GIORNO SECONDO. San Giuseppe, sposo castissimo di Maria

Di: Mons. Alberto José González Chaves

GIORNO SECONDO. San Giuseppe, sposo castissimo di Maria

Preghiera al Padre

Padre eterno, fonte di ogni luce e di ogni paternità in cielo e in terra:
il tuo Verbo fatto carne, Gesù Cristo nostro Signore, volle imparare a obbedire e amare
nel silenzio della casa di Nazaret,
sotto lo sguardo vigile e umile di Giuseppe, tuo servo fedele.
Tu volesti affidare a questo uomo giusto le due meraviglie più grandi del tuo amore:
Gesù, il tuo Figlio amato, e Maria, la piena di grazia.
Fa’ che contemplando la sua fede silenziosa, la sua obbedienza pronta,
la sua forza nascosta e il suo cuore puro e fedele,
impariamo anche noi a vivere il Vangelo nella semplicità di ogni giorno,
a custodire la grazia ricevuta
e a perseverare nel bene anche quando la notte sembra lunga.
Il tuo Figlio volle vivere sottomesso a Giuseppe sulla terra,
perché in questo santo Patriarca ponesti un mistero di paternità spirituale
per tutta la tua Chiesa.
Concedici, dunque, che avvicinandoci a lui con fiducia filiale
impariamo la fedeltà nascosta di Nazaret,
l’obbedienza pronta alla tua volontà
e l’amore silenzioso che sostiene la vita cristiana.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio,
che volle vivere sottomesso all’autorità terrena del falegname di Nazaret
e amarlo con amore filiale.
Amen.

Invocazione allo Spirito Santo

Vieni, Spirito Santo, luce soave che riempì di grazia la casa di Nazaret.
Forma in noi il Cuore di Cristo secondo il modello forte e fedele di San Giuseppe,
perché impariamo da lui l’obbedienza silenziosa,
la purezza dell’anima e la fedeltà che non si stanca.

Tu che ispirasti a Teresa di Gesù un amore così grande per questo glorioso Patriarca, accendi anche in noi quello stesso affetto filiale,
perché sperimentiamo ciò che lei stessa affermava con tanta semplicità e fermezza:

«Presi per avvocato e signore il glorioso San Giuseppe, e mi raccomandai molto a lui…
non ricordo fino ad ora di avergli supplicato qualcosa che non abbia fatto.»

Amen.

Giuseppe benedetto, oggi volgo gli occhi a un altro mistero della tua vita: il tuo amore per Maria. Se grande fu l’incarico che ricevesti di custodire il Figlio di Dio, non minore fu quello di accogliere in casa tua la donna più bella che sia mai esistita, la piena di grazia, l’eletta fin dall’eternità per essere Madre del Verbo incarnato. Qui si scopre, Giuseppe, la più alta nobiltà del tuo cuore: Dio ti diede Maria come sposa, e tu supesti amarla con una purezza così luminosa che la Chiesa non ha trovato parole più adeguate per nominarti che queste: sposo castissimo.

Il tuo amore non fu un amore povero né diminuito; fu un amore più grande, più puro, più forte, perché era interamente ordinato a Dio. Amavi Maria con la tenerezza propria di uno sposo e allo stesso tempo la guardavi con la riverenza che ispira l’opera singolare di Dio. Non volesti possedere il mistero che il Signore aveva posto nelle tue mani; volesti custodirlo. In quell’amore tuo si manifesta una forma di grandezza che il mondo a malapena comprende: la grandezza di chi sa amare senza appropriarsi, servire senza imporsi, e rallegrarsi più nell’opera di Dio che nella propria affermazione. Tu accogliesti Maria in casa tua con un’umiltà profonda; l’accompagnasti nel mistero che si realizzava in lei; vegliasti sul suo onore quando nessuno capiva ancora i disegni di Dio. E così il tuo amore si trasformò in un’alleanza di fedeltà silenziosa, in una comunione di cuori interamente orientati verso il Signore.

Che delicatezza così profonda c’era nella tua anima, Giuseppe; solo un cuore veramente puro può amare in quel modo: con amore umano e allo stesso tempo con riverenza soprannaturale; con vicinanza affettuosa e con un rispetto così grande che riconosce nella persona amata un’opera di Dio che deve essere custodita. Nel tuo amore per Maria brilla la bellezza di quella cavalleria interiore che eleva l’amore umano e lo purifica: non c’è in te possesso né dominio, ma cura fedele; non c’è desiderio disordinato, ma una tenerezza forte che protegge, sostiene e si dona.

