Firma dell'accordo: La Chiesa in Spagna accetta il sistema di riparazione supervisionato dallo Stato per le vittime di abusi

Firma dell'accordo: La Chiesa in Spagna accetta il sistema di riparazione supervisionato dallo Stato per le vittime di abusi

La Conferenza Episcopale Spagnola (CEE) ha firmato questo 30 marzo, insieme al Ministero della Presidenza e al Difensore del Popolo, il protocollo che sviluppa l’accordo raggiunto a gennaio per articolare un sistema di riconoscimento e riparazione delle vittime di abusi sessuali nell’ambito della Chiesa. Il meccanismo, che entrerà in vigore il prossimo 15 aprile, è diretto a quei casi che non hanno potuto essere giudicati per prescrizione del reato o decesso dell’aggressore.

Un sistema misto con intervento statale

Il protocollo —disponibile nel link della CEE— stabilisce un sistema misto che integra il piano proprio della Chiesa —il Piano di Riparazione Integrale alle Vittime di Abusi (PRIVA), approvato nel 2024— con la partecipazione di istituzioni pubbliche. In questo nuovo schema, il Difensore del Popolo assume un ruolo centrale incaricandosi della valutazione dei casi attraverso un’unità indipendente di esperti.

Le richieste saranno ricevute da un’unità dipendente dal Ministero della Presidenza, dopo di che il Difensore elaborerà una proposta di riconoscimento e riparazione. Questa sarà rivista dalla commissione consultiva del PRIVA e, in caso di disaccordo, sarà elevata a una commissione mista con presenza di rappresentanti dello Stato, della Chiesa e delle vittime. Se non si raggiunge un consenso, la decisione finale spetterà al Difensore del Popolo.

Riparazioni senza parametri e con carattere volontario

Il sistema contempla misure di riparazione simbolica, accompagnamento alle vittime e compensazioni economiche per il danno subito. Tuttavia, il protocollo non stabilisce parametri né importi fissi, poiché le indennizzazioni saranno determinate in modo individualizzato in funzione di ciascun caso.

Il documento firmato stesso sottolinea che questo meccanismo non ha carattere giuridico vincolante: le decisioni adottate non costituiscono atti amministrativi né possono essere impugnate, e il sistema si fonda sull’accordo volontario tra le parti. Allo stesso modo, lo Stato non assume la responsabilità diretta delle riparazioni, che spetteranno alle entità ecclesiali.

Un sistema temporaneo e limitato a casi prescritti

La nuova via di riparazione avrà una durata iniziale di un anno, prorogabile per un altro, e si applicherà esclusivamente a vittime i cui casi non possano essere portati alla via penale. Inoltre, il protocollo stabilisce che questa via è incompatibile con il PRIVA, per cui le vittime dovranno optare per uno o l’altro procedimento.

Argüello difende il carattere complementare dell’accordo

Durante la firma del protocollo, il presidente della CEE, Luis Argüello, ha inquadrato questo passo all’interno del processo avviato dalla Chiesa negli ultimi anni e ha insistito sul fatto che il nuovo sistema non sostituisce il PRIVA, ma lo complementa. In questo senso, ha segnalato che l’accordo risponde anche alla mancanza di fiducia di alcune vittime nei canali ecclesiali: “Questo passo è stato necessario perché alcune delle vittime di abusi non hanno confidato nelle diocesi o congregazioni religiose”.

Argüello ha sottolineato che l’obiettivo non è fissare quantità economiche, ma avanzare verso una riparazione integrale di ciascun caso: “Non si tratta di stabilire né quantità, né fasce, ma una proposta di riparazione integrale”. Allo stesso modo, ha difeso l’importanza dell’accompagnamento e dell’attenzione personalizzata, evidenziando che il danno causato in questi casi non può ridursi unicamente a una compensazione economica.

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