Nel 1850, Maximin Giraud, uno dei due bambini che affermarono di aver presenziato alle apparizioni della Vergine a La Salette quattro anni prima, camminò per due giorni dal piccolo villaggio alpino di Corps fino al villaggio di Ars per incontrare un vecchio prete: san Giovanni Maria Vianney. Aveva quindici anni. Cercava orientamento sulla sua vocazione. Solo loro due sanno cosa fu detto in quell’incontro, ma tutto fa pensare che Maximin raccontò al Curato d’Ars il dettaglio di quelle visioni che, all’epoca, non erano ancora state fissate per iscritto né inviate formalmente a Roma.
Qualcosa in quella conversazione provocò una profonda commozione in Vianney, sufficiente perché da allora evitasse di sostenere pubblicamente le apparizioni e persino nutrisse seri dubbi sulla loro autenticità. Quel iniziale sconcerto poté essere compreso con maggiore chiarezza più di un secolo dopo, quando nel 1999 vennero alla luce i testi integrali che Pio IX aveva ricevuto dai bambini veggenti, Maximin e Mélanie. Lì appaiono, senza successive edulcorazioni, affermazioni dirette di una durezza che rompe qualsiasi schema comodo.
Il contenuto esatto di quella conversazione tra Maximin e Vianney nel 1850 non è noto. Non c’è verbale né testimonianza diretta affidabile che permetta di ricostruirla. Ogni tentativo di spiegazione si muove nel terreno della speculazione. Ma c’è un’ipotesi molto plausibile: che il giovane trasmettesse il contenuto più crudo dei segreti, e che quello fosse ciò che provocò la prima reazione di Vianney.
La crudezza di La Salette
Le parole della Vergine, che per più di un secolo si preferì custodire nella Biblioteca Vaticana, sono molto dure: Roma perderà la fede; Roma sarà la sede dell’Anticristo; i sacerdoti sono cloache di impurità; i vescovi, cani silenziosi incapaci di difendere la verità. Non sono metafore dolci né avvertimenti ambigui. Sono un annuncio della corruzione interna della Chiesa.
L’errore è interpretare quel quadro come un segnale demoralizzante di crollo definitivo. Non lo è. Le parole della Vergine descrivono solo il campo di battaglia. Sono prova che la lotta è dove sempre ci è stato anticipato. Cristo rimane praticamente solo sul Calvario: la Vergine, Giovanni e poche donne. Il resto si nasconde e lascia solo il Signore agonizzante. Se si misura in termini umani, è una sconfitta. Più del novanta per cento degli apostoli si nascose come topi. Cosa ci aspettiamo dai loro successori? E, tuttavia, lì inizia la vittoria.
Tutti quelli che si nascosero seppero poi brillare fino al martirio. Curiosamente, solo a Giovanni, che fu lì ai suoi piedi, il Signore non riservò quel destino.
Il mondo non è neutro. C’è una lotta reale tra il bene e il male, e non in astratto. Il demonio opera davvero. E ciò che è in gioco non è un’idea, ma qualcosa di molto concreto: la salvezza o la condanna di ogni anima. Da lì, la logica è diretta: se ciò che è in gioco è la salvezza e se i sacramenti sono il canale principale, allora il punto più sensibile dove si disputa la battaglia è il sacerdote e la sua struttura istituzionale. Se quel punto si corrompe, se il nemico occupa quello spazio, si contamina il luogo stesso attraverso cui passa la grazia.
Letto con calma, il messaggio di La Salette non è disperante. Non è formulato per paralizzare, ma per avvertire. Indica dove sta il rischio reale e, quindi, dove deve collocarsi la vigilanza. Da quel quadro si capisce che la denuncia del male nella Chiesa non sia un esercizio di fatalismo, ma una chiamata a prendersi sul serio ciò che è veramente in gioco.
Negli ultimi anni della sua vita, quasi sulla soglia della morte, san Giovanni Maria Vianney rettificò e passò ad affermare e avallare pubblicamente le apparizioni e il messaggio di La Salette. Per molto tempo aveva mantenuto una seria diffidenza, convinto in certi momenti che potesse trattarsi di un’invenzione. Tuttavia, alla fine, la sua posizione cambiò.
In un sacerdote come Vianney, la cui vita fu segnata da un’intensa relazione con il soprannaturale, non ha senso interpretare quel passo finale come un semplice aggiustamento intellettuale. È più coerente leggerlo come il risultato di uno sguardo più affinato, più pulito, capace di riconoscere senza scandalo ciò che prima gli aveva generato dubbi.
Nella cruda battaglia per il bene della Chiesa, non c’è crollo né contraddizione insormontabile. C’è assedio, c’è corruzione, c’è oscurità reale. Ma niente di tutto ciò invalida la Chiesa né interrompe l’azione della grazia. Se il combattimento si gioca nelle anime e nei sacramenti, non c’è margine per teorie alternative. Si combatte lì. Nel concreto. Nella fedeltà senza scorciatoie: vita di grazia, consegna al prossimo, confessione, liturgia, preghiera e speranza.