Per amore della verità: dieci domande al cardinale Cobo sul Valle dei Caduti

Di: Carlos H. Bravo

Per amore della verità: dieci domande al cardinale Cobo sul Valle dei Caduti
DVD 1263 25/04/2025 - Roma - Entrevista al arzobispo de Madrid Jose Cobo Cano, en el Palacio de la Iglesia Nacional Española. en Roma. Foto: Massimiliano Minocri

Quando la chiarezza diventa un dovere pastorale di fronte all’inquietudine crescente di sacerdoti e fedeli.

Negli ultimi giorni, il cardinale José Cobo ha inviato ai parroci e rettori di chiese e templi dell’arcidiocesi di Madrid una sorprendente e insolita nota informativa intitolata «Aclaración del Arzobispado ante diversas informaciones difundidas». Il documento è stato trasmesso al clero diocesano in un momento in cui cresce l’inquietudine tra numerosi fedeli di fronte alle informazioni apparse su vari media riguardo al ruolo svolto dallo stesso cardinale nel processo di risignificazione della Valle de los Caídos. In quella nota si afferma che tali informazioni non sarebbero conclusive, conterrebbero interpretazioni parziali e riporterebbero affermazioni che non riflettono fedelmente la realtà né il quadro in cui la Chiesa starebbe affrontando questa questione.

Il testo aggiunge inoltre che, nel contesto digitale attuale, circolano valutazioni personali o approcci incompleti che si diffondono come se costituissero una verità definitiva. Per questo esorta i sacerdoti della diocesi ad accogliere e trasmettere unicamente informazioni verificate provenienti dai canali ufficiali della Chiesa, al fine di evitare confusioni o distorsioni nella comprensione di una questione certamente complessa.

La preoccupazione per la verità e per la prudenza pastorale è, senza dubbio, legittima e necessaria. Ma proprio per lo stesso amore per la verità, la nota dell’Arcivescovado suscita inevitabilmente alcune domande molto concrete che meritano una risposta chiara. Perché ciò che vari media hanno pubblicato negli ultimi giorni non sono mere opinioni né semplici speculazioni. Ciò che è stato reso pubblico è l’esistenza di un documento firmato il 4 marzo 2025 tra il ministro della Presidenza, Félix Bolaños, e il cardinale Cobo, documento che lo stesso Governo sta utilizzando per giustificare la sua intervento ideologico all’interno del complesso monumentale della Valle de Cuelgamuros.

Non si tratta, quindi, di rumors o di interpretazioni più o meno interessate. Si tratta di fatti la cui chiarificazione risulta indispensabile per evitare una confusione crescente tra sacerdoti e fedeli. E quando ciò che è in gioco è la natura stessa di un tempio consacrato, le domande non sono un problema: fanno parte del dovere di cercare la verità. In realtà, quando la Chiesa affronta situazioni che riguardano la natura dei suoi templi e la coscienza dei fedeli, la chiarezza non è solo conveniente: è un’esigenza morale.

Se le informazioni diffuse non riflettono fedelmente la realtà —come afferma l’Arcivescovado— basterebbe rispondere con chiarezza ad alcune questioni molto semplici.

Per questo, rispettosamente, si potrebbero porre al cardinale Cobo le seguenti domande:

Prima: Il cardinale Cobo ha firmato, il 4 marzo 2025, un documento insieme al ministro della Presidenza del Governo spagnolo relativo alla risignificazione ideologica della Valle de los Caídos, pubblicato da El Debate?

Seconda: In caso affermativo, qual era esattamente il contenuto di quel documento e quale portata giuridica o pastorale pretendeva di avere?

Terza: Con quale autorità ha agito il cardinale Cobo nel sottoscrivere quel documento? Lo ha fatto a nome dell’arcidiocesi di Madrid, a nome della Chiesa spagnola o con qualche tipo di autorizzazione espressa della Santa Sede?

Quarta: Il Santo Padre è stato informato preventivamente della firma di detto documento? E, in caso affermativo, è esistita qualche forma di approvazione o mandato per procedere a tale firma?

Quinta: È vero che in detto documento si restringe la zona della basilica riservata al culto —l’altare e le panche adiacenti— e si apre il resto dell’interno del tempio e il suo accesso a interventi museografici, artistici o espositivi di natura politica e ideologica?

Sesta: Se così fosse, come si concilia tale previsione con l’inviolabilità dei templi riconosciuta dagli Accordi tra la Santa Sede e lo Stato spagnolo, con la Ley Orgánica de Libertad Religiosa e con il proprio Diritto Canonico?

