Perché tanti chierici vedono cospirazioni quando denunciamo scandali?

Perché tanti chierici vedono cospirazioni quando denunciamo scandali?
"Crispín y Escapino" de Honoré Daumier (1860)

Da quando sono coinvolto in InfoVaticana ho potuto osservare qualcosa di molto clericale, molto proprio di certi ambienti ecclesiastici, che è profondamente preoccupante. Esiste in parte del clero —in tutti e ciascuno dei gradini della gerarchia— una tendenza quasi automatica a pensare che ogni volta che denunciamo abusi, incoerenze gravi di vita o persino casi di pedofilia, ciò che c’è dietro non è un tentativo onesto di purificare la Chiesa, ma una cospirazione.

Per alcuni, qualsiasi segnalazione pubblica di un sacerdote che ha commesso abusi o che ha condotto una vita incompatibile con il suo ministero non risponde a una preoccupazione reale per le vittime né al desiderio di pulire la Chiesa. Deve sempre esserci un interesse occulto. Deve sempre esserci una strategia. Deve sempre far parte di qualche piano machiavellico contro qualcuno.

Ci accusano noi, InfoVaticana, di partecipare a quel tipo di campagne. Come se ogni denuncia che pubblichiamo fosse un pezzo in una guerra interna di potere nella Chiesa. Come se tutto obbedisse a calcoli, allineamenti o regolamenti di conti.

Qui appare una profonda incomprensione da parte di molti chierici. Forse perché vivono troppo tempo all’interno di dinamiche ecclesiastiche dove tutto si interpreta in chiave di influenza, di equilibri e di lotte interne. Un mondo in cui ogni movimento sembra far parte di una corsa silenziosa verso il potere curiale o verso determinate posizioni all’interno della struttura ecclesiale.

Ma c’è qualcosa che molti di loro non sembrano capire, e che i genitori di famiglia capiscono perfettamente: in tutto ciò che riguarda i minori, gli abusi e la pedofilia, i genitori di famiglia non sono mossi dalle cospirazioni. Non sono mossi dalle guerre interne della Chiesa né dalle rivalità tra settori. Ci muove lo scandalo e ci muove la responsabilità. Quando appare un caso di abusi o di condotta gravemente scandalosa, ciò che si cerca è qualcosa di molto semplice: che si indaghi, che si chiariscano le responsabilità e che non si ripeta.

Per questo sarebbe opportuno che alcuni capissero che quando da InfoVaticana denunciamo determinati casi non stiamo partecipando a nessuna strategia contro nessuno. Dietro molte di quelle denunce c’è qualcosa di molto più semplice: genitori e madri di famiglia, fedeli, cattolici che non partecipano a quel gioco di intrighi ecclesiastici.

Ci importa esattamente zero dell’ideologia del sacerdote che commette un abuso o incorre in una condotta gravemente scandalosa. È lo stesso se è conservatore o progressista, se appartiene a una sensibilità o un’altra all’interno della Chiesa. Se mai, quando l’implicato appartiene ad ambienti con i quali uno si sente più vicino, la denuncia risulta ancora più dolorosa. Ma anche più necessaria.

Perché il mondo reale non funziona come in alcune sagrestie sembrano immaginare. In determinati ambienti clericali tutto si interpreta come se la Chiesa fosse una scacchiera permanente in cui ogni scandalo è una mossa contro qualcuno. Come se tutto consistesse nell’eliminare rivali all’interno di una partita interminabile in cui ciascuno cerca di sopravvivere senza che venga alla luce nulla di compromettente.

«Cosa avranno contro questo?» «Cosa avranno contro quell’altro?» «Sicuramente fa parte di una campagna». Quel riflesso dice molto della mentalità di chi lo formula.

Ma sarebbe opportuno che alcuni capissero qualcosa di molto basilare: non c’è nessuna cospirazione. C’è una pretesa sempre più chiara da parte di molti fedeli. Vogliamo una Chiesa purificata, trasparente e diligente quando appaiono comportamenti incompatibili con il ministero sacerdotale.

Una Chiesa senza omertá, senza encubrimientos e senza mezze tinte. E quando denunciamo abusi o condotte gravemente scandalose lo facciamo esattamente per questo: non per partecipare a nessuna guerra interna, ma affinché la Chiesa smetta di reagire come se ogni scandalo fosse un problema di potere, invece che un problema di verità, di giustizia e di protezione dei più vulnerabili.

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