Escalation nel caso Becciu: dopo la nullità del processo, il Promotore potrebbe non consegnare prove chiave

Escalation nel caso Becciu: dopo la nullità del processo, il Promotore potrebbe non consegnare prove chiave

Il processo per lo scandalo dell’immobile di Londra ha aperto una nuova crepa nel sistema giudiziario vaticano: uno scontro diretto tra il Promotore di Giustizia e la Corte d’Appello che minaccia di aggravare ulteriormente i dubbi sulla trasparenza della procedura.

Uno scontro tra il Promotore e la Corte d’Appello

Secondo quanto riferisce Il Messaggero, in Vaticano si profila un confronto senza precedenti tra l’organo accusatore e i giudici d’appello che esaminano il caso Becciu. L’origine del conflitto risiede nell’ordine emesso il 17 marzo scorso, che ha dichiarato la nullità relativa del giudizio di primo grado e ha richiesto di rifare il processo.

La Corte non solo ha ordinato di ripetere il giudizio, ma anche il deposito integrale di tutti i documenti della fase istruttoria entro il 30 aprile. Tuttavia, questa richiesta potrebbe non essere soddisfatta.

Il Promotore si riserva di impugnare l’ordine giudiziario

L’elemento che ha acceso la tensione è la decisione del Promotore di Giustizia di “riservarsi l’impugnazione” dell’ordine della Corte. Nella pratica, ciò apre la porta a uno scenario di blocco: il Promotore potrebbe non presentare tutta la documentazione richiesta, o limitarsi a consegnare solo una parte, come già accaduto durante la prima fase del processo.

Questo precedente risulta particolarmente significativo. In quel momento, l’allora Promotore, Alessandro Diddi, si era rifiutato di consegnare la totalità delle conversazioni rilevanti, rifugiandosi nel segreto istruttorio, persino quando lo stesso tribunale lo aveva richiesto.

Chat nascoste, al centro della controversia

Il nucleo del conflitto ruota attorno a una serie di messaggi parzialmente nascosti —coperti con “omissis”— che, secondo le difese, potrebbero dimostrare l’esistenza di manovre irregolari contro il cardinale Angelo Becciu.

I giudici d’appello hanno riconosciuto espressamente che il materiale probatorio non è mai stato consegnato nella sua totalità, ma solo in forma parziale e con parti censurate. Queste conversazioni includerebbero scambi delicati tra la consulente Immacolata Chaouqui e Genoveffa Ciferri, legata al principale testimone d’accusa, monsignor Alberto Perlasca.

Alcuni frammenti già noti hanno alimentato i sospetti. In uno di essi si legge: “Se si scopre che eravamo tutti d’accordo, è la fine”, un’affermazione che ha incrementato i dubbi sulla correttezza del processo.

Dubbi sul rispetto del giusto processo

La Corte d’Appello è stata categorica: nel giudizio di primo grado si è prodotta una “nullità relativa mai sanata” che ha colpito un atto fondamentale del processo. Tra i punti più delicati figura anche l’esistenza di un rescritto pontificio che conferiva ampi poteri al Promotore e che non è stato comunicato alle difese, limitando la loro capacità di difesa.

Questo aspetto è stato uno dei più criticati da giuristi e canonisti, che hanno persino messo in dubbio se in Vaticano siano state rispettate le garanzie di base di un processo equo.

Un colpo alle difese istituzionali

La decisione della Corte contraddice anche le tesi difese dagli avvocati della Segreteria di Stato e dell’APSA, tra cui gli ex ministri italiani Giovanni Maria Flick e Paola Severino. Entrambi avevano sostenuto che il processo si era svolto con totale regolarità e che non vi erano state violazioni di diritti.

Tuttavia, i giudici hanno scelto di dare ragione alle difese degli accusati, segnando un giro rilevante nell’interpretazione del caso.

Incertezza sui prossimi passi

Con il calendario fissato —prime udienze previste per il 22 giugno— tutti gli sguardi sono ora puntati sulla prossima decisione del tribunale presieduto dall’arcivescovo Arellano Cedillo.

Se il Promotore decidesse di non adempiere pienamente all’ordine di deposito dei documenti, lo scontro istituzionale potrebbe escalare, approfondendo la crisi di credibilità che circonda questo processo fin dai suoi inizi.

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