Leone XIV all'Angelus: «Niente di creato può saziare la nostra sete interiore, perché siamo fatti per Dio»

Leone XIV all'Angelus: «Niente di creato può saziare la nostra sete interiore, perché siamo fatti per Dio»

Nel quadro della preghiera dell’Angelus di questa domenica, quinta di Quaresima, il Papa Leone XIV ha centrato la sua riflessione sul Vangelo della resurrezione di Lazzaro, sottolineando il senso cristiano della vittoria sulla morte e della vita eterna. Davanti ai fedeli riuniti in Piazza San Pietro, il Pontefice ha avvertito su una società che cerca di riempire il vuoto interiore con beni passeggeri, e ha ricordato che solo in Cristo —«resurrezione e vita»— l’uomo trova risposta al suo desiderio di infinito. Alla vigilia della Settimana Santa, il Papa ha chiamato ad abbandonare l’egoismo, il materialismo e la superficialità per accogliere la grazia che rinnova l’uomo e lo apre alla speranza.

Pubblichiamo di seguito le parole di Leone XIV:

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

In questa quinta domenica di Quaresima, nella liturgia si proclama il Vangelo della Resurrezione di Lazzaro (cf. Gv 11,1-45).

Nel cammino quaresimale, questo è un segno che parla della vittoria di Cristo sulla morte e del dono della vita eterna che riceviamo nel Battesimo (cf. Catechismo della Chiesa Cattolica,1265). Oggi, Gesù ci dice anche a noi, come a Marta, la sorella di Lazzaro: «Io sono la Resurrezione e la Vita. Chi crede in me, anche se muore, vivrà: e chi vive e crede in me, non morirà mai» (Gv 11,25-26).

La liturgia ci invita così a rivivere, alla luce della imminente celebrazione della Settimana Santa, gli eventi della Passione del Signore —l’ingresso a Gerusalemme, l’ultima cena, il giudizio, la crocifissione, la sepoltura— per percepirne il senso più autentico e aprirci al dono della grazia che contengono.

In effetti, è in Cristo Risorto, che vince la morte e che vive in noi per la grazia del Battesimo, che questi eventi trovano il loro culmine, per la nostra salvezza e pienezza di vita.

La sua grazia illumina questo mondo, che sembra essere in una ricerca costante di novità e cambiamenti, anche a scapito di sacrificare cose importanti —tempo, energie, valori, affetti— come se la fama, i beni materiali, il divertimento o le relazioni passeggere potessero soddisfare il nostro cuore o renderci immortali. È il sintomo di un bisogno di infinito che ciascuno di noi porta dentro, ma la cui risposta non può essere depositata nell’efimero. Nulla di creato può saziare la nostra sete interiore, perché siamo fatti per Dio, e non troviamo pace finché non riposiamo in Lui (cf. Le Confessioni, I,1.1).

Il racconto della resurrezione di Lazzaro ci invita, allora, a metterci in ascolto di quel profondo bisogno e, con la forza dello Spirito Santo, liberare i nostri cuori da abitudini, condizionamenti e forme di pensare che, come grandi pietre, ci rinchiudono nel sepolcro dell’egoismo, del materialismo, della violenza e della superficialità. In questi luoghi non c’è vita, ma solo disorientamento, insoddisfazione e solitudine.

Gesù grida anche a noi: «Vieni fuori!» (Gv 11,43), spronandoci a uscire, rinnovati dalla sua grazia, da quegli spazi angusti, per camminare nella luce dell’amore, come donne e uomini nuovi, capaci di sperare e amare secondo il modello della sua carità infinita, senza calcoli e senza limiti.

La Vergine Maria ci aiuti a vivere così questi giorni santi: con la sua fede, con la sua fiducia, con la sua fedeltà, affinché anche in noi si rinnovi ogni giorno l’esperienza luminosa dell’incontro con il suo Figlio risorto.

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