Il Papa Leone XIV ha centrato la catechesi dell’Udienza Generale di questo mercoledì sulla Costituzione Lumen gentium —seguendo la linea dei documenti del Concilio Vaticano II— nella quale ha sottolineato l’identità della Chiesa come “popolo di Dio” con una missione comune sacerdotale e profetica. Davanti ai fedeli riuniti in Piazza San Pietro, il Pontefice ha ricordato che tutti i battezzati partecipano attivamente alla vita e alla missione della Chiesa, chiamati a dare testimonianza della fede e a contribuire alla sua trasmissione, in comunione con il Magistero e sotto l’azione dello Spirito Santo.
Lasciamo qui di seguito la catechesi completa di Leone XIV:
Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!
Oggi vorrei fermarmi di nuovo sul secondo capitolo della Costituzione conciliar Lumen gentium (LG), dedicato alla Chiesa come popolo di Dio.
Il popolo messianico (LG, 9) riceve da Cristo la partecipazione all’opera sacerdotale, profetica e regale nella quale si compie la sua missione salvifica. I Padri conciliari insegnano che il Signore Gesù ha istituito mediante la nuova ed eterna Alleanza un regno di sacerdoti, costituendo i suoi discepoli in un «sacerdizio regale» (1Pt 2,9; cfr 1Pt 2,5; Ap 1,6). Questo sacerdizio comune dei fedeli è donato con il Battesimo, che ci abilita a rendere culto a Dio in spirito e verità e a «confessare davanti agli uomini la fede che ricevettero da Dio mediante la Chiesa» (LG, 11). Inoltre, attraverso il sacramento della Confermazione, tutti i battezzati «si legano più strettamente alla Chiesa, si arricchiscono di una forza speciale dello Spirito Santo, e con ciò rimangono obbligati più strettamente a diffondere e difendere la fede, come veri testimoni di Cristo, con la parola insieme alle opere» (ibid.). Questa consacrazione è alla radice della missione comune che unisce i ministri ordinati e i fedeli laici.
A proposito, il Papa Francesco osservava così: «Guardare al Popolo di Dio, è ricordare che tutti entriamo nella Chiesa come laici. Il primo sacramento, quello che sigilla per sempre la nostra identità e del quale dovremmo essere sempre orgogliosi è quello del battesimo. Per esso e con l’unzione dello Spirito Santo, (i fedeli) “rimangono consacrati come casa spirituale e sacerdizio santo” (LG 10), allora tutti formiamo il Santo Popolo fedele di Dio» (Lettera al Presidente della Pontificia Commissione per l’America Latina, 19 marzo 2016).
L’esercizio del sacerdizio regale ha luogo in molte maniere, tutte orientate alla nostra santificazione, soprattutto partecipando all’offerta dell’Eucaristia. Mediante la preghiera, l’ascesi e la carità attiva danno testimonianza di una vita rinnovata dalla grazia di Dio (cfr LG, 10). Come sintetizza il Concilio, «il carattere sacro e organicamente strutturato della comunità sacerdotale si attualizza per i sacramenti e per le virtù» (LG, 11).
I padri conciliari insegnano inoltre che il popolo santo di Dio partecipa anche alla missione profetica di Cristo (cfr LG, 12). In questo contesto introduce il tema importante del senso della fede e del consenso dei fedeli. La Commissione Dottrinale del Concilio precisava che questo sensus fidei «è come una facoltà di tutta la Chiesa, grazie alla quale nella sua fede riconosce la rivelazione trasmessa, distinguendo tra il vero e il falso nelle questioni di fede, e al tempo stesso penetra più profondamente in essa e la applica più pienamente nella vita» (cfr Acta Synodalia, III/1, 199). Il senso della fede appartiene quindi a ogni fedele non a titolo individuale, ma come membri del popolo di Dio nel suo insieme.
Lumen gentium concentra l’attenzione su questo ultimo aspetto e lo relaziona con l’infallibilità della Chiesa, alla quale appartiene l’infallibilità del Romano Pontefice, nel servirla. «La totalità dei fedeli, che hanno l’unzione del Santo (cf. 1 Gv 2,20 e 27), non può errare quando crede, e questa prerogativa peculiare sua la manifesta mediante il senso soprannaturale della fede di tutto il popolo quando dai Vescovi fino agli ultimi fedeli laici presta il suo consenso universale nelle cose di fede e costumi» (LG, 12). La Chiesa, quindi, come comunione dei fedeli che include ovviamente i pastori, non può errare nella fede: l’organo di questa proprietà sua, fondato nell’unzione dello Spirito Santo, è il senso soprannaturale della fede di tutto il popolo di Dio, che si manifesta nel consenso dei fedeli. Da questa unità, che il Magistero ecclesiale custodisce, si deduce che ogni persona battezzata è un soggetto attivo di evangelizzazione, chiamato a dare una testimonianza coerente di Cristo secondo il dono profetico che il Signore infonde in tutta la sua Chiesa.
Lo Spirito Santo, che ci viene da Gesù Risorto, dispensa di fatto «tra i fedeli di qualsiasi condizione, distribuendo a ciascuno secondo vuole (1 Cor 12,11) i suoi doni, con i quali li rende atti e pronti a esercitare le diverse opere e doveri che siano utili per il rinnovamento e la maggiore edificazione della Chiesa» (LG, 12). Una dimostrazione peculiare di tale vitalità carismatica è offerta dalla vita consacrata, che continuamente sgorga e fiorisce per opera della grazia. Anche le forme associative ecclesiali sono esempio luminoso della varietà e della fecondità dei frutti spirituali per l’edificazione del Popolo di Dio.
Cari, risvegliamo in noi la coscienza e la gratitudine di aver ricevuto il dono di far parte del popolo di Dio; e anche la responsabilità che ciò comporta.