Il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza Episcopale Italiana, ha partecipato il 28 febbraio scorso a un iftar pubblico con la comunità islamica nella città italiana. Pochi giorni dopo, il porporato ha espresso la sua preoccupazione per l’assenza di bambini iscritti alla catechesi in diverse parrocchie del centro di Bologna.
Un iftar pubblico nel centro di Bologna
Secondo quanto riportato dal quotidiano italiano Corriere della Sera, Zuppi è intervenuto nell’ottava edizione di “Iftar Street”, un evento celebrato in piazza Lucio Dalla che riunisce cittadini e membri della comunità islamica per condividere la cena con cui si rompe il digiuno quotidiano durante il Ramadán.
Durante il suo intervento, il presidente della Conferenza Episcopale Italiana ha sottolineato l’importanza del dialogo tra credenti in un contesto internazionale segnato da tensioni e conflitti.
“Essere credenti significa essere fratelli e dialogare, camminare insieme, imparare a conoscersi e rispettarsi: è questo che Dio vuole per tutti gli uomini della terra”, ha affermato Zuppi davanti ai partecipanti.
Il cardinale ha anche lamentato che il clima internazionale attuale sembri andare “in senso contrario al dialogo”, alludendo all’aumento di guerre, discriminazioni e diffidenza tra comunità.
All’evento hanno partecipato il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, l’ex primo ministro italiano Romano Prodi e l’imam della comunità islamica locale, Yassine Lafram.
Preoccupazione per la catechesi a Bologna
Giorni dopo l’incontro interreligioso, Zuppi ha affrontato un’altra questione che riguarda direttamente la vita pastorale della diocesi. Secondo quanto riportato da LifeSiteNews, il cardinale ha manifestato la sua preoccupazione dopo aver appreso che tre parrocchie del centro di Bologna non hanno registrato alcuna iscrizione di bambini alla catechesi.
Queste parrocchie servono un’area dove vivono circa 9.000 persone in una delle città più popolose d’Italia.
L’arcivescovo ha qualificato il dato come “molto, molto preoccupante”, sebbene abbia attribuito il fenomeno principalmente a cambiamenti demografici e urbanistici nel centro storico.
Cambiamenti sociali nel centro della città
In dichiarazioni al quotidiano Il Resto del Carlino, Zuppi ha spiegato che la trasformazione del centro di Bologna ha ridotto notevolmente la presenza di famiglie residenti.
“Quando i parroci vanno a benedire le case non trovano nessuno”, ha affermato il cardinale, alludendo alla proliferazione di uffici, appartamenti turistici e alloggi temporanei.
Secondo la sua analisi, prima la presenza di studenti universitari ha spostato molte famiglie verso altri quartieri, e successivamente l’espansione degli affitti turistici ha alterato ulteriormente il tessuto sociale del centro urbano.