(Raccontato a Jeremy Lott)
Forse avrete sentito la leggenda che San Patrizio cacciò i serpenti dall’Irlanda, ma sono qui per dirvi che non è, esattamente, al cento per cento vero. Ora, è vero che l’Irlanda non ha serpenti oggigiorno e anche è vero che fu San Patrizio a farlo. Ma la questione è questa: lui non cacciò quei serpenti.
No, lui fu più astuto di loro.
I serpenti stavano sempre affondando i loro denti negli irlandesi. E alla gente, beh, non piaceva per niente essere morsa. Così tutti dissero: «Patrizio, non possiiaaaamo fare qualcosa al riguardo?».
A quel tempo, l’Irlanda era infestata di serpenti da Donegal a Cork e da Galway a Wicklow. Ma c’era un posto che piaceva di più ai serpenti, ed era sulle rive del fiume Shannon, a Limerick.
Quei serpenti di Limerick erano così abbondanti nel suolo che i pescatori non potevano lanciare le loro lenze né spingere in acqua le loro barche. Se qualcuno li guardava in modo strano, i serpenti mordevano, sibilavano e, in generale, facevano un gran chiasso.
E fu quello che fecero quando Patrizio si avvicinò a loro e disse: «Serpenti, dobbiamo parlare». Patrizio li lasciò continuare per un momento e poi replicò: «Ho detto parlare, non sibilare».
«Quel sssensato umano crede di poterci parlarrre», disse una vipera di fossa alle altre serpenti, le quali scoppiarono in una bella risata da serpente a quella.
«Sì, è quello che crede il tonto umano», disse Patrizio.
Quelle pigre di Limerick rimasero attonite e ammutolirono. Un umano che potesse parlare la lingua dei serpenti era una novità per loro. Finalmente, un grande pitone si schiarì la gola. «Beh, cosa vuoi dircci, umano?», chiese il pitone.
«Gli irlandesi hanno parlato con me e credono che sia ora che ve ne andiate», disse Patrizio.
Forse vi chiederete perché Patrizio disse «gli irlandesi» e non «noi irlandesi». È perché lui non era di qui, ma non era quello che si chiedevano i serpenti in quel momento. Non se lo chiedevano perché erano arrotolati dalla rabbia.
«Allora li morderemooo! Morderemooo fino all’ultimo di liii», disse un crotalo. Molte altre si unirono con minacce e sibili.
Di nuovo, Patrizio li lasciò sfogare per un minuto prima di parlare. «Le mie scivolose vicine, l’Irlanda è un posto umido e freddo per noi umani, e noi siamo a sangue caldo! Non avete freddo?», chiese.
«Siiiì», risposero alcune serpenti.
«E non preferireste andare dove fa caldo?», chiese Patrizio.
«Siiiì!», dissero molte più serpenti.
«Crotalo, non ti piacerebbe scivolare in un bel deserto del Texas? E Vipeeeera, non preferiresti riposare sulle rive del Nilo? E Mamba, non suona bene un’isola nel cielo in una foresta pluviale africana?», chiese.
Molte serpenti annuirono con i loro musi serpentini.
«Beh, allora permetteteci di darvi a tutte delle lunghe vacanze e, se non vi piace lì, potrete sempre tornare», disse Patrizio.
Alcune serpenti iniziarono a dire «siiiì», ma poi la più grande e cattiva di tutte prese la parola.
«Puzzi di menzoooni, umano. Perché non dovrei sssemplicemente mangiarti al tuo pooosto?», chiese l’anaconda.
Ora, devo dare un po’ di credito a Patrizio qui. Non cedette alla paura che dovette provare. No, disse a quel grande serpente: «Sono troppo per te da ingoiare». E, beh, quello fu sufficiente.
«Sicuro che scherziii, umano. Posso mangiare qualsiasi cosa che ssi muova, daaa un topo fino a un rinoceronte», annunciò l’anaconda.
Così Patrizio fece una scommessa in quel preciso momento. Se poteva nominare qualcosa che si muovesse e che l’anaconda non potesse mangiare, tutte le serpenti sarebbero andate in quelle vacanze. E se no, beh, lui sarebbe stato la cena.
Doveva esserci un bagliore nei suoi occhi quando disse: «Mangia il fiume».
L’anaconda sibilò. Intrappolata dal suo stesso vanto! Eppure, il grande serpente ci provò. Si infilò per un tratto nel fiume, aprì la sua grande bocca e cercò di succhiare l’acqua.
Non passò molto tempo prima che la corrente la portasse via. E non so molto sulle nozioni religiose dei serpenti. Ma se anche loro hanno santi, allora Patrizio è uno di loro, per quello che fece dopo.
Aveva vinto. Il serpente che lo avrebbe mangiato era perso, ma Patrizio entrò dritto nel fiume. Nuotò verso di lei e trascinò quel grande serpente fino alla riva.
Quell’anaconda tossì abbastanza acqua da riempire un piccolo ruscello. Poi disse: «Graziiiie per il sssoccorso, umano. C’è qualche possibilità che tengaaa questo incidentee ssssegreto?».
Patrizio promise all’anaconda che non l’avrebbe mai detto a nessuno, e non lo fece mai.
Quelle serpenti erano tutte grate per quello che fece Patrizio. Così non gli opposero nessuna obiezione per andarsene, via nave e via uccello, verso parti più calde di tutto il mondo. E, chi l’avrebbe detto, gli piacquero l’Africa e l’America e gli altri continenti dove andarono e non tornarono mai.
Ora, vi chiederete come so tutto questo, essendo Patrizio l’unico umano lì quel giorno e senza aver mai lasciato trapelare nulla.
Beh, io non sono umano. Sono un leprechaun. Il mio bis-bis-bisnonno Shadrach O’Shaughnessy vide tutto dai cespugli. Patrizio provò anche a essere più astuto di noi leprechaun. Il vecchio Shadrach imparò qualcosa dai serpenti e, invece, fu più astuto di lui. Ma quella è una storia per un altro Giorno di San Patrizio.

Sull’autore
Jeremy Lott è autore di molti libri, l’ultimo dei quali è I tre maialini feroci e il lupo vegano.