Di Matthew Walz
Per la Quaresima di quest’anno, mi sono proposto di recitare l’Angelus al mattino, a mezzogiorno e alla sera; una pratica che, naturalmente, fa parte da tempo della pietà cattolica. Nella mia vita adulta, ho avuto alti e bassi nell’osservanza di questa pratica, e quest’anno volevo rimediare. (Per favore, non chiedete come sta andando finora!).
Mi sono ispirato a prendere questa risoluzione in un passaggio di Dono e mistero di san Giovanni Paolo II, che ha pubblicato nel cinquantesimo anniversario della sua ordinazione. Questo libretto denso narra la «storia vocazionale» di GPII.
Per un uomo che ha scelto «Totus Tuus» come motto episcopale, non sorprende che Maria abbia avuto un ruolo influente in quella storia. Sembra che, fin da molto presto nella sua vita, Karol Wojtyla recitasse l’Angelus tre volte al giorno. In effetti, mentre lavorava nella cava di pietra da giovane, Karol faceva una pausa a mezzogiorno, posava ciò che portava e recitava silenziosamente l’Angelus; un’immagine che i suoi compagni di lavoro trovavano ammirevole, ma anche un po’ divertente. Tale è il destino di un folle per Maria!
Imparando di più su Maria e poi consacrandosi a lei (sotto la guida di san Luigi Maria Grignion de Montfort), il giovane Karol «arrivò a comprendere perché la Chiesa recita l’Angelus tre volte al giorno». Le «potenti parole» di questa preghiera, scrive, «esprimono la realtà più profonda dell’avvenimento più grande mai accaduto in tutta la storia».
Questa è un’affermazione forte, senza dubbio, e allo stesso tempo che dichiarazione potente! Specialmente in questa Solennità dell’Annunciazione, una festa che potremmo chiamare il «Giorno dell’Angelus». La sua descrizione dell’Angelus evidenzia ciò che c’è di così significativo, e allo stesso tempo così nascosto, nell’avvenimento che celebriamo oggi.
Oggi celebriamo l’annuncio di Gabriele a Maria che concepirà nel suo grembo e darà alla luce un figlio, che chiamerà Gesù (Luca 1, 31). L’annuncio di Gabriele è, in effetti, una proposta, poiché Maria rimane libera di accettare la dichiarazione futura di Gabriele come il suo futuro… o no.
In una famosa omelia, san Bernardo di Chiaravalle, un altro devoto di Maria, cattura il dramma di quel momento in modo bellissima:
Hai udito, Vergine, che concepirai e darai alla luce un figlio; hai udito che non sarà per opera di uomo, ma per lo Spirito Santo. L’angelo attende una risposta; è tempo che torni a Dio che lo ha inviato. Anche noi, Signora, aspettiamo quella parola di compassione; la sentenza di condanna pesa gravemente su di noi.
Bernardo ci introduce nella grandezza di questo momento. Intuisce in questo momento dell’Angelus ciò che lo stesso Giovanni Paolo descrive: «la realtà più profonda dell’avvenimento più grande mai accaduto in tutta la storia». È il punto di svolta, e noi, che ci poniamo lì con Gabriele, aspettiamo anche la risposta di Maria.
In effetti, i miei stessi tentativi quaresimali di recitare tre volte al giorno l’Angelus hanno inciso in me la descrizione che Giovanni Paolo fa di questo momento, la quale contiene due affermazioni implicite e fondamentali che dovrebbero impregnare la mente di ogni credente cristiano quotidianamente, e specialmente oggi.
La prima affermazione è che il momento dell’Annunciazione è, in effetti, l’avvenimento più grande di tutta la storia. Tutta la storia ruota intorno a questo evento, intorno alla decisione di Maria e a ciò che ne risulta, vale a dire, la concezione assolutamente nascosta e misteriosa di Gesù Cristo nel suo seno.
Questo è il momento dell’Incarnazione che trasforma il mondo, del Verbo di Dio fatto carne. Et Verbum caro factum est, et habitavit in nobis. Tutta la storia fino a quel momento l’aveva anticipata, e tutta la storia successiva ha dispiegato e continuerà a dispiegare la sua realtà e il suo significato. E al centro di tutto si trova l’Annunciazione di Gabriele e l’accoglienza di Maria.
La seconda affermazione è, in un certo senso, ancora più misteriosa: che l’Angelus cattura la realtà più profonda di questo avvenimento più grande della storia. Il dramma ultimo dell’Annunciazione giace nascosto nell’interiorità personale di Maria, nel suo cuore, nel suo esercizio deliberato e consapevole della libertà in risposta alla proposta di Dio.

In effetti, quando rimuoviamo tutto ciò che ha condotto a questo momento, così come tutto ciò che si è sviluppato dopo, al nucleo c’è una giovane donna in conversazione con Dio nelle profondità della sua coscienza, e in quel santuario interiore decide liberamente di intraprendere ciò che Dio ha proposto, e così partecipare alla Sua ricreazione di tutte le cose.
Molto appropriatamente, allora, lei risponde: «Fiat!». Questo scambio, il più interiore tra una creatura e il suo Dio, dà alla luce l’avvenimento più grande di tutta la storia: l’Incarnazione; tale è la «realtà più profonda», l’attualità più nascosta, di quell’avvenimento che trasforma il mondo.
Dobbiamo ricordarci questo quotidianamente. Dobbiamo ricordarci che la realtà più profonda della storia non risiede negli eventi rumorosi e nelle azioni clamorose che costituiscono tutte le notizie, vere o false, che vengono pubblicate. La realtà più profonda della storia risiede, giorno dopo giorno, nei movimenti dei cuori di persone umane uniche che stanno davanti a Dio nel santuario delle loro coscienze, scegliendo liberamente di collaborare con le sue proposte… o no.
In questo modo, anche noi possiamo partecipare all’Annunciazione, alla volontà di dare carne a Cristo nel mondo, in ogni decisione consapevole che prendiamo, non importa quanto grande o piccola sia. Tale è la lezione dell’Angelus; tale è la lezione della solennità di oggi.
Il vero dramma di ciascuna delle nostre vite abita dentro di noi, e riguarda se accettiamo liberamente e consapevolmente di concepire nei nostri cuori la realtà di Gesù Cristo… o no.
Sembra molto appropriato, allora, che quasi tutti gli anni la Solennità dell’Annunciazione (il «Giorno dell’Angelus») ci arrivi durante la Quaresima, durante quella stagione dell’anno, all’inizio temuta ma alla fine accolta, in cui, mediante il digiuno, la preghiera e l’elemosina, ci viene ricordato ciò che è più essenziale di tutta la storia e la realtà più profonda delle nostre stesse vite.

Sull’autore
Matthew Walz inizierà a esercitare come presidente del Thomas More College nel New Hampshire il prossimo settembre. Attualmente è professore associato di Filosofia e direttore dei programmi di Filosofia e Lettere e Pre-Teologia presso l’Università di Dallas. Serve anche come direttore della Formazione Intellettuale nel Seminario Holy Trinity. Quest’anno è professore ospite di Filosofia presso l’Augustine Institute e occupa la cattedra Newman di Studi Cattolici nel Thomas More College. Lui e la sua bellissima moglie, Teresa, sono stati benedetti con otto figli.