Leone XIV nell'Udienza Generale: «In virtù del Battesimo, i laici partecipano del sacerdozio di Cristo»

Leone XIV nell'Udienza Generale: «In virtù del Battesimo, i laici partecipano del sacerdozio di Cristo»

Il Papa Leone XIV ha centrato la sua catechesi dell’Udienza Generale di questo mercoledì sul ruolo dei laici nella Chiesa, all’interno del ciclo dedicato ai documenti del Concilio Vaticano II. Davanti ai fedeli riuniti in piazza San Pietro, il Pontefice ha riflettuto sulla costituzione Lumen gentium, sottolineando la dignità comune di tutti i battezzati e la loro missione nella vita della Chiesa e nel mondo.

Nel suo intervento, Leone XIV ha ricordato che i laici non costituiscono un gruppo secondario, ma «l’immensa maggioranza del popolo di Dio», chiamati a partecipare attivamente alla missione evangelizzatrice dalla loro propria condizione, nella vita quotidiana, nella società e in tutti gli ambiti umani.

Lasciamo qui di seguito la catechesi completa di Leone XIV: 

Fratelli e sorelle, buongiorno!

Proseguiamo il nostro cammino di riflessione sulla Chiesa come ci viene presentata nella Costituzione conciliare Lumen gentium (LG). Oggi affrontiamo il quarto capitolo, che tratta dei laici. Tutti ricordiamo ciò che al Papa Francesco piaceva ripetere: «I laici sono semplicemente l’immensa maggioranza del Popolo di Dio. Al loro servizio c’è la minoranza dei ministri ordinati» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 102).

Questa sezione del Documento si preoccupa di spiegare in positivo la natura e la missione dei laici, dopo secoli in cui erano stati definiti semplicemente come coloro che non fanno parte del clero o dei consacrati. Per questo mi piace rileggere con voi un passaggio molto bello, che parla della grandezza della condizione cristiana: «Pertanto, il Popolo di Dio, da Lui eletto, è uno: ‘un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo’ (Ef 4,5). È comune la dignità dei membri, che deriva dalla loro rigenerazione in Cristo; comune la grazia della filiazione; comune la chiamata alla perfezione: una sola salvezza, unica la speranza e indivisa la carità» (LG, 32).

Prima di qualsiasi differenza di ministero o di stato di vita, il Concilio afferma l’uguaglianza di tutti i battezzati. La Costituzione non vuole che si dimentichi ciò che aveva già affermato nel capitolo sul popolo di Dio, cioè che la condizione del popolo messianico è la dignità e la libertà dei figli di Dio (cfr LG, 9).

Naturalmente, quanto più grande è il dono, tanto più grande è anche l’impegno. Per questo il Concilio, insieme alla dignità, sottolinea anche la missione dei laici nella Chiesa e nel mondo. Ma dove si fonda questa missione e in cosa consiste? Ce lo dice la stessa descrizione dei laici che il Concilio propone: «Con il nome di laici si designano qui tutti i fedeli cristiani […] che, in quanto incorporati a Cristo col battesimo, integrati nel Popolo di Dio e resi partecipi, a loro modo, della funzione sacerdotale, profetica e regale di Cristo, esercitano nella Chiesa e nel mondo la missione di tutto il popolo cristiano nella parte che a loro compete» (LG, 31).

Il popolo santo di Dio, pertanto, non è mai una massa informe, ma il corpo di Cristo o, come diceva sant’Agostino, il Christus totus: è la comunità organicamente strutturata, in virtù del rapporto fecondo tra le sue forme di partecipazione al sacerdozio di Cristo: sacerdozio comune dei fedeli e sacerdozio ministeriale (cfr LG, 10). In virtù del Battesimo, i fedeli laici partecipano allo stesso sacerdozio di Cristo. Infatti, «Cristo Gesù, sommo ed eterno Sacerdote, vuole continuare il suo testimonianza e il suo servizio per mezzo dei laici, li vivifica con il suo Spirito e li spinge incessantemente a ogni opera buona e perfetta» (LG, 34).

Come non ricordare, in questo senso, san Giovanni Paolo II e la sua esortazione apostolica Christifideles laici (30 dicembre 1988)? In essa egli sottolineava che «il Concilio, con il suo ricchissimo patrimonio dottrinale, spirituale e pastorale, ha riservato pagine veramente splendide sulla natura, dignità, spiritualità, missione e responsabilità dei fedeli laici. E i Padri conciliari, facendo eco alla chiamata di Cristo, hanno convocato tutti i fedeli laici, uomini e donne, a lavorare nella vigna» (n. 2). In questo modo, il mio venerato predecessore rilanciava l’apostolato dei laici, a cui il Concilio aveva dedicato un Documento specifico, di cui parleremo più avanti. [1]

L’ampio campo dell’apostolato laicale non si limita allo spazio della Chiesa, ma si amplia al mondo. La Chiesa, infatti, è presente in tutti i luoghi dove i suoi figli professano e testimoniano il Vangelo: negli ambienti di lavoro, nella società civile e in tutte le relazioni umane, là dove essi, con le loro scelte, mostrano la bellezza della vita cristiana, che anticipa qui e ora la giustizia e la pace che saranno piene nel Regno di Dio. Il mondo ha bisogno che «si impregni dello spirito di Cristo e raggiunga il suo fine con maggiore efficacia nella giustizia, nella carità e nella pace» (LG, 36). ¡E questo è possibile solamente con il contributo, il servizio e la testimonianza dei laici!

È l’invito a essere quella Chiesa «in uscita» di cui ci ha parlato il Papa Francesco: una Chiesa incarnata nella storia, sempre aperta alla missione, in cui tutti siamo chiamati a essere discepoli-missionari, apostoli del Vangelo, testimoni del Regno di Dio, ¡portatori della gioia del Cristo che abbiamo incontrato!

Fratelli e sorelle, ¡la Pasqua che ci prepariamo a celebrare rinnovi in noi la grazia di essere, come Maria Maddalena, come Pietro e Giovanni, testimoni del Risorto!

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[1] Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Decr. Apostolicam actuositatem (18 novembre 1965).

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