Teresa di Gesù, che parlava di te con tanta familiarità, mi esorta a confidare nel tuo patrocinio: «Vorrei persuadere tutti a essere devoti a questo glorioso Santo, per la grande esperienza che ho dei beni che ottiene da Dio.» Lei sapeva bene che chi si avvicina a te impara inevitabilmente ad amare meglio la Vergine e a comprendere con maggiore profondità la bellezza dell’amore cristiano.

Oggi il mondo parla molto di amore e lo comprende poco; confonde amare con possedere, volere con dominare, desiderare con donarsi. Molte volte riduce l’amore a sentimento passeggero o a ricerca egoista di soddisfazione, dimenticando che il vero amore è sempre una forma di donazione. Ma tu mi insegni un’altra cosa: mi insegni che il vero amore sa rispettare, sa custodire, sa servire e sa rallegrarsi nel bene dell’altro più che nel proprio.

Insegnami tu, Giuseppe benedetto, mio padre e signore, la purezza forte che rende l’uomo padrone di sé stesso; quella delicatezza virile che sa trattare gli altri con rispetto e cavalleria, e quella nobiltà interiore che nasce dall’amore vero. Insegnami a guardare gli altri come tu guardavi Maria: con rispetto profondo, con gratitudine per l’opera di Dio in ogni anima, con un amore che non cerca di appropriarsi, ma di proteggere e aiutare a crescere.

E fa’ che impari anche, Giuseppe, ad amare di più la Vergine, perché chi si avvicina a te scopre sempre nel tuo cuore un cammino sicuro verso di Lei; e chi ama Maria trova Gesù, il frutto benedetto del suo grembo e il centro di tutta la vostra vita a Nazaret.

Preghiera conclusiva alla Santissima Vergine

Maria santissima, Sposa fedele del glorioso Patriarca San Giuseppe
e Madre benedetta del nostro Signore Gesù Cristo:
la tua vita fu inseparabilmente unita a quella di quell’uomo giusto
a cui Dio affidò la cura dei tuoi giorni e la custodia del Figlio eterno fatto Bambino.

Tu conoscesti meglio di chiunque altro la nobiltà silenziosa di Giuseppe:
la sua fede senza rumore, la sua obbedienza pronta, il suo cuore puro,
il suo lavoro umile nella bottega di Nazaret,
la sua vigilanza amorosa sul Bambino che dormiva sotto il vostro tetto.

Tu vedesti come, giorno dopo giorno,
sosteneva la vita della Sacra Famiglia con lo sforzo delle sue mani;
come vegliava su di voi nelle notti incerte;
come obbediva alla voce di Dio
anche quando il cammino si apriva tra ombre.

E junto a lui vivesti Tu stessa quella vita nascosta che il mondo a malapena conosce,
ma che il cielo contempla con ammirazione:
vita di preghiera profonda e lavoro umile,
di mortificazione silenziosa e fedeltà costante al disegno di Dio.

Insegnaci, Madre Immacolata, ad amare quella vita nascosta di Nazaret;
a scoprire la grandezza delle piccole cose,
la fecondità del sacrificio silenzioso
e la pace che nasce dal vivere interamente per Dio.

Oh, Maria, quanto ti amò Giuseppe e quanto si rallegrava il suo cuore nel servirti;
Per questo oggi, con delicata umiltà, ci conduce a Te.
Perché il cuore di Giuseppe, così forte e così nobile,
sa che nessuno si avvicina a Gesù con maggiore sicurezza che dalla tua mano.

Per questo oggi ricorriamo a Te con fiducia filiale:
insegnaci ad andare a Giuseppe con amore;
fa’ che impariamo a rifugiarci sotto il suo patrocinio,
a confidare nella sua intercessione potente e a imitare la fedeltà della sua vita.

Che dolce contesa!:
Giuseppe, con elegante cavalleria, ci conduce verso di Te;
Tu, con sapienza sponsale, ci porti a Giuseppe;
e entrambi, con tenerezza di genitori, ci ponete sempre con Gesù.

Che, presi dalle vostre mani unite,
impariamo ad amare sempre di più il Signore
e a desiderare con tutta l’anima che il suo regno si estenda nel mondo.

Fa’, Maria, che il Cuore del tuo Figlio regni nelle nostre vite,
nelle nostre famiglie e in tutta la Chiesa.
E che, sostenuti dal tuo amore materno e dalla protezione del glorioso San Giuseppe, viviamo sempre nella fedeltà di Nazaret,
fino al giorno in cui potremo contemplare per sempre Gesù nella gloria del cielo.
Amen.

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