferenza degli incarcerati:
Insegnaci la pietà.
Per essere solidali con i prigionieri politici:
Insegnaci la pietà.
Per comprendere i familiari degli ostaggi:
Insegnaci la pietà.
Per piangere i morti che sono sotto le macerie:
Insegnaci la pietà.
Per avere rispetto per tutti i defunti:
Insegnaci la pietà.
XIV stazione
Gesù è posto nel sepolcro
Dal Vangelo secondo san Giovanni (19,40-42)
[Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo] presero dunque il corpo di Gesù e lo avvolsero con bende, insieme con aromi, secondo il rito funebre dei Giudei. Nel luogo dove era stato crocifisso c’era un giardino e, nel giardino, un sepolcro nuovo nel quale nessuno era stato ancora sepolto. Là, per la sepoltura, Giuseppe e Nicodemo posero Gesù, perché era il giorno della Preparazione dei Giudei e il sepolcro era vicino.
Dagli scritti di san Francesco d’Assisi (Lettera ai fedeli II, 61-62: FF 202)
E a Colui che tanto ha sopportato per noi, che tanti beni ci ha recato e ci reccherà in futuro, e a Dio, ogni creatura che è nei cieli, sulla terra, nel mare e negli abissi renda lode, gloria, onore e benedizione, perché egli è la nostra forza e il nostro sostegno, e solo lui è buono, solo lui altissimo, solo lui onnipotente, ammirabile, glorioso e solo lui santo, degno di essere lodato e benedetto nei secoli infiniti dei secoli. Amen.
Tutto è iniziato in un giardino, l’Eden, che i nostri primi genitori ricevettero come dono e da curare, e dal quale furono esiliati per non aver confidato in Dio. Tutto ricomincia in un giardino, dove Gesù fu sepolto e dove risuscitò; un luogo in cui l’antica creazione, fragile e mortale, si trasforma in nuova creazione, che partecipa della stessa vita di Dio. Questo luogo è la porta attraverso la quale Gesù discese agli inferi, ed è l’ingresso al Paradiso, non più terreno e passeggero, ma celeste e definitivo. Questo è il luogo dell’ultimo gesto di pietà e delle ultime lacrime versate sul corpo di Cristo morto. È il luogo del primo incontro con Cristo risorto, vivo per sempre, riconoscibile solo quando ci chiama per nome o apre i nostri occhi, e impossibile da trattenere. Il luogo in cui Maria Maddalena riceve il mandato di annunciare che la morte è stata vinta, perché Gesù Nazareno è risorto, è il Signore, il Vivente che non può più morire.
Da allora, anche noi siamo sepolti —grazie al Battesimo— insieme con Gesù, in quel medesimo giardino, con la speranza certa che Colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai nostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in noi (cf. Rm 8,11). Ti rendiamo grazie, Signore, perché hai dato un fondamento certo alla nostra speranza di vita eterna.
Preghiamo dicendo: Vieni, Signore Gesù.
A continuare a camminare con noi nel Giardino:
Vieni, Signore Gesù.
A asciugare le lacrime dai nostri occhi:
Vieni, Signore Gesù.
A darci una speranza certa:
Vieni, Signore Gesù.
A togliere la pietra che ci opprime il cuore:
Vieni, Signore Gesù.
A farci intravedere il Paradiso:
Vieni, Signore Gesù.
Invocazione finale e benedizione
Santo Padre:
Al termine di questo Via Crucis, facciamo nostra la preghiera con cui san Francesco ci invita a vivere la nostra esistenza come un cammino di progressiva partecipazione alla relazione d’amore che unisce il Padre, e il Figlio, e lo Spirito Santo.
Dio onnipotente, eterno, giusto e misericordioso, concedi a noi miseri di fare per te stesso ciò che sappiamo che tu vuoi, e di volere sempre ciò che ti piace, affinché, interiormente purificati, interiormente illuminati e infiammati dal fuoco dello Spirito Santo, possiamo seguire le orme del tuo Figlio diletto, nostro Signore Gesù Cristo, e per sola la tua grazia arrivare a te, Altissimo, che nella perfetta Trinità e nella semplice Unità vivi e regni e sei glorificato, Dio onnipotente, nei secoli infiniti dei secoli. Amen.
Concludiamo con l’antica benedizione biblica (cf. Nm 6,24-26), con cui san Francesco soleva benedire i frati e tutta la gente, al punto da diventare “la sua” benedizione (cf. Benedizione a Fr. Leone: FF 262).
Il Signore sia con voi.
℟. E con il tuo spirito.
Il Signore vi benedica e vi custodisca.
℟. Amen.
Il Signore rivolga su di voi il suo volto e vi faccia grazia.
℟. Amen.
Il Signore rivolga su di voi il suo volto e vi conceda la pace.
℟. Amen.
E la benedizione di Dio onnipotente, Padre, ✠ Figlio ✠ e Spirito ✠ Santo, discenda su di voi e rimanga sempre.
℟. Amen.