Settima: Il cardinale Cobo considera che una basilica pontificia dedicata, “qualsiasi luogo sacro”, possa accogliere al suo interno un progetto di risignificazione politica e ideologica senza che ciò influisca sulla sua natura di luogo sacro? Si sono tenute in considerazione le parole di León XIV sui luoghi sacri, dalla porta fino all’altare, contenute nella lettera indirizzata ai sacerdoti riuniti nel recente Convivium organizzato dall’Arcidiocesi di Madrid?

Ottava: La comunità benedettina che abita il monastero della Valle è stata consultata formalmente prima della firma di quel documento e riguardo agli interventi di carattere ideologico nell’accesso e nell’interno della basilica?

Nona: Se il documento firmato non ha la portata che vari media gli attribuiscono, perché non renderlo pubblico integralmente per evitare qualsiasi interpretazione parziale o interessata?

Decima: Alcuni sacerdoti manifestano in privato che il cardinale Cobo ora scusa la firma di quel documento adducendo che così avrebbe superato la presunta e inaudita minaccia del Governo di espellere i monaci. Esiste qualche documento firmato con il ministro Bolaños che garantisca che non avrebbe attuato la sua minaccia, se i monaci accettano la profanazione della basilica pontificia che custodiscono?

Queste domande non sono frutto di nessuna polemica artificiale. Rispondono, semplicemente, all’inquietudine crescente e allo scandalo che questa situazione sta provocando tra il clero e tra un numero sempre maggiore di fedeli. Al di là del dibattito mediatico, è certo che la mancanza di chiarezza su ciò che è accaduto sta generando un disagio crescente tra numerosi cattolici, che non riescono a comprendere come un tempio cattolico —e inoltre una basilica pontificia— possa essere coinvolto in un processo di risignificazione ideologica senza che esista una spiegazione trasparente da parte di coloro che hanno la responsabilità di custodirne il carattere sacro.

Nella tradizione della Chiesa, lo scandalo non nasce dalle domande quando queste vengono formulate con rispetto e retta intenzione. Lo scandalo nasce quando le domande legittime rimangono senza risposta. Per questo queste questioni non pretendono alimentare nessuna confrontazione, ma proprio il contrario: aiutare a dissipare una situazione che sta causando perplessità, dolore e scandalo tra molti fedeli.

Quando sono in gioco la natura sacra di un tempio, la libertà religiosa e il rapporto tra la Chiesa e il potere politico, ciò che è veramente pastorale non è chiedere prudenza di fronte alle informazioni, ma offrire chiarezza sui fatti. Perché, in definitiva, quando si invita sacerdoti e fedeli ad accogliere unicamente informazioni verificate provenienti dai canali ufficiali della Chiesa, il modo più diretto per farlo è proprio quello: mettere sul tavolo i documenti e spiegare con trasparenza ciò che è accaduto.

Il cardinale Cobo ha già tentato di offrire qualche spiegazione in un’apparizione off the record davanti a media precedentemente selezionati, escludendo altri. Tuttavia, quell’apparizione —filtrata poco dopo e pubblicata da Infovaticana— non solo non ha contribuito a chiarire la situazione, ma ha aumentato ancor di più la confusione e lo scandalo. Basta dare un’occhiata alla sua trascrizione.

La Chiesa non ha mai avuto paura della verità. Ciò che veramente provoca confusione non è la luce, ma la sua mancanza. E quando ciò che è in gioco è un tempio consacrato, la questione non è più mediatica né politica: è una questione di verità, di responsabilità pastorale e di fedeltà a ciò che la Chiesa ha sempre considerato inviolabile. Perché quando la Chiesa chiede prudenza ai fedeli, la prima cosa che questi si aspettano dai loro pastori non è il silenzio, ma la verità; e quando la verità si trova in un documento, il più semplice —e anche il più onesto— è mostrarlo.

E se, arrivato il caso, il documento firmato tra il cardinale Cobo e il ministro Bolaños risultasse effettivamente autentico e non fosse possibile offrire risposte soddisfacenti alle domande legittime che suscita, la tradizione spirituale della Chiesa ha sempre indicato qual è la via più feconda: riconoscere con umiltà ciò che possa essere stato fatto senza misurarne pienamente le conseguenze e lavorare con serenità per correggere ciò che abbia provocato disagio e scandalo tra i fedeli. Raddrizzare quando è necessario non indebolisce l’autorità pastorale; al contrario, la rafforza.

Perché quando sono in gioco la natura di un tempio consacrato e la fiducia dei fedeli, la vera carità pastorale non consiste nel prolungare la confusione, ma nel ristabilire la chiarezza che la vita della Chiesa sempre necessita. E quella chiarezza —che senza dubbio desiderano i fedeli, i monaci che custodiscono la Valle e la Chiesa nel suo complesso— può nascere solo dalla verità detta con semplicità. Perché, nella vita della Chiesa, la verità non è mai stata un problema: il problema è sempre stato il silenzio quando la verità è necessaria.

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